Non chiamatemi “No Vax”

Conosco Roberto da quando avevamo, rispettivamente, 6 e 4 anni. Questo è il suo (argomentatissimo) grido di dolore sul decreto vaccini, comparso in questi giorni sulla Gazzetta di Modena. Ognuno a suo modo.

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Non avrei mai pensato di dover abbandonare il mio paese per tutelare la salute dei miei figli eppure, dopo la firma da parte del presidente Mattarella del decreto Lorenzin sull’obbligo dei vaccini, per me e la mia famiglia questa potrebbe diventare una concreta possibilità. Si tratta di un sentimento più diffuso di quanto non si pensi e la recente notizia delle 130 famiglie altoatesine che hanno chiesto “asilo” all’Austria per non sottostare a questo obbligo ne è un esempio. Mi auguro non sia necessario arrivare a questo punto e cercherò di manifestare il mio dissenso così come ho fatto domenica 11 giugno a Roma insieme a tante altre persone.
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Quanto a me, ne approfitto per motivare il perché non abbia dato seguito – come qualcuno si sarebbe aspettato (e mi ha anche privatamente chiesto) – al grido di rabbia paterna espresso con il mio articolo sul FQ dello scorso 26 maggio. Le motivazioni sono principalmente tre:

  1. Come ho detto in un paio di miei interventi pubblici, la prima motivazione ha a che fare con la ineluttabilità: è evidente come questa volta il Legislatore abbia scelto di mettersi al braccio una fascia con una croce uncinata e di procedere sulla sua strada senza ascoltare niente e nessuno. Il fatto che nella votazione alla Camera, prevista per il prossimo venerdì 28 luglio, sarà con ogni probabilità messa “la fiducia al governo” la dice lunga sulla paura che li sta assalendo e sul pugno di ferro che hanno fin qui adottato.
  2. Sono disgustato dalle più o meno visibili forme di “sciacallaggio” mediatico sulla vicenda, da una parte e dall’altra (ripeto: da una parte e dall’altra). Ma d’altronde lo sappiamo: dal momento in cui la visibilità sul web è ufficiosamente diventata la valuta del Terzo Millennio, non dobbiamo stupirci più di niente. So perfettamente che, con questa mia affermazione, darò fastidio a qualcuno e perderò forse qualche amic@. Ma non mi interessa. Questo progetto si chiama da sempre pensare alto e, ancora una volta, io so di dovere obbedienza e rispetto soltanto alla mia onestà intellettuale e alle mia facoltà di leggere oggettivamente la realtà. E’ verissimo che la posta in gioco è stavolta altissima (stiamo parlando della libertà), ma è altrettanto vero che le tante fronde interne, i bisticci, i battibecchi interni al fronte free-vax da un lato e, dall’altro lato, l’improvviso (e ai miei occhi sospetto…) ardore con cui tante persone (che fino a ieri si occupavano di tutt’altro) si sono improvvisamente lanciate sulla causa mi ha fatto sorgere non poche perplessità…
  3. E poi c’è, come sempre, la mia idiosincrasia per il meccanismo della delega. Come ho infatti scritto in un mini-post su FB qualche giorno fa,

le opzioni sono sempre e soltanto due: (1) manifestare affinché qualcun altro cambi le leggi che dobbiamo seguire, oppure… (2) seguire le nostre, di leggi: dentro all’ordinamento, ma fuori dall’ordinarietà. Nel primo caso, trionferanno i tribuni della plebe, i pifferai magici e gli ultrà della delega. E il film sarà quello noto da sempre, quello cioè in cui il Potere placherà gli animi sfilando un paio di chiodi dalle Vergini di Norimberga in cui ci rinchiude. Nel secondo caso, la rivoluzione sarà invece silenziosa e in interiore homine: l’unica a decretare un cambiamento autentico. Perché, innanzitutto, Umano.

Ricordo a questo proposito la sempre attuale massima di Richard Buckminster Fuller:

Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta. 

Nella mia zona geografica, insieme a un gruppo di genitori sensibili al tema, stiamo dando vita al Progetto Scuole Libere: gruppi di persone che, avendo a disposizione un po’ di tempo e un po’ di spazio, si auto-organizzino per far socializzare i propri figli (fascia 0-6 anni) facendo a meno dei servizi per l’infanzia. Occorre ripeterlo: di fronte a un Potere che ha già dimostrato di non saper ascoltare i cittadini e di voler calpestare il dissenso, sono persuaso che la rivoluzione non passi più per la fiamma di una fiaccola dell’ennesimo corteo, ma per quella – se ancora arde – del nostro cuore.

Leggete l’articolo di Roberto, mi raccomando!