Un incontro speciale

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido. (A. Einstein)

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Sir Ken Robinson

Sir Ken Robinson

Qualche giorno fa, mentre mi trovavo all’aeroporto di Los Angeles, ho avuto la sorprendente fortuna di sedermi accanto a Sir Kenneth Robinson. Per chi non lo conoscesse, Robinson è uno dei maggiori esperti in campo educativo e lavora con le principali strutture mondiali specializzate nello sviluppo della creatività.

Siccome avevo più di un’ora di attesa prima dell’imbarco, gli ho chiesto se potevo fare una chiacchierata informale con lui. Con mio grande piacere, anche lui non aveva fretta e ha accettato senza remora.

Mi sono detto “Approfitta al massimo di questa possibilità irripetibile! Chiedigli tutto quello vorresti sapere da lui, nel modo più conciso e autentico possibile”.

IO: Mi ricordo di un’intervista nella quale parlava del fatto che durante il suo lavoro vede molti talenti che vanno sprecati. Io spesso uso il termine “capacità inespresse”. È più o meno la stessa cosa?

ROBINSON: Credo di sì. Moltissime persone trascorrono l’intera vita senza una reale consapevolezza di quali possono essere i loro talenti, o se ne hanno qualcuno. Spesso queste persone pensano di non essere davvero brave in niente e quindi vivono la loro esistenza tirando avanti, senza trarre un gran piacere da quel che fanno.

IO: Ascoltando le sue parole, una parte di me è amareggiata. L’altra invece è entusiasta e vuole cominciare a cambiare le cose. Se le dicessi che voglio cercare il mio talento, lei quale consiglio mi darebbe?

ROBINSON: Non ha domande più impegnative? Sto scherzando, ovviamente. Mi perdoni ma, non conoscendola, non mi sento di risponderle così su due piedi. Le posso dire però che se lei non ha ancora incontrato il suo talento, probabilmente la causa va ricercata nel sistema educativo che ha ricevuto. Intendo dire che è possibile, senza averne certezza, che proprio quel sistema l’abbia allontanata dai suoi talenti.

IO: Confortante! In effetti mi era venuto qualche sospetto ultimamente. Le chiedo allora: a livello decisionale cosa si potrebbe fare che ancora non si è fatto?

ROBINSON: Purtroppo non ho il tempo per scendere nei dettagli. Tuttavia la mia risposta è: c’è bisogno di innovare. Dobbiamo essere consapevoli che per innovare è necessario mettere in discussione ciò che diamo per scontato, le cose che pensiamo ovvie. Come dico spesso, ci sono idee alle quali siamo assoggettati e che costituiscono il nostro ordine naturale delle cose. Ma molte delle nostre idee sono state formate per far fronte non alle circostanze di questo secolo, bensì dei secoli precedenti! Perciò abbiamo bisogno di emanciparci e liberare noi stessi da alcune di queste idee.

IO: Mi può fare un esempio di queste idee?

ROBINSON: Gliene faccio due. Nel corso degli anni ho riscontrato che nel sistema dell’istruzione ci sono alcuni grandi problemi irrisolti. Uno di questi è l’idea di linearità. Cosa significa? Che si comincia qui, si prosegue su un percorso prefissato e, se farai tutto bene, finirai sistemato per il resto della tua vita. Ma c’è un clamoroso equivoco, perché la vita non è lineare. È organica!

Un altro grande inganno è il conformismo. Abbiamo realizzato sistemi educativi sul modello del fast food. Ci siamo svenduti a questi tipi di educazione, dove tutto è standardizzato, che stanno impoverendo il nostro spirito e le nostre energie così come il fast food sta deteriorando i nostri corpi.

IO: Quindi, secondo lei, un modello educativo virtuoso e innovativo su cosa dovrebbe basarsi?

ROBINSON: Sui principi dell’agricoltura.

IO: Ha detto “agricoltura”?

ROBINSON: Esattamente. Dobbiamo riconoscere che la crescita dell’essere umano non è qualcosa di meccanico ma, come detto prima, di organico. Non possiamo predire il risultato finale dello sviluppo umano. Possiamo però creare le condizioni entro le quali le persone cominceranno a crescere e svilupparsi. È questione di avviare un movimento nell’educazione nel quale le persone, tramite un supporto esterno, sviluppino le loro soluzioni seguendo le proprie passioni.

Perché parlo di passioni? Perché se si fanno le cose che si amano, il tempo prende una nuova strada. Nel caso contrario invece, il rischio è che le persone si allontanino dall’istruzione per il semplice motivo che essa non nutre il loro spirito e non alimenta la loro energia.

IO: Mr. Robinson, la ringrazio infinitamente per il tempo che mi ha concesso.

ROBINSON: Sono io che ti ringrazio per la curiosità che hai condiviso con me. Buon viaggio!

PRECISAZIONE:

Ovviamente quest’incontro è avvenuto solo nei miei sogni. Le parole di Kenneth Robinson invece sono vere e si possono trovare nel seguente video:

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[ English version ]

16 risposte a “Un incontro speciale

    • No, Marco, almeno io non la conoscevo: naturalmente so quanti esempi di didattica alternativa ci siano (e ci siano stati, anche prima di Don Milani) in Italia, ma di questo non avevo mai sentito parlare.

      Da insegnante per forza e creativo per vocazione, mi ha interessato soprattutto l’approccio che hanno con l’Italiano: sto appunto discutendo con “colleghi” dell’impoverimento della lingua (e non solo della nostra, per la verità) nel confronto col dialetto; e di come, in realtà, si potrebbe tentare di riarricchirla.

      Ma questo discorso esula dagli scopi del sito; allora l’unica considerazione che mi sento di fare, è che il creare un’occasione di insegnamento (non necessariamente una scuola; non necessariamente per bambini), sia il secondo passo che dovrebbe compiere una comunità o un gruppo, per radicarsi: il primo essendo il trovare una strada per l’autosufficienza.

      Prima questa, poi l’occasione di insegnamento, come terza cosa la diffusione della propria esperienza, sfruttando anche l’espressione artistica. A mio modesto parere, solo gruppi che agiscono così, possono sperare di “fare rete” e di far crescere forme alternative a questi stili di vita, che fungano da attrattori per i molti “singoli”; che sono un po’ dovunque, ma che non sanno che pesci pigliare: né dal lato dell’esperienza nella quale inserirsi, né – magari – da quello del come cominciare.

      • Qui spiega benissimo come la scuola sia spesso un agente di conformismo e perciò diventi un peso e un modo per abituare ad esso i giovani. Per chi sa bene l’inglese

    • Ma sì, dai. Facciamoci pubblicità gratis a casa degli altri! E per giunta senza chiedere alcun permesso.
      Vedi, Albino, io per principio non censuro mai nulla. Ma lascia che ti confidi una cosa: io non mi sarei mai permesso di venire sul tuo blog per promuovere il mio libro.
      Credo infatti che, almeno tra chi concepisce la condivisione di conoscenza in un certo modo, certe azioni promozionali possano sortire l’effetto opposto. Ma è naturalmente solo una mia opinione. Ciao.

  1. Grazie Enrico per questo tuo scritto “visionario”. Ho pensato ai miei bambini in età scolare.. e mi sono venuti i brividi. Ho pensato a me.. e mi sono venuti i brividi.
    Ho la sensazione di fare qualche passo verso questa crescita organica.. agricolturale della persona.. ma con la sensazione (e paura) di muovermi in un terreno non conosciuto.. e non mi è facile.
    Grazie ancora Enrico per illuminare i pensieri.
    Abracos!

    • Fabio, grazie per ciò che hai scritto. Siamo sempre lì: consapevolezza di una crescita organica, messa in discussione di modelli educativi sacri e leggi economiche aberranti, appartenenza e cooperazione, senso di responsabilità personale, rinuncia al superfluo, intelligenza applicata, riconnessione con la natura, cura del lato spirituale, giustizia sociale…e via dicendo. A proposito, ci vediamo venerdì 3 luglio a Terraè! Con Andrea Strozzi!!! Segna sul calendario! 🙂

  2. Grazie Luca, il merito è tutto…di Robinson. Io ho solo giocato con la mia immaginazione. Ci sono alcune sue frasi di una potenza che sbalordisce e pietrifica (per esempio, “molte delle nostre idee sono state formate per far fronte non alle circostanze di questo secolo, bensì dei secoli precedenti”). Al che mi faccio questo domanda: “Ma nella mia vita di tutti i giorni, mentre vado avanti, sto perennemente guardando indietro?”. Scorre qualche brivido lungo il corpo, ma poi c’è la totale volontà di guardare avanti, di comprendere e di agire.

    • C’ho messo più di una giornata a capire, cos’era di questo tuo commento, che non mi convinceva…

      Alla fine, stiamo attenti alla “totale volontà di guardare avanti,…”: gli Illuministi si sono fregati (e hanno buttato noi in questo casino), proprio per la cieca ostinazione a dover guardare solo avanti. E l’elenco potrebbe essere lunghissimo, poi: tante categorie di pensatori – prima e dopo questo periodo – fecero cilecca, convinti che tutto quello fatto fino ad allora, fosse da buttare nel cesso.

      Non è che io sia per quel “adelante, Pedro, con juicio” di manzoniana memoria: ma se ogni tanto i grandi illusi si fossero data un’occhiata dietro le spalle, per vedere se c’era qualcosa da salvare, o per imparare dagli errori di chi li aveva preceduti, l’Umanità si sarebbe forse svincolata da quel movimento a pendolo, che – dal punto di vista delle teorie e delle idee – la condiziona da diversi millenni; facendole fare un passo avanti e due indietro.

      E va be’ che siamo in un Universo bipolare, ma possibile che non si riesca a trovare il “giusto mezzo”?

      • Alberto, è sempre un piacere leggere le tue riflessioni. Provo a spiegarmi un po’ meglio: quando dico che ritengo di aver bisogno di guardare avanti, intendo dire che ho bisogno di comprendere la società, il suo divenire e i suoi bisogni primari. Sono consapevole che, per fare questo, io debba imparare dall’esperienza, dalla conoscenza, dalla saggezza, dalla cultura che vengono cronologicamente prima di me. Comunque, per me il guardare avanti è essenzialmente il mettere in discussione alcuni pezzi di quell’ordine naturale delle cose (di cui parla Robinson), quando ho la sensazione che quei pezzi non siano più complementari al mio cammino.

  3. Sì Alberto, purtroppo l’ordine sparso sembra una circostanza inevitabile. Io sarò forse un illuso che vive di visioni, ma considero ancora il risveglio dei singoli come un “morbo contagioso” che può contaminare positivamente gli altri. Credo fermamente e fedelmente nelle capacità sane degli essere umani. E, al di là di tutto, il GRANDE GIOCO si svolge sempre su questo unico campo…non ci sono alternative.

  4. Bellissimo…. ed illuminante. Non so se perchè mi trovo in un particolare momento dello mia vita e quindi sono più sensibile a certe tematiche, ma queste parole mi fanno vedere sotto una luce diversa quello che mi sta succedendo.
    Una volta uscito dal percorso prestabilito, non si riesce nemmeno più a capire quali caratteristiche positive ti appartengono, quasi non ce ne fossero mai state.
    Spero che le generazioni a venire possano beneficiare di questa (ma anche di altre) rivoluzioni.
    So benissimo che non ci pioveranno dal cielo grazie a qualche illuminato che amministra il bene comune, ma che germogliaranno dal basso, piano piano, con difficoltà a trovare acqua e nutrimento, con difficoltà a mettere le radici. Proprio come fanno le piante che poi diventano forti…. me lo auguro veramente.

    Luca

  5. Quello che dice Robinson è sostanzialmente esatto, l’ho provato di persona: se non fossi cresciuto in una famiglia, che metteva al primo posto l’espressione artistica (io a scuola non ci sono mai andato), di certi talenti in ambito creativo temo che non mi sarei nemmeno accorto.

    Sul sistema scolastico più in generale, premetto che da qualche parte in questo sito dovrebbe esserci ancora un mio articolo sul degrado della scuola superiore italiana, che spiega perché le cose stanno andando in questo modo. E sì, il modello culturale della scuola italiana (ma a questo punto temo di poter dire Occidentale) è basato sul fast-food, non certo sull’agricoltura… Del resto, se al popolo italiano sta bene che i suoi figli e nipoti vadano a lavorare per qualche centinaio di Euro al mese nei bar dei cinesi, ai giovani non servirà certo una cultura umanistica!

    Ci sono altri sistemi educativi, per così dire “agricoli”: a cominciare da quello Steineriano, organizzato su cicli di crescita di sette anni. Visto che lo Stato è del tutto disinteressato a favorirli, cosa si dovrebbe fare? Partire dai Comuni, se si riuscisse a trovare amministratori capaci; e risorse, ovviamente. Se no – come al solito – bisognerebbe organizzarsi a gruppi sul territorio: un po’ come hanno fatto gli “Elfi” o a Damanhur.

    Ma torniamo sempre al solito discorso: anche quando “ci si risveglia” a livello di singoli, sembra che in Italia si sia poi capaci di andare avanti solo in ordine sparso…

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