Codice binario

“Da un così semplice principio innumerevoli forme, più belle e meravigliose, si sono evolute e stanno evolvendosi.”
Charles Darwin (dedicato a un vecchio amico)

 

Nonostante me lo fossi dato come imperativo categorico, mi è proprio impossibile evitarlo. Che cosa? Ma certo, affrontare il tema del giorno, della settimana, del mese: il confrologo (sintesi di confronto + monologo) tra Grillo e Renzi.

In una parola: deprimente.

Non i partecipanti, ci mancherebbe. Loro hanno perfettamente mantenuto le promesse: sanguigno e irruento il primo, artatamente collaborativo il secondo, ciascuno dei due ha prevedibilmente interpretato il ruolo che le rispettive strategie imponevano loro. No, mi riferisco a tutto quello che c’è stato intorno. Commenti, articoli, approfondimenti (e di che profondità…), illusioni, elusioni.

Tutto si è pressapochisticamente risolto nella radicalizzazione delle parti. Come ha appuntato un articolista del Fatto Quotidiano (non ricordo più chi), chi era grillino adesso è ancor più grillino, chi era renziano adesso è ancor più renziano.

In Italia – nazione con solo 150 anni di storia unitaria alle spalle e, per questo, giovanissima – ci sono circa 8’000 comuni (su Google non sono riuscito a trovare una stima del numero di campanili) ed è da sempre il teatro delle fazioni. Guelfi e ghibellini. Patrizi e plebei. Magnapolenta e terroni. Europeisti ed euroscettici. Bianchi e neri. Rossi e neri (i neri ci sono sempre…). E abituati come siamo, a livello quasi cromosomico, a un approccio binario dell’esistenza, delle interpretazioni, delle valutazioni, non siamo in grado di concepire alcuna sfumatura di grigio. Atro che cinquanta! No, qui da noi il romanzo di E. L. James si sarebbe intitolato “Bianco e nero”.

Renzusconi+In questa impostazione sbrigativamente duale della nostra esistenza, ci sentivamo inconsapevolmente soffocati (e anche un po’ irrisi) dal frullatore in cui, da qualche anno, stavano silenziosamente scivolando le opposte ideologie, gli opposti estremismi, le opposte pulsioni identitarie. L’immondo morphing tra Berlusconi e Renzi, genialmente sublimato nell’immagine che mi piace periodicamente riproporre, se da un lato ha accontentato fasce di popolazione che – per salvaguardare il proprio personalissimo orticello (costruito in anni di compromessi e diluizioni etiche) – sono comunque bendisposte a bersi quel velenoso frullato, dall’altro lato ha risvegliato gli istinti polarizzatori di chi, invece, fa dell’integrità morale un prerequisito insopprimibile della propria condotta.

Bianconeristi contro grigisti, si potrebbe quasi dire. Da un lato dunque quelli che, anche se fino a ieri si trovavano su sponde opposte, erano comunque contraddistinti da posizioni di sostanziale irremovibilità e, accomunati oggi dal legittimo diritto all’intransigenza, se ne sentono ora ingiustamente privati. Dall’altro lato, invece, quelli che – posizionati fino a ieri su sponde opposte solo per un contingente opportunismo – hanno fatto oggi prevalere la convenienza sulla coerenza, convergendo in un’unica zona d’ombra, all’interno della quale è non solo consentita, ma addirittura invocata la rapida diluizione dei rispettivi interessi, generalmente tipici di quella fascia sociale che, una volta, avremmo persino potuto definire borghesia.

Poco importa dunque se fino a ieri l’altro, contro Berlusconi, fosse in corso da vent’anni una mostruosa jihad (che ora è quantomai opportuno nascondere velocemente sotto il tappeto): vero, grigisti di regime? vero, gramellini*, severgnini* e, soprattutto, scalfari* di turno? E, tra i bianconeristi, poco importa se la Meloni e Vendola simmetricamente si smarcano da questa ennesima concezione verticistica del Potere; poco importa se il popolo a cinque stelle è persino disposto, in qualche caso, a “flirtare” con Casa Pound, presso i cui circoli persino un filosofo marxista come Fusaro ha recentemente potuto organizzare una conferenza. E, nel mio piccolissimo, poco importa se da un passato (intellettuale e professionale) profondamente radicato nei dogmi del neoliberismo, ora stia progressivamente spostandomi verso soluzioni meno ortodosse…

In questo clima di delicatissima ridefinizione degli steccati (un po’ come quando, negli aeroporti e nei musei, vengono ricostruite le corsie tramite quei nastri componibili, per indirizzare la fila di persone), gli schieramenti – comportamentali, prima ancora che politici – sono in larga misura disorientati. E, da qui, emergono gli aspetti che ho inizialmente definito come “deprimenti”: in pochi, narcotizzati come sono da decenni di assopimento collettivo, riescono ancora a cogliere i mutamenti sociali che stanno avvenendo. Il resto, la maggioranza, si limita a belare se sia stato più bravo Renzi a contenere Grillo, oppure Grillo a vomitare la sua indignazione sulla camicia inamidata del suo dirimpettaio.

In una parola, scendendo per un attimo al Bar Sport scatenato dalla diretta streaming di ieri, la cosa per cui personalmente ho provato più simpatia è stata… il tavolo. Il luogo cioè che consente comunque alle persone di esprimersi…

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(*) Volutamente in minuscolo in quanto a mio parere, più che giornalisti, questi termini esprimono un’indistinta categoria di pensiero.

11 risposte a “Codice binario

  1. A me il confronto non ha soddisfatto per nulla. Copio e pari pari incollo il commento che ho appena inviato al blog di Beppe Grillo:

    Non ho idea di quanti siano contenti e quanti no, per quel confronto, ma per me è stata una serie di autogol.

    1) Non si doveva andare da Renzi: perché se si decide di non andare dal Capo dello Stato, poi non puoi andare dal Capo del Governo, che in un modo o in un altro è un suo inferiore. In questo modo si è legittimata la manovra di Napolitano, facendoci anche la figura degli sprovveduti.

    2) Si fa un sondaggio su questo (ma ne era stato fatto uno, sull’andare o non andare al Colle? Perché o si fa in entrambi i casi, o non si fa in nessuno.) e vincono i sì. Allora va bene, ci si deve andare: siamo un Movimento di base e la base – per quanto minima sia la fetta che vi ha partecipato – ha deciso così. Però:

    3) Non ci si va con una sequela di insulti e gridando come un cane idrofobo: perché è proprio quello che i parassiti al Governo si aspettano che facciamo. E’ l’immagine che di noi vogliono vendere agli elettori.
    Quindi si va lì (con o senza Grillo) a elencare tutta la serie di progetti che vogliamo realizzare da tempo. Gli si dice: “Per il Paese vogliamo questo, questo e questo: quando sarai al Governo ti impegnerai su questi punti?” E siccome avrebbe potuto dire solo “No”, a quel punto si rispondeva: “Perché sei anche tu un povero servo, messo lì a fare gli interessi delle banche e dei mercati.”

    Fine dello streaming. Pensare che maestri della comunicazione come Casaleggio e Grillo non ci siano arrivati, è triste.

    • Dal punto di vista della strategia comunicativa, invece io – come scritto nel post – la penso diversamente.

      Ai lati di quel tavolo non c’erano due “persone”, ma due concezioni opposte della politica e, consentimi, della vita. Dialogare con quella concezione già dimostratasi fallimentare, adottando il “suo” registro comunicativo avrebbe significato assecondarla, legittimandola.
      Opporre invece uno stile diverso e nuovo (non dico necessariamente migliore), finalizzato a “disinnescare” l’interlocutore, rappresenta invece la piena continuità con il progetto divulgativo di Grillo. Scomposto e irruento, ma innegabilmente efficace: adottando questo stesso registro (e solo nelle piazze), ha già raccolto un quarto dei consensi. (E quando le pance, un anno fa, erano comunque un po’ più piene di oggi…)

      Per concludere, credo che l’efficacia della strategia comunicativa di quel “duo”, come sempre avvenuto fin qui, venga fuori alla distanza. Ragioniamo infatti su un orizzonte pluriennale: se Renzi, come credo, non realizzerà il suo libro dei sogni, quale atteggiamento avrà avuto ragione? La compostezza o l’irruenza?

      • Oggi Andrea sono polemico!

        Quanto al dualismo… non credo che sia la dimensione che rappresenta correttamente l’atteggiamento “tipicamente italiano”… forse il modo di vedere le cose che ci stanno proiettando addosso dal dopoguerra (Don Camillo-Peppone, Destra-Sinistra, padroni-servi…). Quando parli dei tanti Capanili, secondo me dici il contrario: non siamo un paese in cui tutti devono poter affermare le proprie sfumature? Dove non si riesce a decidere nulla ed ad unire nessun movimento, perchè nessuno riesce a rinunciare al bisogno di declinare un messaggio a modo suo? A difendere gli interessi della propria categoria?
        Altro che dualismo!

        Quanto allo streaming dell’incontro (?) fra Renzi e Grillo… l’ho trovato pietoso. Grillo è a dir poco inadeguato come portavoce. La sua unica dimensione è appunto quella del monologo. Non è capace di avere di fronte qualcuno con cui non è d’accordo… solo insultarlo. Mi viene in mente l’incontro alla Commissione Affari Costituzionali (http://www.youtube.com/watch?v=YiBtBlKtanU)… Nobili intenti – stessi modi di merda.
        Capisco il disprezzo per quello che Renzi rappresenta.. ma la capacità di dialogo per me è più importante. Se sai già che non intendi dialogare, rifiuta l’incontro. Non mi sento più rappresentato da Grillo che da Renzi… altro che irruenza… sembrava più demenza. Senz’altro arroganza.
        Se Renzi si fosse alzato per mettergli le mani addosso… avrei fatto fatica a biasimarlo!
        Concludo dicendo che invocare al rispetto della Costituzione, ai valori della Comunità e del Bene Comune, e poi negarsi al confronto, non mi sembra coerente da nessun punto di vista.

        Il prossimo giro Andrea, potrei essere io a disertare le urne!

        • Sì sì, Simone. Stai pure a casa. Per me…
          Il mio compito non è certo quello di difendere Beppe Grillo, ci mancherebbe! Anche perché, se stai parlando di chi c’era a destra di quel tavolo, io non ci ho visto affatto Grillo. Ma nove milioni di italiani.

          Comunque, visto che al Bar Sport del piano di sotto mi costringi a scenderci (e a belarci), mi sento solo di dirti (uso un linguaggio civile, ma non mi è facile) che, a quanto pare, non sei ancora sufficientemente disgustato da questo stato di cose, quanto invece lo è chi evidentemente ha avuto la sfortuna di conoscerlo un po’ meglio…

          Ti consiglio di farti un’idea, per esempio qui, di come la comunità finanziaria internazionale avesse già deciso, il 7 gennaio, che Renzi avrebbe dovuto essere il Presidente del Consiglio. Io me lo sono letto quell’outlook, Simone. E, puoi anche non credermi, ma alla fine avevo gli occhi lucidi. Per tre volte Renzi viene citato come il Presidente del Consiglio, dandolo per scontato! Io, te lo dico sinceramente, non mi sono MAI sentito così inutile, raggirato, trasparente…

          E, se anche dopo allarmi come questo, “la capacità di dialogo sarà per te più importante”, tieniti il dialogo! Cosa vuoi che ti dica? Fatti raccontare, sempre col dialogo, la storiella della democrazia. E, soprattutto, credici.

          Perché, se davvero preferirai dialogare civilmente con questa gente, è davvero meglio che tu non ci vada alle elezioni! In quanto non di elezioni si tratterebbe, ma dell’ennesima rilevazione demoscopica su scala nazionale… così, tanto per sentire un po’ l’umore degli italiani. Perché, tanto, alla fine decidono sempre gli stessi.

          Un amaro saluto (l’ultimo, almeno per me, dal Bar Sport)
          Andrea

          PS (per tutti gli altri): mi sono permesso di alzare un po’ i toni con Simone, in quanto ci conosciamo personalmente. Spero che lui faccia altrettanto con me. Ma magari, stavolta, davanti a una birra. (Sta a me, stavolta.)

        • …accidenti… devo aver passato una qualche sottile linea rossa! Mi scuso… anche se non so per cosa.
          Mi dispiace molto di averti trascinato dalle vette sublimi, alle bassezze da Bar Sport.
          Colgo volentieri gli spunti che mi suggerisci, perché stimo la tua brillantezza, e la tua capacità di raccogliere ed analizzare informazioni.
          Non ti riconosco invece il diritto di giudicarmi, e di giudicare il mio disgusto per un sistema che, ti assicuro, vedo macinare quotidianamente imprese, artigiani, colleghi o sconosciuti… Probabilmente sento di avere ancora molto da perdere, e questo da meno slancio al mio furore sacro!
          Da tempo credo poco alla storiella della democrazia, e mi auguro che si riesca a cambiare rotta… nei modi no… non credo che quelli usati da Beppe di fronte ad un interlocutore più o meno degno, aiutino.
          Opinioni personali da Bar Sport… Ti lascio in cielo con le aquile! Su un piano personale potrei andare molto oltre, ma… cui prodest?
          Ti saluto con affetto ed, altrettanta, amarezza.
          Quanto alla birra, volentieri! Non la negavano nemmeno ai Prolet… Poi sono d’accordo, a sedere ad un tavolo si ragiona meglio! Pertanto quando vuoi mi trovi al piano di sotto, ed io c’ho già la giacca in mano 😉 !

          Simone.

        • Hai ragione, ho sbagliato. Niente giri di parole. E niente mail private. Pubblicamente ti ho giudicato (senza conoscere, la cosa che anch’io negli altri detesto di più) e pubblicamente ti faccio le mie scuse.

          I motivi per cui questo tema mi sta particolarmente a cuore, e per cui mi arrovento facilmente, in parte li conosci. La parte restante la conoscerai. Tu, come chiunque altro.

          Si cresce insieme. Sempre. Comunque. Facendo anche qualche errore, a volte. L’importante é non nascondere quegli errori sotto il tappeto.

          CIAO,
          Andrea

          PS. Al piano di sotto ci vivo anch’io, come sai bene. In “mansarda” ci vado ogni tanto solo per pensare. Esattamente come dice il titolo di questo spazio.

        • ISTRUZIONI SUL DUALISMO E PER IL SUO USO.

          Il punto di partenza è che tutto ciò che è materiale è polarizzato in maniera dualistica: pertanto anche il Potere tende ad assecondare questo modello.

          Il problema è che, negli ultimi duemila anni (dalla decadenza della cultura classica, per capirci) si è passati da sistemi di pensiero che questo dualismo tentavano di ricomporre, ad altri che lo vivono solo sul piano dello scontro, sulla base di una logica “buono – cattivo”, “positivo-negativo”.

          Decadendo progressivamente, come decade ogni essere vivente, questi sistemi di pensiero diedero origine – nel XVIII Secolo – all’Illuminismo: il quale restrinse il suo campo di coscienza a ciò che è percepibile ai soli sensi materiali. Un po’ come se una persona vivesse in una casa senza finestre, ma sempre illuminata al suo interno: finisce per credere che esista solo quello che percepisce nelle sue stanze e ritenere che oltre i loro muri non ci sia nulla.

          Incapace d uscire dal modello di pensiero monoteista, pur rifiutandolo a priori – modello che riconosce la possibilità di operare un cambiamento, non partendo dall’interiorità di ogni singolo, ma solo grazie all’intervento di un soggetto esterno – sostituì gli “agenti esterni immateriali” con le classi e i soggetti che aveva a disposizione nella società reale, idealizzandoli.

          Nasce qui quel dualismo politico, sul quale la società Occidentale si è costruita almeno dalla fine dell’800. E che ha prodotto tutta una serie di interessanti “utensili” come il razzismo; per fare il più ovvio degli esempi, fino all’Illuminismo non era un problema perseguitare gli Ebrei: si erano macchiati di deicidio e tanto bastava. Con Illuminismo e Positivismo bisognava trovare un motivo verificabile ai cinque sensi: le dimensioni del naso erano già un buon punto di partenza… In altri casi si poteva partire dalle proporzioni fra le parti del corpo (specie quelle della testa, naturalmente), per non dire del colore della pelle. In sostanza il razzismo non è un’invenzione del Positivismo: è la sua risposta al bisogno che gli imbecilli hanno, di trovare una scusa per considerare qualcun altro inferiore; e sfruttarlo o sfogare su di lui le frustrazioni che derivano dai loro stessi difetti.

          Ora il giochino degli “-ismi” è arrivato alla frutta, ma la mente umana è ancora orientato su questo modello: e il Potere deve in qualche modo aggiornarlo. Nel frattempo c’è gente che va in giro a dire che nel PD sono tutti comunisti. O che Berlusconi è di destra e Renzi di sinistra.

          E fesso chi ci casca.

      • Però, rimanendo scomposto e irruento, Grillo finisce per propagandare (e dimostrarci) che solo con tutta questa aggressività si può far presa e riuscire. Un messaggio del genere è degradante da un punto di vista civile, soprattutto in un contesto come l’ Italia, a sua volta ben allineata al “cattivismo manageriale” occidentale, dove già la pensano, quanto al registro, in maniera sovrapponibile, pur avendo contenuti e obiettivi opposti.

        • Sì, curiosa questa chiave di lettura. Che, tutto sommato, non mi trova in disaccordo.
          Il vero tema non dovrebbe però essere tanto quale sia l’atteggiamento più efficace per “far presa e riuscire” (l’irruenza di uno o il doppiogiochismo dell’altro), quanto la capacità di indurre nei singoli dei comportamenti virtuosi per la collettività.
          A me interesserebbe soltanto che domattina, svegliandosi, sempre più persone fossero in grado di aderire a un nuovo modello di comportamento, di relazione, di lavoro, di consumo, di mobilità, di… etica insomma!
          Senza che siano Grillo o Renzi, a dovercelo spiegare con i loro atteggiamenti…

          Muoviamoci noi per primi. Consumando, alimentandoci e muovendoci in modo diverso, evitando la competizione col nostro vicino di tavolo, collaborando con chi ha bisogno, sorridendo col primo che capita, dandoci anziché prendendoci a vicenda, fuggendo la corsa compulsiva verso il possesso e l’accumulo…
          Sono questi gli atteggiamenti che potranno cambiare la nostra Patria. Non l’arrivismo e il successo personale.
          Ciao.

  2. Molto ben fatto questo articolo Andrea (non in ultimo perchè ho riso di gusto); il dualismo gioca l’ennesima scenetta teatrale tragicomica.

    A volte mi piace immaginare personaggi “opposti” chiusi in un ascensore bloccato per 2-3 gg (senza poter comunicare con l’esterno): un ricco e un povero, il giovane direttore rampante, arrogante e la donna delle pulizie in età, bella tonda, magari trapiantata dal central-africa (una delle mie immagini preferite)…
    Ora immagino pure Grillo e Renzi chiusi in quella scatola moderna che salta i piani senza sosta…
    Cosa succederebbe?… credo che in tutti casi si tornerebbe alle radici in comune; le paure, il sentire, la fame ,la sete, i nostri affetti a casa… il dover farsi forza a vicenda, il raccontare se stessi per con-dividere il tempo e lo spazio…. e probabilmente ne uscirebbe tutti un pò più buoni, più umani… e più umili.

    Dobbiamo tornare alle *radici*… e qui la simbologia apre subito un universo di immagini ed associazioni… e per motivi sintesi non mi addentro.

    Per comprendre il valore di una “cosidetta Cultura” osservo comunque sempre due aspetti; 1) come è gestita la cultura contadina e 2) come vengono educati i bambini (da educere=tirare fuori le radici, i talenti).
    La *terra* e i *bambini* hanno molto in comune; ricevono i semi/l’educazione… poi li nutrono, li fanno crescere e prosperare… finchè a loro volta faranno nuovi semi… e il ciclo riprende all’infinito.
    La *natura* regala se stessa, applica il principio dell’ abbondanza, della metamorfosi e della bellezza… in questo rappresenta la più grande istruttrice per chiunque volesse apprendere ed arricchirsi dalla base, dalle radici.
    Tutto il resto della cultura si regge comunque su queste basi.

    Mi piace molto Hanna Arendt quando cerca di spiegare che “il bene è radicale… il male è banale, superficiale”.
    Dobbiamo imparare ad essere radicali… nella vera essenza di questo bellissimo termine.

    • Completamente (anzi: radicalmente) d’accordo.
      I tuoi esempi sono molto più efficaci in questo senso, ma – proprio come recita da sempre il payoff di LLHT – è solo liberandoci dalle sovrastrutture della modernità (comprese quelle relazionali), che possiamo recuperare la nostra dimensione ancestrale e, quindi, autentica.

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