Presente!

Presente. Ma, come argomenta Simone in questo magistrale articolo gli altri 364 giorni dell’anno!

Personalmente, sono infatti giunto alla conclusione che molti di quelli che davvero conoscono Grillo, votano gli altri perché ne temono le conseguenze; molti di quelli che invece si apprestano a votarlo, potrebbero non intuirle fino in fondo…

19 risposte a “Presente!

  1. Però mi chiedo e vi chiedo: che cosa succederebbe se, per ipotesi, nessuno davvero andasse a votare? Cambierebbero le cose? In che modo? In che modo, non votando, si può cambiare?

    • La scelta di non votare, Marìca, attiene esclusivamente a un rapporto – stavolta non facile e assai tormentato – con la mia coscienza (mi sembra infatti abbastanza ovvio che io non possa essere accusato di qualunquismo).

      E’ evidente come il 51% di astensione sia un risultato irrealizzabile. Ma è altrettanto evidente che – come ho scritto ieri proprio sul blog di Simone – la vera possibilità del cambiamento passerà soltanto attraverso il categorico rifiuto e il definitivo abbandono delle logiche di quel perverso meccanismo sociale che si scrive “delega” ma che si legge “deresponsabilizzazione”. Smettiamola di delegare, in tutto e per tutto: facciamo noi per primi. Esponiamoci. Questo implicherà dei prezzi altissimi, lo so bene. Ma è l’unica via d’uscita.

      E’ di ieri sera il comunicato del vicedirettore generale della Rai in cui, a causa dell’avanzata del Movimento 5 Stelle, si invitano i direttori di testata a non trasmettere instant-poll: ma che paese è??? Che paese è quello in cui, per legge, si vieta la diffusione dei sondaggi elettorali nelle settimane precedenti il voto?
      Se a qualcuno interessa, visto il divieto di pubblicazione dei sondaggi in Italia, le previsioni elettorali aggiornate sono facilmente recuperabili in questo articolo da un sito svizzero: I numeri che l’Italia non può sapere.
      Ciao

      • Sì sì Andrea, grazie. Sono d’accordo sul cambiamento che deve essere individuale e quello che dici. Anzi, d’accordissimo. Però, volevo dire se per ipotesi assurda nessuno andasse a votare quale sarebbe lo scenario successivo alle elezioni? Voglio dire, in cosa sarebbe meglio o auspicabile l’astensione? Ho letto l’articolo di Simone ma mi lascia molto perplessa. Sono d’accordo sulle cose che dice ma non riesco a cogliere in che modo non votare può essere la scelta giusta. Le scelte che ogni giorno facciamo, certo e su quello son d’accordo ma non è comunque necessaria l’organizzazione di un paese a un livello più…diciamo generale… la scuola, la sanità, la politica economica… Voglio dire, non è comunque indispensabile?

        • L’astensionismo collettivo non può che degenerare nell’anarchia, è ovvio. Per questo, ti ho detto (e ribadisco) che è una scelta forte, estrema. Una scelta che può essere rabbiosa o ragionata. Ma io mi ostino nel volerla leggere, questa volta, come il trionfo dell’Individuo e della sua responsabilità sociale.

        • E quindi l’anarchia sarebbe una soluzione? O si tratta solo del trionfo dell’individuo? Ne capisco il significato simbolico ma proprio non riesco a capire poi, praticamente, a cosa serva e perché sia auspicabile il non voto rispetto al voto. Mai come questa volta mi sono chiesta e interrogata tanto sul senso delle elezioni, su chi, per cosa e perché. Soprattutto perché non c’è nessuno che mi convince e di quelli che mi convincono di più non mi piacciono i modi. Tuttavia se l’alternativa deve essere il non votare le domande sono ancora più dolorose e urgenti. Soprattutto non riesco a coglierne il significato vero, profondo e di prospettiva.
          E’ un argomento molto interessante.

        • L’anarchia non può essere una soluzione. Ma, fino a che un popolo – eterogeneo, superficiale ed irresponsabile come il nostro – non darà prova di voler davvero abbracciare una coscienza civica diversa, io non mi presterò a questo ennesimo scempio dell’etica pubblica!
          Una nuova coscienza civica non nasce, improvvisamente, solo grazie a un condottiero geniale e al suo manipolo di barricadieri illuminati. Occorrono anni, forse decenni. E tanta, tanta dedizione…

  2. Io ho frequentato per lungo tempo il blog di Grillo. Mille commenti, un mare in cui ogni singolo commento affogava. E Grillo sempre pronto a fare discorsi alla massa ma mai a rispondere: troppa gente. Poi ha iniziato a paragonarsi a Stalin, a Napoleone, a Mao, in famosi fotomontaggi pubblicati sempre sul blog. E tutti, me compreso, l’han preso per uno scherzo. Infine si è rivelato, con tutta la sua aggressività e la sua incapacità di vedere i propri limiti, tanto da licenziare, come l’ultimo dei padroni, chi era dalla sua parte ma si permetteva di criticare. Monti non lo voto. Nè Bersani, che si alleerà a Monti. Nè Berlusconi, il responsabile della voragine nel bilancio e nella testa dell’ Italia .Nè Casini, sul carro di Monti. Nè Vendola, che, titubante, andrà sul carro di Bersani. Alla Fiera dell’ Est di questa politica senza scelte, restava Giannino. Prima della faccenda delle lauree false. Ingroia è un Di Pietro 2 e s’è vista la coerenza di un partito di giudici in preda a protagonismo. Samorì è talmente senza personalità, o piuttosto senza voce, che non lo voterò. Perciò, viva la Democrazia, non ci resta da votare nessuno se non si vuole votare per le Banche. Io però ci tenevo, prima di capire che ormai il voto è ininfluente

  3. Posizione rispettabilissima quella espressa nell’articolo… personalmente non riesco a farla mia.

    Forse perchè sento di non essere altrettanto capace di esprimere bene la mia “scelta politica” nella quotidianità.
    Forse perchè mi illudo che qualche differenza in effetti ci sia, fra i vari schieramenti e gli interessi che rappresentano.
    E’ verissimo che prima di cambiare la classe politica, c’è da cambiare gli elettori. Ma se la politica è arte di compromesso, l’esercizio dell’elettore non è da meno.

    D’altro canto auspicare che il 51% di astensione possa costituire l’espressione di una scelta politica collettiva, cos’è se non illusione?
    Tanti non votanti semplicemente manifestano la loro sfiducia, od il loro disinteresse. Un distacco che è più espressione di rabbia o superficialità, che non di una precisa scelta, come nel caso di Simone.

    Ai poteri forti, l’astensione fa solo comodo… a prescindere dalle motivazioni di chi non vota.

    L’alternativa a concedere il consenso ai soliti, questa volta c’è, e si chiama movimento a 5 stelle.
    Fidarsi poi che i candidati messi insieme da Grillo, sapranno dimostrare le competenze per produrre un reale cambiamento… è un’altro paio di maniche.
    Credere che nel movimento venga dato libero spazio alle idee ed alle posizioni individuali… è ancora meno scontato…
    Ad oggi Grillo ha scelto di essere il “megafono” del malcontento… il megafono lo usi per farti sentire bene… non per ascoltare!

    Comunque la si voglia guardare, andare a posare una croce sulla scheda non sarà un gesto scontato!

    • Concordo con te: non lo sarà.
      E, per quel che mi riguarda, il rischio di vedersi interpretare l’astensione come una forma di “codardia” o di “inadeguatezza etica” è alto, me ne rendo conto.
      Poco conta che la mia scelta sia puntellata, in cuor mio, dalla consapevolezza che questa sarà la prima volta. Sono le elezioni più importanti del Dopoguerra, in Italia. La posta in gioco è molto alta. E’ evidente.
      Ma il paradigma è, come ripetuto a sfinimento, che il cambiamento è prima di tutto un atto individuale; in questo senso, ancora una volta, hai forse toccato l’aspetto centrale della questione: occorre essere pienamente capaci di declinare le proprie scelte “politiche” nella quotidianità. O, almeno, convincersi di poterlo fare. 😉

  4. Grazie per la risposta. 🙂 Sulla senzazione che il popolo non abbia raggiunto sufficiente maturità civica ti dò ampiamente ragione, ma una guida che parte dall’alto, fatta da persone giovani, con idee nuove e che si pongono finalità nuove, potrebbe “risvegliarlo” dal sonno generato da vent’anni di televisione berlusconiana. Non credo sia una buona scusa, questa dell’immaturità popolare. Non basta, almeno per me, per venir meno all’ appoggio di un movimento nuovo fatto di cittadini che mettono insieme le loro risorse e s’impegnano per trovare nuove soluzioni senza propugnare le solite ricette politiche vecchie cent’anni. Penso che l’AZIONE individuale volta al miglioramento della nostra società sia un ingrediente fondamentale come dice Perotti, ma se quest’ultima viene appoggiata dall’alto, da una giunta nuova che ne condivide le idee e ne favorisce la realizzazione, non è ancora meglio? Le idee del M5s sono molto vicine alle idee della Decrescita. E la decrescita non è altro che un downshifting in scala sociale.

    • Vero: meglio tanti (e dall’alto) che pochi (dal basso).
      Però, ripeto: dei circa 9 milioni di italiani che voteranno per Grillo (50 milioni di elettori x 75% di affluenza x 25% di preferenze ipotizzate), QUANTI sanno realmente immaginare cosa accadrebbe in caso di default sovrano? E’ un concetto con cui familiarizzano? Sono pronti, per questo? Sono fino in fondo consapevoli che, anziché passare il tempo libero andando al cinema, o in ferie, o a teatro (o gestendo un blog…), potrebbero dover riporre l’i-pad e fare qualcosa di… tangibilmente produttivo?
      Sulla “tangibilità” dei sentieri di sviluppo, credo di aver già indicato in passato questo sensazionale articolo di Krugman: “Is growth over?“, in cui si spiega argutamente come mai il PIL procapite sia comunque destinato a crescere, solo perché… diminuirà il denominatore.
      Per concludere: siamo realmente consapevoli che – per invertire la rotta – occorre che quei “denominatori” ricomincino a… fare qualcosa? Dedicarsi cioè ad un’economia più fisica, utile e meno virtuale?
      Se ti interessano, ci sono alcune considerazioni in merito in un mio precedente post: “I consumatori zombie
      Ciao

      • Ho sempre creduto che un mondo migliore lo faranno degli uomini migliori e non una politica migliore. Potrebbe andare al governo il politico più in gamba ma se tra il popolo non ci sono cittadini consapevoli e impegnati, nessuna svolta si verificherebbe. Al contrario potrebbe salire al governo il politico più scaltro ed opportunista del paese ma se i cittadini sono virtuosi e si danno da fare forse la nazione non ne risentirebbe affatto. Facciamo finta che siamo nel primo caso: perchè togliere dei voti al buon politico? Il buon politico può indirizzare il popolo verso una direzione nuova, inedita, se poi questa direzione non funziona perchè i cittadini sono ancora troppo immaturi o la gente non la comprende (anche se l’ha votata) non ha importanza, per lo meno si è tentato un corso, quello giusto magari. Come può il non voto essere una direzione migliore? Per uno che non crede nel popolo di elettori il non-voto sembra davvero una scelta disfattista e nichilista. Mi aiuti a capire.

        • Disfattista assolutamente no: da illuminate individualità mi aspetto infatti, come fa lei, grandi chiavi interpretative e grandi slanci verso l’avvenire. (Ma io, questa luminescenza, ancora non la sto vedendo…)
          Lo stesso LLHT, nel suo piccolo, prova a rappresentare una prospettiva necessariamente diversa con cui potremo (dovremo?) guardare al futuro. Non so se giusta o sbagliata, ma sicuramente… verosimile.

        • Insomma, per lei, non votare nessuno è meglio che votare una presupposta buona politica. Continuo a non capire perchè sia meglio, ma la smetterò con le domande e cercherò di andare ad informarmi meglio, in quanto sono molto preoccupato delle conseguenze che avrà la mia azione, qualunque essa sarà. Ho notato il consiglio della lettura del libro di Bauman. Che coincidenza è proprio il libro che sto leggendo in questi giorni e che mi è stato regalato a Natale. Lo trovo molto interessante. A presto!

        • Questa volta, sì. Come detto in precedenza, l’articolo di Simone Perotti è in questo senso illuminante.

          Anche perché, se mi permette una battuta, in questi anni tante “presupposte buone politiche” si sono poi rivelate essere soltanto… supposte! 😉

    • Ciao Davide.
      Premesso che non devo (e non voglio) convincere nessuno, provo ugualmente a darti qualche spiegazione sulla mia decisione:
      • essendo questo un organo di divulgazione di idee, ho solo ritenuto corretto esporre in modo trasparente quelle che sono le mie intenzioni: credo sia un atto di rispetto nei confronti di chi viene qui a leggermi;
      • le possibili giustificazioni dell’astensionismo sono mirabilmente esposte nell’articolo di Simone Perotti: non occorre che le ripeta io;
      • quanto alle possibili conseguenze, bè… siamo proprio sicuri che il 25% di elettori che presumibilmente voteranno M5S siano davvero predisposti alla fantomatica pratica della rinuncia? Siamo proprio sicuri che scenari ecuadoregni, argentini o islandesi siano perfettamente metabolizzabili da chi metterà una croce tra quelle cinque stelle? La digital economy è una suggestione collettiva che, personalmente, mi lascia alquanto perplesso: tra un i-pad e una zappa, io non avrò mai alcun dubbio…
      • la mia personalissima sensazione è che – per quanto conosca, apprezzi e in larga misura creda nei presupposti di quel messaggio – reputo la maggioranza dei miei concittadini non ancora pienamente in possesso di quella maturità civica necessaria per approdare ad una vera democrazia liquida. Inoltre, spero ovviamente di sbagliarmi ma quelle poltrone – lo abbiamo ormai imparato – sono stregate
      • Last but not least, il tempo delle scommesse è per me ormai ampiamente esaurito.

      Ciao

      PS
      Giocando d’anticipo, ci tengo a precisare un’ultima cosa: non intendo, con questo mio mini-articolo, sollevare dibattiti di matrice politica pro o contro qualcuno. Ho solo ritenuto doveroso, nel rispetto dei lettori di LLHT, sgomberare il campo da possibili equivoci.
      Il voto “attivo”, ripeto, si può benissimo esprimere negli altri 364 giorni dell’anno.

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