Prepararsi

Come ai bei tempi. Come due anni fa, quando questo blog era una nicchia. Una nicchia espressiva. Pensieri e parole saettavano danzanti. Ti sfrecciavano davanti, spesso senza un perché. Ma c’erano. E restavano. Sono ancora là, cristalli inscalfibili nel pulviscolo digitale. C’erano. E resteranno. Paura? Big-data? Paura di che? Di noi stessi? Di quello che eravamo, siamo e saremo? Vergogna? Di che? Si vergognino quelli che non hanno nemmeno il coraggio di essere loro stessi. Non dico qui, che non è niente. Ma dico là fuori. Nella vita vera.

Turbini di stimoli. Una spruzzata di dopamine. Adrenalina qb. Mescolare e lasciar riposare. Sì, oggi LLHT torna ad essere un diario. Chi se ne frega delle aspettative. Vostre e mie. Le belle parole, i costrutti ricercati, i concetti esclusivi. I fatidici… contenuti. Nel mio vecchio mondo. Prima. C’era chi avrebbe venduto la propria madre per un incremento retributivo, una stupida ed effimera stelletta in più sulla mostrina. Adesso. Invece. Venderebbero la madre per un… contenuto. Un’idea. Dieci “like” in più. Niente “like” qui, su LLHT. Su FB li ho lasciati perché non posso escluderli (quello è il regno del Giudizio Universale di fine stagione, merce in saldo: valutare, giudicare, cliccare). Qui, che potevo toglierli, i “like” non ci sono. Ti piace: diffondi, torni e magari ti fai sentire. Non ti piace: sparisci. Tutto come prima. Bello così.

No, dicevo. Stavolta no. Nessuna ricerca espressiva. Solo noi. Tu, che stai leggendo. Ed io, che sto diluviando sui tasti. Le mie dita come grandine sulla tastiera. Perché. Perché sabato e domenica sono state due giornate speciali. Come sa chi legge FB, chi legge la pagina degli eventi (niente link, non ho tempo, grandina…), sabato ero a un convegno di/per medici, oggi a uno di/per sportivi. Due mondi estranei al mio (sia attuale che ex). Due mondi curiosi. Sanamente curiosi. Ed è stato amore. Intellettuale, credo. Ma forse anche altro. Progettuale. Confrontarsi. Accettare e accettarsi. Conoscersi. Stupirsi. Poi, certo, le unità di misura: i libri venduti, gli autografi, le mani e i sorrisi. Ma non questa volta, per favore. Non la prosaicità, stavolta. Ieri e oggi ci sono stati piuttosto gli specchi. O gli stimoli, chiamiamoli come vogliamo. Identità rifrangenti. Ringrazio di cuore – sì, per questo smette di grandinare un attimo e uso il grassetto – Carla e Rodolfo. Che hanno voluto che ci volessimo. Bene. Presenti. Stimolanti.

Convegno Melagrana

E io mi porto via con me le parole e gli insegnamenti di persone che non capitano… ma arrivano. Perché eri pronto, e le stavi aspettando. Un carico di insegnamenti e di emozioni. Insegnamenti violenti, a volte. Fendenti terribili. Che se non li schivi, ti trafiggono senza alcun suono. Essere grati al proprio boia: per amare il tuo carnefice – oggi lo so – devi abitare un piano superiore. Denudato delle tue paure. E lì, in quello spazio sospeso tra orgoglio e umiltà, nasce sempre qualcosa. E, comprendendolo, cresci. Grazie ad Anna, anche.

Emozioni garbate. Impari a codificarle. Cinque. Come i sensi. Emotività e sensazioni. Cinque più cinque ha fatto undici, oggi. “Psicologia presuntuosa!” bisbigli dentro. Pensi che la complessità di un cuore e di un’anima possano così semplicisticamente essere smembrati in cinque tessere isolate? Sì, lo pensi. E pensi anche di sbagliarti. Perché sei umile. E allora la smetti di dubitare e ti liberi della tua diffidenza. E, comprendendolo, cresci. Sei cioè comprensivo. E, soprattutto, impari. Lo so, è difficile. Ma è epifanico. E qualcosa passerà, ne sono certo. Grazie a Claudia, anche.

Benedetto quel giorno in cui mandai al diavolo la mia precedente vita. Perché oggi le maglie sono larghe. E sono ricettivo. Preparatevi. Io mi sto preparando.

Momix

Momix – Bothanica