L’11 settembre della Chiesa?

Io qui non ho risposte, ma solo domande (spero utili).

Benedetto XVI non era “solo” il Papa: era un Papa… teologo. Che messaggio sta lanciando, dunque? Che la conoscenza non può coincidere con l’essenza? Che il relativisimo, quindi, alla fine l’ha spuntata? E’ stato l’11 settembre della Chiesa?

Con tutto quello che si è detto, personalmente ho sempre riconosciuto a Ratzinger la sua capacità di incarnare, oltre che Gesù, anche la purezza dottrinaria del Cristianesimo e l’aspirazione, tutta terrena, alla conoscenza di Dio.

E adesso? Che cosa ci sta dicendo, adesso? Che cosa sta comunicando al mondo intero?

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E’ roba forte questa, non occorre che ve lo dica io. Materiale per veri “high-thinkers”, per credenti o per agnostici illuminati. Conto su di voi! Per uno scopo soltanto, ancora una volta nobile: provare a capire. Ciao.

10 risposte a “L’11 settembre della Chiesa?

  1. Il messaggio è grandioso: la Chiesa è un’organizzazione umana, il papa è un anziano signore e non Cristo in terra.
    Ed è anche un messaggio moderno, pieno di coraggio e umiltà: il papa può non essere all’altezza, anche solo semplicemente perchè privo delle energie della gioventù. In questo caso la sua comunità gli sopravviverà meglio se lui si farà da parte, non diversamente da un comune o da un’azienda. E questa prospettiva così laica non incrina i valori della Chiesa, semplicemente ridimensiona il suo desiderio di eternità, che semmai è di quei valori e non dell’organizzazione “Chiesa Cattolica”. Con tanti vecchi inchiodati alla poltrona che accettano turandosi il naso le peggiori nefandezze, che restano inadeguati a non gestire quello che è loro affidato, il Benedetto XVI che fa elegantemente un passo indietro di fronte ad una Chiesa imperfetta e complicata mi riesce persino più simpatico del vecchio teologo rigorista.

  2. I commenti in questi giorni si sono sprecati, c’è chi grida alleluia ed esalta il gesto umano di un pontefice intellettuale mentre altri parlano sottovoce di scandali e complotti. Su una cosa siamo però tutti d’accordo: la chiesa così come la conosciamo è finita.
    Vatileaks, Ior e preti pedofili hanno minato le fondamenta di un’istituzione millenaria portandone alla luce il lato umano e corruttibile, da tempo nascosto da vangeli e omelie.
    Se le forze sono venute meno – nell’animo e nel corpo – a chi la chi siede alla cattedra petrina, come potranno preti, vescovi e sacerdoti rifiutare l’ostia a un divorziato? Come potranno condannare chi per una scelta umana rinuncia a stare con la persona che ha sposato davanti a Dio?
    Se fossi un cattolico convinto mi chiederei quale sia il progetto del Signore, cosa voglia mostrarci con questo episodio.
    Se fossi un complottista mi chiederei quale sia la reale motivazione che ha spinto un Papa sotto il cui pontificato la chiesa ha negli ultimi tempi visto scandali, giochi di potere e tradimenti a dimettersi.

    • Da estraneo al Monoteismo – come ho specificato nel mio commento – trovo che in quanto hai scritto ci sia un errore di partenza: cioè che il lato “umano e corruttibile” della Chiesa di Roma sia venuto alla luce solo ora. Direi che il secondo è stato anzi molto bene in vista, specie in quei tempi nei quali criticare un Papa ti portava dritto alla scomunica (se ti andava bene), sul rogo negli altri casi; e a tutto discapito del lato umano, ovviamente. Del resto non è che mi sia mai aspettato molto, da una struttura che ha basato il riconoscimento del suo potere su un falso plateale.

      Hai invece ragione nel sostenere come questa Chiesa sia finita; anche se penso che – al suo interno e malgrado ogni possibile cambiamento – di sacerdoti che rifiuteranno i sacramenti ai divorziati, si scagliaranno contro l’eutanasia preferendo essere a favore della pena di morte, divideranno le persone in buoni e cattivi a seconda dei loro gusti sessuali, ce ne saranno ancora per un bel pezzo.

  3. Mah… Se devo vederci un insegnamento filosofico o – se preferisci – etico, mi viene in mente che, contrariamente a quanto affermò Woityla, “ognuno può scendere dalla sua croce quando vuole, se lo vuole”. Insegnamento che io appresi – non metterti a ridere, non lo scrivo per mandare la discussione a ramengo – da quel capolavoro del fumetto che è “Sandman” di Neil Gaiman; oltre che da un po’ di ragionamenti fatti con qualche persona più sveglia di me…

    Detto questo, da Politeista – e non da “dietrologo” – non posso non chiedermi se, ragioni di salute a parte, non ci siano anche altri e “meno nobili” motivi. Inutile che vi ricordi le posizioni della Chiesa di Roma su certi argomenti, certe situazioni NON ancora chiarite; e proprio le chiusure di Benedetto XVI in certe circostanze.

    Allora forse questa sua uscita di scena potrebbe essere la possibilità di una svolta: quella che fu impedita a Celestino V e (credo, perché fu Papa per troppo poco tempo) a Giovanni Paolo I. Ma se fosse così – e se fosse una svolta vera, non il cambio di pelle del serpente – solo un veggente potrebbe dirlo.

    Allora forse questa potrebbe essere l’occasione per tutti voi Cristiani, di meditare – senza scomodare dietrologie e Dan Brown, che rimane un romanziere di terz’ordine, ingrassatosi sulle ricerche di altri – sulla differenza e la distanza che , diciamo dal 751 d.C., ci sono fra la Chiesa di Roma e il Cristianesimo.

      • Era solo per spiegare, che le mie perplessità nei confronti della chiesa di Roma (e quindi del Papa) non derivano da preconcetti, ma da una spiritualità differente: che rispetta il Cristianesimo (anche se non lo condivide in toto, proprio perché non si ritrova nel Monoteismo), ma che ritiene la Chiesa molto lontana dalle faccende spirituali almeno dal III – IV Secolo d.C.; e tutta protesa ad altri intenti, con le conseguenze che tutti dovrebbero ben conoscere.

        Vedi, proprio in questi giorni, la polemica su Mahoney: che poi si rifletterebbe – neppure tanto di striscio – anche sull’attuale Papa.

  4. Non sono affatto un vaticanista, anzi pur da cattolico – forse tiepido – vivo con un certo distacco le vicissitudini della gerarchia ecclesiastica.
    Tuttavia una decisione del tutto eccezionale come quella di Ratzinger, ha suscitato in me sorpresa ed interesse. Ho chiesto lumi ad una persona di cui ho la massima stima. Lui la pensa circa così: …non ci sono motivazioni se non quelle annunciate.
    Ratzinger è un uomo di Chiesa, un conservatore intelligente e onesto che ha fatto un gesto rivoluzionario nel senso che non ritiene la sacralità del papa tale (come molti tradizionalisti e non ritengono e perfino dei laici non capiscono) che non può essere scalfita da un elemento tanto umano come l’età o le forze. Lui sì. Dimostra di essere una persona lucida e razionale come è sempre stato, capace di prendere decisioni nette. Sicuramente lo ha fatto da solo

    Quello che percepisco come ammirabile, è che si tratta di un gesto innovatore irreversibile: la convinzione comune che ritiene che la funzione del papa sia talmente intangibile e sacra da dover durare fino alla morte al di là delle condizioni personali, ne viene scardinata.

    Spero che il suo successore possa interpretare l’esigenza di cambiamento della nostra società. Che sappia guidare con mano ferma la Chiesa su una rotta di innovazione, capace di rottura, con la voce e con i gesti per indicare ai fedeli il disegno di amore e di uguaglianza di Gesù.

  5. Stamattina ascoltavo la radio e si facevano commenti su ciò che questa decisione significa. Il collegamento con le voci di un anno fa che parlavano di una morte imminente del Papa…o addirittura che qualcuno lo avrebbe ucciso… che si sia fatto da parte per millemila motivi e oscuri piani…

    A me però piace di più pensarla romanticamente: il papa si è “scollocato” per dirla come Simone… E’ la prima volta che sento istintivamente simpatia per lui…non mi era mai successo prima… lo sentivo lontano, distanti anni luce da me…con questo gesto è come se avesse preferito mostrare l’uomo che è invece di quello che rappresenta… Fare quello che davvero vuole fare negli ultimi anni della sua vita… Mi sembra un gesto grandissimo, simbolico per tanti di noi…

  6. Rivolgo la mia stima a questo pontefice per la coraggiosa decisione che ha saputo fare e che, forse, solo quando sei animato da spirito di servizio autentico riesci a mettere in atto. Il profilo etico di questo atto si impone di per sé ed è gravido di messaggi che, con il suo pontificato, forse, il Papa Benedetto non è stato nelle condizioni di fare ma che, come uomo di Dio e uomo di fede, Ratzinger, sì!
    Sono convinta che le istituzioni si possano cambiare da dentro e penso che questo pontefice abbia iniziato proprio con una decisione che ha messo fine alla sua funzione. E’ nella responsabilità di chi succede, ma ancora prima di coloro che hanno il compito di eleggere il nuovo successore, di raccogliere il significato dell’inizio e procedere sulla via di un possibile rinnovamento. Come ci ricorda Mancuso, con questo gesto iniziamo a distinguere cosa significa “essere” papa e cosa significhi “fare ” il papa. Benedetto XVI ci ha messo di fronte ad una consapevolezza che coinvolge tutto il popolo di Dio e non solo la curia romana.
    A fronte di tutte le letture sociologica, storica, politica, religiosa, ecc.. ce n’è anche una spirituale che ci eleva verso una speranza, che la “barca” di Pietro possa ritrovare la sua rotta e, insieme ad altre “barche”, riesca a riprendere il mare della storia e della vita.
    Mi piacerebbe molto che le prospettive descritte dal Cardinale Maria Martini trovassero finalmente una possibilità di traduzione pratica, mediante l’azione di persone, anche della chiesa gerarchica, autenticamente coraggiose e spiritualmente semplici da assumersi la responsabilità di aperture profetiche. Il cristianesimo rischia davvero di presentarsi alle nuove generazioni come una “religione dal cielo vuoto”, come scrive Galimberti. Abbiamo un bisogno esistenziale di sacralità. Spero che questo sia l’inizio di una “primavera” cristiana.

  7. Penso che si tratti di un insegnamento: è ed è stato un Papa che ha sentito come compito forte quello del Maestro. L’insegnamento, per chi saprà coglierlo è quello dell’umiltà. L’umiltà è la più difficile delle virtù cristiane e anche, credo, la più sconosciuta. Una virtù nasce da un lungo esercizio, non è una dote innata. Più è alta l’intelligenza, più sono universalmente riconoscibili le doti umane, più l’esercizio dell’umiltà è difficile. Bisogna essere davvero grandi per riuscire ad essere davvero umili. Credo che il primo passo per incamminarsi sul sentiero stretto dell’umiltà sia riconoscere la grandezza di Dio e, per usare un’espressione paolina, chiedere ” che cosa hai tu che non ti sia stato donato?”. Questo il mio contributo per avviare una riflessione dentro l’evento: non è con criteri del mondo che si può cogliere ciò che avviene all’interno della Chiesa:
    Ora si scateneranno le dietrologie.

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