Le cose che contano

Non tutto quel che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta. (Albert Einstein) 
La legna stoccata qualche settimana fa

La legna stoccata qualche settimana fa

In fin dei conti, questa è solo una doverosa precisazione. Nulla di più.

In fin dei conti, io mi trovo in questo momento seduto di fronte al camino e, tutto sommato, ho già qui – nel raggio di un paio di chilometri – tutto ciò che realmente mi serve. Aria, acqua, terra e fuoco.

Come qualche lettore avrà forse notato, a parte qualche fugace commento sulla pagina Facebook di LLHT, da parecchio tempo non intervengo più direttamente sui temi dell’attualità economica e politica (e dire che gli argomenti… certo non mancherebbero!). Mi rendo conto che questa scelta possa facilmente essere confusa per una forma di disinteresse o, peggio, di qualunquismo. Come si può però facilmente comprendere dando per esempio un’occhiata alla pagina Best Of , questo non è certo il mio caso. Considero infatti la Politica come la più alta e nobile forma di impegno civile a cui una persona possa dedicarsi. Non certo “questa” politica, però. Che pare ormai nutrirsi solo delle narcotiche diatribe tra gli esponenti della Leopolda e quelli del corteo della CGIL.

No, io di tempo da buttare via per queste cose, onestamente, non ne ho più.

Soprattutto, perché mi bastano poche immagini, un paio di tweet o qualche dichiarazione strappata al titolo di un quotidiano, per capire come l’attuale scenario sia solo una gigantesca operazione di illusionismo mediatico: che si schierino dalla parte di un riformismo progressista o da quella di un radicalismo militante, quasi tutti questi sedicenti “pasionari” postmoderni finiranno comunque per mettersi d’accordo, sposando istanze e difendendo posizioni principalmente dettate da quegli stessi interessi personali o corporativistici che li hanno condotti fin lì. In altre parole, non c’è ombra di sociocentrismo nel loro operato. Ci sono piuttosto le intenzioni (legittime, per carità!) di tutelare le più o meno solite nicchie di potere, costantemente ai danni delle categorie sociali che – davvero – avrebbero necessità di assistenza.

NoamFedez

Un improbabile Noam Chomsky (considerato da Wikipedia il maggior intellettuale vivente).

Per queste stesse ragioni, non mi appassionano più le cerbottane tra un Gasparri qualsiasi e un pur bravo rapper che, per il solo fatto di essersi tempestivamente e tatticamente schierato con l’unica vera forza alternativa che si sia mai vista in decenni di vita politica italiana, ne è rapidamente diventato uno dei più quotati lead-opinionist, scalzando in un sol colpo – dal blog di questo movimento – i suoi precedenti riferimenti culturali: da Jeremy Rifkin e Joseph Stiglitz, da Zygmunt Bauman a Noam Chomsky, da Dario Fo a Vandana Shiva. Persone, cioè, la cui sola presenza contribuiva a diffondere una feconda e indispensabile sensibilizzazione sociale su una nuova idea di economia, di società, di cultura e di habitat.

Allora no. Definitivamente no. Per me, ora, la vera Politica – anche se smetterò di parlare di quella “ufficiale” – sarà concentrare l’attenzione su come “vivere basso” costituisca di fatto il primo, indispensabile passo per mettere un freno all’avanzata di quei flagelli di portata sistemica, come la spaventosa divaricazione delle iniquità distributive, la concentrazione della ricchezza nelle mani di sempre meno individui, il Potere che si fa globale (lasciando alla politica le macerie locali), il cambiamento climatico, lo spreco energetico, la dispersione dei valori conviviali e comunitari e del rispetto per la Natura, la preponderanza dell’egocentrismo sul sociocentrismo, la supremazia sulla dignità umana del produttivisimo di matrice neoliberista (a trazione turbo-capitalista) che ha subdolamente portato l’Uomo a considerare il Lavoro come un fine supremo, l’idolatria del denaro, l’economia come scienza del profitto, a discapito del benessere.

Perché sono questi, non altri, i temi di cui dovrebbero parlare la nostra classe politica e quella dirigente. Che, invece, si preoccupano di abolire l’Articolo 18 e – dopo solo un paio di settimane – di dare voce al dibattito sul diritto allo sciopero: si vedano in tal senso, sempre alla Leopolda, le allucinate dichiarazioni di Davide Serra, uno dei main-sponsor (anche economici) del Presidente del Consiglio, nonché astro nascente della finanza nostrana e titolare del fondo speculativo Algebris, la cui società di servizi collegata, usata come “veicolo legale” e controllata dallo stesso Serra, ha sede legale alle isole Cayman (fonte: Wikipedia).

Quindi, per tutti questi motivi, non perderò altro tempo a inseguire e commentare i diluvi retorici di un fattucchiere fiorentino che, avendo adeguatamente rimpiazzato il suo ventennale predecessore nell’opera di stordimento mediatico dei cittadini, li ha abilmente persuasi – cavalcandone paure e incertezze – che l’unico artefice di un vero cambiamento non possa essere che lui. Guardandosi bene dal raccontare la verità: che cioè il vero cambiamento potrà solo sorgere “in interiore homine”. Nei nostri cuori, cioè. Senza fanatismi, né raduni consenzienti, né cortei, né bandiere, né croci su alcuna scheda elettorale, né deleghe in bianco.

Ma solo nel modo in cui, già da domani mattina, possiamo decidere di vivere.

Perché, come da sempre ripeto a sfinimento:

Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo.

13 risposte a “Le cose che contano

  1. Amen, Andrea, Amen. Però questo argomento, che è poi quello propugnato da tempo anche da Perotti, mi ha sempre suscitato una riflessione. Perdona i miei voli pindarici (mi manca purtroppo la preparazione necessaria ad un’analisi più precisa e puntuale), ma mi chiedo: possibile che la società neocapitalista si faccia mettere nel sacco così facilmente? Sarà così autosufficiente da potersi permettere di lasciarci in pace a fare la nostra ‘vita bassa’? Oppure arriveranno nuove e più subdole ingerenze che ci impediranno di affrancarci da questa società e ci costringeranno a impoverirci sempre di più pur di garantire il nostro pur minimo apporto lavorativo/economico? Se fosse già prevista, questa nostra reazione autoconservatrice? E se una contromisura reazionaria fosse già stata studiata?
    E da qui mi viene da pensare: non varrebbe piuttosto la pena combatterla questa nuova società che si profila all’orizzonte?

    • Io non vedo la cura di un’alternativa “appartata” e la lotta politica contro la deriva antiumanista come mutuamente esclusive ma come complementari. In fondo quello di Renzi e compagnia è sempre un sogno, pur morente e come possiamo essere un’altra via convincente rispetto ad esso (e alle sue diffuse mitologie) se non proponiamo qualcosa di robusto e parzialmente già favorevolmente sperimentato, anche se non direttamente su larga scala?

    • In merito alle tue (azzeccatissime) domande, Adf, la risposta è “no, la società neocapitalistica non ci permetterà tanto facilmente di condurre la nostra vita bassa”. Non lo consentirà. Perché vuole a tutti i costi che noi consumiamo. Per tenerla in vita!
      Al giorno d’oggi, per gli equilibri socioeconomici occidentali – non mi si fraintenda – è un atto più “terroristico” quello di coltivarsi un orto che non scagliarsi con un Boeing 767 dentro a un grattacielo di Manhattan. Perché questo gesto, se replicato su vasta scala, mette (seriamente) in discussione più interessi di quanto fecero quei dirottatori.
      Quindi, mio malgrado, devo necessariamente concordare con le tue insinuazioni. Sicuramente, è tutto già previsto. Ho le mie idee, in merito alle contromisure che un certo “postcapitalismo” sta già attuando per tenerci in scacco ancora a lungo: ne parlo approfonditamente in un capitolo del mio libro che, dopo tanti annunci e rinvii, posso finalmente dire che uscirà il prossimo gennaio.
      E, infine, la risposta alla tua ultima domanda è “sì, vale assolutamente la pena di combatterla, questa società che si profila all’orizzonte!” Il premio? Si chiama Vita.

        • Aggiungiamoci che la propaganda coi fatti è sempre la migliore: dunque un attentato terroristico genera una paura, che il Sistema ha tutto l’interesse a sfruttare a proprio vantaggio; e i fatti – sia a scala nazionale che di quartiere – dimostrano quanto bene ci riesca.
          Qualsiasi azione che vada fattivamente contro lo stile di vita proposto (o meglio, subdolamente imposto) da detto Sistema è una minaccia che non si può disinnescare, una volta che inizi seriamente a propagarsi.

      • Non è forse, questa, esattamente la battaglia e la stessa vita di Vandana Shiva? Si batte da anni contro il controllo dei semi e contro gli impedimenti che non permettono il libero scambio di semi naturali. Cioè esiste già una macchina perfettamente funzionante che cerca di arginare e di controllare quei contadini che, invece, non vogliono cedere a quelle logiche. E controllando i semi, controlli la vita stessa delle persone.

  2. Salve. Seguo con grande interesse LLHT, che trovo come minimo illuminante! Desidero per questo segnalarti il seguente volume:
    “Trasformare l’economia. Fonti culturali, modelli alternativi, prospettive politiche” – di Roberto Mancini, Franco Angeli Ed. 2014.
    In you tube si trova qualcosa, ma il testo – se avrai modo di leggerlo – è a mio modo di vedere “pacificamente rivoluzionario”…
    Buona continuazione nella tua bella e coinvolgente azione di risveglio!
    Un saluto cordiale. Luciano

  3. Bravo. Un mio amico dice che secondo le analisi che circolano nel suo ambiente (Scienze politiche e politica internazionale) la nuova società neocapitalista non permetterà lavoro dipendente continuato (per non parlare di quello veramente stabile) a più della metà dei potenziali dipendenti. E l’enfasi sul dipendente non è fuori luogo: gli sto per domandare provocatoriamente se dobbiamo diventare tutti “cumènda” o se torneremo più prosaicamente ad una forma 2.0 di sussistenza (per tacer della povertà che è altra cosa).

  4. Ebbene sì Andrea, mi trovi come sempre in piena sintonia.
    La paura di cambiare veramente, di cambiare dentro, di cambiare noi stessi, è il miglior regalo che possiamo fare alla morte. Intesa quest’ultima come antitesi della Vita. E di morti viventi ne abbiamo tanti intorno … Comunque se condividiamo i nostri piccoli e grandi cambiamenti prima o poi cominceremo a far muovere qualcosa, e qualcuno. Ieri ho passato 3 ore con un amico che intende partire con un’attività che definirei agro-terapeutica qui vicino; l’importante è non scoraggiarsi.

    • Grazie, Claudio. L’importante è che le voci che si levano in questa direzione siano sempre di più. E, soprattutto, sempre più autentiche. Se/quando vuoi illustrarci (o fare illustrare dal tuo amico) l’attività agroterapeutica, LLHT è a vostra disposizione. In ogni caso, in bocca al lupo! Ciao

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