Quello che desideri

Per una volta, LLHT si rivolge ai più giovani. Con i consigli (a fumetti) di Alan Watts:

Alan Watts ITA

17 risposte a “Quello che desideri

  1. bello e in parte condivisibile, ma non considera due aspetti importanti, oltre a quello economico naturalmente.
    PRIMO: non tutti sanno quello che vogliono fare. Anzi, la maggior parte della gente non lo sa, non solo i ragazzi. E non perchè siano stupidi o pigri o chissachecosa, semplicemente perchè non hanno avuto occasione di scoprirlo e molti non l’avranno mai. Quindi?
    SECONDO: è indicativo che nel fumetto l’autore faccia dire ai ragazzi, riguardo a quello che vorrebbero fare al di là dei soldi, che desiderebbero professioni che riguardano l’arte e il superfluo. Chissà perchè nessuno risponderebbe mai a quella domanda con “lo spazzino!”, “l’impiegato!”, “la segretaria!” o “l’operaio”. Però il mondo ha bisogno proprio di questi. E allora?
    Non dico di non credere nei propri sogni e nelle proprie passioni, ma la realtà è sempre quella che è e non quella che dovrebbe essere…

    • Sul PRIMO punto, hai sicuramente ragione tu: l’attuale sistema scolastico (e pedagogico in genere) è purtroppo concepito per non educarci a riconoscere i nostri talenti e a coltivare le nostre passioni. Con il risultato che la maggior parte delle persone non scoprirà mai cosa avrebbe realmente voluto fare della propria vita. E con l’ulteriore conseguenza che, quasi sempre, queste persone finiscono così per fare… gli spazzini, gli impiegati, le segretarie e gli operai, appunto. E così il cerchio si è chiuso, rispondendo anche al SECONDO punto.
      In altre parole, il primo punto è esattamente funzionale al secondo. Tranne per chi si accorge del giochino e prova ad aprire la porta delle sbarre.

      La regola è sempre quella, Ivan: qui nessuno pretende di cambiare il mondo, ma al massimo di aprire gli occhi a quei pochi che li tengono serrati solo per paura di quello che potrebbero vedere…
      Ciao, a presto

      • Purtroppo non è così semplice. Non basta un sistema scolastico all’avanguardia per far scoprire le passioni alla gente. E il fatto che 1000 persone che scoprono di voler fare il poeta non risolve il fatto che al mondo servano 1000 operai e non 1000 poeti. Come ho detto, la realtà è quella che è, non quella che vorremmo fosse.

        • Quello che ho cercato di dirti è proprio che, siccome a questa (sub)cultura mercantile servono 1000 operai e non 1000 poeti, si è sviluppato un sistema educativo-professionale che sopprima eccessive idealità per favorire la cieca adesione a quel modello.
          In questo modo, ci saranno 999 operai e un poeta. Peccato però che, tra quei 999 operai, forse qualcuno avrebbe preferito essere ciò che gli hanno impedito anche solo di immaginare di poter essere.
          Purtroppo, invece, credo che sia proprio tutto così facile. E terribile. Ciao.

        • non è semplice perchè la realtà è complessa e se le cose stanno come stanno la responsabilità non è di singoli soggetti (scuola o governi). Quante energie, quanto denaro e quanto tempo una persona qualunque spende in media per la poesia, o la pittura, o i cavalli? La stragrande maggioranza delle risorse vanno per la casa, il cibo, i vestiti, il lavoro e le infrastrutture che servono a tutto ciò. E queste cose le fanno operai, impiegati, tecnici e compagnia bella. L’arte, la poesia, la natura: tutto molto bello, ma se il mondo fosse composto di poeti, pittori allevatori di cavalli e scrittori, non esisterebbe nemmeno il sito su cui si sta tenendo questo dibattito. E cosa da non sottovalutare, non basta nella maniera più assoluta voler essere qualcosa nella vita per poterlo essere davvero. Voglio dire che se il talento poetico non ce l’hai potrai volere essere un poeta più di Dante stesso, ma non lo diventerai mai! E in fondo è proprio questo che non mi piace di questi tipi di messaggi. E’ molto facile dire alla gente, e ai ragazzi soprattutto, “se vuoi essere un poeta, sii un poeta!” perchè è quello che uno si vuole sentire dire. Perchè è una figata essere poeti, pittori, scrittori, allevatori di cavalli. Mentre è uno schifo essere un operaio che asfalta la strada. Ma la verità è che non ci sono trucchi per trovarsi un posto nel mondo. Si prova, come tutti. E un’illusione come quella del fumetto, non ti aiuta a capire chi sei davvero. Perchè, davvero, nonostante tutto, si può essere felici anche facendo l’operaio.

        • Il messaggio non è “sii poeta”, ma “sii chi vuoi veramente essere”. E’ un incentivo a cercare e scoprire i propri talenti, in un mondo che fa di tutto per sopprimerli. Tutto qui.
          Quanto alla tua ultima frase, sottoscrivo in pieno! Se vedessi i miei convegni, mostro sempre un fumetto in cui uno scalpellino, contento e ispirato da ciò che fa, è una persona felice, un modello da seguire. Ma il presupposto è che lui abbia “scelto” di fare lo scalpellino. E’ sempre la scelta lo snodo cruciale. E molto spesso ci è impedita da un sistema che, per sua convenienza, ci considera incapaci di farlo.

          Ah, ultima cosa: queste cose che ti scrivo non sono semplici teorie. Perché, se conosci la mia storia personale, sai che io le sto… mettendo in pratica.

        • Bravo. Ma io non sto commentando un tuo seminario. Sto commentando il fumetto, che non dice “scopri chi sei”, ma dice “diventa ciò che vuoi essere”. E sono due cose molto diverse. Il primo è un principio antico, intimo e difficile. Il secondo è superficiale, accattivante e molto più facile. Ma non è ciò che da la felicità e non è la cosa giusta da insegnare, soprattutto ai ragazzi.

  2. Pingback: Quello che desideri | AcateringVeg·

  3. Si vabbè, ok, tutto bello e scontato come le perle di saggezza stile “Steve Jobs”… solo che se non hai IL CAPITALE per poter aprire anche un banchetto ambulante di frutta e verdura che fai ? E intanto che fai la fantomatica “esperienza” di che vivi ? Aria ?? Ah ok, ti fai mantenere da mammà e papà magari pensionati o in procinto di diventarlo, oppure benestanti quindi, in fondo, per te lavorare diventa “un hobby”.
    Non si vive di sogni e con ‘sto fumetto siamo slegati dalla realtà.. E di brutto.

    • Wow, complimentoni! Diciamo che, nei cinque stadi del cambiamento del modello di DiClemente-Poschaska (vedi qui), tu riesci nella miracolosa impresa di posizionarti al punto… zero. Cioè, fuori dal modello. 😉

      Però mi offri lo spunto per esternare una considerazione. Da circa tre anni seguo, con alterna costanza, il blog di Simone Perotti. Che, con una pazienza certosina e una meticolosità da orologiaio, si preoccupa di replicare anche alle “considerazioni” destrutturate, qualunquiste e completamente prive di slancio intellettuale, come la tua.
      Mi sono sempre chiesto: se/quando eventualmente certe provocazioni gratuite arriveranno a me – che so di non essere armato di tanta pazienza con chi non dimostra la buona volontà di documentarsi almeno prima un attimino – come mi comporterò?

      E sai cosa mi sono detto? Che, in fondo, non ho grossi stimoli ad avviare un dibattito con chi affronta la questione in termini così superficiali. O con chi (il che è lo stesso), credendo di avere già in tasca la soluzione, si permette di esprimere giudizi.
      Se non altro, perché – anche senza dover scomodare autori il cui messaggio ti è evidentemente sconosciuto – la risposta è già in parte contenuta nel terzultimo box: ACCONTENTARSI.

      Sai cosa potremmo fare? Tu dimostri la voglia di aprire un pochino i tuoi orizzonti, curiosando un po’ qua e là su questo blog (o altrove), e magari andando “oltre” l’unico post dichiaratamente destinato ai bambini, e io mi impegnerò – se ancora ne avrai bisogno – a darti risposte un pochino più strutturate: ok…? Mi sembra equo.

      Le risposte ci sono, Rasputin: basta volerle (e saperle) cercare.
      Ciao, buona serata

      PS
      Ah, solo un consiglio: tanto per cominciare, evita che Steve Jobs sia il tuo riferimento. Prendi, che ne so, un Bunker Roy qualsiasi. Anche partire, ti risulterà più facile…

    • Ciao Rasputin,
      capisco molto bene tutto quello che dici ma vorrei farti vedere alcune cose da un altro punto di vista. Perché si sa che è tutta una questione di punti di vista. Bene, allora prova a spostarti un po’. Di poco magari. Sempre tenendo ben fermi i tuoi punti di riferimento.

      1. Se non hai il capitale non puoi fare niente
      Questo assunto è una catena. E’ una di quelle catene con cui siamo stati allevati e cresciuti per anni. Quindi è difficile pensare di liberarsi. Bene. Ora immagina quella cosa che ti piacerebbe fare e dividila in tanti step, tanti gradini, tante tappe. Una dopo l’altra. Ma comincia dalla fine per arrivare all’inizio.

      Ti faccio un esempio: vorrei tanto una casa in campagna tutta mia con tanta terra, un frutteto e un orto fuori città.

      Il tuo punto di vista: costa tanto non ho i soldi e quindi non posso farlo. E infatti non lo farai perché non ti muoverai in quella direzione.

      Il mio punto di vista: divido il progetto in tappe.

      1. la compro.
      2. Non ho i soldi quindi non posso comprarla
      3. posso affittarla.
      4. la cerco per due anni ma l’affitto è anche quello troppo alto
      5. comincio a mettere da parte i soldi, centesimo dopo centesimo per comprarla. (quindi non ho rinunciato al punto 1.)
      6. potrei spostarmi (sempre in affitto) un po’ fuori città dove non posso avere la terra però posso avere un terrazzo per farci un piccolo orto allo stesso costo del miniappartamento in città.
      7. lo faccio. E’ un grandissimo cambiamento e ne sono felice.
      8. lavoro sempre sul punto 1.
      9. l’orto mi dà grandi soddisfazioni ma forse potrei avere della terra vera su cui coltivare
      10. la cerco ma non la trovo.
      11. continuo a cercare e la trovo.
      12. lavoro sempre sul punto 5
      13. Affitto un pezzo di terra. Quello posso farlo a meno del costo di un caffè al giorno. Tanto non sono una frequentatrice di bar e non bevo neanche il caffè (che fortuna!):-)

      Primo risultato: ho un orto
      Secondo risultato: ho un piccolo frutteto di frutta piccola: lamponi, mirtilli, fragole, uva e ho piantato anche l’anguria e il melone. Inoltre sul balcone si vedono già le ciliegie del mio ciliegino nano generosissimo.
      Terzo risultato: la mia casa non è in campagna dove volevo io ma un po’ fuori città e di fronte c’è un po’ di campagna. Ed è bellissimo.
      Quarto risultato: lavoro ancora sul punto 5 e poi sul punto 1
      Quinto risultato: mi sento spesso felice

      Questo è solo un esempio ma prova a sostituire il mio esempio con la tua realtà. Poi procedi allo stesso modo. Se sbagli, tenta un’altra volta. Se sbagli ancora, tenta ancora. Cambia le tue tappe, aggiustale, riscrivile, riadattale. Poi prova ancora. Una per volta. Sulla strada si materializzerano magicamente delle persone che crederanno in te e ti aiuteranno. E tu vedrai le cose con occhi diversi.

      Caro Rasputin,
      ci tengo molto a dirti che non ho genitori in pensione, né ricchi, né vivi, né che mi hanno lasciato eredità. Ci tengo a dirti che non ho un lavoro fisso (anche se bellissimo e che ho scelto) ma molto ma molto precario. Ci tengo a dirti che non ho mariti che mi mantengano né beni al sole di alcun tipo.

      Se non vivessi anche di sogni non riuscirei a fare le cose che faccio.

  4. Conosco questo fumetto (un po’ idealista, eh, però illuminante) da quando era ancora in inglese. Diciamo che l’autore ha dato retta a ciò che gli diceva il cuore, c’ha creduto e ce l’ha fatta…ma ha avuto anche un bel po’ di fortuna. Di questi tempi dove la cultura tecnica sembre essere l’unica degna di attenzione da parte dell’oligarchia economica e materialista, chi si sente portato per altro è destinato sì e no a fare il pubblicitario o in generale la foglia di fico del turismo (non nego sia importante, il turismo, ma se solo se ne capissero le ricchezze in termini di bellezza oltre che in termini di profitto!)

  5. Non sono tra i destinatari del post perché non sono più così giovane. Eppure questo vale anche quando si è più grandi. Anzi, soprattutto. Perché quando si è già grandi si pensa che ormai non si possa tornare indietro e che ormai questo e ormai quello.
    C’è sempre, invece, la possibilità, anche a 100 anni, di farsi quella domanda e di provare ad agire di conseguenza.
    L’errore, spesso, è di pensare nella logica del tutto o niente. O subito o niente, o bene o niente. E invece a qualunque età si può cambiare direzione. Già iniziare facendosi quella domanda è moltissimo.

    Un altro errore è: non ho un progetto, non c’è niente davvero che mi piaccia fare. Ma c’è sempre qualcosa che ci piace fare solo che non siamo più abituati a guardarci dentro davvero. E spesso le nostre passioni e i nostri veri desideri non ce li ricordiamo più.

    E’ un progetto anche quello di capire che non sei felice così come vivi e che ci potrebbe essere un altro modo anche se non sai quale. Non è necessario pensare per grandi sistemi. Bastano piccole cose e una per volta. Tipo: vorrei vivere con più tempo o vorrei vivere meno di fretta. Vorrei fare qualcosa con le mani. Vorrei provare a esprimere quello che ho dentro scrivendo… Vorrei vivere in modo più sano…Sono solo esempi. Piccolissimi semi di grandissimi progetti.

    🙂

    • Sottoscrivo (non solo a parole…) dalla prima all’ultima riga!
      Pensavo ai bambini, perché sono i protagonisti del fumetto. Ma chi può veramente capirne la portata, è vero, sono soprattutto gli adulti. Ciao.

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