Maneggiare con cura

La vita ci spinge verso direzioni diverse. (Pierpaolo Capovilla)

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E se il vero rischio fosse quello di svestirsi di un cliché solo per indossarne un altro? Più largo, più comodo, più variopinto. Ma pur sempre, comunque, un cliché? E se il segreto non fosse diventare ciò che si è, ma diventare qualcosa che non ha un punto d’arrivo ben definito? Qualcosa che continuamente diventa qualcos’altro? Diventare… diventanti, ecco.

Immutabile come un vecchio chiodo arrugginito conficcato nel tronco vivo di una quercia, c’è una “foglia d’erba” di Walt Whitman che mi ossessiona da anni: una delle sue poesie si conclude con l’espressione “contengo moltitudini“. Quante moltitudini conteniamo? Ogni giorno. Ogni anno. Ogni… vita. Quante?

E allora no, definitivamente no. Non penso che basti più diventare ciò che si è, carissimo Friedrich. Soprattutto oggi. Perché, proprio oggi, questo sarebbe l’ultimo e imperdonabile inganno di chi ci suggerisce l’emancipazione da polverosi schemi preconfezionati, col solo scopo di abbracciarne di nuovi. A suo uso e consumo. Diventare diventanti: è solo questo che probabilmente occorre al nostro inafferrabile bisogno di presenza. Astrarsi da una pericolosa ed asfissiante determinatezza dei fini. Perché le circostanze cambiano. E, con esse, cambiano le passioni. E, con esse, cambiamo noi. Siamo organismi soavemente mutevoli. Siamo moltitudini, non le conteniamo semplicemente.

13-04-29

Dictyostelium Discoideum

Certo, se per mestiere elargiamo bussole, è assai più facile convincere se stessi e gli altri di essere il Nord: molto più facile, oltre che – diciamocelo – molto più… conveniente. Ma noi siamo il Nord, siamo il Sud, siamo lo zenit e siamo il nadir, o magari siamo una tempesta magnetica. Li… diventiamo. Possiamo farlo, se ci piace. Ma spesso non siamo noi a scegliere. Noi possiamo al massimo assecondare. Sempre che lo vogliamo. Lo vogliamo? Tu lo vuoi? Io sì, lo voglio. Voglio sperimentarmi e dissiparmi in prospettive possibilitanti. Perché so di poterlo volere, prima ancora di poterlo fare. Perché l’idea che ho di me oggi non è quella che avevo ieri e non è soprattutto quella che avrò domani.

E allora – che ci crediate oppure no – occorre lasciarla definitivamente vuota, la casella “occupazione attuale” dei form precompilati. Meglio non aprirlo neanche, quel menu a tendina, solo per scoprire se esista una voce che, meno peggio di altre, possa descrivere ciò che siamo, ciò che facciamo (o che crediamo di fare meglio di altri). Anche le parole che ho trovato io, sebbene orgogliosamente qualificanti, si rivelano solo come i preziosi esoscheletri di un’effimera legittimazione semantica. La verità è che io voglio solo diventare diventante, nonostante le patetiche pretese di “finitezza” che esercita su di noi questa ridicola e ipersettorizzata modernità. Che vorrebbe tutto e tutti bene incasellati e mansueti, in ordine. In base al suo ordine, almeno. E allora… oggi scrittore, divulgatore, formatore, bioeconomista, qualcuno dice persino coach (ma per piacere…). Domani… chi lo sa. Sperimentarsi nell’imprevedibilità. Perché la vita è una sola. E la sorte, proprio come noi, ha sul quadrante dell’orologio una ghiera numerata da 1 a 12, non come quella che qui, su LLHT, indica sempre e solo l’ADESSO.

E’ l’opzione più difficile, certo. Ma è anche la più piena. E generativa. E sociocentrica. E richiede fatica fisica non meno di quanto richieda fatica spirituale. Occorre predisporsi a captare le onde giuste, i sogni propizi. Sognare forte. E sognare bene. Orientarsi come dei girasoli verso l’idea trascinante. Essere non girasoli, ma… girasogni. Abbracciare una visione e rendersi amici tutti i killer che questa si porta con sé, i “buchi neri della psiche” (come li ho istintivamente definiti ieri sera al corso). Facciamo in modo che questa Crisi ci trasformi in persone nuove. Ne abbiamo la possibilità. Ne abbiamo l’obbligo, noi che avvertiamo l’urgenza di un avvenire diverso. Noi che siamo… soavemente mutevoli. Diventare diventanti: ecce homo (novus).

10 risposte a “Maneggiare con cura

  1. Pingback: Impazienza | Low Living High Thinking·

  2. Condivido pienamente questo pensiero tra l’altro molto ben spiegato… complimenti! Personalmente mi ritrovo molto in questa descrizione di essere umano mutevole, i cui interessi possono cambiare nel corso della vita per mille motivi. Davvero applausi sinceri per quello che hai scritto

  3. Bellissimo pensiero che sento e condivido. Grazie.
    Essere fluidi e mutevoli in un continuo movimento intorno al proprio imprescindibile centro è oggi la rivoluzione. Un centro da ascoltare, da ritrovare, da riappropriare del suo potere (ns potere!) che diventa motore e direzione di sogni.
    Il mio pensiero è andato alla saggezza della ruota di medicina dei nativi nord americani per cui il centro è una delle sette direzioni. Un centro mai statico in continuo fluire in un equilibrio dinamico.
    La profonda rivoluzione sta proprio nell’essere sé senza etichette senza arrivi ma solo in divenire, eternamente in itinere. Oso dire liberi e sognanti.
    Una rivoluzione personale e interiore ma con un impatto sociale enorme… rivoluzionario appunto.
    Grazie

  4. L’ameba sociale, wow! – Andrea, mi hai incuriosito con la foto del “funghetto”. Conoscevo questo organismo dal comportamento veramente sorprendente! (e pensare che ha un genoma codificato in appena 8,5 MB, un paio di foto jpg …). Sicuramente ne sarebbe capace anche l’homo, se solo riscoprisse tre concetti semplici da dire e quasi impossibili da applicare: 1-fidarsi degli altri, 2-ognuno ha un ruolo utile e fondamentale, 3-l’insieme è maggiore della somma dei singoli. Le cellule che compongono i nostri corpi fisici si comportano proprio così! Perchè invece noi fatichiamo a creare degli organismi più complessi a partire dall’aggregazione di tanti singoli? e ci affidiamo invece alle macchine per svolgere compiti superiori alle possibilità del singolo individuo? Come le hanno costruite le piramidi, secondo te? Claudio

    • Sei un grande, Claudio! Forse non dovrei dirlo, ma io “dissemino” molto spesso i miei post di… indizi, diciamo così. 😉 Foto, frasi, citazioni… molto spesso, lo faccio senza commentarle esplicitamente, pur essendo caratterizzate da un fortissimo legame concettuale con il messaggio dell’articolo (per lo meno, in base alla mia sensibilità): è un mio modo un po’ subliminale (e segreto) per “firmare” il pezzo, sperando di suscitare curiosità ed evocare spunti di riflessione.
      In questo modo, il tuo commento è diventato la perfetta didascalia della foto: eccellente…

  5. Molto interessante. Ieri sera ascoltavo a proposito un video di Marco Guzzi intitolato Insurrezione e mi colpiva l’interrelazione tra noi ed il tutto, e l’invito a dare inizio ad una nuova era, dopo quella iniziata col Neolitico. Questo articolo completa molto bene il concetto. ” diventanti … Girasogni…”. All’opera. Claudio

  6. Uno degli articoli più belli che abbia mai letto! “Diventare diventante”… che espressione superlativa! 🙂
    Abituati come siamo a dover essere sempre “coerenti” nei secoli dei secoli, ad agire con “razionalità”, a compiacere il “buon senso”, niente, ad oggi, mi pare più “rivoluzionario” (concedimi il termine) che cambiare idea, prospettive, “divenire” ed esercitare il libero arbitrio!

    • E’ un pezzo che ha una lunga, lunghissima storia. Ti ringrazio per le tue parole. Mi fa molto piacere che almeno un commento, alla fine, ci sia stato. Anche perché… non dovrei dirlo io, ma concordo con te: è uno dei pezzi su LLHT di cui vado più fiero. E’ piuttosto criptico e non tutti i significati sono volutamente esplicitati (immagine compresa). E, per certi aspetti, è anche pericoloso (da cui, il titolo). Ma penso che il cuore del messaggio arrivi a chi sappia captarlo… 😉 Ciao

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