Viva la RAI

Nella vita di un italiano – lo sappiamo tutti – ci sono alcune imprese che è praticamente impossibile realizzare (in molti casi, è meglio non provarci neanche). 😉

Una di queste è certamente completare con successo l’acquisto di un biglietto ferroviario online dal sito di Trenitalia. Chi ci ha provato, e durante la prenotazione abbia malauguratamente commesso il più piccolo errore (o anche solo un’esitazione), sa sicuramente a cosa mi riferisco.

Un’altra epopea nazionale è quando, telefonando a un qualsiasi centralino o help-desk, si pretende di parlare con il fantomatico operatore. In simili casi, la “priorità acquisita” si traduce quasi sempre in una… “sordità assistita”. Assistita, come sa chi ci ha provato, da una Primavera di Vivaldi resa volutamente inascoltabile da improbabili sonorità heavy-metal che, dopo aver martoriato staffa, incudine e martello del poveretto, lo costringono puntualmente a riattaccare.

Ma l’impresa sicuramente più ostica – a detta di chiunque ci si sia cimentato – è la rimozione del proprio nome dalla lista dei nominativi a cui la RAI invia periodicamente i solleciti di pagamento del canone. Essendo il canone RAI la tassa più evasa d’Italia, è ovvio che la maggioranza schiacciante di chi non lo paga siano quelle persone che tecnicamente vengono definite “free rider”: coloro che cioè, pur possedendo un “apparecchio atto o adattabile alla ricezione del segnale radiotelevisivo”, beneficiano del “servizio” (virgolette d’obbligo) facendoselo pagare dagli utenti in regola. In questo modo, l’unica scocciatura che essi dovranno sopportare è la periodica ricezione di solleciti di pagamento (con annesso spreco di carta) e il loro smaltimento. Il metodo che la RAI adotta per ottenere l’agognato canone è notoriamente molto semplice: una guerra di nervi. Per il sollecito, la RAI si affida infatti ad insistenti ed estenuanti minacce, spingendosi in qualche caso a inviare un suo funzionario per un’ispezione in loco. Per chi non lo sapesse, sul sito dell’ADUC è da sempre disponibile una vasta documentazione (casistiche, forum, aggiornamenti, moduli prestampati…) sulle prassi da seguire per svincolarsi dall’odiato canone. In risposta a un simile dispiegamento di forze, la controffensiva della RAI è in tutto e per tutto assimilabile alla tortura cinese della goccia d’acqua: non ascoltando nessuna ragione, l’unico intento è quello di spedire a oltranza solleciti agli utenti, fino a che questi – esausti – non cominceranno a pagare, pur di mettere fine al supplizio.

Bene. Fatte queste premesse, l’obiettivo del post è celebrare trionfalmente l’impresa di quando, non avendo noi davvero la TV in casa, sono riuscito al primo tentativo a convincere di ciò la RAI. Come? Mediante una semplice lettera che custodisco gelosamente e che ogni tanto, come è accaduto di recente, esibisco orgogliosamente a qualche amico particolarmente sensibile al tema.

Eccovela (scegliete voi se farvi due ghignate o se, non avendo come noi la TV, prendere spunto per salvare qualche albero):

OGGETTO: abbonamento TV, protocollo XXX

Spett.le RAI,

avendo ricevuto il sollecito di abbonamento di cui in oggetto, vi scrivo per segnalarvi che – benché questa casistica non sia curiosamente contemplata nella vostra comunicazione – non sono in possesso di alcuna televisione, né di altro apparecchio abilitato alla ricezione del vostro segnale.

Pur consapevole che voi possiate a stento comprendere il significato delle mie parole, desidero ugualmente raccontarvi alcune cose: la mia casa è collocata in solitudine ai margini del bosco e, nelle sere estive, immersi nel più completo silenzio, si può ascoltare il canto delle cicale, accompagnato dal confortante fluire delle acque scroscianti di un ruscello, che scorre a poche decine di metri di distanza. Nelle notti invernali più limpide, invece, dalle due grandi finestre del soggiorno si può ammirare l’intero crinale appenninico, le cui nevi ricevono, dalla volta stellata che le sovrasta, un incredibile riflesso azzurro… meraviglioso!

Vi dico queste cose nella speranza che tu, che stai adesso leggendo, possa in parte comprendere che esistono al mondo “spettacoli” veri e – per qualcuno – preferibili a Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci…

Voglio infine informarvi che, dopo questa volta, non mi preoccuperò più di rispondere a vostri eventuali, nuovi solleciti (che, ne sono ahimè certo, il vostro protocollo vi obbligherà a spedirmi).

Mi limito però ad invitare un vostro funzionario a farmi visita, come e quando vorrà, per berci insieme un bicchiere di Lambrusco e verificare di persona che, a casa mia, non è nemmeno presente l’antenna. Un’unica premura, a questo proposito: nel caso un vostro ispettore accetti il mio invito durante l’inverno, vi pregherei di assicurarvi che si munisca di ciaspole, per evitare che il disgraziato sprofondi nella neve.

Cordiali saluti.

Probabilmente, il ragazzino che – messo dalla RAI a smaltire la corrispondenza – ha aperto la busta e ha letto questa roba, è scoppiato dalle risate, pensando che non fosse il caso di mandare un collega nelle grinfie di un probabile serial-killer sperduto sui monti! Ed è quindi probabile che, ancora con le lacrime agli occhi, anziché cestinare la mia lettera, l’abbia fatta scivolare nella cassetta delle pratiche da chiudere, distruggendo sicuramente la tela del povero ragno che, nei mesi, aveva eletto quella cassetta a sua dimora indisturbata…

TV spenta

10 risposte a “Viva la RAI

  1. Ho riso di gusto pensando all’addetto rai (sicuramente in stage e non pagato o pagato poco) che ha letto la tua missiva…
    Personalmente non ho la televisione da anni, proprio grazie all’aduc, che mi è stata utile per molte cose, ho seguito la “corretta” procedura per avvisare mamma rai che non le dovevo nulla. Per un po’ con cadenze regolari, circa ogni 4/6 mesi, hanno inviato letterine minatorie in cui dicevano di aver avviato procedure legali (davvero? e me lo dici con una lettera normale e non una raccomandata? in un paese in cui si perdono anche gli avvisi giudiziari??? ma dai…), poi hanno smesso, oramai è da parecchio che non li sento più.
    Mi divertivo ad aprirle e leggerle, perché non erano stampate in serie, no, erano scritte con riferimenti al caso specifico 🙂 insomma ci perdono pure tempo…
    Per trenitalia: eccomi!!! Io ho concluso felicemente e più volte l’intero iter di acquisto biglietto on-line!!! Merito un premio per esserci riuscita? Che dici, visto che non lavoro ed ho da pensare a come mantenermi, potrei mettere su dei corsi su come riuscire a fare i biglietti online con trenitalia al primo colpo, riuscire a stancare mamma rai prima che lei stanchi te, e… no, i centralini no, però sono bravissima a cassare in un nano secondo i poveri cristi dei call center… 🙂 dopo che telefonano a me li mandano dai miei ex-colleghi psicologi a riprendersi…

    • Se vuoi aprire una rubrica per difendersi efficacemente dall’oppressione delle inefficienze dei servizi pubblici, LLHT è a tua disposizione! Già il fatto di aver portato a termine l’acquisto di un biglietto sul sito di Trenitalia ti dà parecchi punti in più… 😉 Facci un pensierino: la proposta è meno ironica di quanto potrebbe apparire! Ciao

  2. ciao Andrea, ammetto che la lettera è incontestabilmente carina e avrà fatto pure riflettere chi l’ha ricevuta. Strano però che non abbiano insistito perchè per quanto ne so, anche i laptop sono “atti o adattabili alla ricezione del segnale radiotelevisivo” e con questa scusa, la RAI cerca di estorcere il maledetto canone anche a chi la TV l’ha abbandonata.

    • Da quanto ne so, è in corso da anni un dibattito irrisolto sull’inclusione di pc, laptop, tablet e (non dimentichiamolo) smartphone, nel gruppo di strumenti adattabili alla ricezione del segnale. Ma, sempre da quanto ne so, l’ultima risoluzione parlamentare in materia (che risale ad almeno un paio di anni fa) escludeva questi strumenti dall’obbligo di pagare il canone (o, per meglio dire, tassa di proprietà). Ciao.

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