Kronos

Copertina nologo

Io non riesco, non posso astenermi dal commentare. Davanti a me, fieramente appoggiato alla parete della cassettiera, c’è il quadretto con la risposta che mi diede Indro Montanelli dalla pagina dei lettori del suo giornale di allora. Era il 30 novembre del 1992. Giorni di gloria, quelli. Guidavo da poco la macchina. E guidavo tutto il resto. Sui banchi del liceo imparavo, con Hobbes, che ogni uomo è un lupo per gli altri uomini. Ma al tempo stesso apprendevo l’importanza dell’etica della responsabilità: c’era anche Kant, in quei giorni. Da poco diciottenne, nutrivo in me la stessa passione civile che c’è oggi. Più acerba, certo. Sviluppata in una società meno tumultuosa di quella attuale. Ma già rinvigorita da un’animosità troppo inquieta. Alla costante ricerca di appigli intellettuali a cui aggrappare istinti sani, rivelatori, predittivi. O così, almeno, ho sempre creduto. Appigli taglienti. Che puoi impugnare a tuo rischio e pericolo. Ma solidi. Rassicuranti. Perenni.

Oggi la quiete della ragione subisce i violenti attacchi dall’isterismo della fretta. L’imperativo è vorticoso, disperato: tutto subito. Gli obiettivi prevalgono sugli scopi. L’utilità sul benessere. Il risultato sul piacere. Non sappiamo più vivere nel tempo soggettivo dei bambini, quello in cui tutto è presente, quello in cui riusciamo ad assaporare l’attimo che stiamo vivendo, riempirlo di noi, incuranti del prima e del dopo. No, oggi viviamo nel tempo oggettivo dell’orologio, quello in cui ogni nostra scelta è scandita dall’imperiosa ineluttabilità di un piano. Economico. Politico. Istituzionale. Facciamo questo, perché questo ci consente di fare quello. Prostrati al cospetto di nuovi e minuscoli Leviatani. Tutto è pianificato fin nei minimi dettagli, nel nome di una folle concatenazione sequenziale in cui l’Uomo è irrimediabilmente sopraffatto da un interesse superiore, che qualcuno chiama Tecnica. O, più astutamente, Sviluppo. E tutto questo… in funzione di che cosa? Di quale… destino? Di quale… attesa? Di quale… amore?

Ecco, alla fine ci sono riuscito: non ho commentato. Ma forse, invece, l’ho fatto, se mai qualcuno avesse letto anche le righe nascoste. Se mai qualcuno si fosse per un attimo, provvidenzialmente… fermato.

Cronos

4 risposte a “Kronos

  1. Ciao Andrea, già te l’ho detto personalmente ma visto l’argomento del post vorrei riproporre questa mia esperienza. Anni fa ho avuto la fortuna di fare un pezzo del Camino de Santiago. Praticamente ho passato alcuni giorni camminando… lentamente…. in mezzo a paesaggi bellissimi…. Sono partito da solo ma ho conosciuto tantissime persone. Quei giorni per me sono durati il doppio di un mio qualsiasi giorno “normale” passato a rincorrere impegni di lavoro, ecc. E quando affermo che quei giorni sono durati il doppio non mi riferisco solamente ad una sensazione astratta… per me è stata una cosa fisica, reale…. Davvero una bella sensazione! Cerchiamo di non farci rubare il nostro tempo!

  2. Mi ricordo che già in un saggio degli anni ’80 l’ autostrada, in quanto mero transito dal punto A al punto B è stata definita non-luogo (almeno per l’automobilista. Non così per il girovago o il barbone). Allora io penso che anche il tempo impiegato per fiondarsi da A a B senza godere di nulla che stia nello scomodo, inutile, negletto tratto di strada interessato, è un non-tempo, un tempo inutile, sprecato nel sogno di avere un trasporto istantaneo, vero privilegio del tempo di qualcuno (che ha e può) rispetto al tempo di qualcun altro (che però gode degli interstizi e della gradualità)

  3. E’ proprio vero Andrea, hai colto nel segno! Corriamo corriamo, come trascinati da una corrente impetuosa con lo scopo di raggiungere un qualcosa che spesso ci sfugge. E’ tempo di fermarsi, riflettere sul perché si pretende tutto e subito e cercare di disinnescare questa bomba che potrebbe esploderci in mano

  4. Il tempo esiste solo in funzione del nostro sentire e del nostro creare. Come è diverso il mondo di chi libero e selvaggio riesce a rimanere con se stesso senza la bramosia del fare con soddisfazione e quiete, da chi invece vive nel mondo del progresso, dove anche l’inerzia diventa insopportabile. Trascinati da un progresso come foglie trasportate da un fiume sempre più tumultuoso, abbiamo perso il senso delle cose, della pace, della vita stessa che tempo non conosce.

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