Quale ritorno?

Stamattina mi sono fatto delle domande sul ritorno dei nostri investimenti.

Investire.

Ci scommetto che ci state pensando. Ma sì, ovvio, cosa vuoi investire? Denaro!

Eh no. Perché così è troppo facile. Troppo facile, addirittura banale, pensare a “investire denaro”.

Allora mi impegno a staccare la parola dal contesto più comodo e ovvio. Ho il timore che, non facendolo, io possa annientare la mia capacità d’immaginazione.

Dunque la stacco e penso: “Che cosa investo oltre al denaro?”.

Risposta a scelta multipla? Ok.

Tempo, energia, fiducia. Questo investo.

Su che cosa? Sui progetti della mia vita.

Quei compagni di viaggio che, dopo l’ossigeno e la buona salute, sono indispensabili.

I progetti. Senza di loro, la vita si spegnerebbe nello stesso tempo che serve a fumare una sigaretta.

Piccoli, medi, grandi, immensi. Vitali. I progetti di cui mi alimento hanno queste misure.

Come in una dieta, tra l’altro: acqua, cereali, legumi, verdura, frutta. Qualche dolcettino ogni tanto. E ovviamente, progetti.

Ok vengo al punto: perché investiamo continuamente su progetti? Perché il “proiectum” è, per sua natura, gettato avanti.

E noi, scusate, in quale direzione andiamo? Avanti o indietro? A me pare avanti.

Allora investiamo qualcosa anche in una lettera, in una telefonata, nell’osservazione di un dettaglio, nel rallentamento del ritmo di un’attività ripetuta nel tempo, nella conversazione imprevista di due minuti con una persona che non rientra tra i nostri “best friends”.

Cosa facciamo in quei momenti? Offriamo una proposta, un’alternativa, una modifica. Avanziamo una richiesta. Sollecitiamo un cambio di ritmo o di direzione. O addirittura, lo incentiviamo con la nostra presenza.

Azioni. Abitudini. Stili.

Inizi, continuazioni, conclusioni.

Siamo nel mezzo della giostra.

Questi sono gli ingredienti quotidiani dei nostri impasti. A volte, siamo cuochi inconsapevoli. Cuciniamo in anestesia.

Ma quando invece la consapevolezza c’è, vi chiedo, qual è il ritorno?

Qual è il ritorno che ci auguriamo?

È un ritorno unicamente ECONOMICO?

Abbiamo investito denaro, per avere più denaro? Moltissime volte sì. È così.

Abbiamo investito tempo, energie, fiducia per avere del denaro? Per pagare servizi, oggetti, imposte? Perché, se non ci fosse, faremmo incubi durante la notte? Perché andremmo probabilmente a rovinare il nostro matrimonio? Perché nell’insicurezza non saremmo in grado di trasmettere serenità ai nostri figli?

Sì, sì e ancora sì.

È esattamente così.

Ed è normale che lo sia.

Se non sei in grado di ammetterlo, vai pure a vivere nelle caverne. Poi fammi sapere.

Ma noi, che cosa siamo? Animali.

Animali che vivono in una comunità. Eternamente interconnessi.

Non puoi dirmi il contrario. Non posso crederti. La realtà non può crederti.

E allora, qual è il ritorno delle nostre azioni per la comunità in cui viviamo?
Sarà sempre e solo economico?

Avrà sempre la vista miope di chi indossa gli occhiali del contabile?

Parlerà sempre la lingua del “Eh ma sai, io tengo famiglia”? O ne studierà anche una diversa?

Sarà mai SOCIALE questo ritorno?

Sarà mai ANCHE sociale?

Mi auguro di sì. E realisticamente, prevedo che lo sarà.

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