La misura sbagliata delle nostre vite

Joseph Stiglitz

Joseph Stiglitz

Sono fermamente convinto di una cosa: non cambieremo  il nostro comportamento se non cambiamo il modo in cui  misuriamo la nostra performance economica.
Se non vogliamo che il nostro futuro e quello dei nostri  figli e nipoti sia disseminato di catastrofi finanziarie, economiche, sociali e ambientali, che in fin dei conti sono  tutte catastrofi umane, dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere, consumare e produrre. Dobbiamo cambiare  i criteri che governano le nostre organizzazioni sociali e le nostre politiche pubbliche. Un’enorme rivoluzione ci attende: è una sensazione che abbiamo tutti.
Questa rivoluzione giungerà completamente a termine solo se sarà prima di tutto una rivoluzione della nostra mente del nostro modo di pensare, delle mentalità e dei valori. Una rivoluzione di questo tipo è inconcepibile senza mettere profondamente in discussione il modo in cui spieghiamo le conseguenze delle nostre iniziative, i risultati di ciò che facciamo.

[…] Le nostre statistiche e i nostri bilanci riflettono le aspirazioni che nutriamo, il valore che attribuiamo alle cose.

[…] In tutto il mondo, le persone credono che si stiano raccontando loro menzogne, che le cifre siano false, che siano manipolate. E hanno buoni motivi per pensare in questo modo. Per anni, pur riscontrando che le loro vite diventavano sempre più difficili, si sono sentite dire che la qualità della vita stava aumentando. Com’era possibile che non si sentissero ingannate?

[…] Per anni le statistiche hanno dipinto la crescita economica sempre più accentuata come una vittoria sulla penuria, finché non è venuto alla luce che tale crescita stava mettendo in pericolo il futuro del pianeta e stava distruggendo più di quanto non stesse creando. Deve davvero sorprenderci il fatto che le persone a cui adesso stiamo chiedendo di fare sforzi e sacrifici, e di cambiare il proprio stile di vita prima che sia troppo tardi, si sentano ingannate?

Amartya Sen

Amartya Sen

[…] Avendo questi pensieri in mente, nel febbraio del 2008, ho chiesto a Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi di formare una commissione composta dai maggiori esperti mondiali per porre rimedio alla situazione in cui ci troviamo. […] La crisi non ci sta soltanto dando la  libertà di immaginare altri modelli, un altro futuro e un  altro mondo: essa ci obbliga a farlo.

[…] Non abbiamo tempo per aspettare che le mentalità cambino lentamente e che un numero crescente di leader, ricercatori scientifici ed esperti apra gradualmente gli occhi perché un giorno si ottengano dei risultati. Nel febbraio 2008, ho sentito l’imperiosa necessità di far piazza pulita delle idee e dei dogmi consolidati che avevano imprigionato tutti i nostri pensieri e i nostri atti, e che ci stavano portando a mentire a noi stessi.

[…] È iniziata la battaglia intellettuale, morale e politica fra coloro che vogliono che tutto torni come prima, perché sono incapaci di cambiare il proprio modo di pensare o per puro tornaconto, e coloro che sono convinti che nulla possa rimanere uguale a prima e che si debba apportare tale cambiamento il più rapidamente possibile.

[…] Resta da vedere se saremo capaci di operare tale cambiamento in modo relativamente rapido e cooperativo, guidati dal senso comune, o se attenderemo che nuove catastrofi ci impongano un cambiamento che saremo stati incapaci di decretare volontariamente. Ci troviamo in un periodo storico nel quale i politici non possono accontentarsi di fare i manager, limitandosi a far fronte all’attuale situazione economica e a prestare assistenza in vista del cambiamento. Essi devono promuovere il cambiamento, accelerarlo e determinarne gli obiettivi. La politica è il progetto della collettività, la volontà umana schierata contro ogni tipo di determinismo e fatalismo. È la libertà che abbiamo tutti di scegliere il nostro destino assieme. La situazione è urgente.

[…] Dopo tanti eccessi e tanti errori, e di fronte a una crisi così seria e duratura, dopo che il mondo è arrivato così vicino all’abisso, l’ideare una “politica della civiltà” non è una questione separata dalla realtà; non è una questione da prendere in considerazione in un futuro distante perché non attiene alle difficoltà del presente. È una questione da affrontare oggi stesso, una questione che richiede una risposta immediata, perché il momento di cambiare traiettoria è proprio questo. Davanti a tutte queste difficoltà non possiamo accontentarci di reagire giorno per giorno; non ci riprenderemo dalla crisi adottando soltanto soluzioni ad hoc. Dobbiamo sapere in che direzione vogliamo andare e quali obiettivi stiamo perseguendo.

[…] Se il tempo libero non ha alcun valore contabile perché essenzialmente viene riempito svolgendo attività non commerciali quali lo sport e la cultura, ciò significa che stiamo ponendo il criterio dell’alta produttività al di sopra di quello della realizzazione del potenziale umano, contrariamente ai valori umanistici che proclamiamo. Chi ha potuto immaginare che ciò non avrebbe avuto alcuna conseguenza?

[…] se la tensione nervosa, lo stress e l’ansia in costante aumento minano la società, e le risorse sempre più ingenti destinate a combatterne gli effetti sono incluse nel computo della crescita economica; se facciamo tutto ciò, che cosa rimane, concretamente, della nostra nozione di progresso?

Jean-Paul Fitoussi

Jean-Paul Fitoussi

[…] I nostri sistemi di misurazione rendono il trading finanziario un’attività ad alto valore aggiunto. Tale attività è però predisposta solo per gestire un rischio che è stato creato volontariamente e che essa stessa sta contribuendo a far aumentare. Se il trading finanziario crea la volatilità da cui dichiara di proteggerci, dove risiede il valore del servizio reso alla società?
Se i nostri sistemi di misurazione sopravvalutano l’utilità per la società della speculazione rispetto al lavoro, all’imprenditoria e all’intelligenza creativa, ciò sovverte pericolosamente il sistema di valori su cui si fonda la nostra visione del progresso e introduce nel cuore del capitalismo una contraddizione che non può fare altro che finire per mandarlo in rovina. I nostri sistemi di misurazione ci fanno ragionare sulla base delle medie matematiche. Ma se continueremo a ragionare in questo modo, formeremo le nostre convinzioni e svilupperemo le nostre decisioni sulla base di dati sempre più lontani dalla vita reale. L’individuo medio non esiste, e la crescente disuguaglianza sta facendo allontanare ulteriormente tale media dall’esperienza concreta di vita, perché parlare della media è un modo per evitare di parlare della disuguaglianza.

[…] Non risolveremo il problema del riscaldamento globale semplicemente consentendo che si raggiunga un equilibrio fra domanda e offerta nel mercato del carbonio, più di quanto non siamo riusciti a tenere sotto controllo i rischi economici e finanziari consentendo che si raggiungesse un equilibrio nel mercato del venture capital. Non possiamo concentrarci unicamente sui dati che il mercato ci fornisce. Operando come se il mercato fosse la fonte di ogni verità, si finisce per convincersene.

[…] Questo Rapporto non sostituisce un singolo approccio statistico con un altro, ed è proprio questo fatto a renderlo così ricco e significativo. Esso manda in frantumi l’idea stessa di un approccio dottrinario. Ci affranca da questa tragica convinzione in cui siamo stati intrappolati, in base alla quale non ci sarebbe più nulla da decidere dato che ci sarebbe un solo modo di vedere le cose. Questo Rapporto libera le nostre menti. Il momento è proprio questo: ora o mai più. L’unico modo per salvarci è sciogliere le nostre menti  dalle catene, in modo da raccogliere le forze che ci servono per apportare i necessari cambiamenti. L’unico modo per salvarci è sciogliere le nostre menti dalle catene, in modo da liberarci dal conformismo, dal conservatorismo e dagli interessi viziati dalla miopia.

Nicolas Sarkozy

Tatto dalla Prefazione (integralmente scaricabile da “Economia & Management”, qui) di “La misura sbagliata delle nostre vite“, scritto nel 2008 da J. Stiglitz, A. Sen, J.P. Fitoussi

6 risposte a “La misura sbagliata delle nostre vite

  1. Il libro sarà anche valido, l’autore della prefazione mi inquieta: legato a note mafie finanziarie e no, “longa manus” militare delle stesse nel cambiar volto al colonialismo nel bacino del Mediterraneo e più in generale in Africa (anche se non mi sembra che le cose col nuovo inquilino dell’Eliseo siano cambiate molto, alla faccia dei progressisti…), Sarkozy rimane “maggiordomo del sistema”, come i vari Berlusconi, Bersani e chi più ne ha, più ne metta. Non proprio la persona più adatta a fare certe speculazioni su come implementare la qualità della nostra vita, insomma: un po’ come quando Obama (o un qualsiasi presidente degli Stati Uniti) pretende di dare lezioni sui diritti umani…

    Secondo me è solo un’operazione di ri-verginazione, in vista di futuri ritorni d’immagine, sulla base di considerazioni giuste che, per come ha operato, non sono certo farina del suo sacco: così che poi la gente dica “Però… Mai mi sarei aspettato di sentire da Sarkozy parole come queste: la prossima volta lo voto.” E beato chi ci casca.

    D’altronde, pochi giorni fa George Soros ha ricevuto il “Premio Terzani”: perché è un grande economista, che pare faccia anche della filantropia. Posso sbagliarmi, ma associare Soros a Terzani, è fare come ha fatto Berlusconi, che si è paragonato a Tortora.

    E’ da un pezzo, peraltro, che ci vuol altro per stupirmi…

    • Le parole sono… un fatto, Alberto. Le considerazioni sull’autore di quelle parole (che fai e che condivido) sono… un altro fatto. Diverso dal primo.
      Il mio apprezzamento va solo alle parole, CHIUNQUE le pronunci.

      E, come ho detto nella risposta a Giovanna, proprio la pronuncia di quelle parole da parte – per esempio – di un sostenitore del nucleare, se da un lato legittima il sospetto di una loro finalità “elettorale”, dall’altro dimostra che, nel dibattito pubblico (e nei fatti che DOVRANNO seguirne) certi temi non possono più essere ignorati. Poi, è ovvio – come ricordo tu stesso dicesti in uno dei tuoi primi commenti su LLHT – occorre vigilare su chi è autentico fin dall’inizio e sugli sciacalli dell’ultima ora.

      L’auspicio, scontato, è che comunque il pressapochismo sillogistico che tu giustamente denunci (“che belle parole, allora lo voto”) non appartenga alle persone pensanti. Tanto meno, a quelle che frequentano LLHT! (Cosa di cui, come ho più volte scritto, sono ormai certo.)
      Ciao

      • “Le parole sono… un fatto, Alberto. Le considerazioni sull’autore di quelle parole (che fai e che condivido) sono… un altro fatto. Diverso dal primo.
        Il mio apprezzamento va solo alle parole, CHIUNQUE le pronunci”

        Grazie per ricordare questo: che le parole sono più “grandi” delle persone e che il giudizio sulla persona non va basato soltanto su di esse perché è possibile anche servirsene per i propri scopi (di ri-verginazione politica, ad esempio).

        Bel lavoro, pare, quello dei tre grandi economisti “liberi”!
        Credo proprio che me lo leggerò!!!

        • Ciao Stefano, io ce l’ho sul comodino e sono appena agli inizi. Ma è molto promettente…
          Sicuramente, la prefazione (sempre con tutte le riserve del caso sull’autore) è davvero impressionante, sia per i contenuti che per l’espressività! Sembra quasi un “manifesto”…

  2. Molto, molto ,molto interessante! forse, in particolare, per il nome dell’autore. Mai mi sarei aspettata di leggere il nome di N. Sarkozy alla fine del pezzo che ho letto. Importante credo da sottolineare quel riferimento al mercato come fonte di ogni verità, ormai tanti ne sono convinti, come sono convinti che la verità è una questione di “maggioranza”.

    • Ciao Giovanna,
      mi fa piacere che tu lo abbia apprezzato.
      Questo stralcio della prefazione a un libro che – ne sono convinto – deve ancora sprigionare tutti i suoi effetti (e che tornerà presto assai attuale) vuole tra le altre cose dimostrare che i temi cari alla filosofia della Decrescita non sono un’esclusiva di qualche folle visionario: i presupposti etici (nota: “etici”, non “ideologici”), divulgati dai sostenitori di questo messaggio, sono di fatto trasversali alle categorie ormai superate di Destra e Sinistra. Queste sono “anticaglia” ereditata dai due secoli scorsi.

      La nuova proposta (economica, sociale, politica) si sta sbarazzando dei vincoli ideologici del passato, per focalizzarsi, anche nelle metriche (come ha tentato di preconizzare, appunto, Sarkozy), su modelli comportamentali che si sottraggano – come dico sempre – dal sacro dogma dell’accumulo, cioè della crescita indiscriminata e, soprattutto, incondizionata. Avulsa, cioè, dalle sue ripercussioni dirette e indirette sull’ambiente.

      Gli “steccati ideologici” con cui perimetrare, nel prossimo futuro, le categorie del pensiero economico e – mi si consenta – di quello filosofico, saranno necessariamente da riposizionare. Prima ce ne accorgeremo tutti quanti, più indolore sarà il passaggio.

      Ciao

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