Il denaro deve “servire”, non “governare”

 

Francesco[…] Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della iniquità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. […] Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare.

[…] Alcuni ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare.

[…] Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predomino su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano!

[…] Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole.

[…] La brama del potere e dell’avere non conosce limiti. In questo sistema, che tende a fagocitare tutto al fine di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta.

[…] Dietro questo atteggiamento si nascondono il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio. All’etica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. […] Una riforma finanziaria che non ignori l’etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! […] Vi esorto alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano!

[…] I meccanismi dell’economia attuale promuovono un’esasperazione del consumo, ma risulta che il consumismo sfrenato, unito all’iniquità, danneggia doppiamente il tessuto sociale.

[…] In molti Paesi, la globalizzazione ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali con l’invasione di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite.

Esortazione apostolica “Evengelii Gaudium” (26/11/2013)
di Jorge Maria Bergoglio (dal 13/03/2013, Papa Francesco)

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Potete fermarvi qui ed evitare di procedere, restando così (mi auguro) affezionati a LLHT. Oppure… potete leggere anche la frase successiva. Ma a vostro rischio e pericolo, però! Perché, così facendo, rischiereste di finire con l’odiarlo, questo blog. E’ un rischio che, nonostante io abbia scritto queste cose, so benissimo di correre. Decidete se correrlo anche voi.

Mi limito infatti a ricordare come la Storia ci abbia insegnato che il modo più subdolo per depotenziare un messaggio è… istituzionalizzarlo.

Think about it… 😉

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Sì, è vero: poco fa si è forse concluso un ventennio e qualcuno avrebbe potuto aspettarsi un commento in merito. Infatti. Questo è un commento sui prossimi venti, di anni. (Che mi interessano di più.)

16 risposte a “Il denaro deve “servire”, non “governare”

  1. Ho visto un po’ di pubblicazioni, sempre più diffuse, sul Papa e mi rendo conto di una cosa: la maggiorparte dei papi fu santa secoli dopo la morte. Giovanni Paolo II fu santo (nell’iconografia, prima ancora che nello status effettivo) appena dopo morto. Di Francesco si parla già come di un benefattore, di una sorta di mito, di beato…vivente. La storia mi ha insegnato a diffidare (a prescindere dalla loro buona fede) di chiunque riceva statue ed allori da vivo. Inoltre la maggiorparte degli attestati di stima ricevuti dal Pontefice non sono sulla base di quanto da lui fatto ma delle sue intenzioni, delle sue potenzialità, del suo programma, delle stesse aspettative del popolo (e dei media e delle organizzazione) già date per soddisfatte prima che si traducano in fatti. Per Francesco vale l’ effetto-Obama: sarà beato de facto da vivo sulla base della fiducia e poi la tradirà? A Obama hanno dato il nobel per la pace, poi lui ha fatto la guerra in Libia. Francesco sarà capace di reggere al peso dei desideri che suscita o si rivelerà più piccolo della sua immagine?

    • Condivido al 101%, Marco.
      Visto l’interesse che questo tema sta (giustamente) suscitando, preparerò presto un nuovo post, che si arrricchirà anche dei vostri contributi.

      Aggiungo anche, sul tema della pertinenza del Nobel per la pace, che anche l’Europa ne è stata recentemente insignita…sigh!

      Ciao.

  2. Sono d’accordo, dura da almeno 2 secoli, forse 3. Rimane però l’iniquità di ciò che il capitalismo contemporaneo produce. Questa ingiustizia palese può essere sanata? Questo è il problema. Tutti i tentativi fatti finora sono falliti ( compreso, dispiace dirlo, il sogno marxiano di una società “in cui ciascuno produceva secondo le proprie capacità e riceveva secondo i propri bisogni”). Le parole del Papa non sono la soluzione, tuttavia indicano i valori sui quali può poggiare una nuova ( perché antica) presa di distanza dai valori che la società attuale propone come intangibili. Non capisco bene quale oscuro disegno potrebbe esserci “dietro”. Ma forse Andrea potrà spiegarcelo.

    • Ovvio che no, Giovanna! Ovvio che, se potessi spiegarlo, non starei certo qui a gestire questo (relativissimo) blog…

      Tuttavia, accetto la provocazione e provo – sinteticamente – a dirti quel che intendevo.

      Premetto che, pur senza scomodare suggestioni di ispirazione marxista (di cui, come forse sai, non ho mai subìto direttamente il fascino), sono invece propenso a scomodare la riscoperta e la valorizzazione di chi, quelle suggestioni, sa oggi decodificare e lucidamente applicare all’attuale deriva socioeconomica e valoriale.

      Mi riferisco alle posizioni di Diego Fusaro, massimo interprete contemporaneo del marxismo, che identifica – credo giustamente – il 1989 come lo spartiacque che ha assolutizzato, naturalizzandolo, il capitalismo. Lo ha reso, cioè, ineluttabile. Naturale, appunto. Elemento di un disegno tutto umano e terreno che, vedendo dileguarsi il suo storico contrappeso economico-filosofico (il comunismo, appunto), ha finito per trovarsi spianato davanti a sé un terreno sterminato e, soprattutto, privo di insidie. E il capitalismo, filosoficamente concepito come annientamento di ogni forma di limite e di finitezza, non aveva bisogno che di questo, per trionfare.

      Suggerisco anche, per chi volesse approfondire, l’ottimo articolo “Ripartiamo dal limite“, in cui si fornisce un’esauriente sintesi delle posizioni del filosofo torinese.
      Inoltre, riporto il video di un intervento al TED dell’anno scorso, a cui ho avuto la fortuna di assistere di persona:

      Quanto al misterioso disegno a cui ho accennato nella mia risposta a Gabriella, riconosco di avere volutamente esagerato (oltre ad avere premesso, nel post, che la mia considerazione avrebbe potuto essere… indigesta).
      E’ ovvio che Papa Francesco agisce con una trasparenza e una determinazione che non esito a definire commoventi.

      Ma dev’essere altrettanto ovvio, almeno ai più disillusi, che questo suo “candore etico” – oggi più che mai rivolto alle manifeste patologie del libero mercato – sarà inevitabilmente “cavalcato” proprio da chi, di quelle patologie, è il vero e oscuro artefice. Farà molto comodo, a chi cercherà di perpetuare la naturalizzazione del capitalismo (prima mercantile, oggi finanziario), avere qualcuno che tiene buoni i popoli (ancor meglio se agendo sui loro spiriti, piuttosto che sui loro istinti).
      E’ una forma di distrazione di massa spirituale, che sgombrerà il campo da fastidiose interferenze (tutte terrene) rappresentate da scomposti movimentismi di matrice antagonista, ovvero da sedicenti gruppi decrescisti sempre più carichi di appeal! Molto meglio un Pontefice che predica l’opportunità di una “vita low”, che convinca tutti quanti quanto sia “di moda” la povertà, concedendo a tutti quanti inaspettate foglie di fico… no?

      E non parlo di teorie, occhio! Parlo di persone, ricche e avide fino al midollo, che ho sentito con le mie orecchie difendere le tesi neopauperiste del Santo Padre. Del tutto ignare, com’erano, del fatto che difendere la Misericordina, mentre s’indossano capi d’abbigliamento da centinaia e centinaia di Euro, rappresenta un insulto al buon senso, prima ancora che alla carità. Facile professarsi favorevoli alla povertà, da ricchi! Purtroppo per loro, però, SIAMO ORMAI IN MOLTI A NON CREDERCI PIU’!

      D’altronde, se è vero quanto tu dici, Giovanna, che cioè le parole del Papa

      indicano i valori sui quali può poggiare una nuova presa di distanza dai valori che la società attuale propone come intangibili,

      sarebbe per me facile:
      1) constatare come pure tutti i valori proposti anche dai Suoi predecessori, in fondo, fossero poggiati su un… libricino un pochino più autorevole dei testi di Fusaro, di Latouche o dello stesso Ivan Illich: il Vangelo, appunto! 😉
      2) registrare come, fino a prova contraria, tali valori siano stati purtroppo del tutto disattesi.

      Come sempre, il problema non sono le idee e i precetti, ma i loro umani, troppo umani interpreti…

      Non credo quindi, per concludere, che dirottare il messaggio cristiano sui binari dell’economia solidale (o della Decrescita) sia una garanzia di successo. Al massimo, potrà essere il paravento dietro a cui qualche nuovo, spregiudicato tecnocrate potrà proseguire il suo gioco al massacro.

      E tutto ciò, nonostante le nobilissime intenzioni dell’Uomo che, già in passato, ho definito come “una benedizione dal cielo”.

      Ciao Giovanna, a presto!

      PS. Segnalo anche questa presentazione, assai istruttiva, di Minima Mercatalia:

  3. “Il modo più subdolo per depotenziare un messaggio è istituzionalizzarlo”, direi anche senza puntini di sospensione: è assunto ormai a dogma.
    Altro dogma (per quanto immagino e condivido l’antipatia per il termine, quello è!): “Non è importante quello che si dice, l’analisi che si compie, ma il modo in cui lo si dice e le conclusioni che se ne traggono, ad essere potenzialmente letali”!
    Buongiorno Andrea, ho da poco letto un altro articolo interessantissimo sullo stato della “squola” e sulle probabili interferenze in direzione sfacelo, della comunità europea (che non riesco più, come tanti altri termini o nomi, a scrivere con la maiuscola…), Peccato che fosse tratto da “il giornale”, e comunque senza essere per forza prevenuti, questo qualcosa vuol dire, e che spruzzava qua e là ridicole osservazioni personali (ergo: discutibilissime), come logiche conseguenze di questo abusato come termine quindi nauseabondo “degrado” dell’istruzione. Peccato davvero, perchè era molto ben scritto.
    “Ma cambierà, si cambierà, vedrai che cambierà”: concordo con Battiato, come sempre!
    PS: in realtà ti volevo chiedere a che cosa ti riferivi esattamente con il proseguire della lettura di ciò che hai citato a proprio rischio e pericolo…, mi sfugge. Poi invece mi sono fatta prendere la mano da voli pindarici di cui chiedo venia.

    • Ciao Gabriella,
      colgo l’occasione per darti qualche risposta anche ai tuoi interventi riferiti ad altri post.

      – Non sono in grado di dirti esattamente come funzionino le notifiche, mi spiace. Posso però dirti che la tua segnalazione non mi era mai arrivata prima, quindi probabilmente si tratta solo di affinare un pò meglio i tecnicismi di wordpress.

      – Il Giornale. È un quotidiano che, per mille ragioni, detesto. Come, del resto, tutti gli organi di informazione che antepongono chiavi di lettura pregiudiziali a criteri di valutazione dei fatti oggettivi e stimolanti. Però, altrettanto onestamente, ti confesso quanto piacere mi faccia notare che, proprio nei confronti di questi media, il pubblico – come tu stessa testimoni – si stia affrancando da valutazioni troppo sommarie. Certo, l’onestà intellettuale di quel quotidiano è imbarazzante, ma ciò non mi impedisce di apprezzarne alcune sue parti. Questo è un approccio alle valutazioni e, più in generale, alle scelte che credo stia fortemente sviluppandosi proprio grazie al web, dove c’è di tutto e di più. E si lascia quindi all’utente l’onere-onore di produrre autonomamente un giudizio. È esattamente questa la cosiddetta intelligenza collettiva che il web sta sviluppando. (Cosa di cui, tra gli esponenti politici, solo Beppe Grillo sembra essersi reso conto…)

      – Infine, il tuo PS. Mi riferivo al fatto che la mia ultima frase, insinuando un sospetto sul ruolo “temporale” di Papa Francesco e del suo messaggio, potrebbe infastidire qualcuno, proprio a causa della totale e incondizionata benevolenza che sta investendo il Pontefice. Strameritata, sia ben inteso. La mia perplessità riguarda solo il disegno che, malauguratamente (e forse inconsapevolmente), potrebbe esserci dietro. E chi potrebbe approfittarne…

      Ciao.

      • Infatti anch’io sono curioso di vedere come andrà a finire “l’avventura” di Papa Francesco. La ripulitura che sembra voler dare a certi organi della Chiesa e altri cambiamenti, saranno senz’altro utili.

        La prova del fuoco sarà però su come affronterà le questioni che continuano a minare la credibilità morale della Chiesa stessa. E mi sembra che il “nocciolo duro” dell’intolleranza verso certe categorie e certe situazioni rimanga; né – secondo me – potrebbe essere diversamente: perché allora la chiesa di Roma diventerebbe qualcos’altro da quello che è stata per più o meno due millenni; e che tanto bene ha servito al Potere in senso lato, per come è stato esercitato in Occidente.

        Anche se i Gesuiti seppero scrivere, in Sud America, una delle pagine più belle della presenza del Cristianesimo laggiù, quella fu solo l’eccezione che conferma la regola: perciò dubito che Papa Francesco riuscirà a portare cambiamenti epocali nella visione morale ed etica di quest’organismo. Ho soprattutto l’impressione che anche volendolo, non potrebbe.

        • Penso invece che stia facendo molto per quanto può. Pretendere da un solo pontefice (o da un solo presidente americano di colore 😉 ) che cambi un sistema rodatissimo e secolare da cima a fondo tutto da solo è eccessivo. Non lo farà, è certo

        • Non lo farà. Come non lo hanno fatto duemila anni di precetti evangelici (vedi anche mia risposta a Giovanna).
          Quello che – temo – accadrà, invece, è che il Suo (nobilissimo e condivisibilissimo) messaggio farà molto comodo a chi vorrà perpetuare l’esatto opposto!
          Ciao.

        • C’è sia la questione della Sua volgarizzazione (i fumetti che indichi, che non conoscevo, ne sono un esempio lampante), sia quella della Sua strumentalizzazione per distogliere abilmente le coscienze dall’avanzata delle tecnocrazie economiche.
          In entrambi i caso l’effetto sarà purtroppo quello di vanificare la purezza del Suo messaggio.

          Ciao.

        • Io rimango della mia idea. E, per riagganciarmi al commento di Marco, credo che dovremmo anche aprire gli occhi sul serio, cioè a 360°, liberandoci del bisogno (e della schiavitù) di cercarci dei miti: nessuno può pretendere che Obama cambi qualcosa, perché è “uomo del Sistema” e molto. E’ lì per fare gli interessi di certi ben noti potentati, come del resto tutti i Presidenti americani prima di lui: la prova è che, dal punto di vista dei poteri finanziari, non è cambiato nulla, negli U.S.A., nemmeno con lui. E non si può pretendere che qualcosa cambi, perché – come i suoi predecessori – è solo un impiegato di detti gruppi: può cambiare la ricetta (per esempio sì o no alla sanità pubblica), ma il Potere deve rimanere nelle mani di chi sappiamo. Non a caso Obama fu finanziato, per la sua corsa alla Casa Bianca, dai vari Merryl-Lynch ecc.: dava più garanzie, in termini di efficienza, dello sfidante Repubblicano; malgrado che, se guardiamo alla logica e alla storia degli schieramenti, avrebbe dovuto essere il contrario.

          Tutto il resto è farsa, a cominciare dal suo Premio Nobel per la pace.

          Lo so che fa male (aprire gli occhi anche a uno spiraglio di luce, dopo che ci si è chiusi al buio, non è piacevole), ma smettiamo di credere – per esempio – che Kennedy sia stata una speranza per l’Umanità: Baia dei Porci a parte, ricordiamoci le collusioni della sua famiglia con la mafia; ricordiamoci che fu lui ad iniziare l’escalation nel Vietnam, non Johnson o Nixon.

          Ricordiamoci che, qualche elezione fa, la differenza di fondo fra Bush jr e Kerry era, per loro stessa ammissione, che appartenevano alle due correnti in cui – almeno in quegli anni – era divisa la “Skull and Bones”: come dire la stessa differenza che passa tra Berlusconi e Bersani.

          La medesima cosa riguarda la Chiesa Cattolica, almeno finché rimarrà, di fatto, un organo di potere temporale: la vicenda di Papa Luciani sta lì a dimostrarlo.

          Posso pure fare gli auguri a Bergoglio – anche se rimango “di un’altra parrocchia” – ma resto della mia idea.

        • Anch’io nutro molti dubbi sulle effettive possibilità per Papa Francesco di dirottare la Chiesa su un binario di autenticità e sobrietà. Quello che temo – e che, sotto molti aspetti, sta già accadendo – è che questo suo nobilissimo tentativo passi non per i canali della ragione, ma per quelli della persuasione.

          Destinazione: spirito.
          Mezzo di trasporto: marketing liturgico (le pillole di Mysericordina ne sono solo un eclatante, tangibilissimo esempio; ma mi riferisco a ben altro…)

          Spero di sbagliarmi, ma se il messaggio del Pontefice, per attecchire, dovrà fare leva sull’appeal e sulla “digeribilità spirituale” dei suoi contenuti, bè… stiamo freschi!

          Quando Gesù ha preso a rovesciare le sedie e i tavoli dei cambiavalute all’interno del tempio, trasformato dai mercanti in una “spelonca di ladri”, non si è minimamente preoccupato dello scarso “buonismo” della sua iniziativa. Ha solo… picchiato duro!

          Ciao.

        • A proposito di marketing, vorrei far notare una cosa un po’ più subdola della “Misericordina”: vorrei attirare l’attenzione su tutte queste telefonate, questi incontri che il Papa fa a perfetti sconosciuti, solo che abbiano qualche problema.

          Tutto giusto, per carità: dovrebbe essere nei doveri di ogni governante, passare qualche ora del proprio tempo in mezzo alla gente comune. Il punto è proprio questo: se è tutto giusto, se è – voglio sperare – nelle corde di questo Papa cercare il contatto con la gente, perché pubblicizzarlo a tal punto? Più che “quale messaggio si vuol far passare”, io mi chiedo “quale punto si vuol coprire”? Da cosa si vuol distogliere l’attenzione?

          Come ho appena scritto sopra, non sto mettendo in dubbio la buona fede di Papa Francesco, ripeto, non è questo il punto: cioè sappiamo benissimo che una persona può pensare (e fare) una cosa e il mondo dell’informazione ti può distorcere tutto. Col che non posso scordare che, nei vari luoghi di potere vaticani, sono in corso poco eucaristiche lotte a coltello fra alti prelati; e che certi punti nodali sui quali è scivolata per decenni la Chiesa Cattolica (pedofilia, riciclaggio, protezione a criminali di guerra e a chi ha compiuto crimini contro l’Umanità), non sono affatto risolti.

          Io non scordo queste cose; ma la gente comune, dietro a questa facciata di umanità e di disponibilità del nuovo Papa (che, ripeto, potrebbe essere verissima e non costruita ad hoc), sarà capace di continuare a guardare a questi problemi e al modo in cui verranno o non verranno affrontati?

        • Infatti. Quello che avverto è che, almeno in Italia – dove inevitabilmente, per ragioni geografiche, la presenza del Pontefice è più tangibile – il tentativo di moralizzazione che Francesco sta effettuando viene rigorosamente fatto passare per un filtro mediatico senza precedenti. Che non ricordo esserci stato, così pervasivo, neanche nella seconda fase del Pontificato di Giovanni Paolo II.

          Francesco è un Papa iconico. La sua opera di evangelizzazione sembra che debba passare, prima che per l’intrinseco valore di quanto va comunicando, per una sorta di… convenienza emulativa. E’ un concetto sottile, me ne rendo conto. Ma il sunto di quanto sto cercando di dire è questo:

          seguire il Papa, più che “giusto”, deve essere “bello”.

          Solo ieri, quasi per caso, ho scoperto che esiste la App (per iphone e ipad) di Papa Francesco: una specie di agenda virtuale di tutto ciò che il Pontefice fa, di tutto ciò che dice e dei suoi spostamenti.
          Per i più increduli, o curiosi, questa è la app:
          https://itunes.apple.com/it/app/papa-francesco/id621973257?mt=8

          Siamo messi così, Alberto… cosa ci vuoi fare?

  4. Il bello è che potrebbe essere un vittoriano dell’ ‘800 a scrivere alcuni punti (mi viene in mente una citazioncina da John Stuart Mill, se non mi sbaglio: a braccio “si parla di divisione del lavoro ma è l’uomo stesso a essere diviso in parti, una per ogni attività richiesta”). E’ solo l’ultima fase di qualcosa che dura da secoli

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