2 + 2 = 5

Si accostò al tavolaccio.

“E ora torniamo alla questione del come e del perché. Ti è sufficientemente chiaro come il Partito si mantiene al potere. Ora, però, devi dirmi perché non abbiamo alcuna intenzione di cederlo. Da quale fine siamo spinti? Per quale motivo dovremmo desiderare il potere? Su, parla!” aggiunse, mentre Winston continuava a rimanere in silenzio.

Per un paio di secondi ancora Winston non aprì bocca. Si sentiva sopraffatto dalla stanchezza. Sul volto di O’Brien era riapparso quell’indeterminato, folle bagliore di entusiasmo. Sapeva già quello che O’Brien gli avrebbe detto: che il Partito non aspirava al potere per i suoi fini egoistici, ma per il bene comune, che vi aspirava perché la massa era formata da uomini deboli e pavidi, incapaci di reggere la libertà o la verità, che quindi dovevano essere governati e ingannati in maniera sistematica da individui più forti; che l’umanità poteva unicamente scegliere fra la libertà e la felicità, e che la maggior parte degli uomini preferiva la felicità; che il Partito era incessantemente dedito alla protezione dei più deboli, un gruppo di persone consacrato a tale scopo, che compiva il male affinché infine il bene trionfasse, sacrificando la felicità propria a quella degli altri. La cosa terribile, pensò Winston, la cosa terribile era che O’Brien sarebbe stato sincero nel dire tutto ciò, glielo si poteva leggere in faccia. O’Brien sapeva tutto. Sapeva mille volte meglio di Winston in quali condizioni versasse davvero il mondo, a quali livelli di degradazione vivessero le masse e a quali menzogne ed efferatezze ricorresse il Partito per mantenerle in quello stato. Tutto aveva compreso e soppesato, ma ciò non aveva sortito effetto alcuno: il fine ultimo giustificava tutto. Che cosa si può fare, pensò Winston, contro il pazzo che è più intelligente di noi, che ascolta con indulgenza le nostre argomentazioni ma poi persiste nella sua follia?

“Voi governate su di noi per il nostro bene” disse con una certa stanchezza nella voce. “Avete la convinzione che gli esseri umani non sappiano governarsi da soli, quindi…”

Diede un balzo e quasi emise un grido. Uno spasmo doloroso gli aveva attraversato il corpo. O’Brien aveva spinto la leva del quadrante fino a trentacinque.

“Hai detto una cosa stupida, Winston, stupida!” disse. “Non avresti dovuto essere così avventato.”

Riportò la leva indietro e proseguì: “Risponderò io stesso alla mia domanda. La risposta è: il Partito ricerca il potere in quanto tale. Il bene altrui non ci interessa, è solo il potere che ci sta a cuore. Noi non desideriamo la ricchezza, il lusso, la felicità, una lunga vita. Vogliamo il potere, il potere allo stato puro. Presto capirai che cosa intendiamo per potere allo stato puro. Siamo diversi da tutti gli oligarchi del passato perché abbiamo piena coscienza di quello che facciamo. Costoro, anche quelli che più ci rassomigliano, erano tutti dei codardi e degli ipocriti. I nazisti in Germania e i comunisti in Russia usarono metodi molto simili ai nostri, ma non ebbero mai il coraggio di ammettere apertamente da quali fini erano spinti. Pretendevano, e forse ci credevano davvero, di essersi impadroniti del potere controvoglia e per un periodo di tempo limitato, e che dietro l’angolo ci fosse un paradiso nel quale gli esseri umani sarebbero stati liberi e uguali fra loro. Noi non siamo così, noi sappiamo che nessuno si impadronisce del potere con l’intenzione di cederlo successivamente. Il potere è un fine, non un mezzo. Non si instaura una dittatura al fine di salvaguardare una rivoluzione: si fa una rivoluzione proprio per instaurare la dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere. Cominci a capirmi, adesso?”

(da “1984” di George Orwell)

SeparatoreLunedì 17 febbraio 2014, ore 10:30. Mentre sto trascrivendo queste poche righe, Matteo Renzi è convocato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ricevere – senza alcuna investitura democratica – l’incarico di formare il nuovo Governo.

In questo momento io mi sento come mi sentii lo scorso 25 febbraio, alle otto di sera, quando scrissi uno dei pezzi più lungimiranti e predittivi di LLHT ( QED ), o – qualche mese prima – quando in “Paneuropeismo o Comunitarismo?“, tracciai gli orizzonti di quanto sarebbe presto accaduto…

Ricordo infine che meno di un anno fa Jim O’Neill, Presidente di Goldman Sachs (una delle maggiori banche d’affari al mondo), dichiarò che:

Il vero problema dell’Unione Europea, a cui il blocco del Paesi del Nord dovrebbe pensare seriamente, è l’Italia, con il fattore Grillo.

A me sembra tutto di una chiarezza quasi sconcertante. Due più due, in fondo, deve sempre fare cinque. No?

11 risposte a “2 + 2 = 5

  1. Tesi n. 1:

    Come ho già detto in altre sedi, diversamente da molti, non ritengo Renzi uno stratega né uno statista, ancor meno il “nuovo”.
    Penso che il personaggio sia il nuovo bambolotto di cui i “le forze retrostanti” si avvarranno per il compimento di quell’ultimo atto finale: esautorare il popolo delle ultime residue tracce di sovranità che ancora, almeno formalmente, conserva.
    Renzi, il rampollo di buona famiglia, è stato istruito a dovere e in un certo qual senso, nell’immaginario collettivo, gode di una certa legittimazione popolare che le passate primarie artatamente gli hanno conferito, anche grazie al poderoso appoggio della compiacente stampa.
    Letta, invece, non gode di quella popolar-legittimazione, anche per via della sua alleanza con la destra. Alleanza che, anche agli occhi dei più ciechi, un certo sospetto l’ha destato.
    Letta, tutto questo lo sa benissimo e, in ossequio alla sua incondizionata obbedienza a quelle “forze retrostanti”, con malcelato dissenso lascia il posto a Renzi. Insomma fa un po’ di scena.
    Renzi avrà la nomina per la formazione del nuovo Governo, che troverà l’appoggio anche di quelle poche forze ultimamente dissenzienti (ma facenti parte del vecchio: F.I., e altri), tranne i M5S.
    Agli occhi del popolo, il nuovo Governo così formato godrà del gradimento popolare sul falso presupposto che Egli, comunque, in un certo qual modo è stato voluto dalla maggioranza.
    Da questa legittimazione fasulla, scaturirà un insieme di provvedimenti finalizzati a fare una nuova legge elettorale, tale da continuare a legittimare queste forze politiche, in guisa da assicurare loro un futuro, verranno fuori, infine, altre vergognose riforme istituzionali tendenti ad asservire l’Italia definitivamente all’Europa.
    A seguito delle porcate che ci aspetteranno, faranno anche in modo di mettere “fuori legge” i grillini e la rete tutta.
    Il 5S al momento unica forza che parrebbe fare “sana opposizione”; il web unico strumento ove ancora, in qualche suo meandro, le idee circolano liberamente.
    A questo punto il gioco è fatto.
    Stiano attenti i grillini a come faranno l’opposizione e a quello che (tutti) diranno in rete.
    Spero di sbagliare, ma questa è la mia intuitiva e immaginaria visione dell’immediato futuro.

    Tesi n. 2:

    Renzi è il classico agnello sacrificale attraverso il quale perseguire lo scopo di adottare quei provvedimenti che, ora politicamente era impensabili saranno fatti vedere come politicamente indispensabili, mediante quella formuletta, storicamente sempre riuscita, del: problema – reazione – soluzione.

    • Ciao, concordo con buona parte della diagnosi. Uniche due note:
      • Mi sono permesso di cambiarti un aggettivo nel testo (in quanto potenzialmente offensivo e, visto che la responsabilità di quanto viene detto qui sopra è mia, voglio stare nei ranghi…);
      • Come forse sai, non ho mai amato dilungarmi sulle piccole questioni di politica interna: considero gli avvicendamenti dei nostri politicanti come l’ovvia e inevitabile conseguenza di una crisi sistemica ben più radicale e, purtroppo, allargata. Condivido gli scenari che descrivi, ma quello che mi preoccupa realmente è la totale assenza di percezione che la rotta imboccata sia ancora una volta fallimentare.

      Sappiamo ormai solo combattere le falle del neoliberismo economico con un suo inasprimento. Le prime parole di Olli Rehn, ieri, sono state: “Mi auguro che Renzi non disattenda i Trattati.”

      Siamo ormai incapaci di avvertire la necessità di un cambio di rotta. Questo modello è stato teorizzato tre secoli fa da Adam Smith, sicuramente “animato da grandi ambizioni” (direbbe John Elkann), ma anche figlio di buona famiglia e, per questo, appoggiato dai baronati universitari e dall’aristocrazia salottiera scozzese e parigina dell’epoca. Anticipatore dell’applicazione del libero mercato su vasta scala, la dottrina della “ricaduta favorevole” ha dominato incontrastata fino a ieri l’altro. Credo che tre secoli bastino!
      E oggi, nonostante tutto, continuiamo a illuderci che la Crescita ad ogni costo sia l’unica prospettiva realizzabile.

      Quando sento queste fanfare mediatiche starnazzare all’unisono che il PIL è finalmente cresciuto del +0.1%, capisco che non c’è più niente da fare…
      Sappiamo solo ripetere, ripetere, ripetere ciò che altri hanno detto prima di noi. Ma non sappiamo più mettere in discussione i presupposti fondanti di questo paradigma. Ma d’altronde, questo modello perverso ha già trovato la sua scappatoia, ammettendo astutamente di essere imperfetto, ma non perfettibile. Capisci? Non si scappa…

      Qui si esauriscono le risorse, si esauriscono le ambizioni, si esauriscono i soldi. Ma non si esaurisce l’ottusità di certi decision-maker, che continuano a non capire come ci troviamo all’alba di una nuova Era. E, aggiungo, non si esaurisce il pressapochismo di molti concittadini, che continuano a credere che Gesù Cristo sia morto dal freddo…

      Quando si esaurirà la pazienza, invece?

      • Ciao Andrea,
        concordo con la tua visione dell’attuale stato di crisi e ciò mi preoccupa non poco.
        Circa “la totale assenza di percezione che la rotta imboccata sia ancora una volta fallimentare” ho qualche perplessità.
        Che il neoliberismo sia assolutamente dannoso, ritengo sia riconoscibile dai più, anche da chi continua a perseverare con le attuali politiche.
        Diversamente argomentando infatti,le alternative sarebbero due per i nostri “amministratori”: o sono del tutto irresponsabili e di una sorprendente ignoranza [qualcuno lo è, altri no, dal momento che talvolta citano Pavlov (è ciò è molto significativo)] oppure, né sono pienamente consapevoli e in questo caso, il loro interesse non è il bene comune, ma quello di terzi.
        Personalmente propendo per la seconda tesi di talchè ciò che mi preoccupa è la facilità con la quale “la maggioranza della gente” rinunci, delegando ad altri, di pensare con la propria testa, rendendo così assai più facile, la continua e martellante manipolazione dei media.
        Insomma, mi preoccupa di più la belante massa che, con bovina rassegnazione, si lascia guidare verso il baratro.
        Io credo che tutto questo sia espressamente voluto e che l’unica via (non cruenta) sia la diffusione delle idee, dato che solo attraverso il loro propagarsi può esserci cambiamento, sebbene nel lungo periodo.
        Periodo che sarà troppo lungo, per impedire alle attuali “forze retrostanti” di portarci nel baratro della povertà, affinché si realizzino i loro sogni di “potere”.
        Sulla etero-direzione delle istituzioni europee ti segnalo un interessante documentario qui:

        • Grazie per il video. Appena riesco, lo guarderò. Come ho cercato di trasmettere citando Orwell, tuttavia, io sono fermamente convinto che il “loro” interesse non sia né il bene comune, né quello di generici “terzi”. Ma sia il potere in quanto tale. Ciao.

        • Questo può valere per chi sta davvero al vertice: gruppi come il Bilderberg, tanto per restare sul classico; ma tenete presente che per me quello non è ancora la “cupola”.

          Le persone di cui parliamo qui, sono solo dei servi: quindi saranno pure attratte dal Potere in quanto tale, però gli interessi di qualcuno – che chiaramente non è la popolazione – li fanno eccome.

          E’ possibile che anche Orwell scrivesse con un po’ di zavorra, visti gli anni in cui ciò che accadeva. Intendo dire che anche allora c’erano gruppi di potere, che manovravano le masse e i Parlamenti: e in quel periodo poteva anche non essersene reso conto appieno, anche se già da prima della II Guerra Mondiale c’erano autori che facevano film e scritti su questo particolare aspetto del problema.

        • Certo, Alberto. La mia citazione del brano di Orwell voleva solo essere una “chicca”, a corollario del particolare momento che stava attraversando la nostra povera Italia.
          Questi qui da noi sono solo degli illustri gregari, che cercano dissennatamente di soddisfare i propri istinti compulsivi di arrivismo sociale, mediante l’esercizio verticistico di quel potere che altri, temporaneamente, hanno deciso di concedergli.
          Tutto qui. Il resto sono solo chiacchiere da bar. Che, paradossalmente, legittimano il bar! (Quindi, meglio evitarle.)
          La meta e la rotta, come dico sempre, risiedono esclusivamente dentro di noi.
          Ciao.

      • Sarà interessante vedere come reagirà la Scozia, dopo il diktat europeo, che ne decreta – ammesso che a Bruxelles non stiano buffando – l’uscita dalla E.U., in caso di indipendenza.

        I mercati danno i loro ordini, usando l’unica arma che conoscono: lo spettro della povertà. Il messaggio infatti è chiaro: se divenite indipendenti, sarete esclusi e se sarete esclusi imboccherete la strada della povertà materiale.

        I due pesi e due misure usate con la Scozia e con l’Ucraina (secondo cui le violenze dei manifestanti filoeuropeisti sono un esercizio di democrazia, mentre il Governo sta solo facendo la repressione più bieca) sono illuminanti di quanto questa Europa rispetti le volontà popolari.

        Attendo con ansia – anche per capire quale ricaduta avrà questo referendum su altri esperimenti simili in altri Stati – se gli Scozzesi sapranno reagire a questo ricatto.

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