Ognuno a suo modo

Discorso di Papa Francesco ai partecipanti all’incontro promosso dalla “Fondazione per lo sviluppo sostenibile” su Giustizia ambientale e cambiamenti climatici
(fonte | grassetti miei)
“Illustri Signori e Signore, buongiorno e benvenuti!
Ringrazio il Dottor Ronchi e il Dottor Caio per aver introdotto questo nostro incontro; e ringrazio tutti voi per aver collaborato a questo Meeting internazionale, dedicato a un tema la cui importanza e urgenza non possono essere esagerate. Il clima è un bene comune, oggi gravemente minacciato: lo indicano fenomeni come i cambiamenti climatici, il riscaldamento globale e l’aumento degli eventi meteorologici estremi. Sono temi oggetto di grande attenzione da parte dei media e dell’opinione pubblica, e attorno ai quali sono in corso accesi dibattiti scientifici e politici, da cui è andato emergendo un consenso diffuso, anche se non unanime. Perché e come occuparcene? Non possiamo dimenticare le gravi implicazioni sociali dei cambiamenti climatici: sono i più poveri a patirne con maggiore durezza le conseguenze! Per questo – come giustamente evidenzia il titolo di questo Meeting – la questione del clima è una questione di giustizia; e anche di solidarietà, che dalla giustizia non va mai separata. È in gioco la dignità di ognuno, come popoli, come comunità, come donne e uomini.
La scienza e la tecnologia mettono nelle nostre mani un potere senza precedenti: è nostro dovere, verso l’umanità intera e in particolare verso i più poveri e le generazioni future, utilizzarlo per il bene comune. Riuscirà la nostra generazione a «essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie responsabilità»? (Enc. Laudato si’ , 165). Pur tra le molte contraddizioni del nostro tempo, abbiamo ragioni sufficienti per alimentare la speranza di riuscire a farlo. E da questa speranza dobbiamo lasciarci guidare. Nell’adempiere questo impegno, auguro a ciascuno di voi di sperimentare il gusto di partecipare ad azioni che trasmettono vita. La gioia del Vangelo dimora anche qui.
In che modo possiamo esercitare la nostra responsabilità, la nostra solidarietà, la nostra dignità di persone e cittadini del mondo? Ognuno è chiamato a rispondere personalmente, nella misura che gli compete in base al ruolo che occupa nella famiglia, nel mondo del lavoro, dell’economia e della ricerca, nella società civile e nelle istituzioni. Non sfoderando improbabili ricette: nessuno le ha! Piuttosto offrendo quanto ha capito al dialogo e accettando che il proprio apporto sia messo in discussione: a tutti è richiesto un contributo in vista di un risultato che non può essere che frutto di un lavoro comune. Il grande nemico qui, è l’ipocrisia.
A buon diritto il vostro Meeting rappresenta un esempio della pratica di questo dialogo, che nell’Enciclica Laudato si’ ho proposto come unica via per affrontare i problemi del nostro mondo e cercare soluzioni davvero efficaci. Mi sembra un segno di grande importanza, persino provvidenziale, che a questo Meeting partecipino esponenti di rilievo di “mondi” diversi: la religione e la politica, l’attività economica e la ricerca scientifica in molteplici settori, le organizzazioni internazionali e quelle impegnate nella lotta alla povertà.
Per portare frutto, questo dialogo ha bisogno di essere ispirato da una visione tanto trasparente quanto ampia, e di procedere secondo un approccio integrale, ma soprattutto partecipativo, includendo tutte le parti in causa, anche quelle che più facilmente restano ai margini dei processi istituzionali. Rivolgo a tutti un pressante invito a compiere ogni sforzo perché ai tavoli in cui si cerca il modo per risolvere l’unica e complessa crisi socio-ambientale possano far udire la propria voce i più poveri, tra i Paesi e tra gli esseri umani: è anche questo un dovere di giustizia ambientale.
Di fronte all’emergenza dei cambiamenti climatici e con lo sguardo rivolto ai cruciali appuntamenti che nei prossimi mesi li affronteranno – l’approvazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile da parte delle Nazioni Unite alla fine di questo mese e soprattutto la COP 21 di Parigi a inizio dicembre –, mi sento di proporre che questo dialogo diventi un’autentica alleanza per arrivare ad accordi ambientali globali realmente significativi.
In questo percorso potete contare sul sostegno mio personale e di tutta la Chiesa, a partire da quello, indispensabile, della preghiera. Fin da ora offro al Signore il nostro comune sforzo, chiedendogli di benedirlo perché l’umanità sappia finalmente dare ascolto al grido della terra – oggi la nostra madre terra è tra i tanti esclusi che gridano al Cielo per un aiuto! La nostra madre terra è un’esclusa! -, anche al grido della terra, nostra madre e sorella, e dei più poveri tra coloro che la abitano, e prendersene cura. In questo modo la creazione si avvicinerà sempre di più alla casa comune che l’unico Padre ha immaginato come dono per la famiglia universale delle sue creature. Chiedo per tutti voi la benedizione di Dio. Grazie.”

Separatore

E’ un fatto che queste parole siano incontestabili.
E’ un fatto che Francesco porti una croce di ferro e indossi mocassini quasi bucati.
E’ un fatto che il Vaticano abbia affidato la propria comunicazione esterna a McKinsey (fonte).
E’ un fatto che il Papa sia un leader.
Ed è un fatto che, per tutti gli altri, i leader siano sempre un ottimo pretesto per non muovere un dito (vedi).
Io aggiungo: ognuno a suo modo. Oppure, lasci perdere.
Andrea

2 risposte a “Ognuno a suo modo

  1. Ormai ci rifilano anche la consapevolezza per delega.
    Guarda cosa hanno fatto a Che Guevara, come diceva Pasolini: ci fanno i santini e le magliette perché la gente rimanga uguale e si senta migliore dopo aver preso “a piece of him”, come le sciarpe bianche del Dalai Lama (che è il primo a dichiarare cose “se loro credono che siano speciali, glielo lascio credere, per me sono sciarpe qualsiasi”.

  2. Il rischio naturalmente è quello che scrivi: che si usino queste parole, per scaricare la propria responsabilità su qualcuno o su qualche ente “che si prenda carico della cosa” al posto dei singoli. E’ un problema, questo, che avevi già sollevato – e in maniera più profonda, anche se non del tutto simile – in un tuo precedente articolo, sempre su un comunicato papale.

    Del resto, non si può che stare a guardare. Questo messaggio, considerando la (relativa) atipicità di Papa Francesco, potrà smuovere coscienze cristiane e non in maniera e misura significative? La Chiesa stessa – come “ente” – seguirà almeno maggioritariamente, se non massicciamente, il suo punto di vista?

    Al momento sono domande che rimangono senza risposta e di sicuro il credito di cui gode la Chiesa di Roma, come paladina dei diritti umani e della qualità della vita, lascia molto a desiderare: quindi è opportuno stare in campana. Ma fino a un certo punto, però: alla fin fine il problema non riguarda chi, come noi, già sta facendo – in un modo o nell’altro e magari ancora fra contraddizioni – la propria parte, ma chi ancora non si è mosso.

    Il nostro compito è continuare a guardare avanti, pensando di dover contare solo sulle nostre forze; chi poi si aggiungerà, ben venga; e buona fortuna a chi, ognuno a suo modo, cercherà comunque di fare la propria parte.

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