Una società a 2’000 Watt

Su gentile concessione dell’amico di LLHT Marco Morosini, studioso della politica dell’energia al Politecnico federale di Zurigo, sono lieto di riportare una sintesi della strategia energetica denominata “Società a 2000 Watt“. Dal 2002, questa è il fondamento in Svizzera della politica dell’energia e del clima del Governo e del Parlamento, nonché di numerosi cantoni e città – per esempio Zurigo, Basilea e Ginevra. Questa politica mira alla riduzione, entro il 2050, dei consumi di energia primaria dagli attuali 6’000 watt ai 2’000 watt pro capite. Buona lettura. Andrea

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Italia 2050: una società a 2000 watt

Il consumo di energia attuale:

  • Per tutti gli usi energetici – non solo per l’elettricità – l’uso di energia primaria pro capite in Europa è pari a una potenza continua di 6’000 watt pro capite, cioè in un anno a circa 4,5 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio), ovvero 190 GJ o 53’000 kWh.
  • In una società a 2’000 watt, invece, l’uso d’energia primaria pro capite è di 1,5 tonnellate equivalenti di petrolio in un anno (ovvero 60 GJ o 18’000 kWh), pari a una potenza continua di 2’000 watt. Grazie all’uso delle energie rinnovabili, l’emissione di CO2-equivalenti è ridotta a meno di 1 tonnellata pro capite.
  • Ridurre da 6’000 watt a 2’000 watt l’uso di energia in Europa vuol dire riportarlo al livello degli anni ’60, pur conservando una parte del nostro standard di vita – anzi migliorandolo ulteriormente, grazie all’uso di tecnologie molto più efficienti.

primary_energy_consumption_CHIl mondo è già una società a 2000 watt, ma con grande sperequazione tra i 500 watt in Bangladesh e i 12’000 watt in USA.  Ridurre di 2/3 l’uso di energia in Italia e in Europa è la condizione per permettere ai Paesi in via di sviluppo di alzare il loro standard di vita e il loro uso d’energia, convergendo verso una società mondiale a 2’000 watt.

averageL’esempio svizzero:

L’obiettivo di una società a 2000 watt entro il 2050 è stato formulato e dimostrato tecnicamente possibile dai Politecnici federali di Zurigo e di Losanna negli anni ’90.

Dal 2002 l’obiettivo di una società a 2000 watt è il cardine della politica energetica e del clima del governo elvetico, che lo ha formulato nella sua “Strategia per uno sviluppo sostenibile 2002”.

Dal 2008 l’obiettivo di una società a 2000 watt è nella Costituzione della città di Zurigo, deciso con referendum popolare del 30.11.2008 con 76% di sì. Con il referendum del 25.11.2013 gli elettori della città di Winterthur hanno preso una  decisione simile.

Nello scorso decennio l’obiettivo di una società a 2000 watt è stato adottato dalla Società degli Ingegneri e degli Architetti (SIA), dalle città pilota Basilea, Ginevra, Zurigo, da molti cantoni e comuni svizzeri, da molte associazioni e aziende svizzere.

Applicazioni concrete:

NUOVO RIFUGIO MONTE ROSA :

MONTEROSA

A 2883 metri di quota, alle falde del ghiacciaio del Monte Rosa, sorge il rifugio avveniristico progettato dal Politecnico di Zurigo, che accoglie 130 ospiti, alimentato al 100% con energia solare.

PLANET SOLAR :

PLANET_SOLAR

Il battello fotovoltaico che ha realizzato il primo giro del mondo a energia solare è un progetto svizzero.

SOLAR IMPULSE :

solar-impulse-avion-solaire

L’aereo fotovoltaico di Bertrand Piccard, che progetta il primo giro del mondo a energia solare è concepito dal Politecnico di Losanna.

A cura e per gentile concessione di Marco Morosini (Zurigo, 17.10.2014)

(Fonte: articolo originale)

SeparatoreDalla documentazione che Marco mi ha gentilmente messo a disposizione, ritengo che sia inoltre assolutamente indispensabile estrarre una piccola “perla” dall’immenso valore energetico. Nell’ambito del dibattito sulla rimodulazione degli stili di vita, l’economista ecologico Herman Daly afferma infatti che:

Mettere l’efficienza al primo posto non porta con sè la sufficienza, perchè la rende meno necessaria.

Mettere la sufficienza* al primo posto porta alla efficienza, perché la rende più necessaria.

(*) Da intendersi anche nell’accezione di frugalità.

Indirettamente, questa affermazione fa riferimento al cosiddetto “effetto rebound (rimbalzo)”, noto anche come “paradosso di Jevons”, in base al quale l’aumento dell’efficienza energetica in singole applicazioni (microeeconomia) porta a un maggiore consumo complessivo nazionale di energia (macroeconomia), perché rende i servizi energetici più economici e quindi più usati, accessibili a un numero maggiore di utenti e fonte di risparmi monetari che poi vengono usati per acquistare ulteriori prodotti e servizi energetici. L’abbassamento dei costi dei servizi energetici è inoltre un forte stimolo per un incremento del prodotto nazionale lordo (PIL), che implica a livello macroeconomico un maggior uso di energia e di altre risorse. L’esempio classico di “effetto rebound” a livello microeconomico è quello di chi installa lampadine a basso consumo, tenendole poi accese più a lungo del necessario: in termini assoluti, a fine giornata avrà comunque consumato più energia di prima.

L’importanza della strategia per una “società a 2000 watt” risiede nella sua perfetta aderenza al messaggio stesso di questo blog: “vivere basso” è infatti l’indiscutibile precondizione per adottare quegli stili di vita che stimolino davvero la sobrietà energetica. L’arte di sapersi accontentare, il rigoroso rifiuto delle seduzioni consumistiche e – più in generale – l’emancipazione dal dogma dell’accumulo “ad ogni costo” sono i requisiti essenziali per l’avvento di una società a 2000 watt. Coraggio, allora: diamoci da fare…

Andrea

SeparatoreA chi desiderasse approfondire questi argomenti, segnaliamo questi link:

 

8 risposte a “Una società a 2’000 Watt

  1. Il mio timore è che queste tecnologie e queste soluzioni saranno applicate, solo quando le holding che ci hanno rovinato vita e ambiente, se ne saranno impadronite.

    Dall’altra parte ci sono le soluzioni “alla Marica”, cioè basate sul buon senso e sull’applicazione personale. Qui però c’è l’handicap dell’insipienza e della mancanza di dignità della gran parte degli italiani, che impedisce alla nazione di avviarsi verso una seria decrescita. Per fare un esempio al riguardo, ci sono diverse persone che mi guardano con stupore, perché a casa mia il riscaldamento non parte, se non si scende sotto i 19,5°…

    Aldilà delle soluzioni personali credo che qualsiasi esperienza di gruppo che voglia essere alternativa a questo sistema (e quindi “pilota”, per coloro i quali abbiano bisogno di esempi pratici ai quali ispirarsi), debba staccarsi quanto più possibile dalle logiche di mercato e dai trend “suggeriti” dai mass media. Butto qui un esempio a prima vista bizzarro, ma che forse farebbe riflettere: l’abbandono dell’ora legale, riguardo ai rapporti personali e di lavoro all’interno di detti gruppi.

  2. Complimenti Marica Spagnesi, per i tuoi risultati e per il tuo resoconto, che meriterebbe di essere molto divulgato.

    Caro Andrea,
    p.f. cosa intendi per “un rivelatore domestico di consumi”? Elettrici? O anche di altre energie? (fossili, legno, etc.).
    Se hai indicazioni bibliografiche su quel 15% di risparmi p.f. potresti farcele conoscere?

    GLI SMART METER FANNO RISPARMIARE ELETTRICITA’ ?
    Dal canto mio segnalo un articolo su test di efficacia degli “smart meter” in Svizzera.
    Smart meter è un contatore domestico che fornisce all’utente molti dati sui propri consumi elettrici (es. istantanei, cumulati, relativi a ogni utenza, in diversi orari).
    L’ipotesi è che “più sai, più PUOI risparmiare”. Su questa ipotesi si basa anche il nostro progetto (non implementato) “wattUknow” al Politecnico federale di Zurigo:
    wattUknow – Instant Quantitative Energy Awareness (IQEA)

    I risultati di recenti sperimentazioni in Svizzera con l’installazione di migliaia di smart meter sono stati deludenti: risparmi elettrici al massimo del 3% presso gli utenti più sensibili e inferiori o nulli presso gli altri utenti (CKW, Lucerna).
    Peraltro l’azienda elettrica pubblica del cantone di Zurigo EKZ ha deciso nel 2013 di installare smart meter in tutte le abitazioni in alcuni decenni.
    Secondo uno studio dell’Ufficio federale dell’energia (BfE) l’installazione di smart meter in tutta la Svizzera costerebbe 1 miliardo di franchi e porterebbe a un risparmio di 1,5-2,5 miliardi.
    http://www.bfe.admin.ch/energie/00588/00589/00644/index.html?lang=it&msg-id=44806
    http://www.nzz.ch/nzzas/nzz-am-sonntag/schlaue-stromzaehler-haben-kaum-spareffekt-1.18219454

    Come suggerisce la testimonianza di Marica Spagnesi, ritengo che un’analisi dettagliata dei propri consumi energetici richieda molto investimento (di tempo e/o di soldi).
    Quest’analisi è necessaria ma non sufficiente, se non accompagnata da una grande sensibilizzazione (PERCHE’ risparmiare, non solo COME risparmiare), da un intenso impegno personale, e possibilmente da una condivisione con altre persone o famiglie impegnate per lo stesso obiettivo. V. per es.: http://www.bilancidigiustizia.it

    Marco Morosini, ETH Zurigo

    • Ciao Marco,
      il mio riferimento era a un articolo che avevo letto molto tempo fa e che spiegava come la semplice installazione di strumenti di monitoraggio domestico dei consumi elettrici inducesse nell’utenza la consapevolezza necessaria ad adottare comportamenti virtuosi, che avrebbero potuto portare a risparmi anche in doppia cifra, fino appunto al 15%.
      E’ passato del tempo e non ricordo esattamente il riferimento. Lo cerco e, se lo trovo, lo riporto certamente (ma si trattava comunque di un articolo giornalistico, non di una ricerca scientifica). Ciao.

    • Non era questo l’articolo a cui mi riferivo, ma nel cercarlo mi sono imbattuto in questo documento, che – pur con tutti i limiti di una comunicazione commerciale – segmenta le tre fasi del risparmio energetico, alla prima delle quali (il monitoraggio, appunto) è ascrivibile un risparmio del 10%:
      null
      Poi, ovvio che tutto ciò non ha nulla a che vedere con le evidenze empiriche da te citate, e che (purtroppo) stabiliscono come tale limite sia molto inferiore. Ciao, Andrea

    • Ciao Marco,
      giusto per farti sapere come faccio:

      tempo impiegato per controllare i miei contatori la mattina: circa 3 secondi per aprire lo sportellino e richiuderlo. Quello del gas che è in casa e quello della luce che è all’uscita del palazzo. In tutto fanno circa 6 secondi. Se consideriamo che poi me li trascrivo (per un po’ l’ho fatto ogni singolo giorno) adesso lo faccio una volta alla settimana, dieci giorni…beh possiamo arrivare a un tempo impiegato di circa 30 secondi totali che moltiplicati per 4 volte al mese fanno due minuti. In un mese.

      Possiamo aggiungere il tempo che ci mettiamo per spegnere tutte le ciabattine di casa (5 ciabattine che i miei figli spengono al volo correndo per la casa mentre io apro la porta e chiamo l’ascensore…) beh diciamo che vanno via quei 10 secondi buoni perché litigano per chi arriva prima. Moltiplicati per un mese fanno quasi 5 minuti al mese. E siamo a 7 minuti.

      Altro investimento di tempo è stato studiare le tariffe dell’elettricità. Dopo aver confrontato, chiamato e chiesto chiarimenti su alcune voci che non mi erano chiare, ho lasciato perdere: non sapevano neanche loro cosa significassero tutte. Quindi mi sono basata sul presso più favorevole con una tariffa bioraria. Adesso faccio la lavatrice solo di sera e i nostri vestiti sono puliti come prima, uso il phon prima delle 8 di mattina o dopo le 8 di sera e siamo felici lo stesso.

      Sull’investimento economico: le mie ciabattine con interruttore sono costate 7,50 euro l’una. Che fa 37,50. L’investimento economico c’è ma è ragionevole.

      Sul gas: mi si è aperto un vero e proprio universo perché non credevo che cuocere un piatto di pasta costasse così tanto o lessare le verdure fosse un tale salasso: il contatore comincia a correre appena accendi il fornello. Quindi ho iniziato ad usare il calore residuo: porto a ebollizione (pochi minuti con poca acqua) e spengo lasciando coperto. Si cuoce tutto, lo stesso e bene, solo che ci vuole più tempo. Va bene per me, basta organizzarmi con i tempi e la cena la facciamo lo stesso.

      Ho costruito un forno solare che ho usato ma che devo perfezionare: funziona ed è gratis. Ho imparato, quando si può, a sfruttare la stessa fiamma per più pietanze: padella delle uova strapazzate sopra alla pentola dove si sta cuocendo la verdura, per fare un esempio, ecc.. Risultati uguali.

      Tengo il riscaldamento a temperatura normale e non da tropici (come facevo una volta), mi copro bene in casa, non accendo nelle giornate di sole o se la temperatura si mantiene ragionevole.

      Questo è tutto. E c’è ancora spazio per ridurre. E’ quello che posso fare: controllare, ridurre, analizzare i miei bisogni reali.

      Sembra pochissimo e invece è tantissimo.

  3. Da circa tre anni ho iniziato a prendere nota dei numeri del contatore dell’elettricità e del gas. Prima non lo facevo mai. Poi ho cominciato a interessarmene perché le bollette erano molto alte e non perché fossi interessata davvero (per la mia ignoranza, ahimé) a quello che c’è dietro il consumo di energia.

    Per tre anni, e lo faccio ancora adesso, ho annotato i numeri di inizio mese e di fine mese, controllo i numeri in una settimana e, prima di uscire, do sempre un’occhiata al consumo della giornata precedente. La cosa ha cominciato a piacermi parecchio perché mi si è aperto un universo intero.

    Ho iniziato a vedere che i consumi di gas ed elettricità erano diversi da come pensavo. Cioè pensavo che quello che facevo era assolutamente necessario e che, in caso, la colpa poteva essere della compagnia elettrica o magari di qualcuno che nottetempo, si attaccasse al mio contatore. Beh, le pensavo tutte tranne quella più semplice: di essere io a consumare un’energia che non mi serviva.

    In tre anni ho abbattuto della metà (sì, la metà) e oltre i miei consumi. E la cosa incredibile è che non rinuncio all’energia di cui ho bisogno: ci laviamo, ci scaldiamo, cuciniamo. Esattamente le cose che facevamo prima solo che lo facciamo in modo diverso.

    Basta modificare molto poco e controllare: si possono avere belle sorprese. Dalle ciabattine elettriche in tutta la casa che si spengono quando non ci siamo (si divertono a farlo i bambini prima di uscire) al cucinare con il calore residuo ogni cibo che deve essere cotto, al trovare un modo per lavarsi comodamente senza sprecare.

    E’ bello, soprattutto se ti rendi conto di cosa significa, non solo per noi ma per l’ambiente che ci circonda.

    E in questi giorni ho capito che a casa mia si può ridurre ancora perché ci sono ancora cose che si possono modificare. Siamo davvero consapevoli dell’energia di cui abbiamo davvero bisogno?

    • Tu sei un caso particolarmente virtuoso, ma è scientificamente provato che la sola installazione di un rilevatore domestico di consumi (ce ne sono in commercio di tantissimi tipi) induce, solo agevolandone il monitoraggio, risparmi che possono arrivare al 15%. Ciao, complimenti.

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