La lezione delle Europee

Le cose che mi hanno colpito delle ultime elezioni Europee sono state due:

1) Il divario fra il PD e il Movimento 5 Stelle (avevo immaginato che potesse stargli davanti: ma di qualche punto, non di quasi venti).

2) La discrepanza fra i voti ottenuti dalla lista presentata dal Movimento alle Europee e quelle presentate a livello locale: per esempio quella del Comune alla quale ho dato una mano a livello di stesura del programma, ha perso – nei confronti di quella presentata alle Europee – quasi la metà dei consensi; col risultato che si è passati dalla sperata attribuzione di almeno un paio di consiglieri, a zero.

Gulp!

Per il primo fatto, la mia spiegazione è molto semplice: la gente si identifica ormai nei personaggi e non nelle proposte politiche, ed erano rimasti in campo solo due “grandi comunicatori”: Renzi e Grillo, col primo che si rivolgeva principalmente agli irresponsabili desiderosi di delegare, a cui prometteva una manciata di euro subito; il secondo a chi era disposto a rischiare, assumendosi le proprie responsabilità. Grillo ha fatto in pratica il pieno, perché pensare che più del 25% del popolo italiano sia disposto a ciò, significa esser fuori dal mondo; messo fuori gioco Berlusconi, Renzi ha ramazzato su chi, tra quelli che ancora avevano voglia di votare, era facilmente suggestionabile da facili promesse.

Per il secondo, ho dovuto faticare un po’ per rispondermi: e sono arrivato alla conclusione, che non sono state rifiutate le proposte e le soluzioni prospettate dal M5S, ma più semplicemente il concetto di democrazia diretta; beninteso, era prerogativa dell’elettorato il poterlo fare: ma in sostanza, di fronte a una forza politica che ha affermato – pur con parecchi limiti – “Vieni con noi, che proviamo a insegnarti come prenderti le tue responsabilità, almeno per quanto riguarda i problemi della tuo Comune”, i cittadini hanno scelto di rifiutare, compiendo di fatto un suicidio politico.

Le conseguenze di ciò son tutte da calcolare e non solo sul piano di ciò che accadrà a livello locale; nei Comuni è fin troppo facile immaginare, che la qualità della vita continuerà ad andare in rovina, con gli amministratori che offriranno solo palliativi: utili per consentire da un lato alla gente di annaspare in questa crisi, augurandosi che finisca presto e senza altre conseguenze (e dando nel contempo la colpa di questa situazione ad altri, che non a se stessi); dall’altro utili a mantenere guadagni e privilegi a loro e a coloro dai quali essi dipendono.

Penguins talking

Di fronte a questo scenario, il M5S locale dovrà impegnarsi anima e corpo per sostenere anche quell’unico consigliere comunale, dove sia riuscito ad ottenerlo: come l’esperienza di questi ultimi due anni ha insegnato (e com’era prevedibile), egli si troverà da solo quasi contro tutti. Più complessa la scelta da fare quando non si sono ottenuti consiglieri; e soprattutto dove – oltre a ciò – il divario fra il Movimento e i Partiti sia stato notevole. Ipotizzo tre possibilità:

  • la resa (che implica per chi si era candidato o posto come attivista, il pensare al proprio personale futuro magari anche da solo);
  • continuare la propria presenza sul territorio, nella speranza che di fronte allo sfascio venturo, un numero sufficiente di coscienze si risvegli;
  • mantenere lo stesso la responsabilità nei confronti di chi li abbia votati, insegnando loro altre strade di solidarietà al di fuori della logica di questa democrazia (?) rappresentativa.

Scelte difficili da portare avanti in tutti e tre i casi: perché spiegare a chi ha deciso una volta di più per il rifiuto delle proprie responsabilità, che esistono altre strade, è lavoro improbo e spesso votato all’insuccesso. Secoli e secoli fa, sarebbe stato tutto molto più semplice: la parte politicamente sconfitta avrebbe fatto i bagagli, lasciato più o meno amichevolmente la sua città e se ne sarebbe andata a fondare una colonia, dove vivere secondo le proprie convinzioni. Ma secoli e secoli fa i popoli erano più civili, perché dotati di quelle qualità che all’italiano medio latitano: autostima e senso di responsabilità; qualità più che sufficienti per tirare avanti in qualsiasi circostanza.

penguins

Alberto Rizzi 

Una risposta a “La lezione delle Europee

  1. Ottime considerazioni, Alberto.
    Aggiungo solo un piccolissimo dettaglio. Eh, già: proprio un… dettaglio!
    Chi si augura che questa crisi “finisca presto e senza altre conseguenze” rappresenta la vera variabile strategica dell’intera questione. Questa crisi, infatti, non è passeggera: è sistemica. E il riuscire invece a farla percepire come passeggera è il reale obiettivo elettorale, politico ed economico che in tanti si affannano ad inseguire.
    Vedrete quali trionfalismi saremo infatti costretti a celebrare, quando verranno recepite le modifiche imposte da Eurostat al calcolo del PIL, e il termometro ufficiale del benessere tornerà quindi a segnare un +2%! Modifiche che – ricordo a chi non lo sapesse – prevedono di contabilizzare una stima del giro d’affari legato a prostituzione, traffico di stupefacenti e contrabbando. Tutte grandezze ovviamente necessarie a quel modello di Crescita e Sviluppo che tanto ci sbattiamo per tenere in vita…

    Non a caso, infatti, lo scaltrissimo Renzi ha prontamente introdotto il tema dei “gufi”, ridicolizzando – in perfetto stile manageriale – tutti quegli impenitenti uccelli del malaugurio che, denunciando tutto ciò che non va (anche combattendo contro lo strapotere mediatico, come fa il “piccolo” LLHT), vengono poi tacciati di catastrofismo. L’importante è invece arringare le folle, sostenendo che chi vede problemi è solo un visionario. Esattamente come fecero suonare l’orchestrina sul Titanic, fino al momento di fuggire sulle scialuppe.

    Purtroppo per questi menestrelli di regime, però, ripeto: questa volta la crisi è sistemica. Il modello neoliberista ha smesso di funzionare. Il giochino si è rotto. Fatevene una ragione, una buona volta: nuove soluzioni consortili stanno emergendo, fondate sulla mutualità, sulla reciprocità, su un termine che vi è sconosciuto: condivisione. La sharing-economy è già in mezzo a voi, politici ed imprenditori del secolo scorso! Accettatelo, una buona volta: sarà meglio per tutti, quando quelli che (per adesso) siete riusciti a convincere con 80 Euro, si accorgeranno che era solo un bluff.

    Come dico sempre, l’unico modo per uscire da questa Crisi, paradossalmente, è… accelerarla.

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