Vietato vendere: non “vende” più

Nel mio commento al post in cui ti introducevo ai lettori, Flavio, ti scrissi che:

LLHT è un progetto in-progress. Voci diverse, quando accomunate dalla medesima mission, non possono che fare bene al progetto.

La domanda che adesso ti faccio è questa: premesso che la fiducia non è in discussione, la mission è davvero la medesima?

Qualche dubbio mi sta venendo. E non farò adesso un banale copia/incolla delle mail che ci siamo scambiati ieri sera. Non tanto per ragioni di privacy, quanto perché occorre adesso argomentare come si deve. Quindi proverò a risponderti per esteso, perché il tema è delicatissimo. E va ben oltre la sopravvivenza di un blog. O un’attività di formatore. Almeno, credo.

Escher

“Salita e discesa” (Maurits Cornelis Escher)

Io peso ogni parola e ogni immagine col bilancino. Hai ri-esordito, nei commenti, invitando a non adottare un approccio “aut aut”, ma “et atque”, evidentemente non avendo letto che, in un mio commento, avevo espressamente detto che “ragione” ed “emozione” devono necessariamente procedere “a braccetto”: non c’è altra soluzione. Ho argomentato le mie tesi. E, soprattutto, non mi sono mai permesso di gettare ombre sul ruolo di un’attività formativa seria e professionale come la tua. A differenza di quanto ho invece percepito nei tuoi interventi, quando insinuavi (vedi la prima frase del tuo post) che un approccio basato esclusivamente sulle cognitive può risultare zoppo, nel veicolare una diversa concezione del mondo. Una concezione che rifiuta aprioristicamente il concetto di accumulo, quale motore fondante della propria esperienza su questo granello di sabbia nell’Universo, che abbiamo la fortuna di abitare.

LLHT ha regalato – ripeto: REGALATO – ai suoi amici e lettori oltre cento post. Alcuni dei quali – mettendo per una volta la modestia in un cassetto – condensavano una quantità di concetti, riferimenti e… suggestioni che, in tutta onestà, raramente ho visto in giro. Questo tu puoi ovviamente contestarlo, ci mancherebbe. Ma sono lì: basta andarli a leggere e contestualizzare la critica.

Cosa ho chiesto, in cambio? L’intima consapevolezza di avere forse acceso qualche lampadina. C’è il trucco, sotto? C’è il trabocchetto? Tutti lo pensano, certo. Anch’io lo penserei. Dov’è? Ok, ora ti dico dov’è (ammesso che lo sia). Lo avrei voluto dire fra qualche settimana, per fare una sorpresa. Ma a questo punto ne approfitto per dirlo. Sto per fare uscire un piccolissimo ebook, a quattro mani con un caro amico. Una piccola esperienza editoriale, in cui farò confluire molte delle considerazioni che sono transitate qui. Ma in un’ottica nuova. Costruttiva. Forse utile. Sarà messo in vendita. Certo, anche se non so ancora con quali canali. Ma verrà… venduto. Parola inammissibile, per qualcuno. In primis per me. Ma lo dico adesso, per non avere foglie di fico. Lo dico per esorcizzare la mia stessa paura di una presunta contraddizione.

Se questo è un trabocchetto – decidete voi – almeno lo conoscete in anticipo. Niente effetto sorpresa. Un annetto fa, il 78% di voi, in quel sondaggio di cui non ho apposta mai rivelato gli esiti, mi ha spronato a fare evolvere LLHT, in un modo o nell’altro. L’unico prerequisito? L’autenticità. La totale assenza di secondi fini. Perché i secondi fini… accidenti… passano. Eccome, se passano! Anche attraverso uno schermo LCD. Questione di chimica, forse. O di campi morfici… chi lo sa? 😉

Ma sarà, comunque, una scelta che avverrà dopo oltre cento post e oltre mille commenti, qui sopra. Post e commenti messi a disposizione di chiunque. Post (miei) sudati. Commenti (vostri) sudati. Sudore mio e di tanti lettori. Che hanno condiviso esperienze. Foto personali. Emozioni. Emozioni. Emozioni. Parola per caso impronunciabile, da chi conosce e (un pò) gestisce i tre livelli di comunicazione di Watzlawick? O da chi legge quotidianamente Krugman? O da chi conosce quasi a memoria Bauman e Ivan Illich? Fa così paura, la conoscenza? E’ così pericolosa, l’azione sulle cognitive (Orwell docet)? Se è così, qualcuno me lo dica. Perché – guarda caso – anche nel mondo da cui provengo facevano paura. E allora, questi due maledetti mondi, forse hanno più punti in comune di quanto vorremmo credere… Che rabbia, eh?

C’è per caso una regola che impedisce, a chi fortunatamente possiede una professionalità e una conoscenza ben radicate in campi estranei alla decrescita, di parlare di… decrescita? Perché se c’è, gradirei conoscerla. Io non la conosco. Se c’è, ti prego di indicarmela…

Qual è il metro di misura dell’autenticità? Le conoscenze? Le attitudini formative? Qualche stupido libro che servirà, forse, solo a persuadere il nostro narcisismo che… sì… effettivamente qualcosa da dire lo avevamo, a chi – comunque – ha prima avuto la pazienza di ascoltare? No.

No. Sai quale credo che sia il suo vero metro di misura? Il rischio. Solo quello. Quanto, cioè, siamo disposti a perdere. E’ quello, soltanto quello, che sancisce chi fa sul serio e chi sta improvvisando. E non dirò adesso, visto che lo sai benissimo, quanto segna la mia personalissima lancetta.

Vale quello che ti ho scritto privatamente: LLHT resterà sempre aperto. Ma qui non si vende nulla. Non, se almeno non si rischia prima qualcosa. Ciao.

Andrea

PS. I commenti sono chiusi, così possono eventualmente confluire tutti al post di Flavio.