L’orto sinergico

Ho il piacere di ospitare la nostra lettrice Marìca, che ci racconta – quasi come fosse un diario – le emozioni e le testimonianze emerse nel corso della realizzazione del suo orto sinergico. Grazie, Marìca!

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L’orto sinergico non è solo un orto. Entrare in un orto sinergico è come entrare in un’università. Quella della Natura che insegna e dell’uomo che osserva, pensa e impara.

L’orto sinergico è un piccolo pianeta Terra dove l’uomo è ancora un ospite ai primordi, dove vive ancora in simbiosi con Lei, dove si muove a passi felpati, non rompe, non sradica, non ara, non vanga, non diserba, non crea deserti di terra nuda tra una pianta e l’altra. E’ un luogo in cui l’uomo non disturba e dove non fa altro che assecondare, porgere, dare spazio e ascolto a quello che le piante naturalmente desiderano.

L’orto sinergico non è altro che un desiderio di recuperare le lezioni perse che la Natura ci ha dato per migliaia di anni e che noi non abbiamo ascoltato…

L’orto sinergico è una lezione di umiltà all’uomo orgoglioso che pensa di insegnare qualcosa alla Terra e che pensa di sapere cosa vuole o di cosa ha bisogno. La Terra non ha bisogno della prepotenza né della forza, la Terra si nutre di se stessa così come la Natura madre ha disposto per tutti gli esseri viventi.

L’orto sinergico è una scuola dove si impara la generosità, il mutuo aiuto, la cooperazione tra esseri viventi nel rispetto assoluto di tutti: siano essi erbe spontanee, insetti, piante da frutto, animali della terra e dell’aria.

L’orto sinergico è una scuola di pazienza, di stupore e di armonia dove si recupera il senso della gratitudine per chi gratuitamente ti dà nutrimento e vita.

 

Perché la spirale

Guardate le lumache, le conchiglie, i serpenti arrotolati, i gorghi dell’acqua nei fiumi e nel mare, i tronchi degli alberi, le trombe d’aria e i tornado. Tutti hanno la forma di una spirale.

La spirale è bellissima da guardare, cattura lo sguardo. E’ simbolo di nascita e crescita, cammino e sviluppo, di espansione da un nucleo centrale verso l’esterno. Fa venire in mente l’origine, il centro, la direzione, il progresso, l’infinito, la rinascita.

Ho deciso di dare questa forma al mio orto sinergico perché mi piaceva e perché i simboli che ricorda sono positivi e mi fanno venire in mente la nascita e lo sviluppo della vita.

Così ho cominciato.

La fatica: la terra è pesante, corposa, intensa, resistente e soffice nello stesso momento. Creare una spirale mi ha costretto ad entrarci dentro, ad essere parte anch’io di quella forma. Mi ci riconosco e mi piace. Sbaglio le proporzioni, poi ritento, spalo, trasporto, scavo e riscavo ancora, aggiusto. Ho fatto un progetto su carta che non guardo. Mi sento ispirata. E’ un po’ come se le mani sapessero quello che devono fare e la terra è gentile, aiuta.

La pioggia: sono tornata dopo giorni di pioggia a vedere il mio lavoro lavato via. C’era ancora. Resistente e decisa, la mia spirale è rimasta dov’era. Ho pensato che la pioggia fosse stata gentile e la terra piuttosto generosa.

La logica: la spirale deve avere un respiro, un passaggio, un’interruzione che riprende subito, quasi una pausa. Sbaglio a non creare subito i passaggi. Avrei dovuto farli prima. Imparo, però. I cerchi esterni sono più facili.

Il riposo: “Siediti e osserva”, diceva Fukuoka. L’orto sinergico è bello già dalla sua nascita. C’è qualcosa, penso mentre mi riposo, di magico. Qualcosa, forse che ci riconnette al centro, al nucleo, alla Terra e in fin dei conti a noi stessi.

 

Come la pioggia

In natura l’acqua arriva goccia a goccia. L’acqua accarezza, viaggia dove c’è bisogno. E’ talmente preziosa che la terra la trattiene al massimo, la cura, non la lascia disperdere o evaporare.

Ragiono, quasi alla fine dei miei bancali, sull’irrigazione. Mi perdo un po’. Vado in giro, consulto degli amici che ne sanno più di me ma che davanti all’orto sinergico indietreggiano un po’ spaventati. Non mi è difficile capire come irrigare un orto tradizionale. Guardo gli orti adiacenti al mio e imparo molto. Non mi basta, però. Ho bisogno di qualcosa di diverso.

Consulto il consultabile su Internet ma c’è poco sulle mie spirali da irrigare. Così inizio a disegnare, consultarmi, visitare punti vendita specializzati.

Sono perplessa sulla flessibilità dei tubi, sui raccordi, sui fori, sul calore per piegare la gomma. Cerco di ragionare e di arrivare. Inizio a calcolare, misurare, entro nella spirale.

Capisco che i metri di lunghezza di ogni bancale devono essere moltiplicati per due. Dallo studio che avevo fatto prima di iniziare so che i tubi vanno posizionati a circa 10 centimetri all’interno della parte piana del bancale. Devo trovarli forati e farli partire da un tubo madre. Fin qui mi è chiaro.

Penso al potere e al valore di una sola goccia d’acqua e al rispetto che dobbiamo averne. L’orto sinergico ha bisogno di pochissimo, il necessario: gocce, non annaffiature.

L’orto non è ancora in funzione ma le sue lezioni sono già iniziate.

Marìka

SeparatoreQualche foto, infine:

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6 risposte a “L’orto sinergico

  1. Ciao
    Dopo un primo anno molto deludente perche’ ho impiantato il mio orto su un terreno super sfruttato per decenni da un’ agricoltura intensiva, mi sto preparando per il secondo anno con molte speranze.

  2. E’ qualcosa di molto umile, molto naturale, poco vistoso. E va avanti a scarsa resa ma da sé. Segnalo che c’è anche a Padova, al piccolo Parco Energia Rinnovabile cittadino che ho scoperto da poco. Si chiama “Fenice” ed è ad Isola di Terranegra, accessibile dal lungargine. L’ho scoperto da poco e sono felice che anche vicino a me si facciano queste esperienze.

    • In realtà anche la scarsa resa è solo un punto di vista. A me piace molto l’idea del poco ma buono in ogni caso ma ho visto degli orti sinergici rigogliosissimi e molto produttivi dopo il primo anno. La grande resa degli orti tradizionali spesso è dovuta all’uso massiccio di concimi, diserbanti, insetticidi, aiutini chimici di ogni genere. E cioè si tratta di forzare, spingere, stressare la terra, le piante, i tempi, la natura stessa. L’effetto è quello dell’abbondanza e della grandezza delle dimensioni e quindi un effetto vistoso ma in realtà si crea uno squilibrio.

      E’ molto bello, Marco, che in giro per l’Italia si vedano queste cose…

  3. Sapessi che bello Flavio sapere che ci sono tante persone che, sì, si rendono conto di questa magia, come dici… Una volta scoperta è una specie di calamita sulla via del ritorno all’origine…:-)

  4. Cara Marica, ti capisco benissimo. Le ore migliori di questi giorni le trascorro preparando il terreno accudendo i semi che germogliano, guardano la natura che agisce con i suoi tempi. E’ bello sapere di non essere soli in questa magia.

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