Prima di morire

Cosa ci dà davvero la misura della vita? Cosa ci dà la misura delle cose realmente essenziali per noi? Forse l’amore, l’amicizia, la fede in qualcosa che ci somiglia e che ci possa sostenere. Forse una vasta e completa gamma di nobili, nobilissime, medie ed infime distrazioni, che ci lasciano scivolare sulla superficie permettendoci e promettendoci una vita moderatamente provvista di calmanti ed anestesie locali, provvidenziali e gentili. Cui siamo inconsapevolmente grati e assuefatti. Più o meno tutti noi.

Eppure, trovo che la misura della vita, sempre di più, sia per me la sua negazione assoluta (negazione assoluta secondo quello che la nostra cultura ci ha abituato a pensare, naturalmente). Ma poniamo per un attimo che la morte sia la negazione della vita. Ebbene, niente come il suo pensiero mi sembra possa darci la misura della vita stessa: la sua possibilità di finire da un momento all’altro, la certezza di finire comunque.

Quando si pensa alla morte e si pensa a ciò che davvero ci piacerebbe fare, si entra in contatto (almeno ero convinta che fosse così) con uno spazio di verità, come uno squarcio di improvvisa autenticità che lacera violentemente ogni sipario, guscio, protezione che ci siamo costruiti. E il tempo diventa determinante, proprio perché si riacquista la consapevolezza che non ci saremo per sempre.

Era questa, credevo, la misura della vita, l’ultima salvezza, quella del confronto con la morte, quella che in ultima istanza ci riavvicina a ciò che davvero siamo e quella che, paradossalmente, ci riavvicina alla sorgente, a noi, a ciò che è importante ed essenziale…  proprio quando ancora siamo vivi.

Quando siamo vicini al pensiero della morte, direttamente o indirettamente, sembra farsi tutto immediatamente chiaro: quello che abbiamo fatto, quello che non abbiamo fatto o che avremmo dovuto, potuto o voluto fare. Immediatamente realizzo la quantità di tempo perduto, andato per sempre e vorrei recuperarlo, come fermarlo, chiedere un’altra possibilità.

Quando questo succede (nel mio caso sempre più spesso), riaffiorano così chiaramente dentro di me alcuni pensieri, ricordi, suggerimenti, proposte. Più o meno qualcosa del genere:

  • ricordati di fare davvero quello che sei e di non essere solo quello che fai
  • parla con quella persona che ami e con cui non riesci a comunicare
  • dedica tempo alle persone a cui vuoi bene
  • vivi l’amore che senti
  • esprimiti liberamente
  • non vivere come se la morte non esistesse ma come se fosse la tua misura per godere al massimo la vita
  • prova a fare quella cosa che ti piacerebbe tanto

Cioè, come se il pensiero della morte mi riavvicinasse magicamente all’essenziale, al bello, al vivo, all’autentico, al reale, allo stupore e alla gratitudine di essere viva. Come se quel pensiero spogliasse i miei occhi e il mio cuore dell’inutile, del vano, del superfluo, del brutto.

101 things to buyAlcune settimane fa, cercando del materiale per un lavoro, mi imbatto in un articolo con questo titolo: “101 cose da comprare, basterà una vita?”

Mi fa pensare, perché ho come la sensazione che si sia andati oltre un limite che, invece, era la nostra garanzia, la nostra protezione naturale, la nostra ultima chance di riconnetterci con l’essenza delle cose, di recuperare, di riprovare. Una specie di last call.

Quel messaggio sembra dire: “Sbrigati! La morte è vicina, quindi compra assolutamente prima che tu non possa più farlo. Compra più possibile in modo che la morte ti colga in pieno furore, in piena vita. La vita coincide con il tuo acquistare, altrimenti sei come morta.”

Il problema di morire non è morire, non è non poter più godere di ciò che ci offre la natura, l’amore, ma è il non poter più essere in grado di comprare.

E’ come se si fossero superati tutti i limiti, anche quelli insuperabili.

E’ come se il concetto di tempo, di felicità, di realtà, di verità fosse tutto racchiuso in quelle azioni: comprare, avere, possedere. Un “nasco, compro, muoio” del tutto ignaro, inconsapevole, distratto. Fatto questo posso anche morire. Finalmente in pace sprecando, perfino sull’onda di quel pensiero, quell’ultima, non replicabile possibilità.

8 risposte a “Prima di morire

  1. Ogni giorno dovremmo ricordarci che questa vita sulla terra (cosa ci sarà dopo non lo so….) non è eterna. E questo non per deprimerci ma per cercare di vivere al meglio ogni singolo momento. Spesso viviamo a tutta velocità dimenticandoci che prima o poi non ci saremo più. E questa è una certezza… non si scappa. Forse proprio questo potrebbe essere lo stimolo più grande a cambiare vita, a fare finalmente quello che ci piace smettendo di essere dei robot al servizio della “crescita infinita”….

  2. Associare la morte all’acquisto di un prodotto. Siamo addirittura oltre perché anche la morte è stata riconvertita a prodotto (vedi il post di Andrea), con tanto di marketing, offerte speciali e il suo sito web ben fatto dove non predomina affatto il nero ma il giallo-verde.
    Ecco qual’ è l’ultimo prodotto da consumare: il tuo funerale. Chissà se poi ce lo possiamo gustare o almeno vedere….

  3. Marìca, il titolo di questo articolo è da rivedere: perché solo… “prima”?
    Proprio ieri, infatti, mentre ero in metro a Milano per andare a presentare il libro, mi sono imbattuto in questo allucinante cartello pubblicitario:

    • Certo che quando pensi che si stia toccando il fondo, ti accorgi che si può andare ancora più giù… Ma sì, vivi pure la tua vita da cicala, spreca, usa, butta, tanto anche la tua vita e la tua morte sono prodotto su cui fare marketing… Mah!

      • in questa visione manca completamente un collegamento con l’ambiente, o se vogliamo con la Natura. Sono slogan beceri di vite artificiali, materialiste e neppure realiste.

  4. profondissima ,illuminante,di grande conforto-sostegno!!….ma come convivere e relazionarsi con chi rimane ignaro inconsapevole distratto continuamente?

  5. La vita e la morte, sono intrinsecamente legate, tanto che non può esserci vita senza la morte, questo fin dal primo vagito, nel germoglio che spunta dal seme, dall’uovo che si schiude.

    Marìca non ha parlato di morte e quindi di un argomento triste, ma con queste parole evocative, al contrario lei esalta la vita quale trama temporale per cui ognuno di noi sono dati i ferri, i nostri lunghi, dritti, corti o storti e unici ferri, per intrecciarne il filo.

    Non le cose, per quanto scintillanti, per quanto splendenti, rimarranno punti irremovibili, altrimenti se non legate ad un ricordo che le sublima in emozione, da oggetti fuori di noi a sentimenti dentro di noi.

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