L’edificio più alto

LA DEMOCRAZIA DIRETTA E’ UNA QUESTIONE ELITARIA?

James Stweart in "La finestra sul cortile" di Alfred Hitchcock

James Stweart in “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock

Come promesso, desidero approfittare della collaborazione con Andrea per tornare su un argomento che mi sta molto a cuore: le difficoltà che l’introduzione della democrazia diretta sta incontrando in Italia.

Ho provato a dimostrare in precedenza (“Quello che accade in Ucraina e quello che accade nel tuo quartiere”) come una delle difficoltà maggiori nasca dalla superficialità nella quale si crogiola “l’uomo qualunque”, quando debba discutere intorno a un qualsiasi argomento politico; e forse non solo qui in Italia, per la verità.

Qui “passo a un livello superiore”, tentando di far riflettere sul rifiuto di procurarsi quelle informazioni, che stanno alla base della capacità di saper analizzare le cose: e di conseguenza di saper prendere decisioni equilibrate, preferendo invece affidarsi alla pancia, piuttosto che a cuore e cervello.

In questi casi – e nelle rare volte nelle quali mi è stata offerta l’opportunità di discuterne in pubblico – ricorro all’esempio di una persona che viva in un qualsiasi quartiere di una qualsiasi città, in una casetta o in un appartamento ai piani bassi. Quanto e come può sapere, costui, di quello che gli accade attorno?

Sente il suono di campane dalla chiesa del quartiere vicino: e può capire se si celebra un matrimonio o un funerale, ma più di questo non sa. Sente un certo vociare e allora si ricorda che, due strade più in là, è giorno di mercato; apre anche una finestra e coglie uno scorcio del mercato stesso: ma può solo vedere tre bancarelle su trenta, e magari soltanto in parte. E se il vociare è differente, capisce magari che è in corso un alterco o che si sta festeggiando qualcosa: ma nemmeno aprendo quella finestra, riesce stavolta a capirne di più.

Ecco, manca la “visione panoramica” delle cose: quella che permette, come ho scritto all’inizio, di avere sufficienti informazioni per capire cosa sta davvero accadendo in un determinato luogo; e prendere i provvedimenti più adatti, o almeno entrare nella loro discussione.

Nella geografia di una città, per porvi rimedio, basta salire sull’edificio più alto: e allora la differenza fra chi amministra e “l’uomo qualunque” è appunto che gli amministratori abitano in quell’edificio. E lasciamo perdere – almeno ora – se poi ci sono, da qualche parte fuori città, edifici ancora più alti e se i veri amministratori di un Comune (quelli da cui ormai dipendono i sindaci e gli assessori) non abitino invece là…

Probabile che – tornando al nostro “uomo qualunque” – il vero problema sia che per salire lassù, non ci sono ascensori: solo scale; e che i piani siano molti, davvero tanti; così che non sia consigliabile farsi una corsa, per arrivare il più in alto possibile prima possibile, magari pure col fiatone: ma fermarsi ogni piano o due; addirittura dare una sbirciatina ogni tanto anche dalle finestrelle del vano scala che si sta percorrendo: vedi mai che non si possa cogliere qualche scorcio, qualche particolare; che non si sa quando, ma potrebbe sempre tornar utile.

Che fatica, eh! Meglio rimanersene in casa e delegare tutto quel movimento, quel su e giù: che se lo sciroppino gli altri!

Ci sono cose più importanti da fare: restare davanti a un televisore o a un computer, che da lì si vede e si sa tutto, basta pigiare un tasto. Vogliamo mettere…?

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“La finestra sul cortile”: veduta sul cortile dalla finestra del protagonista

 

 

7 risposte a “L’edificio più alto

  1. Oppure si può volutamente osservare sempre lo stesso fazzoletto di prato, così nel dettaglio da poter vedere in esso le stesse dinamiche, miniaturizzate, dell’intero prato. Ci vuole pazienza e anche rassegnazione ma funziona più per la spiritualità e per la vita contemplativa: se vuoi cambiare qualcosa e non solo metterti in pace col mondo resta solo da uscire di casa e far le scale.

    • Posso interpretare quello che hai scritto in due modi, uno positivo, l’altro no.
      Quello positivo è che, se si opera un continuo confronto fra “grande” e “piccolo”, questo può portare a trovare soluzioni, tanto nell’uno quanto nell’altro; dopotutto “Così in alto, così in basso” va interpretata anche come “Così nel macrocosmo, così nel microcosmo”.
      Quello negativo è che, fissandosi nel dettaglio, si rischia di perder di vista il livello successivo, a scala maggiore, del problema che si vuole esaminare; e di solito le ideologie portano a questo comportamento.
      Ma sulla conclusione sono del tutto d’accordo con te; se si vuol cambiare qualcosa, bisogna mettersi il cuore in pace: da quell’edificio più alto bisognerà rassegnarsi a dei bei saliscendi…

  2. se bastasse salire più in alto per comprendere come stanno effettivamente le cose! Le diverse visioni del mondo che si contrappongono stanno tutte all’ultimo piano di un grattacielo: ma quanto sono diverse tra loro!

    • Ciao Giovanna, bentornata! Credo infatti che lo spirito del post di Alberto fosse proprio quello di stimolare a salire comunque all’ultimo piano. Almeno, da lì, ci si potrà fare un’idea più accurata anche delle diverse visioni del mondo. Che, magari, si potranno invece scorgere solo arrampicandosi sull’antenna più alta del tetto…! Ciao.

    • Dall’ultimo piano, Giovanna, la visione è una sola. Molte, semmai, sono le strutture mentali che ognuno di noi si porta dietro. Ma metti mai che, per la fatica che questo salire piano dopo piano comporta, a furia di alleggerirsi per sudare di meno, non ci si liberi anche di quelle…
      Resto, comunque e purtroppo, della mia provocatoria idea: che anche esercitare la “democrazia di base”, sia un fatto elitario, almeno per questa società. Ricordi quel che cantava De André? “Senza la mia paura, mi fido poco”: e con la paura, non si va da nessuna parte.

    • Se pensi che si possano risolvere i problemi principali stando a livello del suolo, temo che avrai grosse delusioni.
      Vero che poi bisogna fare una sintesi di tutte le informazioni che si ricavano e guai a trascurare qualsiasi contributo; però, stando a livello del suolo, l’unico modo per avere una visione complessiva è fidarsi di quello che ti racconta chi le cose le vede da più in alto di te: i risultati di questo comportamento sono – grazie al voto democratico-rappresentativo – sotto gli occhi di tutti.

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