La mia decrescita. Intervista a Rossella Capobianco

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Rossella Capobianco

Rossella Capobianco, volontaria del Movimento Decrescita Felice e insegnante presso l’Università del Saper Fare, vive a Roma e lavora presso una grande società di consulenza. La incontro in occasione di uno dei corsi di “saper fare” e mi viene subito la voglia di saperne un po’ di più. Rossella è un fiume in piena, entusiasmo allo stato puro, voglia di fare, di crederci, di fare gruppo, di condividere e trasmettere i suoi saperi e le sue esperienze.

Che cos’è l’Università del Saper Fare?

L’università è dove normalmente si va per imparare. L’Università del Saper Fare, però, è un’università pratica, un’ istituzione simbolica costituita da laboratori pratici. Gli insegnanti sono ragazzi e volontari del Movimento per la Decrescita Felice ma non necessariamente. Capita, infatti, che anche neoarrivati che sappiano fare qualcosa in particolare e che se la sentano di condividerla con gli altri, possano tenere dei corsi.

Quali sono le finalità?

La finalità è insegnare a riscoprire il piacere dell’autoproduzione a un pubblico che è interessato ma che non sa fare. Chi vuole cimentarsi con l’autoproduzione può naturalmente collegarsi a internet e trovare tutte le informazioni necessarie. L’obiettivo di questi corsi è, invece, non solo trasmettere delle conoscenze ma anche rendere possibile un’esperienza: quella dell’incontro con altre persone, quella dello scambio, del contatto umano e del fare praticamente insieme. I corsi, infatti, sono dei veri e propri laboratori pratici in cui i partecipanti possono provare a fare attivamente.

Inoltre, vorremmo far riflettere le persone sui valori che pensiamo di dare: valori come la libertà e l’indipendenza che sono alla base dell’autoproduzione, informarli su cosa c’è dietro l’intero ciclo della produzione industriale, sulle scelte giornaliere che ognuno di noi può fare, riscoprire il tempo da dedicare a se stessi e agli altri.

Chi sono gli “studenti” di questa università così speciale?

Sono uomini e donne di tutte le età. Ci sono persone che seguono da molto tempo ma anche molti che si avvicinano solo per curiosità, per sentito dire o, magari, grazie a un evento facebook condiviso quasi per caso. L’accesso a questi corsi è assolutamente libero e tutti possono partecipare.

Come vengono organizzati i corsi?

Degli attivisti decidono di organizzare giornate a tema cercando di trasmettere le conoscenze in loro possesso alle persone interessate. Sono delle pillole per autoprodursi cibo, prodotti per l’igiene della casa o della persona, imparare a fare piccoli lavori di riparazione e molto altro. I partecipanti possono sperimentare direttamente durante il laboratorio e poi ripetere quello che hanno imparato a casa. Alcune volte chiamiamo degli esperti quando sono necessarie delle introduzioni specifiche o abilità particolari.

Chi fosse interessato a partecipare o a mettere a disposizione le proprie conoscenze a chi può rivolgersi?

C’è la newsletter del MdF con tutti gli eventi principali elencati. Abbiamo il gruppo Facebook e postiamo sempre la locandina con tutte le informazioni. C’è, inoltre, il sito del Movimento Decrescita Felice.

Rossella, che cos’è per te la decrescita?

Per quanto mi riguarda la decrescita è un ritorno alle tradizioni antiche, è il recupero di uno stile di vita e di valori che abbiamo dimenticato. Siamo inseriti in una società consumista che rende l’uomo meno indipendente e capace. Decrescita significa riscoprire la semplicità della vita, la felicità di scegliere i propri prodotti, respirare aria più sana, usare la bici il più possibile, fare passeggiate liberi dal cemento. Decrescita per me significa condivisione e rapporti tra le persone, uno stile di vita con un impatto ambientale minimo, autoprodurre le cose di cui abbiamo bisogno come facevano i nostri nonni, quando c’era un’aria più sana dove cresceva cibo sano. Decrescita significa una vita più naturale e più ricca di emozioni, con più tempo a disposizione per pensare, per sé e per la relazioni vere e non solo virtuali.

Che cosa fai concretamente nella vita di tuttii giorni?

In sintesi cerco di ridurre la mia impronta ecologica e cioè agire facendo il meno male possibile alla terra. La rispetto perché mi dà i frutti per nutrirmi e quello che faccio di negativo si ripercuote anche su di me. Purtroppo ho la macchina ma quando sono a Ferrara mi muovo in bicicletta. A Roma uso l’auto per necessità anche se fortunatamente nel quartiere in cui vivo stanno ultimando le ciclabili. Cerco di frequentare il meno possibile i supermercati. Ho scoperto negozi diversi, linee biologiche ed equosolidali. Cerco di acquistare prodotti artigianali, di frequentare i mercati dove posso trovare prodotti di stagione e biologici. Per me mangiare significa gusto e semplicità. Autoproduco, inoltre, molti prodotti per l’igiene personale. Infine, cerco di comprare solo quello che mi serve davvero.

Di cosa ti nutri?

Sono vegan, mi nutro di prodotti naturali, frutta e verdura, cereali, legumi, semi. Tento di non comprare prodotti non italiani. Ogni tanto mi concedo della frutta esotica ma raramente perché non è a chilometri zero. Vivo nel Lazio, in questa regione abbiamo tutto e ho fatto la scelta di mangiare prodotti locali. Il resto, se necessario, equo e solidale.

Che cosa autoproduci?

Germogli, latte vegetale, creme vegetali, dolci, hamburger vegetali, tutto quello che mangio. Saponi e prodotti per la casa, shampoo, sapone di marsiglia, dentifricio. Uso l’acido citrico come ammorbidente, uso le noci dell’Amazzonia per lavare, bicarbonato, aceto e limone per l’igiene della casa. Uso il burro di karité, l’olio di jojoba, l’aloe e il tea tree oil come materie prime.

Che cosa ha a che vedere la felicità con la decrescita?

La felicità personale ha molto a che vedere con la decrescità perché decrescere significa anche riscoprire il contatto con la natura e riscoprire il tempo per lo scambio e le relazioni. E questo è ciò che dà felicità a moltissime persone.

Autoproduzione fa rima con…?

Autoriaffermazione di sé, autonomia e libertà di scegliere come vivere, come nutrirsi, come vestirsi, come essere. Le cose che ho devono essere frutto di una scelta autonoma e personale e non di una scelta che hanno fatto altri. Quindi il piacere di essere autonomi, riscoprire di quante cose non abbiamo bisogno, realizzare di essere capaci di fare, imparare a farsi insegnare .

Qual è il tuo sogno?

Il mio sogno è una vita a contatto con la natura, in un posto pieno di sole e luce e dove la temperatura sia mite. La vita d’ufficio, la mancanza di luce naturale e la necessità di stare fermi a lavorare davanti a un computer tutto il giorno, sono state per me un problema, soprattutto quando ho iniziato a lavorare. Questo mi ha causato una vera e propria depressione che adesso ho superato.

Inoltre sono interessata alla realtà degli ecovillaggi e mi piacerebbe molto fare un’esperienza in questo senso.

Al momento ho un mutuo da pagare per la mia casa in città e un lavoro a tempo indeterminato in un’azienda ma sto cercando di vivere una vita solidale, consapevole e più spirituale. In futuro, però, spero che i miei sogni diventino realtà.

3 risposte a “La mia decrescita. Intervista a Rossella Capobianco

  1. Condivido tutto quanto letto sopra, questo “momento storico” ha generato un flusso benigno di attenzione alla vita in senso naturale, che poi si diffonde creando consapevolezza su tante persone, giovani in particolare….Quindi tutto ok! anche io sono uno che dal consumismo si è staccato pian piano acquisendo valori che un tempo non consideravo tali… ma ho una perplessità che mi lascia il bicchiere mezzo vuoto, è la questione politica ( in senso tradizionale) troppo lasciata libera di agire .. mi spiego, benissimo tutti i concetti sopra elencati che poi ritrovo in molti incontri in ecovillaggi e meeting vari, ma la terra è tonda e il potere finanziario , per mano della politica, non sta in disparte, ha sempre bisogno di conquistare paesi e società da mungere e condizionare…pensiamo ai settori energetici, servizi, acqua, farmaceutico etc…
    Per esempio il Ttip , che Barack Obama sta sponsorizzando a più non posso è un ulteriore salto di qualità del potere delle multinazionali per togliere sovranità ai popoli per poi imporre il loro stile e le loro produzioni. Quindi benissimo se io vado in bicicletta e consumo a km 0 , ma se poi mi riempiono di coltivazioni Ogm , di fabbriche chimiche , o ancora spingono su energia fossile invece delle rinnovabili, tutti i nostri sforzi saranno vani….
    Allora va bene una vita consapevole di decrescita , ma a fianco ci deve essere anche un impegno attivo di partecipazione in movimenti politici o di contestazione sociale, perché se noi non cambieremo questo sistema, il sistema cambierà noi..volente o nolente.

    • E’ vero, Sandro. Questo è un problema, il contesto in cui si vive, la società in cui siamo inseriti che spesso ci fa sentire come in direzione ostinata e contraria. La società, però, il sistema, come dici, è fatto di tanta gente come noi. Siamo noi stessi. Se tutti noi facessimo scelte consapevoli e iniziassimo a vivere in modo più attento, iniziando dalle piccole cose intorno a noi si svilupperebbe una rete di cambiamento che si allargherebbe inesorabilmente modificando anche, inevitabilmente, il contesto.
      E’ vero che la direzione dei governi è quella. Ma è anche vero che a consumare, a chiedere, ad aver bisogno di… siamo noi.
      Non sono i politici e i governi che faranno andare il mondo verso la distruzione (se si continua così) ma siamo noi con i nostri consumi e le nostre necessità acquisite.
      La consapevolezza è contagiosa. L’ho visto succedere mille volte intorno a me. Conoscere persone più aperte, illuminate e consapevoli mi ha insegnato moltissimo e io stessa sono stata esempio per persone più indietro di me. E’ necessario crederci, fare, testimoniare…
      🙂

    • Howard Zinn, lo storico americano tradizionalmente attento alle fasce sociali più deboli, una volta disse:

      Civil disobedience is not our problem. Our problem is civil… obedience.

      Credo che occorra come sempre tenere ben distinti i due piani, Sandro: quello del controllo, delle leggi e dell’ordinamento precostituito, che agisce tipicamente dall’alto; e quello delle scelte convinte, consapevoli e radicate, che si eleva (anche per ragioni… botaniche) dal basso.
      Non sempre queste due pulsioni convergono al medesimo punto d’arrivo. Anzi, quasi mai. Chi la spunterà, senza l’appoggio dell’altro? Quasi sempre la prima. Quella che qualcuno, per semplificare, chiama Potere.
      Bé, io credo invece che il potere più grande, pervasivo, destabilizzante sia invece nelle mani, nelle teste e nei cuori di chi, in prima istanza, ha la facoltà di… scegliere. Ovvio che le pressioni telluriche che sorgono dal basso muovono da una forza lenta, a volte incerta, carsica. Ma, quando si sprigiona, incontenibile.
      Credo che oggi siamo ormai prossimi a quella scossa. Abbiamo a disposizione strumenti e conoscenze che fanno impallidire il ruolo avuto dalla stampa a caratteri mobili. Sapremo usarli in modo virtuoso (nonostante gli stupidi strali lanciati anche recentemente contro il web da uomini di “cultura” come Umberto Eco)?
      Quello che voglio dire è che gli strumenti (culturali e tecnologici) a disposizione sono sufficienti, ormai. Ora, si tratta di lavorare sull’utenza…
      Ciao

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