Il mio Portogallo

Potrei spendere molte parole per Enrico Chiari, giovane laureato in giurisprudenza e “vecchio” permacultore. Ha conosciuto LLHT durante un’esperienza di Servizio Volontario Europeo in Portogallo. Mi ha subito contattato, premurandosi – non appena fosse rientrato in Italia – di tenerlo presente per beneficiare della sua disponibilità. Per offrire cioè la testimonianza diretta di quella sua esperienza rivelatrice, mettendola a disposizione di chiunque ne sappia approfittare.

Per entrare nello staff di LLHT occorre soprattutto una cosa: la congruenza (nel vivere basso e pensare alto); in altre parole: la determinazione a fare ciò che si è, indipendentemente da tutto e tutti.

Nel caso di Enrico, non ho avuto bisogno di ricordarglielo. Andrea

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IL MIO PORTOGALLO: SCOPERTA, RISVEGLIO E TRANSIZIONE INTERIORE

Pur non essendo facile trovare un inizio, comincerò da lì. Da quel tormento psicologico che mi ha assillato subito dopo l’ottenimento della laurea. Era una miscela di ansia, preoccupazione e paura, generata dalla mia totale incertezza su quale fosse il cammino giusto da intraprendere.

“Ma guarda che è normale” mi dicevano in molti, con una leggerezza senza impegno che appesantiva ancor di più il contesto. Ricevevo infatti una miriade di consigli, senza riuscire a valutarne il peso specifico. Alcuni erano sinceri e ponderati, altri invece avevano poca lucidità o erano addirittura senz’anima. In fondo, però, io non volevo credere al fatto che ci fosse necessariamente un cammino “giusto”, aderente al mio percorso di studi e adeguato alla mia condizione. E forse proprio quella piccola diffidenza eretica mi ha salvato. Per raggiungere il punto di salvezza ho dovuto fare semplicemente una cosa: scegliere, ascoltando me stesso. Non è stato per niente facile, ma l’ho fatto mettendoci convinzione, personalità, ottimismo e coraggio.

LogoHo scelto di fare un periodo di volontariato all’estero. Avevo un estremo bisogno di mettermi alla prova fuori dai confini nazionali, di parlare altre lingue, di incontrare culture a me sconosciute, di mettere le mie capacità al servizio di altri. Sono stato selezionato da un’associazione per fare un’esperienza di 9 mesi a Covilhã, in Portogallo. Non lo potevo ancora sapere, ma avevo scelto uno dei migliori progetti di volontariato della storia dell’umanità! Eh sì perché mi ha permesso di entrare in contatto con persone di grande sensibilità, apertura mentale, pace interiore, dotate di un’elevata coscienza del proprio lato spirituale e al tempo stesso determinate a cooperare attivamente. Ma soprattutto ho potuto conoscere e praticare due cose magnifiche, necessarie per un mondo più sano, senza dubbio rivoluzionarie. La Permacultura e la Transizione.

Per quel che ho capito, la Permacultura è una di quelle cose molto più facili da fare che da definire. Io ancora non so spiegare in modo esaustivo cosa sia, ma nemmeno i miei maestri lo facevano con disinvoltura quando venivano chiamati in causa. Penso inoltre che molte persone, per lavoro o nel tempo libero, svolgano delle attività sulla base di principi di permacultura. Senza nemmeno saperlo. In sostanza di cosa si tratta? Per prima cosa va detto che il termine ha due significati: 1) uno strettamente connesso al mondo agricolo (coltura permanente); 2) un altro, molto più ampio, collegato alla vita e alla natura umana (cultura permanente). Si tratta di un sistema di progettazione, organizzazione, sviluppo e conservazione di insediamenti umani, fondati sulla centralità di:

  1. natura;
  2. territorio;
  3. persone;
  4. energia;
  5. interconnessione tra elementi naturali;
  6. equa redistribuzione delle risorse.

Probabilmente ho dimenticato qualcosa e ancora una volta la spiegazione non è soddisfacente. Però questo non importa, perché la permacultura necessita di tempo, ascolto e osservazione per essere compresa. Perché qui si procede con calma.

In Portogallo, nel mio piccolo, ho rimesso a posto una porzione di terreno incolto. Dopodiché ho seminato, piantato, innaffiato. Ho seguito i cicli lunari e ho contato i giorni di pioggia. Ho studiato le proprietà delle piante, le loro caratteristiche, i loro bisogni. Ho osservato dove batteva il sole e lo spazio che lasciava all’ombra. Ho protetto le mie piante (cavoli, cipolle, piselli, ecc.) un po’ come se fossero mie figlie. Ho scoperto microclimi e microcosmi. Ho costruito una stufa a razzo. Ho realizzato del compost totalmente naturale. E molto altro.

La Transizione invece è un movimento socio-culturale, costituito da comunità locali impegnate nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico (vasta disponibilità di petrolio + logica di consumo delle risorse) a un nuovo modello sostenibile (alto livello di resilienza e cooperazione).

Fantastico! Ma come si fa? Beh io ho avuto una fortuna più unica che rara. La responsabile del mio progetto da pochi mesi aveva avviato assieme ad altre persone un gruppo locale di Transizione, chiamato Covilhã em Transição. Ho partecipato alle riunioni organizzate mensilmente, interagendo nella pianificazione di obiettivi e attività concrete, ascoltando, esprimendo le mie opinioni. Nell’arco di qualche mese abbiamo organizzato:

  • incontri per lo scambio di sementi;
  • azioni di riforestazione in zone boschive colpite da incendi;
  • lavori collettivi all’interno dei terreni dei partecipanti al gruppo (ajudadas);
  • incontri per pianificare una grande fiera volta allo scambio di oggetti e saperi;
  • rivalorizzazione artistica (pittura, murales, decorazioni) di una zona degradata della città.

foto_EnricoRitengo che quest’ultima sia stata una vera grande azione ad impatto sociale, perché la gente del luogo ha visto e apprezzato ciò che abbiamo fatto anche per loro. Non riesco ad avere cognizione di tutto ciò che ho appreso, assorbito e sviluppato durante questo progetto, anche se nella scala della crescita personale sono salito di diversi livelli. Pensandoci bene comunque, gli aspetti più importanti e meravigliosi di questo viaggio sono due.

Lì è successo quello che speravo da qui.

Lì ho imparato cose che ripeterò qui.

Enrico

8 risposte a “Il mio Portogallo

  1. Pingback: Il protagonista della mia vita - Pordenone International - Network of International People in Pordenone·

    • Sì, anche.
      Ma – per quel che ne so – sono esperienze “occasionali”: nascono cioè al di fuori delle istituzioni locali e non sono collegate ad altre realtà similari.
      Poi non è detto che queste due cose siano un guaio: visto il livello delle istituzioni in Italia, l’importante è che nascano comunque; e per i contatti con altre realtà, magari è ancora presto. O forse – riguardo a quest’ultimo punto – sono io a non esserne informato a pieno.

  2. E non vi hanno arrestati?
    Quello che avete fatto va contro l’Europa… Che in Portogallo siano più civili che qua?
    Più avanti forse sì: come saprai in Italia non mi risulta ci siano proposte del genere a livello di città, o anche solo di paesi. Forse mi sbaglio (lo spero…), ma conosco solo progetti puntiformi: ecovillaggi, co-housing; poi ci sono i gruppi che riabitano la Terra (“Elfi” in primis), ma si è sempre fuori dal contesto urbano: sia fisico che amministrativo.
    Altrove so che non è così: a livello di “ecologia profonda” e di bioregionalismo in America si muove molto, anche in quella centro-meridionale.
    Come accennai in altri commenti ad Andrea, penso che in Italia la scommessa sia ancora quella di riunire – cioè di mettere e mantenere in contatto – queste realtà: il che è ancora un momento precedente al creare una “massa critica”, che combini qualcosa in ambito urbano.
    L’incontro al P.E.R.? Vedremo: a fine Agosto i soldi saranno contati, spero di partecipare a un festival letterario in Piemonte e – sempre in quel periodo – avrò gli esami di recupero a scuola.

    • Ciao Alberto. No, non sarà a fine Agosto. Si andrà sicuramente più avanti. Ne ho accennato ai responsabili della struttura e, in ogni caso, pensavo indicativamente alla prima metà di novembre. Anticipo però fin da subito che non sarà un incontro per soli “addetti ai lavori”, ma sarà il primo, vero raduno organizzato da LLHT per stare un po’ fra noi e, guardandoci negli occhi, provare a decidere insieme come far evolvere il progetto. Anche le decisioni, come ovvio, devono essere “low”: perché… se vengono dall’alto, si tratta di direttive. E io, che vengano da me o da altri, ne ho abbastanza le palle piene! 😉 Ciao.

  3. Ciao Marica! Ti ringrazio molto per il messaggio di benvenuto. Per me è stata una piacevole sorpresa scoprire di cosa trattano i tuoi articoli. Spero che un giorno potremo incontrarci per parlare di questo e di altro…
    Un caro saluto!

  4. Ciao Enrico!
    Mi fa un grandissimo piacere conoscere qualcuno che abbia partecipato a progetti come il tuo. Come puoi aver letto qui, mi interessa moltissimo la permacultura. L’agricoltura, però, è solo una delle sue espressioni.
    Credo sia un modo nuovo e antico nello stesso momento. Una strada percorribile e giusta. Trovo sia vero quando dici che molti vivono già secondo alcuni suoi principi fondamentali senza saperlo. Forse perché, in fondo, è dentro di noi, è naturale, è semplice. Solo che essendoci allontanati dalla natura sempre di più, l’abbiamo dimenticata.

    Benvenuto in LLHT!

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