Paneuropeismo o Comunitarismo?

Questo post è un memorandum. All’interno di esso, infatti, verranno dette cose che potrebbero o non potrebbero verificarsi a partire da oggi, fino alla data delle prossime elezioni politiche del 2013. Elezioni che, per l’Italia, rivestiranno un’importanza strategica non inferiore a quelle dell’immediato Dopoguerra, in cui la Democrazia Cristiana la spuntò di poco sul Partito Comunista. Essendo cose dette in anticipo, avranno il pregio di poter essere facilmente smentite o confermate dalla storia.

Corda sul punto di spezzarsi

Oggi lo scenario è radicalmente diverso. Ma la posta in gioco è molto maggiore, sebbene in pochi lo riconoscano. La politica, sia quella “civile” che quella espressa dai partiti, ha subìto una radicale metamorfosi, che si è prevalentemente attuata nell’ultimo decennio. I confini degli schieramenti si sono progressivamente modificati (e non penso solo all’avvento del bipolarismo, che è una questione puramente tecnica) e, specularmente, si sono modificate le categorie di pensiero, nella testa degli individui, che li collocava da una parte o dall’altra della barricata. L’appartenenza ad uno o all’altro schieramento è una categoria che non ammette sfumature. O con noi o contro di noi, sembrano sibilare ancora oggi alcuni leader. L’estrema degenerazione di questa particolare pochezza politica si riduce al fatto che non sono più le tue idee a determinare la tua collocazione, ma è l’opposto: è la tua collocazione a determinare le tue idee. Capita così di sentire persone “di sinistra” difendere a spada tratta la politiche ultraliberiste di un uomo “di destra” come Mario Monti. O, simmetricamente, sentire persone “di destra” inveire contro il turbocapitalismo finanziario, la precarietà del lavoro, il troppo benevolo trattamento riservato ai capitali graziati dallo scudo fiscale, o altre istanze prettamente neoliberiste, da loro stessi strenuamente difese soltanto fino a qualche mese prima.

Ricordo di aver letto, una dozzina d’anni fa, un pamphlet di Marcello Veneziani intitolato Comunitari o Liberal: la prossima alternativa?. In quel saggio venivano chiaramente delineate le ragioni di un profondo ridisegno dei perimetri degli schieramenti, più da un punto di vista socio-economico, che esclusivamente politico. Si preconfigurava quindi un dualismo che si sarebbe basato non più su una segmentazione della società con logiche classiste, bensì sulla dicotomia tra posizioni filo- o miso- terzomondiste. L’alternativa era dunque tra la possibilità, da un lato, di farsi carico del destino del pianeta e, dall’altro lato, sulla convenienza ad adottare una visione più localistica o, come dice appunto il titolo del saggio, comunitaria. Tradotta dal piano sociale a quello economico, la dicotomia era tra un approccio “global” e uno “local” alla gestione della propria civitas e delle relazioni economiche sottostanti.

Ghigliottina

Ombra di un dispositivo meccanico

Inutile ricordare qui quale delle due visioni, negli anni a venire, abbia prevalso sull’altra! La cosa curiosa, però, è che la prospettiva comunitaria, sbrigativamente accantonata dalla Storia per fare spazio ad una globalizzazione sempre più vorace e priva di scrupoli, sta sonoramente rivendicando lo spazio di cui venne privata.

L’avanzata del movimentismo di ispirazione antieuropeista che, non solo nei PIIGS, sta rapidamente acquisendo visibilità (anche nelle urne) è la più evidente e tangibile espressione di una pulsione comunitaria che è stata troppo a lungo e troppo sbrigativamente soffocata. Esperienze politiche come quelle dell’Islanda, dell’Ecuador e della stessa Argentina – per citare solo le più note – dimostrano come le autonomie nazionalistiche non possano essere così facilmente immolate sull’altare di un presunto pancontinentalismo imposto a priori con l’unico scopo di santificare universalmente le dottrine mercantili.

Quello che sta avvenendo in Europa è drammaticamente preoccupante: dopo l’unità monetaria imposta a tavolino senza consultare il parere dei cittadini europei, ora sta avvenendo la stessa cosa (ma in modo più subdolo) con l’unità politico-amministrativa.

I popoli (categoria assolutamente “empirica” e che si farebbe bene a non snobbare…) non staranno zitti a guardare una seconda volta: è evidente anche a un cieco! Il sanguinoso dualismo che si sta prospettando all’orizzonte, quindi, non è più tra Destra e Sinistra – categorie sepolte dalla Storia e facenti oggi parte di un’unica poltiglia ideologica, unicamente finalizzata a preservarne gli illegittimi interessi accumulati sin qui – ma è tra nuove forme di localismo e un furioso progetto di pancontinentalismo mercantile che, senza alcun rispetto per le specificità territoriali, sta tentando di diluire la bandiera della Comunità nel solvente chimico dell’Economia.

Venendo all’Italia, quel che sta accadendo è di una chiarezza esemplare: i partiti che sono espressione delle precedenti coalizioni, perfettamente consapevoli di questo nuovo vento di cambiamento, stanno preparando una campagna elettorale che sarà letteralmente una FARSA! L’illusione della democrazia. Quale che sia il risultato elettorale, l’unica opzione realmente contemplata è quella di affidare il nuovo Esecutivo alle mani di Monti o di uno dei suoi epigoni. Le ragioni dell’Europa non ammettono altre vie. Per sdoganare questo filone di serrata continuità con la prospettiva paneuropea, entro la fine del 2012 l’Italia chiederà gli aiuti economici alla BCE (come ho scritto altrove, sono disposto ad accettare scommesse in merito), legandosi volutamente e pubblicamente mani e piedi al rispetto degli obblighi unilaterali imposti dalla “troika” UE/BCE/FMI. Obblighi che, di fatto, legittimeranno il reciproco annacquamento degli schieramenti politici tradizionali, l’uno nell’altro. In parole semplici, il teorema – comprensibile anche a un bambino – sarà questo: che vinca il Centrodestra o il Centrosinistra, le cose da fare saranno comunque le stesse, essendoci ormai impegnati con l’Europa! E la dichiarazione rilasciata solo ieri da Mario Monti va perfettamente in questa direzione: l’attuale premier, infatti, si rende disponibile a un eventuale reincarico, ma solo dopo lo svolgimento di regolari elezioni. Il teorema è già dimostrato! La domanda è allora: a cosa serve andare a votare?

Qualunque cosa si inventeranno i leader politici, il Presidente della Repubblica, l’attuale Capo del Governo, la carta stampata generalista – insomma, il mainstream – l’obiettivo sarà questo: rendere di fatto vane le elezioni, senza ovviamente ammetterlo. L’obiettivo implicito è esclusivamente quello di non… “scontentare” Mario Draghi e Christine Lagarde…!

Madrid (27/09/2012): popolazione in rivolta contro l’Europa

Il significato di questa impostazione è palese: il voto degli italiani non conta nulla! Le scelte del popolo sono ininfluenti. Gli elettori sono elegantemente esautorati da ogni decisione sul proprio futuro. Questo, di fatto, trasformerà le prossime consultazioni politiche “democratiche” in un referendum pro o contro la stessa democrazia! Qualcuno guarderà i dibattiti televisivi, certo! Qualcuno si appassionerà ai duelli elettorali, sul web o sui giornali. Qualcuno, come chi scrive, ha da tempo abbandonato ogni forma di partecipazione diretta. Ma il risultato… non cambierà!

Proprio l’altro ieri, a seguito dei duri scontri di Madrid (costati una sessantina di feriti, tra manifestanti e polizia), la Catalogna ha annunciato il prossimo referendum per l’indipendenza dalla Spagna e, indirettamente, dai diktat di Bruxelles. Con o senza l’autorizzazione del Governo iberico! Queste nuove forme di irredentismo sono ormai fisiologiche, in un’Europa che, prima affamata dalla politica, ora sta anche ricevendo, da quella stessa politica, il benservito. E ne seguiranno altre, temo meno democratiche, come peraltro sta già confermando l’avanzata elettorale dei partiti ultranazionalistici, in tutti i paesi del vecchio continente. In Italia, preferiamo liquidare questo fenomeno definendolo “antipolitica” e cancellandolo dai media, se non quando l’intento è quello di distorcerlo o di ridicolizzarlo.

Come ho scritto in precedenza, ho la sgradevole sensazione che qualcosa di spiacevole stia per accadere, qui da noi. L’Italia è un paese popolato da persone geniali e creative, che difficilmente accetteranno – in questo snodo storico di portata epocale – di essere ancora una volta accantonate. La mia personale preoccupazione è che, come sempre accade purtroppo in questi casi, i meccanismi della persuasione di massa non si limiteranno a qualche talk-show televisivo, a qualche direttore di giornale asservito o a qualche rimborso-spese dei propri consiglieri comunali prontamente e trionfalisticamente pubblicato sul web in nome di una presunta trasparenza.

Gli italiani ne hanno davvero le scatole piene. E non vedono l’ora di castigare sonoramente (almeno nelle urne) chi li ha portati fin qui e si ostina, nonostante tutto, a credere di poterli ingannare ancora una volta. I sentimenti identitari e le pulsioni comunitarie sono, per la partitocrazia classica, la vera controparte da annientare, questa volta. E non credo si rivelerà un’impresa facile…

Buona fortuna.

8 risposte a “Paneuropeismo o Comunitarismo?

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  3. Mah, l’analisi è condivisibile.

    Quello che semmai mi preme far notare è che, se QUESTA idea di Comunità Europea è drammatica, non mi sembra che i nazionalismi che si stanno alzando siano tanto positivi.

    Voglio dire, questi nazionalismi non stanno proponendo un semplice ritorno in primo piano del concetto di popolo, per ricominciare una forma di unione (o almeno di cooperazione) sovranazionale: mi sembra che stiano cercando di riproporre del nazionalismo gli aspetti più beceri: un “protezionismo popolare” che puzza di razzismo lontano un miglio.

    Certo, non bisogna fare di ogni erba un Fascio: il separatismo della Catalogna sembra essere d’un’altra pasta che il nazionalismo ungherese o quello di “Aurora Dorata” in Grecia. Però mi sembra eccessivo parlare di “nuovi irredentismi”, non mi sembra che ci sia granché di nuovo, purtroppo.

    Ecco, semmai il problema mi sembra questo: si va da un estremismo a un altro (da un estemo all’altro) e non si riesce a vedere il (giusto) centro; che non è certo quello proposto da Fini o Casini… Si ragiona solo “questo è tutto buono, questo è tutto cattivo. Questa cosa non ha funzionato? Prendiamo la strada opposta”. Mai qualcuno che dica “Facciamo una sintesi”. O “Troviamo una soluzione il più possibile equidistante da questi estremi”.

    Credo che finché non si acquisterà questa capacità, questa visione delle cose, si continuerà solo a farci male, Europa Unita o Stati nazionali che si vogliano.

  4. Ciao Ugo, è da un paio d’anni che ho smesso di seguire le info sui media “ufficiali”. Da oltre un anno, in casa, siamo anche senza televisione. E ti assicuro: al di là del fatto che non ne sentiamo minimamente la mancanza, ti accorgi di come la manipolazione dei meccanismi con cui si forma l’opinione pubblica siano evidenti…!
    Un tempo anch’io, per una “nobile” sete di equidistanza, mi affidavo solo all’Ansa. Ma l’Ansa è un po’ paragonabile alla grotta disseminata di uova, dove si trova l’aliena-madre in “Alien 2”: ci sono tante uova, tutte apparentemente identiche e prive di infatuazioni ideologiche. Ma c’è sempre una creatura, a monte, che decide quali deporre. E soprattutto, DOVE farlo! 😉
    Io ho cominciato a leggere “Il Fatto Quotidiano”: sicuramente ha le sue simpatie e, soprattutto, antipatie! Ma almeno non hai costantemente l’impressione che qualcuno stia provando a infinocchiarti…!
    Ciao

    • Quanto all’intenzione degli italiani di imporre il loro castigo alle urne… ne 6 sicuro?

      Io temo che ci sarà un crollo di affluenza mostruoso, ed un sacco di voti (dispersi) agli estremi. Del resto su cosa vale la pena non disperdere voto?
      Sono d’accordo con te, quando dici che risultato a parte cambierà poco. Ma cosa credi che farà davvero la gente?
      Pensa solo al Monti Bis! Questo è saltato fuori come l’asso nella manica, giurando che avrebbe fatto “tutto il necessario” per salvare il paese, e ritirarsi senza appello nel 2013… ora è già li che apre ad un nuovo mandato… Ma chi sono quelli che glielo danno? è la morte della politica… questa classe di falliti ha il coraggio di presentarsi alle urne senza avere fra le fila le persone per governare! Devono appoggiarsi ad una squadra di 75enni…

      Siamo lessati dopo 20 anni di lunapark…la gente ormai si beve il piscio e dice che è birra! Sembra sempre più un romanzo di Orwell…

      • Dai un occhio all’odierno post di Grillo: http://www.beppegrillo.it/2012/09/un_paese_sullor_1.html#commenti

        Mi viene un dubbio… che anche Casaleggio legga LLHT? 😉
        Ne sarei onorato. Ad ogni modo, cosa accadrà non lo so, Ugo. Ma come ho scritto nel post, concordo con te sull’astensionismo e sul voltafaccia ai partiti tradizionali (e, per certi aspetti, tifo perché ciò accada). L’esito delle urne, poi, sarà tutto da vedere…

        Ma gli italiani, a Piazzale Loreto, ce l’hanno già portata una volta, la causa dei loro mali…
        E oggi, quella causa, è rappresentata dall’intero, attuale arco parlamentare (lo stesso che – ricordo – ha votato che Ruby fosse la nipote di Mubarak).
        Ciao, buona domenica

  5. Passo più volte al giorno sul sito dell’ANSA… è la mia home page su explorer. Come è possibile che mi sia sfuggita la notizia degli scontri in Spagna?
    Oggi mi sono accorto mio malgrado, che Balotelli ci riprova con la Fico (e chissene??), ma la notizia degli scontri e dei morti a Madrid… non era affatto in evidenza!

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