Grazie alla crisi

Grazie a questa “crisi”, che sta separando il grano dal loglio, gli eroi dai vigliacchi, gli imprenditori dagli sciacalli, i sognatori dalle proprie paure. Che ci sta aiutando a distinguere ciò che conta da ciò che non è mai stato importante.

Thanksgiving-Brownscombe

“The First Thanksgiving at Plymouth” di J. A. Brownscombe (1914)

Grazie agli imprenditori che non sono “prenditori”, che non trattano le persone come computer. Quelli che lo fanno, in ogni caso, non hanno capito nulla dei computer, che hanno bisogno di ricevere software di qualità, di avere manutenzione, di strumenti antivirus, di cure attente. I computer bisogna sapere come funzionano e lo stesso vale per le persone. Invece voi non sapete un accidenti.

Grazie anche ai lavoratori che nonostante umiliazioni continue e spesso premeditate per fiaccarne lo spirito, continuano a tenere alta la testa, non cedono ai ricatti, ricordano di dover difendere molto di più di una busta paga. E sorridono. Sorridono ancora.

Grazie a chi si scolloca da un posto di lavoro che nuoce a sé e agli altri e si impegna per crearsene uno che guarisca la propria vita e migliori quella altrui. Siete il futuro, e il presente migliore.

Grazie a chi fa politica credendoci davvero, anche sbagliando, ma con gesti concreti come decurtarsi lo stipendio, come facendo notte sugli scranni, come occupando il tetto dei palazzi del potere, come studiando notte e giorno per diventare migliori servitori dei cittadini, tenendo discorsi che infiammano gli animi, risvegliano il cuore. Sarete anche naif, ma allora lo era anche Garibaldi. Io vi ringrazio.

Grazie a chi non si fa prendere dallo sconforto, progetta il futuro, ci mette la faccia e rischia, rischia! Rischia di sbagliare, ma non ha paura dei fallimenti, perché sa che sono l’altra faccia del successo e la sua inevitabile premessa.

Grazie a chi ancora si fida e crede che ci siano persone che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Esistono, troppo facile dire che sono tutti delinquenti, scorretti, vili. Non è vero, ma tu devi imparare a discernere e devi avere il coraggio di schierarti.

Grazie a chi studia, si informa, legge, va a cercarsi le informazioni indefessamente. Ha gli occhi cerchiati e stanchi, ma con una luce dentro che viene dalla consapevolezza, dal cambiamento di paradigma che è avvenuto dentro di lui.

Grazie a chi spegne la Tv oppure la guarda sapendo che di intrattenimento si tratta e nulla più. Di rumore di fondo, di chiacchiericcio. Fa ridere e allora ridiamo, ma nient’altro.

Grazie a chi è proattivo, prende l’iniziativa, si mette in gioco, non si lamenta se non nei momenti di maggiore stanchezza, e anche in quel caso solo per un attimo. Poi si asciuga gli occhi e ricomincia ad agire.

Grazie a chi commette un sacco di errori, perché vuol dire che tenta tante strade diverse, ma mai contro i propri valori e le altre persone.

Grazie a chi mette al mondo i propri figli con la consapevolezza di doverli preparare ad essere saggi, forti, empatici e pronti a vivere in un mondo diverso da quello attuale.

Grazie a chi ha ancora il coraggio di sognare (i propri sogni, non quelli che è stato condizionato ad avere) e di lavorare duro per realizzare il futuro che vuole davanti a sé. È quel tipo di lavoro che ti fa diventare te stesso, è fantastico.

Grazie a chi ancora si emoziona e sa che le emozioni sono preziosi indicatori che ci guidano, insieme alla ragione, nella direzione migliore per noi.

Grazie a chi non usa la crisi come pretesto per liberarsi di scrupoli, persone, premure, principi, speranza, sorrisi, abbracci, capacità di commuoversi, rispetto…

Tanti grazie, chissà quanti ne ho dimenticati…
E a tutti gli altri? A loro dico solo: Voi non siete vittime della crisi. Voi siete la crisi.
Quindi, forse dobbiamo ringraziare perfino voi.
Forse. Un giorno. Ma non contateci troppo.

11 risposte a “Grazie alla crisi

  1. Diciamo che c’è un po’ di cattiveria in tutto ciò.I principi è giusto tenerseli stretti finché si può ma c’è un ma. Ci sono persone che proprio non possono lasciare un lavoro inutile ma pagato, persone che devono rinunciare alle proprie idee, piegarsi per non spezzarsi e aspettare a tornare su, persone che il sogno ce l’hanno ma non sanno con chi metterlo in pratica. Il mondo comunque va avanti e noi dobbiamo affrontare i tempi che ci sono stati avanti. Avanti nella tempesta (e non lasciamoci spennare troppo dai mietitori professionisti)!

      • Ciao, Marco, grazie del tuo commento. Pensi davvero che ci sia della “cattiveria” in quello che ho scritto? In realtà capisco la tua obiezione, ma vorrei che riflettessimo insieme. Cosa vuol dire che ci sono persone che DEVONO piegarsi? Che cosa hanno queste persone di diverso rispetto a quelle che non si piegano, che non rinunciano alle proprie idee, che i principi se li tengono stretti e magari ne pagano il prezzo (spesso a fronte di un appagamento interiore che è comunque di per sé un grande guadagno)? Forse proprio il fatto che non siano disposti a pagarne il prezzo. Che non scelgano di farlo. Dunque, dal mio punto di vista, sempre di scelta si tratta. Non intendo con questo dire che chi fa scelte di vita diverse sia da meno. Dico solo che comunque sceglie. Ma quando rinunciamo ai nostri principi, ritengo sia meglio riconoscere che si tratta di una nostra decisione, una nostra responsabilità, non un obbligo. Un concetto che trova molti in disaccordo, me ne rendo conto. Magari stiamo solo rimandando, magari stiamo pianificando il momento del riscatto. Magari intanto facciamo un lavoro orribile e nocivo, ma se stiamo lavorando ogni giorno sulla nostra evasione, be’, questo è di per sé già un lavoro nobile e meritorio.
        Rinunciare è un’altra cosa, e comunque una scelta, a mio modo di vedere. I motivi? Possono essere moltissimi.
        Spero di essermi spiegato.

        • Bel messaggio, di sicuro molto migliore di quello che ci regalerà Re Giorgio I…

          Anche per quanto ha scritto Marco, vorrei soffermarmi su questo tuo passo:

          “Grazie a chi ancora si fida e crede che ci siano persone che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Esistono, troppo facile dire che sono tutti delinquenti, scorretti, vili. Non è vero, ma tu devi imparare a discernere e devi avere il coraggio di schierarti.”

          Ne approfitto per ricordare a tutti, quella che è una delle leggi fondamentali dell’Universo, la “Legge d’attrazione”; la cui formula è molto semplice: “I simili si attirano”.

          Questo significa, che se uno crede che gli altri siano tutti bastardi e tutte puttane, solo bastardi e puttane troverà: perché quelli che non lo sono, ai suoi occhi sono soltanto più furbi e più bravi a fingere, quindi ancora peggiori.

          Si tratta quindi di far proprio un modo di pensare, che ci permetta di riconoscere l’eticità e la moralità dell’altro: il che si ottiene solo riuscendo a combattere i propri pregiudizi e i propri modelli mentali, specie quelli inculcatici dagli altri.

          E buon 2014 anche da parte mia, a tutti voi/noi.

        • Dico devono perché impossibilitati ad iniziare un percorso indipendente e nell’immediata necessità di guadagnare per tirare avanti. Non gli darei il nobile nome di “scelta” a meno di non includere nella dicitura anche le cosiddette scelte obbligate. Le scelte sono quelle che fai quando puoi soppesare la cosa, quando sai che in ognuno dei più casi puoi realmente prendere o questa o quella strada e andare avanti. Non tutti con questa crisi sono in questa condizione. Dico “cattiveria” perché sembra esserci un tantino di rivendicazione polemica, un certo orgoglio, un pungolo, almeno, verso chi invece sceglie la solita strada (che è vecchia se si guarda a ieri e nuova se si guarda all’altroieri, comunque ci siamo intesi)…e magari neanche gli piace ma sa che quella almeno gli frutta qualcosa e l’altra chissà

        • Corrige: “che è nuova se si guarda a ieri e vecchia se si guarda all’altroieri”. Altrimenti non ha senso: la strada fuori dal capitalismo è prima di tutto un recupero ma passa attraverso un’autonomia che tanti hanno perso e che necessita di tempo e risorse per essere ripristinata. Qualcuno ha perso anche questo e quelle, ecco perché la mia critica

  2. Grazie Flavio.
    Farò in modo che molti possano leggere queste righe perchè, stanchi e affaticati da tante umiliazioni, possano ritrovare quel senso della vita e del vivere con dignità, con un pò di speranza.
    Vedo tanta gente che “ride” dei poveri e vedo i poveri che sono tristi: in che razza di Italia, di mondo stiamo vivendo ?
    Grazie delle tue parole e dei tuoi pensieri.
    Un Abbraccio, Ciao.
    Lauro

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