Essere quel che si fa, o fare quel che si è?

Il 25 gennaio del 2004, quasi esattamente dieci anni fa, scattai questa foto:

PratoParadisoIn mezzo alla vegetazione si può intravedere una costruzione semidiroccata. Tutto intorno vi è un querceto plurisecolare, rarissimo da quelle parti, poiché in tempi di magra il legno del cerro faceva assai gola per riscaldarsi: ottima resa termica e pochissima cenere.

L’altopiano, al centro di un versante collinare piuttosto scosceso, viene chiamato dagli abitanti della zona “Camp d’la topa” (che significa talpa, non fraintendete…). I ragazzi più giovani amavano invece definirlo “Prato Paradiso”, in nome della sensazione di pace e di solennità che si può avvertire, per esempio ad aprile, sdraiandosi in mezzo ai ciuffi di primule e scrutando il cielo. La costruzione al centro, una piccola stalla fatta edificare dal parroco della frazione nel 1870, viene chiamata “la Teggiola” e, fino a tempi non lontani, veniva utilizzata per ospitare non più di un paio di bovini. Sul retro, un piccolo fienile fungeva da ricovero attrezzi. Al piano di sopra, un altro fienile era accessibile da una rampa realizzata interamente in sasso murato a secco.

ThoreauLa carrabile più vicina passa a quasi duecento metri di distanza. Per raggiungere quel luogo, si utilizza un’antica mulattiera pedonale, costeggiata da masere e muri a secco, tutta esposta a sud, che nei secoli è stata utilizzata da mercanti, briganti e pellegrini, per spostarsi tra le frazioni delle due vallate. Le pietre cantonali dello stallino, adiacente alla carrareccia, hanno gli spigoli smussati, per evitare che muli, cavalli e ciuchi, sbattendoci contro, potessero ferirsi. Oggi, percorrendo quella carrareccia nelle giornate di sole, quando (anche d’inverno) è sufficiente indossare un pullover, si può sostare all’ombra di carpini, cerri ed aceri, ascoltando lo scroscio delle acque dei due torrenti che incorniciano la zona, e scorgendo in lontananza le cascate del Doccione. I profumi che si levano dal bosco hanno un aroma quasi metafisico, che cambia nel corso dell’anno, a seconda della stagione. La mattina tra le undici e mezzogiorno, alzando lo sguardo, non è raro avvistare le aquile reali, che nidificano sul Cimone e scendono a valle in cerca di cibo. Istrici, tassi e volpi, ma soprattutto caprioli e cinghiali, sono gli ospiti fissi di ogni merenda e cena. Durante la notte ci si trova poi avvinghiati da un silenzio quasi surreale e da un’oscurità totalizzante, punteggiata soltanto da una volta stellata che mi è qui impossibile descrivere. Nelle notti di luna piena, il campo appare quasi maculato, sotto l’ombra della trama contorta dei rami. No: “Prato Paradiso” non è assolutamente un appellativo esagerato… anzi!

Rogitai quel frammento di eternità il 28 luglio di quello stesso anno (lo stesso giorno in cui, come avrei scoperto molto tempo dopo, Tiziano Terzani abbandonò il suo corpo.)

I sogni hanno un periodo di latenza molto lungo, a volte. Devono averlo. Diciamo che, se vogliamo semplificare, la distanza fra la loro fase “onirica” e quella “empirica” è direttamente proporzionale – oltre che al proprio livello di decisionismo – anche a quello delle proprie… finanze. Che, essendo nel nostro caso assolutamente modeste, venivano però compensate da una determinazione che, per ragioni di sintesi, non proverò nemmeno ad esporre qui. Mi limito a ricordare come, per tre interi, lunghissimi anni, io abbia trascorso ogni ora del mio tempo libero a… progettare personalmente in CAD, richiedere ed ottenere le autorizzazioni, raccogliere e confrontare i preventivi, coordinare le maestranze, scegliere i materiali e, soprattutto, lavorare sui ponteggi con i muratori, effettuando personalmente molte delle installazioni termoidrauliche e fognarie necessarie (e acquisendo una quantità di know-how che, oggi, considero il mio patrimonio più grande).

Marcolfa1Oggi, quel rifugio fuori dal tempo e dallo spazio si chiama “Cà de Top“, come una coppia di nostri amici ha letteralmente scolpito nella pietra di basamento della marcolfa che ci hanno regalato per il matrimonio (per chi non conoscesse questo termine, “marcolfa” è il nome delle maschere apotropaiche tipiche di questa zona, che gli scalpellini ricavano da grosse pietre di fiume). Più sbrigativamente, ma con qualche riferimento letterario in più, sono solito definire quell’oasi di tranquillità come il mio “buen retiro”. Ma la sostanza non cambia.

Sono passati dieci lunghi, fantastici anni, da allora. Ed è giusto chiedersi: al di là di un’accogliente abitazione, che cos’è stata – ripensandola in questo stranissimo anniversario – Cà de Top? E, soprattutto: che cos’è, oggi?

  • E’ stata innanzitutto la realizzazione di un sogno atavico e, per questo, insopprimibile: la completa immersione in un simile contesto ambientale, non contaminato dall’ultimo secolo e mezzo di progresso umano, è in grado di trasmetterti, quasi a livello molecolare, una sensazione di autenticità per certi aspetti elettrica, che immagino possano sperimentare solo persone fortunate e capaci di ascoltare il lento sussurro del tempo. I profumi, i silenzi, i chiaroscuri, gli stessi materiali di cui quel posto è ricolmo, trasmettono sensazioni… assai poco comuni.
  • E’ la dimostrazione empirica che la volontà umana, se liberata dalla gabbia delle abitudini e delle convenzioni sociali, può oltrepassare qualunque ostacolo.
  • E’ la conferma dell’efficacia di quella che i coach chiamano “autopossibilitazione” (o “self-empowerment”), cioè una tecnica per convincersi di poter fare qualcosa, bypassando quella marea di condizionamenti autoindotti (spesso più apparenti che effettivi) che inevitabilmente ci frenano.
  • E’ un progetto work-in-progress, che assume continuamente forme e prospettive nuove.
  • E’ una sfida contro i pregiudizi di chi crede che la vita, ancora oggi – agli albori di una recessione socioeconomica che ha appena cominciato a sprigionare tutto il suo potenziale – debba necessariamente (e, per qualcuno, preferibilmente) essere condotta in un condominio prefabbricato con ascensore, porta blindata, possibilmente vicino al supermercato e alla linea del tram (per raggiungere più in fretta l’ufficio) e con doppi vetri alle finestre (per non sentire il rumore del traffico…).
  • E’… la veduta dalla nostra finestra del soggiorno, la stessa raffigurata nella testata del blog.

Il motivo per cui ho deciso di raccontare queste cose proprio adesso, lo scopriremo insieme nelle prossime settimane. LLHT, da adesso in poi, oltre che dei massimi sistemi, parlerà finalmente anche un po’ più di noi e dei sistemi… quotidiani. 😉

Andrea

13 risposte a “Essere quel che si fa, o fare quel che si è?

  1. “il solo, radicale e inevitabile denominatore comune con cui deve imparare a convivere chi si appresta ad intraprendere un simile percorso è esclusivamente il sacrificio. Sacrificio economico, sacrificio logistico e sacrificio affettivo”!
    Caro Andrea è ciò con cui conviviamo noi tutti, persone normali che ogni mattina raggiungono il luogo di lavoro e in silenzio fanno quello che devono per arrivare a fine mese e crescere nel modo migliore i figli. Se voglio cambiare, scusa, è proprio per trovare una via d’uscita a questa situazione. Si vive per essere felici…
    Buona settimana
    Vittorio

    • Caro Vittorio, è normale che si viva per essere felici. La vera differenza sta nelle strade che scegliamo di imboccare, per raggiungere quell’obiettivo. Il sacrificio, se è funzionale a ciò che noi chiamiamo “felicità”, è una di queste. Il lavoro, per qualcuno, è un’altra strada. Io ho “solo” maturato qualche dubbio sul fatto che questo mondo del lavoro (e quel silenzio) sia un prezzo adeguato per ambire a questa felicità. Ciao.

    • Ciao, al risultato ho intenzione di dedicare prima a o poi un intero post (anche per parlare dei progetti che potrebbero nascere intorno alla ricostruzione di casa mia). A presto, ciao.

  2. Bravo Andrea, sono felice che questi 10 anni ti abbiano condotto dove hai sempre voluto. Almeno per te il sogno si è realizzato. Adesso non mollare e chissà tra 10 anni cosa scriverai…

  3. ciao andrea
    se tutto ha un perché credo che questo tuo post sia la risposta anticipata alla domanda che una volta ti preannunciai di volerti fare,ma che poi per ragioni legate soprattutto all’impossibilità di procedere non ti feci.vengo al dunque :anche io e mia moglie l’abbiamo cercato sognato e alla fine trovato il nostro “piano paradiso” e dopo esserci detti che era il posto ad averci trovato e non noi ad avere trovato lui lo abbiamo acquistato.ci sono tre problemi che fino ad oggi hanno bloccato il restauro:i soldi che avrebbero dovuto arrivare dal nostro lavoro hanno smesso di arrivare quasi anche per il necessario vitale,la distanza dalla nostra attuale residenza(600 km) e il bimbo che cresce ed è sempre più difficile pensare di toglierlo dagli affetti e dalle consuetudini che per lui sono tutto.
    vorrei,se riuscissimo a mettere insieme un piccolo badget avere da te tutte le info possibili.
    ho fatto questa stessa domanda anche a simone che mi sembrava altrettanto adatto a darmi delle dritte teoriche e pratiche ma la risposta è stata moltuo asciutta.
    se vorrai ed avrai tempo occupero ancora questo spazio per raccontarti meglio.
    un saluto
    morris

    • Ciao Morris,
      non ho alcun problema a darti “tutte le info possibili”. Visto che però parli (giustamente) di budget, tieni presente che, così come in ogni altro campo, anche in edilizia è difficilissimo generalizzare: tutto dipende strettamente da una quantità innumerevole di opzioni che sono, per la maggior parte, soggettive e discrezionali.
      Ti consiglio però, per evitare di “intasare” LLHT con una serie di notizie tecniche che potrebbero rischiare di annoiare i non addetti ai lavori, di scrivermi privatamente ( llht.it@gmail.com ) e farmi tutte le domande che hai in mente. Se posso, ti risponderò più che volentieri.
      Tieni però presente una cosa: per l’esperienza che mi sono fatto (e per le cicatrici che ancora porto), il solo, radicale e inevitabile denominatore comune con cui deve imparare a convivere chi si appresta ad intraprendere un simile percorso è esclusivamente il sacrificio. Sacrificio economico, sacrificio logistico e sacrificio affettivo, proprio per allacciarmi ai tre vincoli che anche tu – giustamente – citi. Più, nel caso, tanti altri sacrifici che potrebbero emergere strada facendo.
      Altrettanto sinceramente, però, devo confessarti che certe emozioni che si provano, lungo quel percorso, sono inuguagliabili!
      Aspetto tue news… ciao.

  4. Ecco dove l’analisi tecnica si fa testimonianza e, pur confinata nell’esperienza individuale, funziona paradossalmente anche meglio delle panoramiche a volo d’uccello. Queste infatti sono più spesso il problema mentre un’iniziativa simile è il passaggio ad una soluzione. Incoraggiante!

    • Pensa, Marco, che nel mio caso è arrivata prima la… soluzione del… problema!
      Il tutto è cominciato nel 2004, quindi oltre tre anni prima che qui da noi si alzassero le prime “folate di vento”…
      Comunque, è vero: la via d’uscita non può che passare da qui.

  5. Andrea,
    questi, come sai, sono i post che preferisco, che mi piacciono infinitamente e che sento molto ma molto vicini a me e al mio modo di vivere, desiderare, sognare, realizzare. Con risorse molto modeste, certo, (a chi lo dici) eppure realizzare un sogno è possibile. E soprattutto è possibile crederci e lavorare per questo. Nel self empowerment ci credo tantissimo.
    Mi piace sempre ricordare quello che Goethe ha detto e che è sempre fermo nella mia testa: “Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso”.
    Goethe diceva che se inizi a fare qualcosa che sogni ma che sembra impossibile, una serie di forze naturali si attiveranno per aiutarti nella tua impresa. Ed è il fatto stesso di crederci e di iniziare che le attiva.
    Trovo che sia bellissimo. E vero.
    Il tuo posto è bellissimo e sembra davvero un pezzo di paradiso. Ci sono altre foto? Magari dei lavori di ristrutturazione? Mi piacerebbe molto vederle…

    m.

    • Non conoscevo le parole di Goethe, ma le trovo assolutamente perfette!
      Quanto ad ulteriori immagini, come puoi immaginare, ne ho un hard disk praticamente pieno! Poiché però non mi aspettavo questo interesse, non volevo esagerare con la documentazione. Ma a questo punto, prometto che riprenderò il tema più dettagliatamente, inserendo anche qualche fotografia in più. Ciao.

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