1861-2012: parabola di uno Stato sovrano

Resti del pranzo

Resti del pranzo

Questo post ha l’obiettivo di dimostrare – vista la piega che stanno prendendo le cose – come oggi non sia più possibile definirsi “europeisti”, senza al tempo stesso essere anche “anti-italiani”.

Per la verità, presto non sarà tecnicamente nemmeno più possibile essere “anti-italiani”, in quanto da giovedì scorso, 6 settembre 2012, l’Italia rischia di non esistere più, almeno come Stato sovrano. Per capire che non si tratta di una delirante provocazione, ma di una oggettiva verità, è sufficiente prendersi dieci minuti e leggersi i 14 punti con cui giovedì Mario Draghi ha illustrato il piano di salvataggio dei paesi periferici dell’Eurozona: non occorrono particolari competenze macroeconomiche per capire come la strategia dell’Eurotower per arginare il rischio sovrano dei Maiali d’Europa (PIIGS) si basi sostanzialmente sull’esproriazione della loro… sovranità (un po’ come se, per ridurre il rischio di fare incidenti, ci si facesse rubare l’auto). Diabolicamente geniale.

In un memorabile scambio con l’agente Starling, il dr. Hannibal Lecter ammonisce così la giovane recluta: “Quid pro quo, Clarice: io do qualcosa a te, tu dai qualcosa a me…”. L’unica differenza rispetto alla scena del film è che, nel nostro caso, i due interlocutori – BCE e Stato maiale – non sono separati da un vetro anti-sfondamento dello spessore di una spanna, ma dal vetro… di uno sportello bancario, appunto!

La BCE si è infatti impegnata a garantire, per i Paesi che ne abbiano necessità e lo dichiarino apertamente, l’acquisto illimitato di titoli di stato. L’offerta è di quelle da leccarsi i baffi. Soprattutto per un’economia, come la nostra, in cui:

  • da mesi, le banche sono impegnate nel costante riacquisto dei titoli pubblici in circolazione, in quanto i precedenti possessori (Germania e Francia in primis), non volendo tenersi nei rispettivi portafogli il rischio del default italiano, se ne sono rapidamente liberate sul mercato secondario;
  • i capitali dall’estero non arrivano più, in quanto nessuno è così spericolato da investire in Italia;
  • il gettito fiscale interno si sta comprimendo sempre più (nonostante la tanto sbandierata lotta all’evasione), in quanto il numero di aziende che chiudono contrae l’ammontare complessivo di tasse che vengono versate.
  • nonostante tutte le misure di “austerity” fin qui attuate dal governo, il debito pubblico sta… salendo!
Hannibal

Anthony Hopkins in “Il silenzio degli innocenti”

In questo scenario non proprio confortante, quindi, la mano tesa di Mario Draghi è stata accolta come una benedizione. Da tre giorni i mercati sono infatti euforici e lo spread col bund tedesco ha cominciato ad assottigliarsi. Tutto bene, dunque? No. Perché, esattamente come il dr. Lecter, la BCE ha… chiesto qualcosa in cambio! Quid pro quo.

Cosa? La possibilità di valutare preliminarmente, ed eventualmente correggere (con l’ausilio del FMI, quale controllore di massima fiducia), il piano di risanamento interno attuato da Monti e da chi gli succederà. A casa mia, questo si chiama “piano di ristrutturazione in amministrazione controllata”. Sui principali quotidiani nazionali (Corriere, Repubblica, il Sole24Ore…) queste parolacce brutte e cattive non le leggerete però mai. Vogliono farvi dormire sonni tranquilli. Attenzione bene, non è una novità, questa: già da quando si insediò Monti, se ricordate, l’Europa aveva stilato una lista di interventi ineludibili, che il governo italiano avrebbe dovuto attuare a brevissimo. A quel tempo, come si ricorderà, Berlusconi aveva però altre cose per la testa, quindi ci fu il rovesciamento repentino dell’esecutivo, guidato dalla mano affusolata del Presidente della Rubblica, con il preciso scopo di avere un governo che obbedisse senza batter ciglio ai diktat di Francoforte.

Non sto dicendo che sia un male in assoluto il fatto che qualcuno ci controlli e che, nel caso sgarriamo, minacci di chiuderci l’ossigeno e mandarci all’obitorio. Abbiamo infatti vissuto per sessant’anni sopra le nostre possibilità, regalando occupazione (spesso inutile) a tutti, facendo le cicale coi soldi del Piano Marshall, aiutando con la cassa integrazione imprese (come la Fiat) che oggi ci stanno abbandonando, lasciando andare in malora il nostro patrimonio artistico… Le cose non potevano andare molto diversamente, in effetti! E forse, su un piano storico, è giusto che ora si tiri la cinghia. Il problema è che la cinghia la tireranno non quelli che hanno causato il disastro, ma la tireranno persone – uomini, donne e bambini – che di queste scelte scellerate non sono responsabili. E la paura di molti è che, dopo la cinghia, qualcuno tiri pure le cuoia. (A proposito, quell’ondata di suicidi di cui si parlava purtroppo quotidianamente nei primi mesi del 2012, si è miracolosamente interrotta…? Perché non si sente più niente…).

Per questo motivo, tifare oggi per l’Europa – come fanno ancora in tantissimi – significa inevitabilmente tifare contro l’Italia, contro la sua autonomia. Significa… abdicare. Occorre rendersene conto. Si tratta, di fatto, di una scelta di fuga dalle proprie responsabilità passate, presenti e future, per affidarsi in toto a un legislatore straniero. I politici che dicono di volere l’Europa, semplicemente, stanno mentendo: sono in fuga da se stessi. Sono ombre di un passato recentissimo che, con un colpo di spugna, chi ha una coscienza civica dovrebbe cancellare dalla scena. Appoggiare oggi l’Europa è una scelta per certi aspetti ineludibile, ma implicitamente anti-italiana: l’Italia sarà di fatto esautorata dalla governance di se stessa. L’Italia sarà di fatto pilotata da Francoforte. Le elezioni non serviranno. I candidati non serviranno. I partiti politici non serviranno. Tutto è già deciso a priori. Chi questo non lo capisce – o peggio: finge di non capirlo – sta affogando i propri figli nel sangue della patria.

Dopo l’unità monetaria a tavolino, ora a tavolino si è già decisa anche l’unità politica. E ancora una volta, senza interpellare le persone! A questo secondo, gravissimo affronto – ne sono certo – gli italiani presenteranno il conto. Alla prima occasione.

Sono questioni delicatissime, che – per non creare allarmismi e tensioni sociali – vengono accuratamente evitate dai media generalisti e dai pochi e malconci schieramenti politici rimasti. Ma le prospettive per la nostra penisola sono davvero nebulose, temo.

6 risposte a “1861-2012: parabola di uno Stato sovrano

    • Già. L’ho ripreso perché è uno dei primissimi articoli di LLHT e, da quanto sento per radio (sono senza giornali e pochissimo accesso alla rete), ieri hanno finalmente scoperto le carte dall’Eurotower. Una lettrice su FB mi ha riferito dell’ennesimo, imbarazzante discorso di Renzi, finalizzato solo a ipnotizzare ulteriormente i… “prigionieri”.
      Arriveranno i becchini da Bruxelles. Urge rimedio. Vero. Non un blog…

      • Dubito che il rimedio potrebbe nascere “a scala nazionale”, cioè a livello di popolo; e non solo perché quello italiano non è, tecnicamente, un “popolo” nel senso di “gruppo omogeneo per cultura, tradizioni, ecc.”. Il punto è che il livello di lobotomizzazione della maggioranza è tale, da lasciare poche speranze.

        Ho l’impressione che anche un pronunciamento violento, se dovesse riuscire, verrebbe facilmente pilotato da nuovi “tecnici” al servizio di interessi che non sono i nostri: si ripeterebbe insomma il copione della Rivoluzione francese, di quella russa… Forse della stragrande maggioranza delle rivoluzioni, per come sono andate le cose almeno negli ultimi 5 o 6 secoli.

        Continuo a credere che il rimedio che tu dici (a parte il lavoro come singoli, su se stessi), stia nel piccolo: nella famosa rete di esperienze alternative, solidali, che però – almeno in Italia – rete non è ancora riuscita a diventare, nemmeno in ambito locale, mi sa.

        Poi certo, c’è la speranza di poter lavorare a livello di singolo Comune, specie se piccolo: qui a Rovigo stiamo tirando le somme per capire se, come M5S, riusciremo a ripartire in vista delle elezioni comunali; che saranno non più tardi della primavera prossima.

        E’ vero che ci è capitata sul collo la batosta dei due nostri Consiglieri, passati sul più bello con SEL (come da copione, in democrazia rappresentativa…); però il fatto che abbia scritto “stiamo tirando le somme per capire”, è significativo, no?

  1. E pensare che c’è ancora chi inneggia a Monti, il competente, il tecnico, il revisore, la salvezza. Macché, è un banchiere, lo vedrebbe un cieco. Se poi agisce persino, come tu e altri sostenete, per conto di banche straniere, come possiamo lasciarlo fare?

    • Monti è effettivamente la salvezza, nulla da obiettare! Ma solo per chi… concepisce le cose in un certo modo.
      Un’informazione, “discretamente importante” e che – guarda caso – nessuno mai ricorda, è che, per effetto del “Trattato di stabilità” (o Fiscal Compact), firmato a marzo di quest’anno da 25 dei 27 Paesi membri della UE (tra cui ovviamente l’Italia), noi ci dovremo impegnare a tagliare, ogni anno e per vent’anni, QUARANTACINQUE miliardi di Euro all’anno.
      Non so se è chiaro. Solo per dare un’idea della dimensione della “scure”, a confronto la ”Spending review” del Governo Monti cancella spese per un totale di 29 miliardi in tre anni!
      Le conseguenze saranno abbastanza semplici, purtroppo: macelleria sociale.
      Ogni tanto qualcuno mi dice che faccio terrorismo… Io mi limito solo a riportare i numeri e i fatti che nessuno conosce.
      Solo una precisazione: non credo che Monti agisca espressamente “per conto di” banche straniere. Credo piuttosto che egli rappresenti una delle più plateali espressioni delle oligarchie sovranazionali che, prive di autorizzazione democratica, decidono per le sorti di interi paesi, delle loro economie e, soprattutto, dei loro cittadini.
      Se vogliamo vantarci di essere una democrazia, sono del tutto convinto che certe decisioni – per la loro delicatezza e per le loro ripercussioni prospettiche – non possano prescindere dalla volontà popolare. Se, invece, queste decisioni devono (per qualche motivo che mi sfugge) essere prese senza la consultazione dei cittadini, allora si abbia almeno la decenza di ammettere che non ci si trova in democrazia. Ciao.

  2. Grande articolo, Andrea! Complimenti.
    Le cose che dici sono dette in modo molto chiaro e comprensibile e, come dici tu, è vero: non si leggono mai sui giornali. Mi sa che ne vedremo delle belle.

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