E’ innocuo… è naturale

Fagioli

Questa mattina ero nella mia “foresta” sinergica. C’era una pioggia leggera, poi il sole, poi di nuovo la pioggia. Pochi insetti coraggiosi in giro. Gli altri prudenti al riparo.

Ero intenta nelle mie cose quando ascolto una conversazione. Erano dei miei vicini di orto. Non li conoscevo perché sono qualche orto più in là ma questa mattina l’aria sembrava rarefatta, gli orti più silenziosi del solito e così ho ascoltato.

Ero giù, seduta dentro la spirale a cercare accordi con le erbe spontanee, a creare spazi, coprire, liberare. Mi arrivava, quindi, solo la loro voce.

Dai miei vicini posso solo imparare. Ne sanno tutti più di me. E mi piace ascoltarli anche se spesso faccio di testa mia e mi piace sperimentare. Seguo il mio istinto ma la conoscenza e l’esperienza di molte di queste persone appassionate è notevole.

La voce dell’uomo mi piaceva. Un uomo giovane, marcato accento romano di quelli veri. Un uomo più grande, voce profonda e battuta pronta. Una donna e qualcun altro che non distinguevo.

L’uomo giovane ne sa un bel po’. Sembra appassionato, parla con cognizione di causa sul quando, sul perché e sul percome, sul raccolto, su che cosa. Sembra disponibile alla condivisione. Riemergo dal “sottobosco” con un po’ di fatica con le erbe in mano. Mi volto istintivamente verso quelle voci. Adesso li vedo.

Parla lui, lo vedo bene. E’ giovane come lo immaginavo, con la faccia aperta e di quelli che devono avere le mani esperte. Mi piace anche quello che dice e ci rifletto bene.

Chiede a qualcuno se ha I cavoli. Il qualcuno risponde di sì.

Se hai I cavoli allora avrai problemi con la cavolaia. Ho un prodotto veramente ottimo. I bruchi schiattano tutti. Li stermina tutti. Muoiono tutti. Sì, ma è naturale, eh? E’ innocuo. E’ naturale. E’ innocuo. E’ naturale.

Rimango in sospeso. C’è un tale contrasto tra come mi appare questo ragazzo e quello che gli sento dire che rimango ferma, in piedi, interdetta. Inizio a pensare a quante volte usiamo la parola “naturale” attribuendole un significato tutto nostro, parziale, limitato.

Ma non è solo quello. Sono quei verbi: schiattare, sterminare, morire. Perché c’è un sostrato di piacere, di soddisfazione, di liberazione dall’altro in modo violento in quelle parole. Perché ancora siamo lontani anni luce dalla nostra sorgente, dal superare quella separazione tra noi e la natura che non è altro che una separazione tra noi stessi e ancora noi stessi. Perché non è ancora così chiaro che siamo ospiti della terra in cui viviamo, che non è nostra per possederla e per avere giudizio di vita e di morte, ma solo per averne I mezzi per vivere. Come tutti, come le farfalle, come I bruchi, come tutti gli insetti.

Perché non è chiaro che naturale per noi (da verificare) può significare letale per qualcun altro. Perché non abbiamo ancora pensato che uccidere un animale dell’orto in modo seriale, scientifico e intenzionale significa alterare un equilibrio delicato e pieno di senso. Se avveleniamo gli afidi invece di lasciar fare I coleotteri, saranno anche I coleotteri a morire e anche I ragni che si nutriranno di loro, e così cambiamo un sistema che è legato a sua volta ad altri sistemi e ad altri equilibri.

Perché è difficile capire che siamo simili ai bruchi. Che condividiamo con loro più di quanto pensiamo. Che hanno lo stesso diritto di nutrirsi e di vivere liberi. Perché possiamo allontanarli, possiamo cercare di capire come fare per farli andare altrove (o almeno provarci), possiamo usare altri sistemi, informarci di più, conoscere meglio, avere l’umiltà di accettare che quest’anno la nostra pianta preferita dobbiamo condividerla. Eppure ce n’è per tutti. L’insalata del nostro orto possiamo regalarla, le zucchine non sappiamo più come prepararle e possiamo distribuirle a piene mani, I cetrioli continuano ad uscire, I fagiolini sono più di quelli che possiamo mangiare.

Ma non possiamo accettare di condividere una pianta di cavolo senza attivarci con armi di distruzione di massa, attacchi a tappeto e sacro disprezzo del nemico.

Lì sotto stamattina, a pochi centimetri dal mio naso, tra l’erba, la paglia e I frutti nascosti c’era un universo intero, pieno di vita, indisturbato. Tutto intorno a me.

 

8 risposte a “E’ innocuo… è naturale

  1. Ciao Marica,
    bellissimo post.
    Buffamente proprio ieri mi sentivo in colpa per aver trasgredito il mio credo “bio – naturale – rispettoso”.
    Non ho un orto purtroppo, vivo in città in un bilocale che affitto arredato, finchè potrò permettermelo visto che non lavoro da oltre un anno, coltivo nei vasi sul balcone e lo faccio più per passione e divertimento che altro, pensando anche alle api che qui a Torino ronzano sui tetti grazie ad una bella iniziativa di un giovane fanciullo e pare stiano meglio che in campagna, coi miei vasi spero/tento di offrirgli un po’ di cibo, alle api, per me non ne ricavo nulla se non appunto il divertimento e la gioia, insomma molto di più di quanto si ricava da uno stipendio :))
    Allora, dirai tu, perché il tuo post mi fa sentire in colpa?
    Blatte… Gli scarafaggi…. Fratelli per così dire di Gregor Samsa….
    Non si cibano delle mie verdure, ma complice questo clima fatto di sbalzi di temperatura sono entrati in casa e vorrebbero condividere la cucina… Oddio, a dire il vero vorrebbero popolarla e diventarne i padroni… Ed io davanti agli scarafaggi cedo. Dimentico tutta la passione, l’impegno, la fede e… lo ammetto userei anche il napalm….
    Ecco, l’ho detto, e cara Marica, ho già cercato ma se hai suggerimenti più… meno drastici e draconiani da darmi sul come convincere i vari gregor samsa a stare lontano dalla mia casa, ne sarò felice. Ci sopravviveranno, lo so, e a ragione, hanno una struttura sociale incredibile, sono astuti, da una parte quasi li stimo per come vivono e sopravvivono. Però, ecco, visto che ci sopravviveranno, gentilmente, finché sono viva possono stare fuori casa???
    Cristina
    P.s. i vostri post sono tutti splendidi, ma io ho solo il profilo linkedin ed è l’unico su cui non è possibile linkarli…Peccato, che se no avrei già pubblicizzato ad oltranza…

    • Beh, Cristina, mi fai venire in mente che nella casa in cui vivevo qualche anno fa gli scarafaggi non solo avevano colonizzato la casa ma addirittura tutto il palazzo! Forse dipese dagli scavi per i lavori della metropolitana che erano cominciati da qualche mese proprio lì sotto. Di fatto, con gli altri inquilini non ci fu altra soluzione dopo tutti i tentativi possibili: chiamare la disinfestazione. E funzionò.

      Nel caso dell’orto, però, è un po’ diverso. Quella è la casa degli animali che ci vivono. Nel caso in questione si trattava di bruchi in campagna e non nelle nostre dispense a far man bassa delle nostre provviste.

      I bruchi, poi, diventano farfalle. E le farfalle contribuiscono all’impollinazione. Come le api, quindi, sono fondamentali. Ogni forma di vita lo è ma, quello che volevo dire è che qualunque azione si voglia intraprendere per difendersi, si deve farlo con consapevolezza, conoscenza e rispetto.

      Grazie e ciao! 🙂

      • Cero che l’orto è diverso. Mi aveva buffamente colpito la sincronicità fra il tuo post e la mia piccola guerra privata, guerra che comunque mi aveva causato parecchie riflessioni e fatto mettere in discussione. Quando avrò un orto sarà sinergico, e lascerò ampio spazio alle erbe “diversamente utili”. Per ora cerco di resistere salvaguardando me e la mia gatta, grazie per lo spunto di riflessione :))

        • Anch’io ho iniziato con un piccolo orto sul balcone. Era un orto verticale perché il balcone era molto piccolo. Poi sognando, sognando… 🙂
          Bella la definizione di erbe diversamente utili. E’ proprio così!

  2. Proprio nel post precedente a questo, Marìca, scrivevo che la via d’uscita “sarà, verosimilmente, un pezzo di terra su cui coltivare un paio di pomodori e qualche zucchina.” E adesso, caricando questo, riflettevo su come miglior testimonianza, subito dopo, non avrebbe potuto esserci!
    Ognuno a suo modo. Ognuno a suo modo…

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