Back to basics

Il Premio Nobel Paul Krugman mi… perdonerà. 😉

Ma è necessario che riporti anch’io qui, su LLHT, l’esilarante previsione sulla disoccupazione in Europa, inserita nell’ultimo, freschissimo rapporto di previsione economica (sintesi o doc integrale), pubblicato proprio ieri dalla Commissione Europea.

Assimilabile a un gigantesco “uovo di gufo”, tutto il rapporto – introdotto dallo slogan “Adjustment continues” (“La sistemazione è in corso”) – è improntato al solito mantra, che ormai può risultare credibile solo a un bambino (distratto):

Vedrete, abbiamo ancora davanti qualche mese di difficoltà, ma poi tutto si riprenderà: abbiate fiducia!

Questo messaggio, più indisponente che ridicolo, è esattamente il principio che ha ispirato la rubrica “Uova di Gufo” (che, chissà perché, sta piacendo sempre di più…).

Tornando a noi, la previsione sulla disoccupazione in Europa – che, come dicevo, ha scatenato l’ilarità persino di Paul Krugman – è la seguente:

Disoccupazione

L’aspettativa dei nostri governanti ed economisti europei è sintetizzata nell’inclinazione del trattino rosso orizzontale in alto a destra: la disoccupazione, cioè, nel prossimo biennio… non aumenterà!

Poi, potete gioire se Letta corre a sbaciucchiare la Merkel. Potete entusiasmarvi alle balle che vi raccontano sui telegiornali. Potete deprimervi se la Boldrini annuncia che occorrono restrizioni alla libera espressione sul web. Potete, insomma, cedere a qualsiasi sentimento.

Quello che però NON POTETE PIU’ FARE è… ignorare la verità! L’Europa è un progetto truffaldino, concepito, disegnato e realizzato – forse, da qualcuno (pochi), anche per nobili scopi – ma, la cui declinazione pratica implicherà inevitabilmente bagni di sangue. E il fatto che si inventino ogni manipolazione della verità per farvi credere che il progetto sia ancora percorribile e, soprattutto, salvifico dimostra che… non ce la stanno raccontando tutta.

Occorre solo una cosa:

CONSENTIRE AL PIU’ PRESTO AI CITTADINI EUROPEI DI ESPRIMERSI SUL PROGETTO EUROPEISTA

A chi lo avesse perso per strada, ricordo questo grafico (estratto dall’Eurobarometer, sempre un rapporto della Commissione Europea, quindi certo non di parte…), in cui si tracciano le tendenze dell’apprezzamento dei cittadini europei per l’Europa Unita (in blu i favorevoli, in rosso i contrari):

Euroscetticismo

Buona domenica.

Andrea

PS. Sto scrivendo questo “post scriptum” il giorno dopo aver scritto il post, domenica, quando – guarda caso – anche “il Sole 24 Ore” se ne esce in prima pagina con un articolo di Krugman che confuta le teorie di Reinhart e Rogoff (si veda la mia risposta di ieri al commento di Marco). Brava, redazione del Sole! Lenta, ma brava…

14 risposte a “Back to basics

    • Ciao Lorenzo,
      grazie per i complimenti. Gli aggiornamenti escono mediamente una/due volte alla settimana: i post di LLHT sono mediamente abbastanza documentati e scriverli richiede un attimo di preparazione.

      Solo una piccola correzione: coniugando quel “serguirvi” al plurale, mi hai involontariamente fatto il più bel complimento che potessi rivolgermi…! L’intera redazione di LLHT, infatti, lo staff dei graphic-designer, così come il web-master… si condensano in un’unica persona: il sottoscritto! 😉
      Ma non si sa mai… magari un giorno potremo essere in qualcuno di più…!

      (Intanto, così forse hai anche capito il perché di soli due post alla settimana! ;-))

      Ciao,
      Andrea

      PS
      Se vuoi partecipare, non hai che da scrivermi. Se vuoi cominciare con la sezione “Pensare High”, è lì apposta per raccogliere nuovi contributi dei lettori. Ciao

  1. La verità è che neanche chi siede nei palazzi di governo sa nulla, chi invece muove i capitali cerca di mungere la vacca finchè può… tanto la gente porta pazienza!
    “La priorità è la crescita…” bel mantra! Ma che tipo di crescita si immaginano possa servire per tamponare l’emorragia del lavoro a cui assistiamo? Cosa può fermare la necrosi nel nostro tessuto produttivo?
    Da ignorante/profano di teoria economica, non riesco ad immaginare NULLA, basato sui presupposti del nostro sistema, che possa fermare il declino.
    E’ necessario ripensare tutto!
    La nostra Costituzione ad esempio:
    mi dico spesso che la dovrei conoscere meglio… ma trovo che uno dei suoi presupposti più noti anche il più leso: La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Come possiamo crederci e continuare ad accettare che il lavoro sia una prerogativa garantita sempre a meno persone?
    Quindi vado oltre: il presupposto forse non è superato? Che tipo di Lavoro ci possiamo permettere di garantire oggi, a tutti? E’ giusto accettare che l’individuo e la Società debbano trovare realizzazione e compimento solo nel lavoro…
    Quindi nell’emergenza sociale che fronteggiamo, quali sono le vie di uscita? Reddito di Cittadinanza (o Reddito Minimo Garantito)? – uno dei cavalli di battaglia del M5S!
    Ci sono alcune interessanti simulazioni sul sito http://www.bin-italia.org.
    L’idea che mi sono fatto è che il gioco funzioni solo se dietro c’è una vigorosa società produttrice di beni e servizi che si può permettere di trainare chi non sta partecipando al baccanale della crescita…

    Oppure occorre immaginare davvero un sistema economico e monetario basato su presupposti diversi, che a mio modo di vedere devono (possono) essere solo due/tre: i bisogni fondamentali dell’individuo, la disponibilità di risorse (e la possibilità di rendere disponibili a tutti i Beni Comuni), l’effettiva capacità di produrre ricchezza di un sistema (e parlo di economia reale, non di finanza).
    Il lavoro deve restare al centro, ma non può essere “Il Centro”… (del resto tolta l’ipocrisia, non lo è per nessuno delle nostre guide illuminate!).

    Quanto all’Europa: in effetti mi sembra improbabile che dall’Europa della CEE e dell’Unione Monetaria possano scaturire elementi di rinnovamento o rottura col passato.
    Sono proprio curioso di vedere come il nostro Paese, governato da un nuovo manipolo di saltimbanchi (e, sempre, dall’interesse dei faccendieri), pensa di ottemperare agli impegni del Fiscal Compact senza nuove purghe… e già si ostinano a dire che è ora di abbassare la pressione fiscale… e che non servono nuove manovre! – materiale per “uova di gufo”…
    Intanto è chiaro che l’interesse sui nostri BTP non serve a pagare scuole, ospedali e pensioni (neanche i capricci dei Satrapi del cazzo che ci governano!)… non siamo in avanzo primario da anni? i soldi non bastano perchè dobbiamo pagare vecchi e nuovi interessi su un debito che ci sta macinando. E così continuiamo al gioco dello strozzino. Se per mettere all’ingrasso la finanza, il paese deve dimagrire che importa? E dimagriremo, fino a crepare!
    Se all’Europa non interessa… perchè ce ne dovrebbe interessare dell’Europa? Ma a quanti Italiani (e cittadini europei) vengono seri dubbi in materia?

    Dare la parola agli europei (referendum?) servirebbe?

    • Referendum? Visto com’è andata a finire con quello dell’acqua mi tocca concludere, in iperbole, colla nota battuta: “se servisse non lo lascerebbero fare”.

      • Infatti… non ce lo lasciano fare!
        (Probabilmente, proprio perché… servirebbe.)

        In caso di vittoria, infatti, servirebbe a entrambe le scuole di pensiero! Se vincessero i contrari, il progetto europeista verrebbe destituito di fondamento. Ma se vincessero i favorevoli (che sono in leggera maggioranza), potrebbero finalmente togliere ogni alibi ai contrari…

    • Solo una correzione e una precisazione, Simone.

      La correzione è per quando scrivi che chi è al potere non sa nulla di queste cose. Purtroppo lo sanno e molto bene: in mezzo secolo si è passati da politici di professione, magari con esperienza nel settore del quale volevano occuparsi, a politici con formazione economica o finanziaria (D’Alema è il primo che mi viene in mente, ma la lista è lunghissima); dagli ultimi anni le lobby finanziarie mandano al governo direttamente i loro funzionari: Monti, Bonino, adesso Letta. E non mi pare che all’estero le cose siano molto differenti.

      Ora che la maggioranza della popolazione di questo Paese è anestetizzata nel cuore e nella testa, sanno di non aver più bisogno di lacchè (o servi, o prestanome, chiamali come vuoi), per rincoglionire gli elettori, facendo loro credere che la soluzione di un problema fosse questione di ideologia politica. Quindi chi ci governa sa come stanno le cose: gli va bene così, o non gliene può importare di meno delle conseguenze che creano.

      La precisazione riguarda il sussidio (reddito di cittadinanza o come altro lo si voglia chiamare): secondo me dovrebbe essere legato a un’occupazione anche part-time e qualunque, non elargito a pioggia, anche se magari sotto la condizione di frequentare corsi d’aggiornamento o simili cose: l’esperienza inglese sulle conseguenze che un sussidio elargito “a pioggia” porta, dovrebbe aver insegnato qualcosa.

      Dopotutto, nello sfascio in cui siamo finiti, ci sono molti lavori (riparare le buche per strada, raccogliere rifiuti sono i primi che mi vengono in mente) che possono essere svolti anche senza avere un diploma – magari ottenuto “d’ufficio” e non per merito, come sempre più spesso accade nella scuola, almeno quella italiana – e senza far fretta a nessuno.

      • Probabilmente come dici tu Alberto, anche al governo c’è chi sa dove la barca sta andando (e dove non può e non deve andare…).
        Magari alcuni non cercano alternative per colpa, altri per mediocrità (se la mediocrità non è una colpa… se hai avuto la pretesa di sedere lì!).
        Quello che non mi è chiaro è fino a che punto i pronostici, le annunciazioni, gli inviti a tenere duro alternati alle effusioni di un timido entusiasmo che si alternano (in sostanza) dal 2008, siano il prodotto di una strategia della comunicazione, o semplice cazzonaggine… Tanto il popolo, specie quello Italiano, ha memoria breve.

        E’ ovvio che non è facile per chi si è sempre nutrito della stessa minestra, magari nei tempi di abbondanza, pensare che da un certo punto in poi serve imparare a cucinare cose diverse, in modi diversi…
        Non è un caso se nel PD – esiste ancora? – non mi sembra ci siano forti spinte alla creatività… Anche quella barca naviga(-va) tutta a dritta, nel miraggio di una nuova crescita… magari nel nome del lavoro… E’ un peccato, perchè contro quanto afferma Grillo, credo ci siano delle differenze fra il PDL ed il PD-L come amava definirlo…

        Ma ormai che importa? l’agenda di governo cambia poco… devono far solo finta di dare un po’ di discontinuità al piano di austerity (tipo “congeliamo” la rata dell’IMU)… poi si inventeranno una menata per giustificare una nuova tirata di cinghia!

  2. Sono ignorante d’economia e mi ci vorrebbero moltissime conoscenze per valutare l’attuale crisi economica ma non voglio avere una memoria troppo corta. Abbiamo avuto una crisi nel ’75, una nel ’92 e una adesso. Andare ancora più indietro nella storia delle potenze industrializzate mostra la ricorrenza di crisi oppure, in loro vece, di guerre che, di fatto se non per intenzione, provocavano una domanda abnorme di prodotti industriali (aerei, munizioni, armi, ecc, forniti da grandi aziende civili convertite per l’occasione, oltre che da produttori specifici). Continuare a trattare ogni crisi come un episodio è da miopi: è il nostro stesso modo di vita e la nostra pretesa di identificare il successo colla crescita che causa questi momenti in cui, letteralmente, non ci sono più clienti potenziali per i beni prodotti. Ma chiedere ad un economista di riconoscere questo è come invitarlo a demolire le proprie stesse condizioni di base. Pochi perciò lo faranno.
    Aggiungiamo a tutto questo una pessima gestione delle spese pubbliche a favore di soggetti economicamente forti e “da salvare” e abbiamo completato il quadro

    • E’ vero quello che dici, Marco.
      L’insostenibilità degli attuali modelli di (auspicata) crescita, che io definisco ispirati al “sacro dogma dell’accumulo” (perno centrale dell’intero paradigma capitalistico) è la nemesi che saremo costretti a sopportare nei prossimi decenni: prima ce ne renderemo conto e meglio sarà per tutti.

      E’ ovvio che, a sostenere oggi queste cose, si passa inevitabilmente per apocalittici visionari. Ma, come giustamente dici tu, qui non si parla più di tante crisi che si susseguono una dopo l’altra, affliggendo i sentieri di sviluppo! Qui siamo definitivamente entrati in una fase congiunturale di convergenza “negativa” che io, insieme a qualcun altro, ho infatti identificato fin dall’inizio non come una “crisi”, ma come un “declino”.

      Gli accordi multilaterali sottoscritti dai paesi europei (primo fra tutti il Fiscal Compact, che impegna l’Italia a sborsare oltre 40 miliardi l’anno solo per assolvere ai propri impegni) sono un macigno che non ci consentirà di uscirne indenni. La prospettiva di un’Europa federata – e tenuta unicamente insieme da una omogenea politica monetaria, bancaria e fiscale – è evidentemente incompatibile con le specificità territoriali di paesi come il nostro, che avrebbero bisogno di ben altre “cure”.

      Vincolarci al giogo dell’austerità (al quale dedicherò un prossimo post, vista la rilevanza che è stata finora data a questa “terapia” e vista, soprattutto, la sua comprovata infondatezza) è un errore madornale.
      Non so se hai avuto modo di conoscerlo (è roba da addetti ai lavori, appassionati al tema), ma è emerso in questi giorni un accesissimo dibattito sulla pertinenza di alcune ricette a favore dell’austerità, promosse da due scellerati economisti (Reinhart e Rogoff) i quali, postulando che il debito pubblico sia incompatibile con un sentiero di prosperità economica, hanno praticamente condizionato – con il loro lavoro “Growth in a time of debt” – buona parte della politica fiscale europea di questi anni.

      Peccato che – e qui c’è l’abominio! – siano stati riscontrati, nei fogli di calcolo Excel utilizzati dai due “economisti” per sostenere le loro tesi, alcuni… banalissimi errori di calcolo che inficiano i risultati! Chi volesse farsi un’idea più chiara in merito, qui trova un bell’articolo introduttivo al tema; chi invece volesse approfondire, qui trova anche un po’ di materiale (comprensivo di una delle tabelle Excel viziate dall’errore).

      Per concludere, conoscerai sicuramente il vecchio “adagio” (che, forse, ho già citato in passato):

      Chi crede che una crescita infinita sia possibile in un mondo dalle risorse finite può essere solo un folle oppure un… economista.

      Ciao, a presto
      Andrea

        • E’ un monito di pentimento nei confronti di chi è cieco di fronte all’evidenza delle cose. “Fate penitenza, che il regno dei cieli è vicino” (Mt3,2; 4,17). Da quello che leggo in queste pagine mi domando quanto dovremo spremere la Terra, e spremerci, prima che chi pretende di essere depositario del bene comune e del futuro collettivo prenda atto della propria limitatezza.

      • Sto iniziando a leggere Illich. Quello che stupisce non sono tanto gli argomenti trattati: da studente, da cercatore di lavoro, da paziente e, ahimè, da elettore scavalcato dal governo Monti, ho sperimentato già di mio le storture di una società che ruota attorno ad un’elite incontestabile di “esperti”. Quello che mi stupisce è che il tempo, dalla scrittura di questi saggi, sembra non essere passato. L’attualità di essi è inquietante perchè ci mostra che dal tempo delle contestazioni (e degli esperimenti, e dell’instabilità sociale) degli anni ’70, abbiamo vissuto come ipnotizzati in una realtà che ha riprodotto se stessa per quarant’anni. Il risultato è che un libro di Illich del ’74 potrebbe tranquillamente passare per un instant book (di qualità) edito nel 2012.

        • Stupefacente, Marco!
          Non hai idea di che piacere mi faccia scoprire di averti trasmesso la passione per Ivan Illich!!
          E, naturalmente (ma questo non mi sorprende), sono anche molto contento che tu lo stia apprezzando: nel mio primissimo articolo su di lui, ricordo di averlo definito “un gigante del pensiero” e… mi fa quindi piacere sapere che tu lo stia sperimentando direttamente.
          Ciao!

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