E adesso?

Come molti di voi sanno, LLHT ha appena compiuto il suo primo anno di vita. Proprio in questi giorni, gli (e mi) avete fatto un bellissimo regalo di compleanno, superando le trentamila visite complessive.

BivioSolo ieri sera, al termine di una giornata sensazionale (che presto racconterò), chi si intende davvero di web mi ha assicurato che si tratta di un risultato notevole. Soprattutto, poiché non si è avvalso di tecniche promozionali evolute (virali), ma si è fondato esclusivamente sul passaparola di persone intellettualmente curiose e seriamente interessate ai temi trattati (Economia e Sociologia al servizio della Decrescita). Questo, gli ho risposto, significa che in giro si sente davvero il bisogno di un dibattito serio, autorevole e spontaneo su questi temi.

L’obiettivo che ho sempre dichiarato, fin dall’inizio, non era però (almeno per me) raggiungere questo numero di visite: non ne avrei considerate trecento un fallimento, non ne avrei considerate tre milioni un miracolo. Quello che per me contava (e conta tutt’ora) era dare vita a un cosiddetto think-net, cioè un’area di scambio di pensieri evoluti, nobili e nobilitanti sui temi trattati. In fondo, high-thinking è esattamente questo…!

Siete venuti in tanti. E, come dico sempre, siete venuti portando i vostri stimoli, le vostre conoscenze, le vostre sane provocazioni. Siete medici, chirurghi, docenti e professori universitari, agricoltori, filosofi, giornalisti, studenti: sicuramente mi scordo qualche categoria (e me ne scuso), ma ciascuno di voi ha capito e “sa” quanto e perché la sua presenza rappresenti il vero valore aggiunto di questo spazio. Che, ripeto, non vuole essere un Bar-Sport, dove tutti dicono la loro, pur di dirla. Ma dove chi può e vuole offrire dei contro-stimoli (ovviamente sui temi proposti), è libero di farlo. E avrà, comunque, una risposta. Mia o, come spesso accade, di altri amici di LLHT.

Perché vi dico queste cose?

1) Innanzitutto perché… mi conosco. E, da sempre, mi riesce impossibile “fermarmi”. E’ sempre stato così per me, qualsiasi cosa nella vita abbia mai progettato e/o realizzato. Proprio in riferimento a ciò, la scorsa settimana – dopo uno dei miei rarissimi interventi su un blog altrui – ho ricevuto una critica assolutamente idiota, a questo mio intervento (sui ritorni economici dell’editoria digitale):

[…] Il mercato, infatti, non si dimostra dunque in grado di riconoscere (e prezzare) la qualità. Non è semplicemente un problema di gap tra costo dell’investimento e ritorno del contenuto di qualità (il Return On Investment del talento espresso, vorrei azzardare), ma la questione diventa quindi la piattaforma su cui questo mercato si… esprime. Il web, appunto. La questione potrebbe essere quindi così tradotta: il mercato-web, che potrei Baumaniamente ridefinire “mercato-liquido”, è davvero in grado di arginare le imperfezioni del mercato-fisico? In altri termini, può un contenuto di qualità, sul web, essere adeguatamente riconosciuto (e prezzato), senza che debba necessariamente transitare per la popolarità del suo autore (o del suo mecenate)? O il mercato-web, così come quello fisico, è già un “topos” interamente da ridiscutere?

Ecco allora che il binomio “qualità-prezzo” si impoverisce ulteriormente, zavorrandosi di un terzo anello: la popolarità. Ed ecco che la questione si appesantisce ulteriormente, scivolando sul triplice nesso “qualità-popolarità-prezzo”, laddove l’anello centrale del trittico è correlato con il prezzo, ma NON con la qualità.

Io sono un caso raro. Da laboratorio, quasi. Da un anno, sfido infatti la mia presunzione, buttando sul web contenuti sui legami razionali (meta-emotivi) tra Decrescita e attuale modello socio-economico. I miei nomi sono quelli che in pochi conoscono. Non parlo di Latouche, ma di Ivan Illich. Non (solo) di Mauro Corona, ma di Plinio il Vecchio. Non di Ermete Realacci, ma di Gary Snyder. Mi chiamo “Low Living High Thinking”. Risultati? Buoni direi: crescita lenta, ma incessante. Come piace a me. […]

A questo intervento, dicevo, qualcuno (un tale Alf) si è sentito in dovere di riprendermi così:

Sono sempre incuriosito dagli invocatori della Decrescita come Andrea che, poi, parlando dei risultati della loro attività, affermano: “crescita lenta, ma incessante. Come piace a me.”

Tutto, proprio tutto, ma non… il pressapochismo e la mancanza di rispetto! Gli ho risposto così:

Cavolo, Alf…! Mi hai preso in castagna…! Hai smascherato tutte le mie contraddizioni…! Mi hai annientato in meno di tre righe…! Complimenti.

– – – – – – – – – –

Brutta bestia la mediocrità, eh…? ;-)

Come “quale mediocrità”?

  • Quella che ti impedisce di firmarti con un nome e un cognome, per esempio.
  • Quella che ti autorizza a giudicare, prima di… conoscere.
  • Quella che, per finire, non ti fa considerare che, con soli 88 tasti, si può comporre un numero infinito (quindi… crescente) di musiche. Ma che, con una tastiera infinita, non se ne può comporre nemmeno una. (La metafora non è mia, ma viene da un noto film).

Un caro saluto, Alf! E ricorda: il mondo della Decrescita non è limitatezza dei fini, ma miglioramento dei mezzi.

Capito, ora, perché mi sono creato uno spazio “tutto mio”? Capito perché il valore che attribuisco ad un’accuratissima selezione di liberi pensatori (e curiosi conoscitori) è così elevato?

2) Secondariamente, vi dico queste cose perché, qualche mese fa, a una delle mie domande avete risposto così:

Domanda

Non avete cioè – se non in minima parte – scelto la risposta che non avrei voluto sentirmi dare (“Esprime esattamente ciò che penso”), perché sennò… sarebbe stato tutto inutile! Ma avete optato per le tre risposte in cui speravo. E… nello stesso ordine di importanza.

Separatore

Arrivo quindi al punto. Considerando i due precedenti elementi, io ora so di trovarmi a un bivio:

  1. Continuare su questa strada, caricando un post ogni tanto e rischiando, nell’arco di qualche mese (mi conosco…), di stancarmi e far crescere le ortiche intorno a LLHT. Oppure…
  2. Investire realmente sul progetto, magari scrivendo il “fantomatico” libro e… buttarmi davvero nella mischia.

In fondo, a venire qui in trentamila… siete stati voi. E non vi ho mai chiesto niente. Ora, invece, vi chiederei per favore solo di rispondere a questa domanda. Perché ne ho bisogno. Grazie. Andrea

9 risposte a “E adesso?

  1. Io invece penso che questo blog dovrebbe rimanere così. Ben vengano in realtà libro e conferenze ma il centro della cosa è meglio che rimanga qui. Conosco casi in cui il blog si è ridotto a pubblicità del libro. La cosa è avvenuta, anche se in parte e credo in buona fede, sia per Lorella Zanardo che per Grillo. Meglio concentrarsi sul blog: il resto dev’essere solo una sua espansione.

    • Sì Marco, è vero. Mi offri lo spunto per specificarlo: le due opzioni non sono alternative. Cioè, una non esclude l’altra. O, per meglio dire, la seconda è una “espansione” della prima. Perché, conoscendomi, la mia paura è che… a concentrarsi solo sulla prima, si rIschi di lasciarla spegnere.
      Non a caso, ho riportato nell’articolo la metafora del pianoforte. I “tasti”, infatti, sono sempre gli stessi (le mie conoscenze e le mie passioni, cioè i tasti bianchi e i neri), ma la “musica” che può essere composta con essi deve sempre rinnovarsi, perfezionarsi, accrescersi…
      Tuttavia, per cimentarsi in nuove composizioni, occorre – almeno da parte mia – una qualche motivazione in più.

      Anche perché, sebbene io non abbia intenzionalmente mai dato troppa evidenza di chi io sia e di che cosa faccia nella vita (perché ho sempre voluto far prevalere il contenuto sul contenitore, la sostanza sulla forma, il messaggio sullo speaker), cimentarsi in qualcosa di più impegnativo richiederebbe adesso per me, come minimo, la rimessa in discussione di tante cose, presenti e future.

      Queste cose dovevo dirle per onestà intellettuale. Non le ho scritte nel post, per non condizionare i risultati della domanda finale a cui avete gentilmente risposto in tanti. Risultati che, però, essendo ormai chiusi (e con la netta prevalenza di una risposta sull’altra), devono adesso solo essere attentamente valutati e soppesati dal… sottoscritto.

      Ciao,
      Andrea

      PS. Grazie per il paragone con il blog di Grillo: anche se assolutamente inverosimile, l’ho comunque gradito!! 😉

  2. E adesso, caro mio, io non so proprio cosa risponderti…

    Non è per essere “carogna ma con stile”, come dico ai miei alunni… E’ proprio che solo tu puoi sentirti dentro come continuare.

    L’unica cosa che mi sento di dirti è, appunto, di continuare: il che implica di non lasciare perdere questo blog fra tre o quattro mesi; o, se senti che l’esperienza è conclusa (ma devi esserne ben sicuro), fare un passo oltre.

    Io penso che tu sia bene in grado di comunicare riguardo agli argomenti che hai toccato finora; credo anche che tu possa prendere in mano altre iniziative (libro, conferenze…); e hai il grande pregio di fare in più “propaganda coi fatti”, come dicevano i cari anarchici a fine ‘800.

    Perciò, misura bene le forze e poi decidi col cuore. Ma non smettere quello che stai facendo.

    P.S. Sì, ho letto anche la risposta a quel mio commento di un po’ di tempo fa. Grazie.

    • Sì, ricordo anch’io… Ma l’avevo appunto considerata come una di quelle “sane provocazioni” a cui mi riferivo nel post. Quello a cui pensavo io, in realtà, era qualcosa su scala molto più… local. 😉
      Ciao

  3. A mio modestissimo parere di “osservatore esterno” hai dato troppo importanza alla battuta del goliardico alf. Arrivando addirittura a considerarla una mancanza di rispetto, penso, tu abbia esagerto un pochino.

    Personalmente credo che ogni critica, anche se proveniente da chi come in questo caso non conosce, non approfondisce, abbia il suo valore e la sua valenza. ancor di più se espressa in forma goliardica e di battuta. Lo so, è una mia debolezza, ma non riesco a non apprezzare questo genere di freddure.

    Probabilmente non ci azzecca nulla, ma rimane sempre una freddura e come tale ci (ti) riporta sulla terra …. 😉

    • Può darsi che sia come dici tu, Mikhail. Ma può anche darsi di no.
      In ogni caso, credo che anche solo una battuta fuori luogo – a maggior ragione se non si conosce ciò di cui si parla e a chi si parla – possa ferire o indisporre, proprio per la noncuranza e la sufficienza con cui la si effettua. Noncuranza che, come in questo caso, non tiene conto del significato e dei rischi impliciti nelle azioni altrui. Chi non ha mai rischiato nulla, nella propria vita, non è in grado di perceprine la portata, lo so. Ma ti assicuro che, quando si crede fermamente in qualcosa, al punto di mettere in discussione gran parte della propria vita passata per questo “qualcosa”, bè… anche solo una battuta lasciva può dare molto fastidio. Soprattutto – ripeto – se buttata lì da chi non conosce la questione.

      Quanto alla mia permanenza sulla terra, ti assicuro: non mi sono mai alzato di un micron. Sennò, proprio il post che hai appena letto, non mi sarebbe mai neanche passato per l’anticamera del cervello, di scriverlo: avrei fatto di testa mia e basta. 😉 Ciao!

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