Fermiamoci un attimo

Ora, vedete, io ho poco altro da dirvi in questa Costituzione: c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

[…] Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!

Dietro a ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.

Piero Calamandrei

Separatore

Ora, qualche astuto giocoliere dialettico ci dirà – in maniera più o meno esplicita – come le dinamiche di questo nostro tempo richiedano un adeguamento degli strumenti, nel rigoroso rispetto dei princìpi. Poi, ci dirà probabilmente che lo svecchiamento della nostra Costituzione, per cui nessuno è ormai più disposto a versare una sola goccia – non dico di sangue – ma nemmeno di sudore, è l’inevitabile approdo delle dinamiche politiche imposte dai nuovi assetti europei (o locuzioni altrettanto barocche). Ci farà intendere che le dinamiche decisionali comunitarie richiedono, oggi più che mai, flessibilità organizzativa, snellezza decisionale e immediatezza operativa. Saremo invitati a persuaderci dell’opportunità di cedere un’ulteriore fetta della nostra specificità culturale, per diluirla nel solvente chimico di un’indistinta governance sovranazionale.

Renzi e Merkel

Tutto questo, se ci pensiamo, avviene nell’ossequioso e devoto rispetto di un unico fattore: il tempo. Il tempo non dovrà più essere speso per pensare, discutere, confrontarsi, valutare e decidere, ma unicamente per… eseguire! Dovrà essere soltanto questo il nostro compito, sia come persone, che come comunità che come nazione: rispondere tempestivamente a regole imposte da altri.