Kaos

Orto fine aprile 008Siamo abituati a un solo concetto di ciò che è ordine. E’ ordinato ciò che è separato, raggruppato per categorie e per insiemi, per gruppi uguali, messo in file, parcellizzato, con distanze precise e ripetute. Pari, uguale, tutto della stessa altezza e dimensione. Meglio se nell’ordine regna la pulizia: la pulizia dà sicurezza, protezione, serenità.

Pulito è ordinato e ordinato è pulito. Tutto sotto controllo. So dov’è ogni cosa: un posto per ogni cosa e ogni cosa per il suo posto, si dice.

Siamo abituati a questo. Ne abbiamo bisogno qualche volta. Nessuno escluso.

L’orto sinergico mi sta insegnando un altro modo di guardare. Faccio fatica. Lo confronto con l’orto dei vicini che è bellissimo, perfetto, sembra un asse cartesiano. E’ ordinato, pulito. Riconosco tutto a prima vista. Saprei dove trovare tutto in un attimo.

E’ uno straordinario rimedio all’ansia.

Nel mio orto regna indisturbato il caos già dalla sua nascita. Caos per come lo vedo ancora io. So che presto mi abituerò a questo nuovo sistema. Deve essere così perché sento che lo riconosco. Come se lo conoscessi già. Lo guardo e penso a Platone. Mi viene da sorridere pensando a questo collegamento. Eppure la filosofia c’entra con l’orto sinergico.

Il caos: le piante sono consociate, vicine l’una all’altra con il loro spazio necessario. Una aiuta l’altra. E pensare che sono diverse. Quella che cresce fa ombra a quella che ancora non è pronta per il sole pieno. Quella che nasce è cullata dalla paglia e dalle altre piante vicine. Quella che muore non lo fa inutilmente e nutrirà di se stessa il seme che germoglierà vicino a lei. La stessa pianta esiste nei suoi diversi stadi di crescita: piccola, grande, matura, anziana, polvere che si dissolve nella terra in cui è nata. Così, semplicemente, senza drammi. Quando è il suo turno lo farà senza dispiacersi troppo. Forse perché sa che continuerà ad esistere nella terra sotto di lei. Cambierà solo forma quando rinascerà.

Forse le piante hanno una conoscenza che noi abbiamo perso. Come se fossero in possesso di un segreto che noi abbiamo dimenticato. E questo segreto è nella terra.

orto 6 aprile 2014 004Il caos 2: non so più dove ho piantato il melone. O meglio lo so ma proprio lì sono venuti fuori dei germogli. E non possono essere solo del melone. C’è dell’erba spontanea che sembra proprio godersi il sole. Non voglio toglierla da lì. Non dà alcun fastidio.

La calendula come mai non è venuta fuori? Ne ho messa diversa. In quale punto esattamente? Ho lasciato dei piccoli spazi intorno ai semi interrati ma ha piovuto, la paglia si è abbassata, spostata. Ecco fatto, non ho il controllo del mio orto. E ci sarà lo spazio per le carote come avevo previsto? E se i semi non germogliassero?

Io e lui: me ne sono innamorata a prima vista. Un po’ come quando incontri l’uomo che ti cambierà la vita. Te ne innamori senza sapere davvero perché. Sai solo che l’hai riconosciuto, che ce l’avevi già dentro prima di vederlo, che c’era già. Così fai un salto e ti butti. E tutto ti sembra normale anche se non lo conosci.

Siamo soli, io e lui. Sempre da soli. Lo conosco in ogni dettaglio e non so niente di lui nello stesso momento. Ho poco controllo. Decido di lasciar perdere il controllo e di lasciarmelo conoscere. Sto imparando tantissimo.

Non so niente, sbaglio e rifaccio, mi sento un po’ sfidata. Non capisco se da lui o da me stessa.

Oggi ho individuato le foglie delle calendule. Dei pomodori e dei piselli. Così, all’improvviso, uscivano dalla paglia. Mi sorprendono e la cosa mi emoziona. Intorno a me inizia a delinearsi l’ordine perfetto e la logica del caos. Comincia a sembrarmi naturale. E mi piace sempre di più.

Aspetto sorprese…

9 risposte a “Kaos

  1. Ordine adattivo. Il fatto al di là dei nostri schemi mentali. Perché la geometria non è nella natura ma nella nostra mente. Perché il nostro cervello ama sé stesso, ama modellare, campionare, discretizzare, sovrapporre un’impalcatura lineare a ciò che è troppo organico per essere ricreabile. Eppure un progetto seminale c’è, ridiscusso ogni istante, enormemente superiore a quello che farebbe chi guarda alla natura come ad una parata militare
    PS: Però mi piaceva di più la vecchia grafica. Più tonda, più calda (ok, meno funzionale e con meno colpo d’occhio ma veicolava meglio una certa atmosfera, un certo aspetto simbolico)

    • Concordo sulle maggiori “rotondità” della vecchia grafica (infatti, un po’ mi dispiace averla abbandonata). Ma c’erano due aspetti che sinceramente non sopportavo più: quell’orribile sfondo di carta stropicciata nelle mie risposte ai commenti e, soprattutto adesso che a scrivere siamo in più di uno, l’impossibilità di avere una panoramica di tutti i post nella homepage: in questo modo, tutto è ben visibile e accessibile. Il calore continueremo a mettercelo noi! 😉 Ciao.

    • Ti assicuro, Marco, che matematica e geometria sono elementi fondamentali in ogni forma naturale, di qualsiasi “regno” si voglia parlare. Pensa alla sezione aurea e alla struttura geometrica di molti vegetali: dare un’occhiata a un’ortica, potrebbe riservare notevoli sorprese.

      Chiaro che poi quello che scrivi (sulla maledetta mania tutta umana di etichettare, catalogare, sistemizzare qualunque cosa, almeno dal Positivismo in avanti), è verissimo… E lì bisogna avere la forza di abbandonare questi modelli: “pensando alto”, appunto.

  2. Non per romperti le uova nel paniere, ma mi piace ricordare che le piante sanno usare benissimo l’ombra, anche per impedire la crescita di vegetali concorrenti… E scrivo questo solo perché non ci si faccia prendere troppo dall’entusiasmo, dimenticando che siamo tutti in lotta per la vita.

    Passando a un discorso forse più profondo, alla fin fine “caos” e “ordine” sono solo nostre etichette, che ci sforziamo di usare per ordinare le cose nel nostro universo 3D. Potremmo tranquillamente farne a meno.

    Leggevo pochi giorni fa, in altro sito web, una spiegazione delle capacità di calcolo “miracolose” degli autistici; semplicemente, gli autistici non calcolano: sanno decifrare – per strade diverse da quelle che la logica della mente “normale” ci offre – la soluzione di un problema matematico, nel mezzo di quello che – sempre per la mente “normale” – sarebbe solo un caos di numeri o concetti matematici.

    • Ciao Alberto,
      io invece l’entusiasmo ce l’ho. Farsi prendere dall’entusiasmo la considero la miglior benedizione che mai ci possa capitare nella vita. E’ l’entusiasmo che ci permette di credere, di creare, di sognare, di sfidare, di fare cose che non faremmo mai se non ne avessimo almeno un po’.
      Tornando alle nostre piante, considerarle come capaci di uccidere, vampirizzare, sfruttare, (come dicevi anche nell’altro post) lo considero fuorviante e ti spiego il perché.

      Sono concetti umani. Con umani voglio dire culturali. E con culturali voglio dire della nostra cultura specifica. In natura non funziona così. Tutto si tiene in equilibrio. Tutto avviene per una ragione. Se quella pianta all’ombra non nascerà è facile che sia per una ragione ben precisa: forse le piante di quella specie sono troppe, forse non ci sono insetti in quella zona che ne potrebbero beneficiare, forse nuocerebbe ad altre piante vicine, forse altre mille ragioni. La natura non fa del male a se stessa.

      Voglio dire che non esiste una pianta “cattiva”, che fa solo il suo interesse, che pensa solo a se stessa e che vuole distruggere tutto quello che c’è per averne un vantaggio. Questo in natura, grazie alla biodiversità, non le sarebbe permesso. E, se mai, questi, sono comportamenti umani, in alcune condizioni. Se quella pianta si comporta così è per una ragione comune, prevista, per un bene non solo immediato e suo ma che rientra in un progetto di sistema che si tiene.

      Fare del male per fare del male non appartiene agli animali né alle piante. Appartiene all’uomo da quando si è civilizzato. Quanto più si allontana dalla natura. Uccidere per uccidere, approfittare per approfittare, violare per piacere, distruggere per distruggere non appartengono alla natura lasciata libera ma solo a quella considerata imperfetta e quindi modificata dall’uomo.

      Per quanto riguarda invece, nello specifico, l’orto sinergico: è anch’esso un tipo di agricoltura in cui l’intervento dell’uomo c’è. Certo che c’è. E’ anche quello un modo di indirizzare la natura a favore dei nostri bisogni. Solo che si cerca di farlo senza distruggerla e senza violentarla. Solo osservandola e cooperando con lei.

      E’ chiaro che in natura ci sono piante concorrenti come dici. E allora nel mio orto non le metterò vicine ma lontane. E metterò vicino ai miei pomodori del basilico e del sedano che invece ci vanno d’accordo. Metterò dei bellissimi nasturzi che tengono lontani insetti che lo rovinerebbero. I quali insetti andranno da un’altra parte dove invece non daranno fastidio.

      L’ombra nell’orto sinergico non è un’arma di distruzione ma viene usata per le piantine che ne hanno bisogno quando sono in crescita e hanno bisogno di stare vicine a una pianta più grande.

      E ‘chiaro che anche questo è un intervento umano ma è molto meno impattante rispetto a una monocoltura o all’uso di pesticidi.

      Riguardo a “siamo tutti in lotta per la vita”, la mia visione è un po’ diversa. Esiste un altro modo di vivere oltre alla competizione: la cooperazione. E funziona non solo in natura ma anche tra gli uomini. Ed è bello, assolutamente conveniente, ci permettere di vivere e di vivere bene. Addirittura di essere più felici.

      • Nessuna intenzione di distinguere fra piante “buone” e “cattive”; solo voglia di far riflettere sulla competizione per la vita (che c’è in qualsiasi ambiente naturale; e che non è – appunto – né buona, né cattiva) e sui suoi meccanismi.

  3. Già, è vero. Se entri nell’orto sai che ci sarà un altro tempo. Un tempo che non si perde ma che è e basta. Chi entra in questo sistema nuovo e antico allo stesso tempo ha la sensazione di conoscerlo da sempre. All’improvviso. E del resto ne siamo parte anche noi. Solo che lo abbiamo dimenticato… E ci sembra di recuperare, proprio lì, il nostro ritmo naturale, semplice, biologico dove per la fretta non c’è posto.

  4. E vorrei, se posso, aggiungere anche che il caos e i ritmi della naturta e..dell’orto, ci insegnano, a noi umani,ormai assuefatti all’idea che “se no si perde tempo”, che la Madre, la Natura, ha ben altre preoccupazioni e che, al contrario, la fretta, non è affatto qualcosa di essenziale.

    Lavorare nell’orto ed ALL’orto fa riflettere, lascia il tempo di fare e allo stesso tempo, permette alla mente di svolgere il suo ruole, oltre a distenderti, ti aiuta a trovare idee, a trovare soluzioni, ed anche a stare bene. E’ Vita!

    Quello che appare come confusione, (ma che tale non è affatto) è solo un modo diverso di esistere, e forse molto più congegnale, ….forse…anche all’uomo…

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