Vivere Basso, Pensare Alto | …O sarà Crisi vera

“Uno dei motivi per cui sono affezionata a questo blog è perché tu, Andrea, leggi la realtà e attraverso i tuoi molti strumenti predici il futuro. Il bello è che non sei un mago, quanto piuttosto un attento e acuto decifratore. Grazie.” (Francesca)
“Mi ha fatto grande piacere conoscerti di persona, così non sei più solo virtuale: ho visto occhi che esprimono energia e fiducia nella vita, genuina ricerca.” (Franca)
“Ho appena letto i tuoi ultimi due post, condivido tutto e mi accorgo che le tue parole sono le mie sensazioni messe nero su bianco: anch’io le avverto, ma non ho la preparazione e la capacità per farle diventare un’opinione così ben espressa.” (Morris)
“Vorrei fare tantissimi commenti, tutti davvero positivi, ma per prima cosa devo dire che mi ha fatto venire il desiderio di averlo tra le mani in forma cartacea, perché lo meriterebbe!” (Gabriella)

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E così, a circa un anno di distanza, ho davvero pensato che LLHT avrebbe potuto trasformarsi in un libro. Un piccolo libro, per l’esattezza. Centoventi pagine nello stesso stile del blog: esperienze autobiografiche del cambiamento, considerazioni e testimonianze dirette, intuizioni bioeconomiche e diagnosi sociologiche su un futuro più o meno prossimo, puntellate dal conforto di alcune recenti previsioni puntualmente azzeccate.
La rinuncia volontaria a un posto di lavoro prestigioso e ben remunerato. Il ripudio dell’ipnosi consumistica fondata sul ricatto merceologico di un’insoddisfazione sistemica. L’incrollabile fiducia nella forza motrice dei propri valori, alimentata dal richiamo della Natura. Una follia spregiudicatamente visionaria. L’urgente riaffermazione della cultura ellenica del limite. La consapevolezza che il cambiamento necessario non sarà quello propagandato dal pressapochismo mainstream, ma una metamorfosi valoriale che parta dalle radici della nostra sensibilità, sia sociale che ambientale. E, per una volta, alla critica spietata del modello in declino si affianca la proposta – chiara e fruibile – di un impianto concettuale alternativo, realmente sostenibile e destinato a soppiantare quello esistente.
Per testimoniare che possiamo finalmente tornare a scrivere in prima persona le leggi che governano la nostra vita e il nostro benessere, occorre un’azione comunitaria, vernacolare e “bassa”, ispirata però da un pensiero corale, responsabilizzante e “alto”. Il XXI secolo ha in serbo per ciascuno di noi qualcosa di grande: non facciamoci cogliere di sorpresa.

 

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45 risposte a “Vivere Basso, Pensare Alto | …O sarà Crisi vera

  1. Ciao Andrea, mi chiamo Filippo, sono un ragazzo di 28 anni, nel pieno dei cambiamenti della sua vita. Sto per finire un’università molto tecnica, e abbastanza complessa, che iniziai per una serie di circostanze legate al mio piacere nei confronti della scienza, e della matematica. Col tempo ho cominciato a nutrire dei dubbi su quella eventuale carriera, sia per questioni personali di approccio a quell’ambiente (col tempo ho imparato a detestare la totale assenza di interessi e ho apertura che un’università come Ingegneria imporrebbe), sia per questioni etiche (dopo aver letto ad esempio il Sicario dell’economia di Perkins).
    Sono sempre stato un ragazzo cinico, curioso, aperto, critico, passionale, sensibile e un grandissimo rompi……, ma negli ultimi due anni ho cominciato anche a preoccuparmi del mio futuro, a cercare una via di fuga da un sistema che disprezzo fortemente, che mi allontana dai miei stessi amici, e che mi costringe a lottare quotidianamente per non allontanarmi anche dalla mia famiglia. Sono un pesce fuor d’acqua, mi sento un pesce fuor d’acqua, e in un certo senso mi è sempre piaciuto esserlo..
    Questa premessa è necessaria perchè, cercando un approccio un pochino più concreto al mio mettere sempre in dubbio ogni dogma, e cercando di essere io per primo un piccolo cambiamento, due anni fa (dopo un piccolo incidente che in parte ha cambiato la mia vita), ho cominciato a fare di più rispetto al semplice “non avere social, non comprare praticamente niente (essendo ancora studente in questi anni ho praticamente imparato a rinunciare a tutto), leggere, o guardare, più cose possibili”..Questo percorso intrapreso, che non so ancora dove conduca, ma che ho abbastanza chiaro dove voglio che conduca, ha incontrato un giorno anche questo Blog…da allora ti leggo, vi leggo, con molto piacere. Pochi giorni fa ho letto il tuo libro “Vivere basso, Pensare alto”.
    Sarò sincero, l’ho tenuto sul comodino molto tempo: da un lato ero spaventato che potesse crollarmi un riferimento, dall’altro ero spaventato che le idee o le soluzioni da te proposte fossero troppo impegnative per me…niente di più sbagliato, è stato come leggere dentro me stesso (a parte il lato economico che conosco fino ad un certo punto), ho trovato idee, atteggiamenti, proposte che ho già avuto modo di sperimentare, proporre, pensare in questi anni. La cosa bella è che non sono rimasto deluso da ciò, anzi mi ha reso felice, e una punta orgoglioso, mi ha fatto pensare che la strada che sto seguendo sia forse quella giusta, e che forse il mondo è pieno di “pazzi” come me..
    Nell’attesa di una tua nuova visita in zone non troppo lontane (a quella di Pisa non sono venuto perchè…non me la sono sentita) ti ringrazio e diffondo i tuoi articoli, e i pensieri raccolti qui e nei tuoi libri, alle persone che mi stanno a cuore.
    Buona giornata a tutti

      • In tempi di Giro d’Italia, l’analogia espressiva è adeguata! Sono certo che la fase in salita sarà piacevole da affrontare. Spero solo che la tappa d’approccio, quella che percorrerà il corriere per recapitarmi il libro, sia espletata nel minor tempo auspicabile.
        Nel frattempo scopro adeguati punti d’incontro nella lettura di “Uomini nudi” di Alicia Gimenez Bartlett, che consiglio a chi ama i libri, che esprime profondamente le ansie, le aspettative e le riflessioni derivanti dallo sconvolgimento della routine esistenziale, seppur conseguenti ad eventi accidentali, e che comunque pongono i protagonisti in un ruolo di confronto con la, le nuove realtà, spingendoli a trovare in essa, esse sconosciute forme di reazione e di atteggiamento dalle quali lasciar scaturire forze vitali nascoste in reconditi, e certamente più siginificativi e appaganti, anfratti dell’anima. L’augurio di buon pomeriggio giunga gradito a te, Andrea, e a chi se lo merita.

        • La mia metafora non era riferita al giro d’Italia (manco sapevo che ci fosse, in questo periodo), ma alle escursioni in montagna. Grazie per il consiglio di lettura, a presto. Ciao

      • Andrea, buongiorno.
        Il corriere è stato rapido e ieri ho letto il libro in spiaggia: nel rimandare commenti e considerazioni, ti dico solo che ne ordinerò un’altra copia, perché la prima la regalerò a mia figlia.
        A presto.

        • Mi fa molto, molto piacere. Quello che stai facendo (oltre a quello che hai scritto) è la cosa che più di tutte mi rende fiero di quello che sto facendo. Non per uno, ma per DUE motivi: il primo è che regalare il libro è il modo migliore e più virtuoso per diffonderlo, il secondo è che lo regalerai non a una persona qualsiasi, ma a tua figlia!
          Lo avrai sicuramente già visto, ma poiché ti è piaciuto il primo, ti segnalo ovviamente anche la sua naturale prosecuzione: Solo la Crisi ci può salvare, scritto a quattro mani con Paolo Ermani. A presto

      • Andrea, buongiorno,
        velocemente, voglio chiederti la possibilità di sviluppare un embrione di un’ipotesi di incontro per presentare i tuoi libri e discuterne i contenuti. Se ritieni la proposta sviluppabile, possiamo definirne i dettagli.
        Buona giornata.

        • Ciao Massimo, approfitto della risposta a te per ricordarlo a tutti. Organizzare incontri formativi e/o seminari rappresenta ad oggi una delle mie principali attività, quindi la risposta è assolutamente SI’. Nel menu “Eventi” del blog trovi tutte le info del caso. In particolare, la scheda ORGANIZZA un evento è concepita per questo scopo. In ogni caso, se credi possano esserci i requisiti, scrivimi che ne parliamo. Ciao

  2. Leggere questa risposta da un mio ex-collega (sono bancario e mi occupo di Controllo di Gestione……) capace di “svoltare” con serenità e convinzione mi fa sentire preso sottobraccio e accompagnato sui sentieri delle mie convinzioni. Credo che il paradosso di questi nostri tempi grigi sia certificare che il segreto è la normalità.
    P. s.: oggi ho ordinato il libro.

  3. Leggevo Il Giornale e La Voce quando erano diretti da Indro Montanelli. Sul Manifesto ho conosciuto giornalisti dal linguaggio pulito e secco, da seguire con piacere, nonostante la linea editoriale marcatamente schierata; La Repubblica già m’induceva a presupporre una futura delusione, purtroppo confermata. Il Fatto Quotidiano l’ho apprezzato fin dal primo numero, la stima nei confronti di firme che reputo teste libere e quindi pensanti è cresciuta regolarmente e la morte di Emiliano Liuzzi mi ha provocato, forse egoisticamente, sincero dispiacere. Ti ho scoperto, quindi, soprattutto grazie al mio costante, vitale, inalienabile desiderio di trovare persone libere e capaci di guardarsi onestamente intorno e dentro. La riflessione, amara, è che il Fabrizio Corona di turno è generalmente conosciuto e riconosciuto, mentre Andrea Strozzi deve essere sostanzaialmente scovato.
    Mi ha interessato il dato relativo alla statistica OECD che riguarda l’aumento del consumo di psicofarmaci, spunto di una mia riflessione: è un’informazione che ritengo estremamente emblematica che auspicherei diventasse motivo di riflessione; come ogni informazione significativa, non è adeguatamente offerta.
    La base del concetto di democrazia, o almeno una delle più solide, è l’accesso a una corretta e asettica informazione, ovvero la conoscenza dei dati e l’osservazione del loro andamento; le scelte conseguenti al possesso di tale bagaglio “culturale” saranno dettate dalla capacità di analisi delle informazioni in correlazione al periodo storico e alle realtà politiche e decisionali: giudicare, in sintesi, quali conseguenze sociali, economiche e logistiche sono scaturite dalle decisioni istituzionali, almeno in prima istanza.
    Permettimi di comunicarti la mia comprensione e il mio apprezzamento per la tua svolta esistenziale: i venti chilometri in bici con tua figlia sono il voto più alto scritto su una pagella che solo tu puoi compilare e dare a te stesso.
    A presto.
    Massimo

    • Massimo, le tue parole sono commoventi.
      Ti racconto questo. Io oggi ho 42 anni. Qualche mese dopo averne compiuti diciotto, scrissi – per la prima e unica volta in vita mia – a un giornale che ospitava in ultima pagina le lettere dei lettori, alla migliore delle quali rispondeva ogni giorno il direttore in persona. Il ritaglio di quella pagina è oggi in una piccola cornicetta arancione appesa qui davanti a me, anche adesso mentre sto scrivendo. La firma, in basso a destra, è quella di Indro Montanelli.
      Vedi… tu fai bene a tirare in ballo Fabrizio Corona. Ma io posso risponderti che (1) Fabrizio Corona quella cornicetta non ce l’ha e (2) quindici anni dopo la sua morte in pochi rivendicheranno di avere una sua foto appesa in camera.

      Noi abbiamo una fede diversa. Ci basta quella.

      PS. Lo scorso autunno presentai alcune evidenze in merito all’andamento del consumo di farmaci antidepressivi nei paesi OCSE e relativa correlazione col PIL a un convegno di medici e operatori sanitari di primaria importanza: fu un’ovazione. Le malattie mentali da stress cronico sono in vertiginoso aumento in tutto l’Occidente e si prevede che nel 2020 la depressione rappresenterà a livello mondiale la seconda causa di malattia. Ho la netta impressione che se ne parlerà diffusamente assai presto…

  4. Dopo due piacevolissime letture del tuo libro potrei iniziare a parlare della tua interessante ricostruzione delle varie fasi del capitalismo, fasi di “ascesa” e “declino”, come anche tu li definisci; oppure concordare pienamente sul fatto che è il consumismo e il fatto che il sistema economico ne abbia un disperato bisogno siano la causa del disastro dove stiamo incorrendo, ma voglio iniziare citando la frase che più mi ha colpito e più mi ha ispirato:

    Oggi il vero atto rivoluzionario è avere il coraggio di rischiare qualcuna delle tante false sicurezze che questo sistema marcio fino al midollo ha preparato per ognuno di noi. Sicurezze economiche, materiali ma anche di prestigio e di visibilità, alle quali vendere ogni dignità.

    Questa frase reputo sia la chiave di volta per il vero “cambiamento di paradigma”, abusando anch’io di questo termine.
    Il sistema non è altro che un insieme in ingranaggi e, per il poco ormai tempo che ci rimane prima di essere soppiantati completamente da dei robot, quegli ingranaggi siamo noi.
    Ergo la forza e la debolezza del sistema, e inversamente la nostra, è proprio questa: noi uomini siamo quelli che fanno andare avanti tutto e abbiamo il potere, ognuno nel suo piccolo.
    Purtroppo non riusciamo a vederci come una collettività, “aiutati” da chi non ne ha assolutamente interesse, e anzi tendiamo ad essere “indottrinati” da scuola, media, etc ad un modo di pensare e di essere sempre più individualista.
    Ormai come dai grafici illustrati nel libro i settori produttivi di beni (agricoltura ed industria per intenderci) hanno sempre meno bisogno di manodopera perchè sempre più meccanizzati.
    Allo stesso tempo, tranne la sempre più ridotta “manodopera specializzata”, sono i campi dove avviene il maggior sfruttamento dell’uomo avendo ormai delocalizzato queste produzioni in paesi con salari e diritto del lavoro ridicoli.
    La tecnologia viene utilizzata in altri campi e non nei campi utili ai beni di vera necessità dell’umanità.
    Abbiamo un sistema produttivo capace di sovraprodurre i beni necessari (parliamo di ciò che tu definisci il settore primario e secondario) all’umanità intera ma la suddivisione della ricchezza è così iniqua che fa sì che miliardi di persone condividano la stessa percentuale di reddito di pochi milioni di persone.
    La produzione non è guidata dall’utilità del bene per la collettività, ma bensì dalla sua redditività. Per questo vengono creati sempre nuovi “bisogni”, nuove “cose di cui non ci si può fare a meno”, insomma il dogma del sistema capitalistico dove viviamo: consuma, consuma, consuma.
    Veniamo abituati al fatto che ogni tot anni, a seconda dell’oggetto, dobbiamo comprare la nuova versione di qualsiasi cosa. Senza questa sete continua e se le risorse impiegate in questa gara consumistica fossero usate veramente per i beni necessari, la scarsità non so se finirebbe ma prenderebbe un brutto colpo.
    Inoltre, il tempo guagnato sarebbe la ricchezza più importante resa da una produzione, almeno dei beni primari e secondari, che grazie alla tecnologia potrebbe “quasi” fare a meno dell’uomo, almeno dal punto di vista di forza fisica.
    Tempo tolto al lavoro e ridato alla nostra vita, una direzione completamente diversa da quella dove stiamo andando dove è il lavoro che poco a poco si sta insinuando nelle nostre vite private.

    • Grazie Mauro. Scusa se ti rispondo dopo tanto tempo, ma il tuo commento era in fondo già così ampio e chiaro da solo, da non richiedere in effetti alcuna ulteriore integrazione da parte mia. L’unico auspicio – come del resto ripeto da sempre – è che questa nostra consapevolezza si estenda e diventi sempre più contagiosa. Ma sono piuttosto convinto che, anche se lentamente, questo stia avvenendo… Ciao

  5. Ciao Andrea, condivido tantissime delle tue idee.
    Io vorrei partire da un esempio, diciamo, insignificante : l’e-book.
    Grande innovazione : ora un sacco di gente che non ha mai aperto un libro può per un attimo vantare la sua collezione di libri sul tablet!
    No, scherzi a parte, parliamo di un innovazione che ci permette di avere una biblioteca dentro un tablet.
    Implica un grande risparmio di carta, la fine di fabbriche che stampano libri o che lavorano la cellulosa sicuramente con prodotti chimici.
    Ma anche la fine di tanti posti di lavoro.
    Qui sta il dilemma del nostro sistema ?
    Un’innovazione tecnologica diventa una catastrofe sociale ed economica per le famiglie di tutti quei lavoratori.
    Quindi il risparmiare beni, energia e forza lavora da parte di una collettività divetna per la stessa la propria dannazione perchè si consumerà e si produrrà di meno, la “crescita” sarà minore.
    Questo ragionamento può essere applicato su quasi qualsiasi bene .
    Il consumo sfrenato in un pianeta con risorse finite (al contrario delle illimitate risorse cui fanno affidamento la maggior parte dei modelli economici che ci vengono proposti) non può più andare avanti da un punto di vista economico, sociale ed ambientale. Ciao

    • Ciao Mauro. Astraiamoci per un attimo dalla questione ebook, che come giustamente dici è solo uno dei mille esempi di come la tecnologia stia scalzando il ruolo dell’uomo in questo sistema produttivo. Ho altrove ripreso una massima di Panikkar, secondo cui la tecnologia è solo il cavallo di Troia dell’occidentalizzazione del mondo. E l’occidentalizzazione del mondo, sarai d’accordo con me, si fonda su una cosa soltanto: la logica del profitto. Di pochi. A scapito di quello di moltissimi. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti ormai, non c’è bisogno di insistere su questo.
      Ma non voglio scappare dalla tua domanda. La mia impressione è che questi ultimi due secoli e mezzo di sbornia da idrocarburi abbiano “illuso” i Paesi sviluppati della presunta indispensabilità dei propri abitanti: un vero e proprio delirio antropocentrico. Come qualcuno sostiene, l’umanità è ormai entrata con entrambi i piedi nell’era dei rendimenti marginali decrescenti. Sia rispetto al fattore Capitale (che genera ritorni per fasce sempre più esigue di popolazione) che a quello Lavoro (che logora tutti quanti).
      E’ una valutazione spiacevole. Indigesta. Odiosa. Incompatibile con le pulsioni accrescitive della nostra specie. Ma realistica.
      La via d’uscita? Il titolo del libro.

      • Tra l’altro l’esempio dell’e-book nella presentazione di un libro rasenta il surreale. Anche perchè io adoro sfogliare i libri e posso leggere massimo un articolo su un tablet, un libro molto difficilmente! 😛

        • Sono d’accordo con te. Anch’io i libri amo toccarli, annusarli, sentirli. Per non dire che, mentre li leggo, sono solito scriverci sopra, fare note, pasticciarli… insomma, dopo che è passato fra le mie mani, un libro è solitamente irriconoscibile!

  6. Ciao Andrea! Premetto che ho iniziao il libro da poco… lo leggo pian piano, se riesco la sera, ad alta voce, per condividerlo con mio marito. Sono arrivata all’inizio del quarto capitolo e quindi ho per ora solo “ripassato” alcune delle cose che sapevo e approfondito un poco le considerazioni economiche… Ieri, mentre leggevo, a un certo punto mi sono ritrovata a pensare che nel processo che tu delinei è necessario fare un grande lavoro interiore… noi siamo in downshifting da un po’ di tempo… ma per quanto mi riguarda, almeno, la cosa di cui sento tanto la mancanza è proprio quella relazione che dovrebbe essere invece parte della vita. Io scrivo per delle riviste, da casa, per scelta perché così ci sono di più per i miei due bimbi. Mio marito invece lavoricchia quando riesce. Ha tantissimi talenti, soprattutto manuali, ma nel circuito tradizionale non viene nemmeno considerato perché 10 anni fa ha deciso di lasciare un’azienda in cui faceva un lavoro normale e di mettersi alla ricerca di sè… a 42 anni ha le idee più chiare, ma meno persone disposte a dargli una possibilità. Noi stiamo in Brianza. Qui il fermento c’è… ma si fa molta fatica. Insomma, dicevo, ci vuole un lavoro profondo su se stessi, perché è vero che siamo cresciuti in un’era bulimica, per cui si va alla ricerca di tanto…magari non cose, ma esperienze, come scrivevi. Serve della transizione interna, oltre che esterna… le due vanno di pari passo :-).
    Mi accorgo che il commento forse ha un capo e una coda diversi, ma è quello che è uscito da queste mani, ora.
    A presto.
    Stefania

    • Ciao Stefania,
      grazie innanzitutto per il tuo commento. Sì, hai ragione: il lavoro di consapevolezza interiore è indubbiamente l’origine di tutto. Più che altro – almeno così per me è stato – per mettere bene a fuoco quelle che sono le competenze a nostra disposizione e su cui ha senso investire per il futuro. In altre parole, la domanda che mi sono posto (e su cui ho lavorato molto) è stata: “Che cosa so fare che possa risultare di un qualche interesse per gli altri?”
      Senza questo lavoro e questa focalizzazione, si rischia di fare mosse avventate e scelte comunque non del tutto consapevoli.

      La parte centrale del libro è più orientata a un’analisi dei fenomeni socioeconomici in atto. L’ultima parte, invece, torna a focalizzare sui processi interiori e sui nostri reali bisogni. L’ultimo capitolo è una piccola chicca sulla bioeconomia, un modellino ultra semplificato che ho ideato io e che credo possa raffigurare efficacemente il cambiamento di cui avremmo bisogno. Ti consiglio anche l’appendice, a cui sono affettivamente molto legato. Ciao, fammi sapere: ci tengo!

    • Grazie di cuore, Chiara. Benarrivata, soprattutto!
      Ovvio che una buona componente dell’esito di tutto quanto dipenderà anche dalla diffusione che avrà il libro. Io detesto farmi spudoratamente pubblicità e do quindi per scontato che le persone lo capiscano e si attivino di conseguenza. 😉 Ciao

  7. Non so se è presente nel libro, ma io, pur facendo parte con voi della Moltitudine Inarrestabile, penso che se non ci saranno anche nuove iniziative politica, di una NUOVA POLITICA e di NUOVI SOGGETTI, finora mai visti, ogni nostro sforzo o cambiamento sarà vano. La Decrescita deve anche diventare questo.

  8. Ciao Andrea…gran bel lavoro!!!!! Finalmente riesco a vedere dov’è la parte positiva di questa ” CRISI ” che ho vissuto sulla mia pelle per ben due volte….nel 2009 e purtroppo anche l’ultima più recente! Senza lavoro la prima volta ( 1 anno e 9 mesi per la precisione ) , per un contratto interinale che non mi è stato rinnovato causa ” crisi” appunto…. l’ultima ancora in essere ( disoccupato da Gennaio 2014 )….cosa dire!? La mia visione d’insieme del mondo ha cominciato a sfaldarsi e non capivo perché….non trovavo risposta al fatto che da un giorno all’altro una regione florida di occupazione com’è l’Emilia Romagna si ritrovasse in un abisso del genere!!!!
    Con un mutuo in via d’estinzione ma ancora presente… ed il nucleo famigliare che si preparava a passare da tre a quattro persone ( l’arrivo della mia bimba nata a Novembre 2009), l’economia domestica ha pian piano subito una graduale e “naturale” trasformazione. Più attenzione ai consumi….alla spesa e qualche piccolo sacrificio….priorità all’essenziale, che ci ha portato a riconoscere la futilità “indotta” di comprare il superfluo, alla quale fino ad allora non avevo dato peso, non vedevo….semplicemente perché non era visibile. Ho cominciato ad odiare tutti i dépliant dei vari ipermercati che con l’inganno degli sconti da sempre ci illudono e ci fanno comprare cose di cui ( spesso ) possiamo fare davvero a meno e che ci comprimono come formiche impazzite all’interno di centri commerciali durante il fine settimana!!!! Tutto ciò è diventato palese ai miei occhi non certo per magia! Il nostro nuovo stile di vita seppur indotto da esigenze economiche più restrittive non ha intaccato poi così tanto il modo di vivere !!!! E’ rimasto dignitosamente integro….anzi!!!! si è arricchito di nuovi valori esenti da ogni forma di CAPITALISMO mentale…Certo non è facile arrivare a fine mese….però il mutuo nel frattempo si è estinto ( nonostante tutto ), anche con un solo stipendio ed una famiglia più grande!!! Non nego d’altra parte l’evidente esigenza di occupazione ( anche per ridare vigore al mio orgoglio ) i momenti di sconforto ogni qualvolta mi candido ad annunci di lavoro ai quali purtroppo spesso non fa seguito una risposta. Anche perché spesso farlocchi e ripetuti per mesi e mesi sui siti da miriadi di agenzie interinali che campano di aria fritta, grazie anche a leggi vigenti molto poco restrittive in materia di correttezza etica ed integrità morale. Ho meravigliosamente riscoperto l’infinita possibilità di re-inventarsi nell’ambito culinario!!! quanti piatti succulenti e genuini si possono creare davvero con poco!!!! Ed anche in questo contesto non ho vissuto la crisi come un dover rinunciare…anzi!!! Ho arricchito non di poco la varietà di gustose pietanze da preparare!
    Ho una grande passione…..il riciclo creativo, il quale adesso assume una collocazione nella mia vita non più
    ” hobbystica”… ho percepito la vera essenza in esso contenuta. Il riciclo è una Risorsa di primaria importanza a livello mondiale!!!! Può scardinare quella visione del consumo frenetico di cose materiali a scadenza programmata che tutti i giorni cercano di farci comprare con l’illusione che ci renderanno più felici perché ” possediamo”! Mi sono fatto a riguardo una domanda specifica…..Quanti di noi fanno un lavoro con il quale producono qualcosa che serve ai beni PRIMARI DELL’UOMO!? Meno di quanto si possa pensare credo! Bene, mi sono dilungato un p’ò !!!! Sono ben lieto di affermare che la DECRESCITA FELICE ( nel mio piccolo) è entrata a far parte della mia vita. Grazie anche ad Andrea Strozzi, Pallante e non in ultimo a Monsieur Latouche . BUONA DECRESCITA A TUTTI !!!!

    • complimenti Rocco, hai saputo trasformare un momento critico per te e la tua famiglia in un’opportunità di miglioramento personale e anche di tutta la tua famiglia. Anzi, sicuramente la tua lezione servirà ai figli per diventare adulti migliori (e non c’è lezione migliore dell’esempio). La cosa importante che hai fatto è stata quella di crearti una via di fuga dal pensiero comune (usando una frase ormai iper-utilizzata e consunta “dalla colonizzazione dell’immaginario collettivo”) secondo il quale se perdi il lavoro e non trovi nessun altro che ti riassume alle sue dipendenze sei uno scarto della società e quindi, come tale, un rifiuto. Ecco che torna anche qui l’insegnamento dato dalla decrescita: il riciclo. Impariamo a riciclare noi stessi e da rifiuto urbano diventeremo dei beni preziosi per gli altri e poi, come conseguenza, per noi stessi.
      Un abbraccio.

      • grazie Alessio M., lieto di aver dato il mio contributo alla causa con la mia esperienza!!!!! e questa è la ricompensa migliore…sentirsi utile.

    • Ciao Rocco. Ottime considerazioni, le tue. Mi sono permesso di evidenziare in neretto la frase che, a mio parere, regge tutto il discorso (anche del mio libro):

      Quanti di noi fanno un lavoro con il quale producono qualcosa che serve ai beni PRIMARI DELL’UOMO?

      E’ tutto qui, credo: abbiamo costruito un mondo, con il suo relativo palinsesto economico, che si è finalmente rivelato illusionistico e truffaldino. Un mondo che ci ha progressivamente (e scientificamente) allontanato dai nostri bisogni primordiali: nutrirsi, curarsi, ripararsi. Abbiamo costruito sovrastrutture mentali e materiali, specificatamente concepite per tenerci impegnati, lavorando come i criceti nella famosa ruota. E… alla fine? Cosa ci è rimasto? Stress, nevrosi, sindrome da spreco cronico, inquinamento, competizione, sfiducia sociale, conflittualità. Sono queste le vere scorie radioattive di questa subdola suggestione collettiva che ha nome capitalismo. Sono scorie che hanno un periodo di decadimento di decenni, durante i quali siamo stati ipnotizzati al culto del consumismo ad ogni costo. Per il nostro benessere, dicono. Ma per fortuna esistono sempre persone che, come il tuo intervento dimostra perfettamente, sanno aprire nuovamente gli occhi. Per dedicarsi a recuperare la nostra vera natura. Riportarla a galla. Testimoniarla agli altri. Renderla, finalmente, il nuovo modello vincente. Grazie.

  9. Ho finito di leggere “Vivere basso, pensare alto”. Non faccio mai recensioni di libri e non farò eccezioni neanche stavolta. Ma, conoscendo l’autore, lo ringrazio per avermi aiutato, ispirato, motivato.
    E’ un piacere avere incontrato una persona “sana” come te. Tu sei uno che guarda oltre l’orizzonte perché sa che ci può essere qualcos’altro. Sei uno che ascolta, che ragiona con la propria testa, che si assume la responsabilità di quello che pensa e di quello che comunica. Sei uno che mantiene l’umiltà anche quando si innamora delle proprie convinzioni. Sei uno che fa delle scelte e che non accetta di scorrere trasportato dalla corrente. Sei uno che dà fiducia alle persone, mantenendo certe condizioni che vengono a mancare quando collassa il rispetto reciproco.
    E.

  10. Ciao Andrea ho letto il libro Vivere Basso, Pensare Alto e queste sono le mie considerazioni che, facendo un resoconto della lettura, mi sono apparse.
    La prima parte del libro che mi ha colpito è stata quella del consumatore “Zombie” schiavo del meccanismo lavoro-guadagno-spendo-consumo, creatura modellata appositamente per l’accumulo del profitto e quindi monetario di chi questo meccanismo l’ha congegnato all’inizio e in seguito dei soli eletti che si sono trovati ad esserne i tutori o meglio detto gestori (managers).
    Per impedire che gli Zombie riescano a diventare gestori, si è reso il lavoro impersonale, improduttivo dal punto di vista fisico e materiale (sempre più spostato verso i servizi alle imprese che a produrre beni reali) in modo da renderlo sempre più legato ad un datore di lavoro di cui essere dipendente piuttosto che a crearsi una propria autonomia di sussistenza.
    Quanto sopra mi fa venire in mente che la cosa grave è che questa aspirazione verso occupazioni impersonali è stata talmente metabolizzata dalla gente che una volta che siamo diventati genitori abbiamo sostenuto, se non spinto, i nostri figli a scansare i lavori di produzione fisica alla ricerca unicamente di impieghi terziari, giustificando il fatto che “siccome mio figlio ha il diploma o la laurea non può fare lavori manuali”. A fronte di ciò i ragazzi vi si sono adagiati alla grande e raramente si sono ribellati al destino prefigurato di impiegati scegliendo di fare un lavoro manuale o quantomeno artigianale. Come scrivi nel libro tali lavori ormai sono rimasti prerogativa degli immigrati meno “schifiltosi” di noi. Facendo professioni intangibili però si perde in questo modo il fine della soddisfazione del lavoro svolto e del piacere di aver prodotto qualcosa di reale, di bello o di utile, di sentirsi appagati per aver risolto un problema a qualcuno. Questa cosa dava la massima soddisfazione all’artigiano di una volta che, oltre al compenso monetario in sé, che assumeva un’importanza del tutto secondaria, riponeva nell’orgoglio del “saper fare” la sua massima soddisfazione.
    A questo punto mi riallaccio ad un altro passaggio importante del libro, verso la fine, dove dici che nel lavoro terziario l’unica soddisfazione che al lavoratore rimane e anche l’unica misura della sua “bravura” è soltanto il livello retributivo e la carriera. Cioè ti misuri con gli altri (e con te stesso) solo per quanto guadagni al mese e quanto in alto nella scalata verso la casta dei managers sei riuscito a salire. E per fare ciò calpesti tutto e tutti, affetti, amicizie, correttezza e lealtà e anche il tuo orgoglio (è il caso degli “yes-man”). Rinunci al tempo libero tuo e per la famiglia, passi giorni e giorni fuori casa, sei sempre disponibile e raggiungibile e quindi interrompibile in quello che fai dentro e fuori dall’orario di lavoro. Emblematico è il caso che tu racconti nel libro (e che posso confermare di persona) di quando le aziende danno lo smartphone al dipendente con uso privato a patto che lo tengano acceso costantemente, a cui io aggiungo il fatto che non solo devi essere raggiungibile via voce ma devi anche leggere tempestivamente ogni email che arriva e rispondere sia di giorno che di notte. Molti ormai non parlano più al telefono ma scrivono solo mail che inondano il blackberry che beeppa continuamente ogni 5 minuti sia di giorno feriale che di festa, di giorno e di notte.
    Ciò azzera la convivialità, la socialità, ti alieni il supporto e l’aiuto che gli altri i possono dare quando tu sei in difficoltà e nel caso ne avessi bisogno, e quindi riduce enormemente la tua capacità di resilienza individuale alle vicissitudini della vita. Senza contare il fatto che se arrivi all’età di fine carriera (come ormai sto approcciandomi io) e non hai raggiunto i livelli che ti prefiggevi che bilancio della tua vita fai?
    Tornando a parlare del libro in termini più letterali, ti faccio i complimenti perché hai spiegato le origini, cause, sintomi ed effetti collaterali della crisi economica. Il modo in cui è spiegato questo concetto e la dinamica della crisi, o delle crisi “a cascata”, che si sono succedute dal 2008 in poi è molto efficace, semplice ed è capibile anche da chi non è ferrato in economia. Molto meglio devo dire di altri autori che ho letto i quali, sebbene economisti accademici (o forse proprio per quello), hanno raccontato la crisi in modo molto puntiglioso e dettagliato ma saltando dei passaggi per loro scontati ma non per chi di economia non è vissuto e pertanto non facendoglieli capire. Ed è questo l’errore madornale: il non far capire alla gente i meccanismi macro-economici di base, che la fa continuare e dire e a pensare che “l’uscita dall’euro sarebbe una catastrofe per l’Italia”.
    Fine prima parte. Prossimamente inserirò altre osservazioni e commenti perché nel libro ho inserito ancora diversi ferma-posto….

    • Grazie del tuo bellissimo commento, Alessio. Mi sono permesso di evidenziare in neretto un passaggio che mi sento dire da tantissime persone (e di cui sono particolarmente fiero). A presto, ciao.

    • Seconda parte:
      un’altra pagina dove ho posto il segnalibro è quella che contiene questo passaggio: “Smetti di essere quello che fai e comincia a fare quello che sei”. Anche se sembra il classico giochetto di parole alla Renzi ma questa affermazione è veramente rivelatrice di come impostiamo il nostro modo di essere: ci impostiamo per come lo stereotipo del ruolo impone. Sei un manager? allora devi essere deciso, duro e scaltro e pretendere sempre di più dagli altri (ricordate la classica frase della pubblicità: “…perché io non mi accontento mai” -riprenderò dopo questo pensiero-), sei un operaio, un impiegato o un contadino? Allora non fai parte della “classe dirigente”, non sai come vanno le cose nel mondo e quindi zitto, lascia fare a noi, lavora e non reclamare, anzi ringrazia se ti paghiamo lo stipendio. E noi ci adeguiamo a come gli altri si aspettano che si debba essere. Invece dovrebbe essere il contrario, lungi da me fare disserzioni psicologiche (anche perché non sarei qualificato a farne), ma dovremmo comportarci per come abbiamo imparato essere i l nostro “io” e seguire quello che ci piace fare, ci motiva e ci coinvolge. Molto spesso succede che, presi dal tran-tran, nemmeno ce lo domandiamo come sia fatto il nostro “io”, quali sono le cose che ci appagano.
      Quindi, proseguendo nello stereotipo, non esistono manager “umani” che insieme alle necessità dell’azienda tengano conto anche delle esigenze umane, non esistono contadini che usano Internet e sono presenti sul web, o insegnanti che fanno proposte di legge sulla scuola. Dobbiamo ribaltare tutto ciò e fortunatamente sta già succedendo (alcune cose di più, altre di meno, per niente la prima).
      Riprendendo il concetto espresso nella prima parte relativa al fatto di voler essere tutti dipendenti di azienda, avete mai pensato perché oggi il nostro entourage politico stia sempre più burocratizzando il lavoro autonomo e artigianale, specialmente quello produttivo ? La piccola azienda o l’artigiano è sempre più in difficoltà, il suo lavoro reso complicato, sempre più regole e obblighi di adeguamento a normative stringenti, dalle norme sugli ambienti di lavoro, alle regole di certificazione della qualità, certificati e burocrazia a non finire. Tutte cose che per lui diventano ostacoli insormontabili ma che per una multinazionale sono quisquilie di poco conto considerata l’enorme mole di azioni amministrative che compie. Si agevola il mercato globale mentre si ostacola il piccolo laboratorio artigianale e la produzione locale.
      Quanti artigiani decidono di chiudere bottega e farsi assumere da una multinazionale? A questo punto le multinazionali si ingrossano, oltrepassano i confini dei singoli paesi, e diventano più potenti dei governi dei singoli stati fino ad imporne le proprie regole (vedi ad esempio il Trattato di Libero Scambio TTIP che stanno concordano EU e USA nel più pieno silenzio e in gran segreto). Ma pensiamo: effettivamente la multinazionale non è obiettivizzata al bene sociale (quale invece dovrebbe essere il “driver” di un governo), ma alla massimizzazione dei profitti degli investitori. Avremo quindi governi che influenzati dalle multinazionali e dalle borse pensano molto più al bilancio che al benessere dei cittadini… ecco la Troika, le regole dell’Euro, l’Europa Unita, unita ma solo dal margine finanziario degli “investitori”.
      Eccolo quindi apparire il famigerato “PIL”, l’indice degli indici, l’indice di ricchezza di una popolazione, l’indice di quanto il paese è sviluppato, progredito, avanzato. Ma corrisponde, il PIL, a misurare se i cittadini stanno bene? Per la regola del 20-80 (cioè il 20% della popolazione possiede l’80% della ricchezza), si. Un 20% di popolazione che produce tanto e guadagna di più, alza il PIL, fa sembrare un paese ricco e benestante. Ma il restante 80%? In quel PIL c’è dentro la vendita di sigarette, alcoolici, medicine, psicofarmaci, antidepressivi, gioco d’azzardo (e da un po’ a questa parte anche droga, prostituzione e contrabbando!) fatto da quel 80%. Avere un 80% di disgraziati da tenere sull’orlo del suicidio fa alzare il PIL.
      La Qualità della vita di una popolazione è tutt’altra cosa. Si deve basare su indici di vivibilità e di benessere sociale, quantità e possibilità di accesso ai servizi pubblici, piuttosto che di possedimento monetario di una piccola parte di essi. Devono esserci degli indici negativi, cioè l’indice che si alza in modo inversamente proporzionale a quante malattie sociali, ricoveri per depressione e incidenti sul lavoro etc. ci sono in un paese.
      Qualcuno ha pensato anche a come sostituire il PIL con altri indici più indicativi come ad esempio il GPI (Genuine Progress Index) di GPI-Atlantic in Canada (http://www.gpiatlantic.org/) ma non verrà mai utilizzato. Non verrà utilizzato perché un tale indice non farà mai lievitare i rendimenti delle borse.
      Riprendo, per chiudere questo lungo post, il concetto lasciato all’inizio: ci hanno abituato che per essere “ganzi” non dobbiamo accontentarci mai, dobbiamo pretendere sempre di più da noi stessi e dagl’altri. Ciò ci condanna a una tensione, una competizione e a uno stress continuo senza fine. A cominciare dalla pubblicità che, essendo un mezzo strumentale allo scopo, in più occasioni ci ha plagiato convincendoci del fatto che chi si accontenta è un perdente (“Petrus…per l’uomo che non si accontenta”, la signora anziana ma ben vestita in una casa enorme e lussuosissima “perché io non mi accontento”, etc, etc). E’ una condanna all’infelicità perenne. Il segreto della felicità invece è accontentarsi, non nel senso limitavo che ha assunto questo termine (oggi è quasi sinonimo di rinuncia), ma almeno darsi degli obiettivi accettabili e una volta raggiunti fermarsi e goderne. Godere di quello che abbiamo e delle persone che ci contornano. Smettere di essere in competizione ma trovare soluzioni di cooperazione con gli altri, con gli animali intorno a noi, con la Natura della quale facciamo tutti parte. Se sta bene il nostro “entourage” staremo bene anche noi. Quando capiremo questo a livello globale, la Felicità sarà più a portata di mano.

  11. Veramente un bel libro, che mette in luce con molta chiarezza, quanto le nostre abitudini siano deragliate rispetto ai binari della cooperazione e della sostenibilità economica, sociale ed ambientale, e che non è mai troppo tardi per rimettere in carreggiata le nostre vite. Basta volerlo. Un bel libro che ho letto in poche ore e che consiglio vivamente.

  12. Ciao Andrea, vorrei complimentarmi con te per il tuo interessante libro in cui descrivi con linguaggio comprensibile le problematiche economiche e sociali attuali (complimenti per gli schemi ). Libro consigliatissimo!

    • Grazie Paola. Spero tanto che quegli schemi, che rappresentano effettivamente uno sforzo di sintesi non indifferente (e che sono basati sulla mia esperienza diretta), possano aiutare ciascuno di noi nel proprio cammino di cambiamento. Ciao, a presto!

  13. Il libro e’ arrivato ieri nella buchetta della posta, lo aspettavo. L’ho appena finito di leggere: avevo proprio bisogno di un’iniezione di energia, che ricaricasse le mie scelte. Si’ perche’ per fare scelte coraggiose e soprattutto controcorrente, ci vuole una costante dose di pensiero positivo che aiuti a spannare ogni giorno il nostro nuovo orizzonte. Lo scrivi anche tu: non e’ semplice e certe volte si e’ un po’ scarichi (aggiungo io), tutto sarebbe piu’ facile se ci si ilmitasse a vivere seguendo le forze centrifughe del nostro tempo. Ma noi no.
    Grazie per questo buon libro, da sottolineare, rileggere e prestare.
    Francesca

    • Grazie a te per la tua splendida analisi, Francesca. Uno degli scopi del libro (a dire il vero, volutamente “carsico”) è proprio quello che hai puntualmente colto: rafforzare cioè la convinzione che il “vivere basso” e il “pensare alto” siano due aspetti reciprocamente imprescindibili l’uno dall’altro. Affidarsi soltanto a uno dei due è come minimo improduttivo, nel peggiore dei casi può diventare pericoloso. Ciao.

  14. L’uscita di questo tuo libro non potrebbe cogliermi in un momento migliore! La multinazionale in cui lavoro da 17 anni sta infatti per “ristrutturare” l’organizzazione per renderla più “snella” (notare l’eufemismo…). Quale occasione migliore per prendere i soldi e cominciare una nuova vita? Sembrerebbe l’occasione propizia e invece mi lascio prendere dal gran malessere interiore che provo quando penso alla perdita di un abbondante salario che mi permette mensilmente di pagare un mutuo pluriennale e un consistente assegno di mantenimento all’ex coniuge, oltre che mantenere tre figlie di 3-7-10 anni ed una moglie che riesce a malapena a sbarcare il lunario con la sua professione di psicologa.
    La volontà di cambiare radicalmente stile di vita c’è, ma innumerevoli dubbi mi attanagliano la mente ed il cuore e sono tutti legati alla domanda di base: come farò a mantenere tutti gli impegni economici che mi legano ancora al consueto stile di vita?
    E’ triste constatare come io sia ancora inesorabilmente ancorato al vivere “alto” e come il peso di quell’ancora sia insostenibilmente leggero (cit. Kundera).
    Spero che la lettura del tuo libro sappia darmi spunti e stimoli giusti. Acquisterò e leggerò sicuramente.
    Ciao
    Fabio

    • Grazie delle tue parole, Fabio. Spero anch’io di cuore che la lettura del libro possa trasmetterti le sollecitazioni e le risposte giuste. Nel capitolo “Exit-strategy” parlo delle possibili vie d’uscita per la società nel suo complesso. Ma in altri capitoli (quello che dà il nome al libro, quello intitolato “Oltre le ideologie c’è l’idea di benessere” e in almeno altri due) ci sono percorsi a tappe e diagrammi molto semplici che credo possano aiutare ogni lettore a capire a che punto si trova nel suo personale percorso di cambiamento, a conoscere il proprio grado di emancipazione dalla cultura dominante e, conseguentemente, quale direzione imboccare. Mi saprai dire, ci tengo. Ciao, Andrea

  15. Ciao Andrea. Grazie per la tua svolta di vita, della diffusione del tuo ‘pensiero Alto’. Spero sempre più persone ti scoprano e ti seguano. Conoscendoti poi di persona al PER, ho apprezzato la tua pura e onesta passione nel divulgare il tuo pensiero che in pieno condivido.

  16. Ah, ma sei anche tu uno scrittore di Terra Nuova edizioni! Complimenti per la scelta e tanti auguri che il tuo libro ti aiuti a recarti dove vuole il tuo cuore!
    Enrico

    • Sì Enrico, la cosa che mi ha più felicemente sorpreso in Terra Nuova è stata la grande disponibilità, fin da subito, a spendersi per un obiettivo certamente comune, anche se affrontato su un terreno (quello delle tematiche socioeconomiche) non sempre abituale. Ma io credo fortemente che i veri cambiamenti siano come una grande sinfonia, che possano cioè esprimersi al meglio solo quando strumenti e sonorità diverse, purché ispirate dal medesimo “spartito”, cooperino per la sua realizzazione. Come ti dissi in una recente risposta a una altro post, ognuno a suo modo. Ciao.

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