Zero Waste Journal 1

ZWJ

ZERO-WASTE JOURNAL: diario di viaggio in un sacchetto della spazzatura | Numero 1
Io non rifiuto. O, almeno, ci provo!

Giorno zero: sono mesi e mesi che ci penso. L’autoproduzione mi ha permesso di ridurre la mia spazzatura di molto. Niente più imballaggi per moltissime delle cose che faccio da me. Un bel passo avanti, sì. Ma il guaio è che su questa strada più cammini più ti si aprono gli occhi. E inizi a vedere. Inizi a vedere con calma, lentamente e non capisci come mai non hai mai visto fino ad oggi che stavi usando la pellicola trasparente. Ma a che serve la pellicola trasparente? Ci hanno fatto credere che fosse necessaria come lo scottex e la carta forno. La puoi sostituire? Sì. E’ necessaria? No. La puoi smaltire senza inquinare? No.

Sono a una specie di stallo ma leggere l’esperienza di Lauren Singer su Il cambiamento mi riattiva e so che posso fare dei passi avanti.

Ma il problema è che non vedi perché sono anni che lo fai, perché certe cose sono parte di te ed è difficile. Molto difficile.

Giorno 1: finalizzo la mia giornata alla mia spazzatura. Appena faccio qualcosa mi chiedo se devo buttare oppure no. Cambio continuamente strada alle mie azioni: questo produce spazzatura, questo no.

Scottex e tovaglioli di carta: molto ridotti. Ma sono necessari? No. Ho una vecchia tovaglia che non uso che è ancora buona. Mi viene un raptus, la vado a cercare, la taglio, faccio un piccolo orlo alla buona e ne faccio dei tovaglioli. Stasera per cena si usano quelli. Sono anche belli e mi viene utile saper fare un orlo. Ho imparato, infatti. Ne sono usciti 15 tovaglioli. L’orlo è fatto solo ad uno ma ci arriverò.

La prima giornata è piena di carta. Carta che, però, era già da riciclo ed è stata usata dai miei bambini per scrivere. In ogni caso è troppa.

Spazzatura la prima sera:

Carta già riciclata (bambini)

Una scatoletta di cartone già riciclata dai bambini e rotta (bambini)

Carta di alcuni dolci mangiati della calza della Befana (bambini)

una scatoletta del tonno (bambini)

retro delle figurine (bambini)

un tetrapack di passata di pomodoro (io)

una vaschetta delle carote (io)

dei tovaglioli di carta (tutti)

La vaschetta delle carote si può eliminare facilmente (perché non ci avevo pensato?), il tetrapack della passata di pomodoro anche. Da domani pomodori per fare sughi o minestre, niente passata. Se ci riesco questa estate cerco di conservare i pomodorini dell’orto come fanno alcuni ortisti. Le carote si compreranno solo senza vaschetta.

Giorno 2

Cuocio i legumi e mi rendo conto che, finendoli, c’è la bustina da smaltire. Ho trovato un negozio su internet che vende legumi sfusi. Non lo conoscevo e facendo una ricerca ho visto che è dall’altra parte della città e non mi è proprio comodo ma voglio andare a vedere e farmi un’idea sui prezzi. Sabato ci vado e faccio un po’ di scorta: ho contenitori, barattoli e sacchetti. Posso usare quelli. Intanto telefono per sentire l’effetto che fa. Dall’altra parte una ragazza gentilissima che mi spiega per filo e per segno tutte le cose che voglio sapere e risponde a tutte le domande che le faccio dedicandomi 10 minuti buoni. Perché non voglio alla spina le cose che non mi servono ma le mie cose: amaranto, quinoa, riso nero, integrale, legumi secchi… Sembra che ci sia tutto. Poi le cose per i bambini. Ma per quello è più facile. Il problema di solito sono io.

Finiscono le uova e c’è la confezione: quella in plastica ma c’era intorno anche l’involucro in carta già buttato in precedenza.

Spazzatura prodotta secondo giorno:

Confezione delle uova in plastica (bambini)

Cartone del latte (bambini)

Il pacco della farina bianca finita (bambini)

Il pacco dello zucchero di canna finito (bambini)

La bustina del lievito per dolci (bambini)

La bustina dell’infuso (io)

Decido di conservare la confezione vuota delle uova come contenitore per comprarle sfuse. Lo faccio già qualche volta, quando ci sono, con le uova di Alessio ma non sempre è possibile.

Come mai le uova non ci sono sempre? Perché le galline non le fanno sempre. Come mai anche le uova bio allora, sono sempre disponibili? Mi riprometto di approfondire. Per ora: uova sfuse siano. Il sogno di avere una gallina è ancora lontano… Devo parlare con Alessio.

Quanto mi costano le uova? 50 centesimi l’una quelle delle galline felici di Alessio, 30 centesimi quelle bio in confezione al discount, quelle sfuse ma non sono bio, 25 centesimi l’una. Già, ma le galline? Il fruttivendolo mi promette che mi dà l’indirizzo del produttore.

Faccio una ricerca sulla distribuzione di latte alla spina in Italia: non male, pensavo peggio. C’è anche a Roma. La fa un’azienda in collaborazione ad alcuni Gas. Vado sul sito e mi appassiono un po’ alla loro storia: problemi, logistica complicata nella distribuzione alla spina itinerante, commercianti che gli fanno la guerra, tanta passione e lo scontro quotidiano con chi non vede e non sente. Mi viene voglia di andarli a trovare nella loro azienda e fargli un po’ di domande per capire di più. Sembra che ci credano davvero a giudicare dal loro sito. Decido di scrivergli.

Il latte mi costerebbe 1,20 contro i 70 centesimi che lo pago al discount. Uhm…Vado al frigo e guardo la provenienza: Slovenia. Marca italiana ma produzione all’estero. Quindi quanto costa in termini ambientali e sociali far arrivare il latte qui? Il trasporto è su gomma di sicuro e quindi inquinamento. Il cartone del latte finisce nella spazzatura e quindi inquinamento. Quindi 70 centesimi il latte più il costo ambientale che è altissimo. In caso contrario avrei il latte distribuito da km zero perché l’azienda è a Roma e la bottiglia di vetro è mia e non devo buttarla. La produzione la fa una famiglia che da anni alleva mucche sul territorio di Roma.

Mi iscrivo alla mailing list per avere in settimana l’elenco degli appuntamenti nei quartieri che cambia di volta in volta. Accidenti, è un lavoro ma la cosa mi sta appassionando e mi sento una carbonara in attività sovversiva.

Intanto ho scritto all’azienda. Vorrei vedere come ci vivono le mucche e come viene prodotto quel latte. Non vedo perché dovrebbero rispondermi ma non si sa mai.

Oggi ho prodotto una quantità immensa di carta! Cartone, pacchi e pacchetti. Non ci avevo mai fatto caso. Il problema della plastica è praticamente risolto comprando ormai solo lo shampoo che, diluito, mi dura mesi. In ogni caso sullo shampoo autoprodotto sto lavorando. Ma la carta? Ne ho fatto una busta piena senza neanche rendermene conto.

In questi due giorni tutta la pasta (week end) è stata autoprodotta e quindi non c’è stato packaging di pasta. Normalmente conservo i sacchetti della pasta e li uso come sacchetti per congelare ma prima o poi si rompono e finiscono nella spazzatura.

In due giorni 950 grammi di rifiuti. Significa 15 kg al mese. E siamo in tre. E senza la plastica, né detergenti, né detersivi, né acqua in bottiglia, né succhi di frutta comprati. Rifletto un po’… In un anno in tre e con molta attenzione produciamo 180 chili di rifiuti. Quasi due quintali in un anno. Se moltiplicassimo per ogni famiglia…

Giorno 3

Avevo già provato a incartare la merenda dei bambini con un tovagliolo di stoffa l’anno scorso ma il problema è che poi i tovaglioli non tornano indietro. Quindi usavo la pellicola. Eliminata la pellicola rimane la carta. Uso due tovaglioli al mattino. Una volta usati non rimangono a me ma nel cestino della scuola e quindi si produce lo stesso spazzatura anche se non la vedo.

Il mio pranzo non ha bisogno di imballaggi. E’ tutto nel portapranzo. Riesco a uscire di casa senza aver prodotto spazzatura. I biscotti sono stati fatti ieri e abbiamo evitato quelli acquistati. Ma non sempre è possibile e li compro quando i bambini li vogliono. Questo significa che non ci sono carte da buttare oggi ma in settimana ci saranno di sicuro.

Le bustine dell’infuso non servono se non fuori casa. Domani acquisto direttamente l’infuso senza bustina, quello che resta va nei vasi sul balcone.

Spazzatura giorno 3:

Vaschetta della carne (bambini)

Cartina del lievito per fare il pane (bambini)

Confezione del prosciutto (bambini)

Il lievito si può eliminare con la pasta madre ma ho smesso di farla perché il pane fatto così non piace ai bambini e si accorgono subito della differenza. Ho provato con la pasta di riporto ma non lo mangiano volentieri. Ho ripristinato il lievito di birra. Mi sa che, per il momento, quella cartina rimane lì. Ha un doppio e inutile imballaggio a guardar bene. Ne basterebbe metà. Sabato al Negozio Leggero provo a vedere se lo vendono sfuso.

Oggi entro in frutteria ed esco quasi subito. Volevo comprare le uova sfuse ma non ho la mia confezione. E le olive, ma non ho portato il barattolo. Sembro un automa quando vado a fare la spesa. Mi risveglio e penso. Preparo tutti i miei contenitori per domani. Sono curiosa di vedere la reazione del fruttivendolo…

Giorno 4

Spesa munita di contenitori.

Intanto mi è arrivata la mail del distributore del latte e mercoledì passa in un quartiere che mi è di passaggio e mi fermo al volo con la mia bottiglia di vetro già preparata per l’occasione. Se non facessi in tempo vedo gli altri giorni dove passa.

Sono finiti i biscotti autoprodotti e tocca un pacco di biscotti acquistati. I bambini stanno imparando ma non voglio strafare. Vale anche per il pane: divorano quello fatto in casa che, fatto ieri, è già finito, ma ogni tanto chiedono altro. Sempre meno spesso, però…

Normalmente conservo i pacchi vuoti dei biscotti che uso per i miei o per regalarli. Qualcuno nella spazzatura, però, ci finisce.

Entro dal fruttivendolo munita della confezione vuota per le uova sfuse, del barattolone per le olive sfuse e delle borse per la frutta. Il fruttivendolo lì per lì non capisce bene la mia richiesta ma poi si entusiasma come non mi aspettavo e si dà da fare con quel barattolo perché io non voglio che usi il sacchetto neppure lui per poi travasarlo nel mio barattolo.

Usa un sistema creativo: pesa il barattolo in vetro e mi fa uno scontrino. Poi mi toglie quella cifra dal prezzo delle olive. Apprezzo moltissimo i suoi commenti. Mi dice che è la prima volta che lo vede fare e che ho fatto funzionare il cervello.

Esco più leggera. Dentro. Una sensazione quasi di ebbrezza…

Spazzatura giorno 4:

una scatoletta di tonno (bambini)

il cartone del latte (bambini)

Giorno 5

E’ incredibile, il distributore del latte mi ha risposto ed è disponibile a farmi vedere la fattoria. Ho appuntamento questa sera per prendere il latte con la mia bottiglia di vetro in un quartiere di passaggio. Ho il contenitore per comprare le noci, il fruttivendolo mi vede e lo prende: già sa cosa deve fare. E’ incuriosito e contento per questa cosa un po’ stravagante.

Spazzatura giorno 5:

Cartoncino interno della carta igienica

Cartina del lievito per il pane

Pacco della pasta ma lo riciclo per congelare

Cartoncini interni della carta igienica. Come si evitano? Non ne ho proprio idea. Si può riciclare ma ne abbiamo già riciclati diversi come portapenne e adesso non saprei cosa farci. Non credo si venda la carta igienica a metraggio (:-))… Anche se non mi sembra una cattiva idea.

Purtroppo manco l’appuntamento con il distributore perché non faccio in tempo a incastrarlo tra le cose da fare. Lunedì mattina esce il nuovo programma settimanale oppure ho visto che sono presenti in un mercato rionale il primo sabato del mese e ci siamo quasi.

Giorno 6

A parte gli scarti alimentari: bucce della frutta e scarti della centrifuga non c’è spazzatura oggi. Sarebbe il primo giorno a rifiuti zero. So di essere lontanissima dai “Rifiuti zero” ma la cosa mi dà una certa euforia ci riuscissi anche solo, per il momento, un giorno alla settimana.

Spazzatura giorno 6:

Zero

Giorno 7

Sabato ho appuntamento col distributore di latte e, finalmente, vado al Negozio Leggero. Ho preparato tutto e sono un po’ euforica.

Continua…

12 risposte a “Zero Waste Journal 1

  1. Ultima cosa: avere bambini sembra produrre quintali di consumo e rifiuti! Mi ricordo che io da bambino compravo cose doppie, triple, di marca, buttavo. Ma come c’ han (come ci siamo) tirato su?

    • Male ci ha tirato su, ahimé! Almeno in questo senso. E anche noi per svegliarci ce ne abbiamo messo di tempo… Con i bambini, infatti, la cosa è molto complessa ma si può lavorare molto con loro sull’osservazione e la consapevolezza. E’ difficile ma sono anche estremamente ricettivi e disponibili.

  2. Ho deciso che non voglio più comprare se non per sfizio quelle care merendine: mi compro la stecca di cioccolata e ne avvolgo un pezzo nell’ alluminio. In fondo è più buono il pane fresco col cioccolato amaro rispetto a olio di palma, zucchero e acido ascorbico più aromi. Potrei quasi tenerne uno anch’ io, di diario ecologico (ed economico, ché le due cose son sorelle) fra i vari resoconti che già tengo, da ossessivo compensato quale mi avvicino ad essere

  3. A volte preferisco un venditore ad un altro solo perché mi mette i piselli nel cartone anziché nella più igienica busta di plastica. Devo essere pazzo ché costano uguali ma tanto li bollo e sono secchi: per millenni sono stati su mercati, suk, banchi e non è mai morto nessuno

  4. Credo si cominci piano piano. Ma ridurre del tutto gli imballaggi, dato che comunque qualcosa compriamo ed ha la sua confezione la vedo dura. Io riuso i tovaglioli di carta come fazzoletti e poi li butto nell’ umido, ho fatto stracci con un vecchio pantalone e con un asciugamano bruciato dal ferro da stiro, che non uso più tranne che per le camice. Anche per risparmiare cerco di farmi il pane (ma non risparmio perché i soldi se ne vanno nella riparazione del forno). A primavera vorrei mettere le aromatiche sul terrazzo e smettere di comprarle al supermercato. I vasetti delle vongole e delle creme ora contengono i canditi che faccio bollendo le bucce d’ arancia collo zucchero. Ma faccio ancora molti rifiuti: lattine di birra, bottiglie di vino che non so come riusare, qualche bottiglia di plastica per la limonata (non è mai frizzante quella che faccio io e quella comprata è ancora più buona). Per non parlare dei tetrapack del latte o delle confezioni, ora di plastica(!) delle uova…

    • Già, Marco. E’ davvero durissima e nella seconda parte del viaggio si sono presentati altri problemi. E’ tutto organizzato per non poter sfuggire. Il cartone del latte però l’ho eliminato! E i succhi di frutta li faccio in casa. Ci sono molte cose durissime da eliminare… Ci sto lavorando:-) e mi fa piacere che ci sia molta gente che ci prova.

      Il vino e anche la birra si vende alla spina ma non so se ti piace.

      PS: anche io faccio ancora tantissimi rifiuti.

        • Be’ Marco, non so davvero se esistano quei prodotti alla spina perché non sono una consumatrice di alcol e mi sono concentrata soltanto sulle cose che utilizzo io normalmente. Però immagino che anche in quel caso ci sarebbero le soluzioni. Ad esempio si potrebbero restituire i vuoti direttamente alle aziende come si faceva, per altro, qualche anno fa direttamente attraverso il punto vendita che ti ridava anche dei soldi. Poi non si è fatto più. Purtroppo.

  5. è un percorso di consapevolezza, che al di la degli aspetti tecnici ben spiegati, ha anche un valore intrinseco, profondo che difficilmente può essere raccontato ma vissuto. Sensazioni, emozioni, calore che ci distinguono da un mondo materialista fatto di cose, di cose che ci sommergono fino a toglierci il respiro, la vita. Ampliare la consapevolezza, e questa descritta nell’articolo è una strada, ci regala quella sensibilità atrofizzata dal mondo duale, fatto di cose convenienti, di usa e getta e ci permette di tornare a relazionarci con il mondo fatto di animali, cose e persone, e con i sentimenti che lo animano. La paura di cambiare ci rende inermi e ciechi, quello che pensiamo di perdere è nulla in confronto a quello che ritroviamo.

  6. Già, adf, e la cosa sta diventando molto interessante. Al momento sono al ventesimo giorno e presto uscirà il seguito. Uscirne è possibile. Il viaggio è incredibile: siamo all’interno di una gigantesca macchina della spazzatura e non ce ne rendiamo conto. Se non facciamo qualcosa ne resteremo sommersi e così il nostro pianeta.

    La scoperta è incredibile e il viaggio molto lungo ma una volta saliti a bordo non ci si ferma più…

  7. Bellissimo racconto. È incredibile come ci siamo incartati in questo sistema di produzione incessante di rifiuti. Ormai è così immanente che diventa un lavoro (peraltro arduo) riuscire ad affrancarsene. È davvero assurdo…

Esprimi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...