Uomini e api

Non è per parafrasare Steinbeck* che mi è venuto questo titolo. Anzi. O meglio, ho pensato di scrivere qualcosa su questo argomento perché mi interessa moltissimo saperne di più. Sia degli uomini che delle api.

Alessio fa l’apicoltore da poco tempo e gli ho chiesto, visto che le api sono vicino ai nostri orti, di spiegarmi un po’ meglio cosa fa. L’ho tartassato di domande sperando di metterlo un po’ in difficoltà perché l’argomento è interessante quanto spinoso per chi fosse dotato, anche solo parzialmente, anche solo da pochi anni, anche solo per istinto, di una personalità o di una sensibilità vegan.

Il miele, come sappiamo, viene prodotto dall’ape per il suo nutrimento. Non deprediamo le api della loro stessa alimentazione, del loro lavoro togliendoglielo? Tuttavia, non si tratta solo di un problema etico. Direi anche (per chi ha un’ispirazione igienista come la sottoscritta) semplicemente di salute. E’ davvero necessario alimentarsi con il miele? Se è un prodotto fatto dalle api e per le api, è probabile che non faccia così bene all’uomo. Entrambe le strade, quella vegan e quella igienista mi convincono pienamente. Voglio, però, approfondire.

Alessio mi parla delle sue api con amore, rispetto, puro interesse e passione. Gli chiedo come possano fare le api per nutrirsi se gli sottraiamo il loro principale alimento. Mi risponde che ne producono moltissimo e che è in sovrabbondanza. Quello che un apicoltore rispettoso può fare è prendere esclusivamente quello che è in eccedenza e lasciare il necessario per le api durante l’inverno. Questo significa, di conseguenza, che se un anno il miele non è sufficiente, non ce ne sarà per l’uomo perché serve nell’alveare.

CIMG5950Mi chiedo se sia vera questa cosa che le api producono miele in eccedenza o se sia una storia che l’uomo si racconta. Alessio mi dice che le api sono naturalmente portate a produrre molto miele. In quantità maggiore rispetto a quello che serve. E’ nella loro natura mettere da parte, mettere in riserva, conservare per quando ci sarà necessità.

Alessio apre una delle arnie. Mi dice che dentro c’è il miele ma le vedo affaccendate su una preparazione (biologica) che viene data in più per essere sicuri che siano nutrite. Si tratta di miele e di zucchero di canna bio. Le guardo, alcune escono e rientrano dalle porticine. Ho una sensazione, dico sinceramente, di grande tranquillità. Ho come la percezione che si tratti di api felici. Qualcuna svolazza intorno a me. Sono molto vicina ma non ho paura di essere punta. Strana questa sensazione… Non le ho mai viste così da vicino, non sono mai stata a casa loro… Sono molto belle, grandi, calme.

Intorno agli alveari Alessio ha messo una piantagione di fave pensando ai fiori di primavera, subito dietro c’è un frutteto con dei tigli. La chiamerei decisamente una consociazione virtuosa.

Chiedo se usa prodotti chimici per produrre il miele, per pulire le arnie, per togliere il miele o altro. Mi dice che ogni cosa usata per le api è biologica e non produce danni a loro né all’ambiente circostante. Mi dice che qualche genio ha importato delle api dalla Thailandia perché più produttive ma con annessa la varroa (un parassita straniero e contro il quale le api italiane non hanno difese) che è diventata un problema molto grande per le api nostrane e senza pensare che sono specie straniere particolarmente aggressive. Non ci si rende conto dell’importanza di conservare le specie dove sono nate e dove si sono diffuse naturalmente.

Alessio continua a parlarmi delle sue api come creature da proteggere e preservare. E’ bello starlo ad ascoltare e quello che dice ha senso. Non produce propoli perché dice che per produrla si devono ingannare le api obbligandole, con uno stratagemma, a produrne più di ciò che a loro è necessario. Stessa cosa per la pappa reale. Non toglie il polline alle sue api perché mi dice che si tratterebbe di un furto vero e proprio.  Mi piace molto questa premura e l’attenzione alla vita delle api che c’è dietro.

Personalmente credo che le api non avessero bisogno dell’uomo. Almeno fino a qualche tempo fa. Adesso, purtroppo, e anche per nostra responsabilità, sono in pericolo e, paradossalmente, l’apicoltore diventa un alleato per le api stesse. A patto, naturalmente, che proceda con la massima cautela, con il rispetto più totale e profonda conoscenza del loro mondo, dell’ambiente di cui hanno bisogno e delle loro necessità.

Riguardo al danno che l’uomo può fare, credo che dipenda principalmente dai seguenti principi: la presenza o meno di una effettiva necessità di quel prodotto animale, la qualità della vita degli esseri viventi che lo producono e, infine, il concetto di limite.

Non credo che il miele sia una effettiva necessità. Così come non credo lo sia il latte o le uova e, infatti, non ne faccio uso. Ma, mi chiedo, il danno ambientale enorme che produce il nostro consumo di latte si produrrebbe lo stesso in condizioni più naturali e più rispettose? Se una mucca vive in campagna con la sua famiglia e produce il suo latte, come dev’essere, solo per il suo vitellino, si accorgerebbe di donarci un paio di bicchieri di latte al giorno? No. E credo che sarebbe felice di donarcelo senza nulla togliere al suo cucciolo.

Così potrei dire per le uova. Uova di galline libere e felici che possiamo raccogliere se ci sono e quando ci sono. Non animali richiusi, ingabbiati, maltrattati, usati. Non uova disponibili per sempre e per forza in ogni periodo dell’anno e nelle stesse quantità.

Così per il miele. Se consideriamo quell’alimento non effettivamente necessario e, quindi, da usare in quantità minime o limitate. Se lo pensiamo come un dono che la natura ci offre a certe precise condizioni che dobbiamo rispettare sempre e prioritariamente. Se ce ne nutriamo ben consapevoli di non aver fatto male, di non aver sfruttato e di non aver sporcato e con il preciso concetto di limite sempre presente, allora potremmo parlare di un altro modo di vivere.

E anche questa si chiama sinergia. Una sinergia possibile. Tra uomini e api.

Separatore

(*) Scrittore statunitense, autore nel 1937 del romanzo “Uomini e topi“, tradotto in italiano da Cesare Pavese.

17 risposte a “Uomini e api

  1. STORIA DI UNA SCIAMATURA
    Mi chiamo Alessio, non sono “l’Alessio” apicoltore di professione famoso su questo sito, ma una altro Alessio apicoltore in erba (si vede che il nostro nome è destinato ad amare le api).
    Vi voglio raccontare una storia, la storia emozionale della sciamatura che ho vissuto ieri 29 marzo nel mio campo, campo dove ho un arnia che l’amico apicoltore esperto Giancarlo mi aiuta, insegnandomi, ad allevare.
    — O —
    Le mie api non siamo riusciti a riacchiapparle…. nonostante gli stessimo correndo dietro, una per una, per riprendercele… sono fuggite e a nulla valsero le preghiere e le raccomandazioni del buon padre affettuoso…
    Io e Giancarlo ci siamo intrattenuti troppo a lungo davanti a un bicchier di vino al campo, nel frattempo le bimbe riottose si stavano organizzando dieci metri sopra le nostre teste. Salito il Gianca tomo-tomo cacchio-cacchio con l’arnia di polistirolo sul cipresso dove si erano riunite in carboneria, appena le vedette lo hanno ravvisato l’allarme è scattato e il peggio accaduto.
    Una nuvola grigio-azzurra si è formata e si è alzata in cielo (anzi abbassata perché la nube dai dieci metri di altezza era ora ad altezza uomo) e al rombo di diecimila micro-aerei biplano del barone rosso si sono cominciate a muovere… e noi dietro nei nostri cappelli di rete a cercare di convincerle, a pregarle di non partire o almeno nella speranza di vederle raggrumarsi nuovamente su un altro tronco.
    Emozionate! La nube era intorno alle nostre teste: dai confini lontani dove era solo una pennellata di sfumatura grigia nell’azzurro del cielo alla parte vicina dove quella materia eterea prendeva corpo e individualità. Ti vedevi passare a dieci centimetri dal naso uno di quegli atomi mielatori che si fermava a mezz’aria a guardarti negl’occhi e mentre indugiava se valeva la pena trattenersi lì con te sussurrava: “non provare a trattenerci… il nostro destino è da un’altra parte… poi, comunque non ce la faresti mai… zzzzzz!!!!”.
    … e via … traversati i campi dei contadini confinanti lasciandoli increduli a occhi sgranati e mascella cadente, traversata la strada vicinale… via!!! Su per la collina. Trenta secondi dopo il silenzio e noi a guardarci negli occhi… le braccia cadute, gli occhi tristi, l’impotenza in persona, a provare il rimorso per quel bicchiere di vino di troppo.
    Ma la natura è così ed è giusto che faccia il suo corso e il bicchiere la nostra amicizia.

    Grazie Giancarlo.

      • Diario di una sciamatura – seconda parte:

        Dopo la sciamatura la famiglia delle Prata era rimasta orfana… cioè senza Regina, né la vecchia né la nuova, nessuna traccia di uova fecondate… cioè alveare destinato ad estinguersi nel giro 15-20 giorni.
        Allarme Giancarlo !
        Arrivato di gran carriera con la mitica panda-van 45 “vetro piatto” mi ha prospettato l’inserimento di un telaietto di covata dei suoi con un tempo di ripristino della riproduzione autonoma di 30-40 giorni (il tempo minimo per le operaie superstiti per costruire una nuova cella reale e allevare una nuova regina) quindi ad alto rischio estinzione oppure, in modo molto più pragmatico, comprare una nuova regina già feconda alla cooperativa apicoltori e inocularla nell’arnia con un tempo di ripristino di una settimana-10 giorni.

        Abbiamo deciso per la seconda opzione. Corsa alla cooperativa apicoltori, acquistata per 18 vili euro la nuova regina con le sue cinque ancelle, confinate tutte e sei nella scatoletta di plastica gialla insieme alla “caramella” di sciroppo. Durante il viaggio in macchina ogni tanto lo zzzZZZZZZ Z Z Z Z ZZZzzzzz!!! aumentava e a volte si assopiva (forse avevano il mal d’auto visto che di curve e di buche ce n’erano abbastanza). Stappata la scatoletta e inserita nell’arnia. Adesso non rimane che incrociare le dita.

        Però SORPRESA!!! Ieri mattina passando sotto l’acacia in fiore erano tutte dentro la chioma dell’albero e si sentiva il loro ronzio giulivo. Che siano salve?

        Alessio (quello dilettante 🙂

  2. sono da oltre trent’anni tecnico di agricoltura bio e la mia vita mi porta a dire che la cosa importante è con quali stati d’animo si fanno le cose.
    Basta preparare un piatto semplice, ma facendolo con amore e poi fare lo stesso piatto (con gli stessi ingredienti) in un giorno in cui hai la luna storta e si vede subito la differenza.
    Posso dire lo stesso per gli agricoltori bio che ho incontrato. Quelli che hanno i migliori risultati lavorano con rispetto, amore e apertura mentale, come mi pare faccia Alessio con le sue api e anche tu, Marika, con il tuo orto e con la tua vita.
    Finchè non arriveremo a nutrirci solamente di Sole e di luce, oppure unicamente di frutti di piante spontanee, alimentarsi porterà quasi sempre a “sacrificare” (rendere sacro?) un essere che sta vivendo (ad es. anche quando estirpiamo una carota o quando tagliamo un caspo di insalata).
    Vero è che l’agricoltura (e anche la sinergica) prevede comunque di “manipolare” in un qualche modo l’ambiente, cercando di migliorarne le performace produttive.
    Non si può fare altro, è impossible che tutti gli esseri umani tornino alla raccolta spontanea, dovremmo essere in un altro Pianeta, perchè a mio avviso siamo a un punto di non ritorno (a meno che il numero di umani non diminuisca, e di molto).
    Perciò che ognuno faccia le sue scelte, ma possibilmente condite con amore e rispetto per la vita, sapendo che comunque la morte, come diceva Totò, è la livella che rende uguali (tutti gli esseri viventi).

    • Ciao Enrico, confesso di avere una passione (insana :-)) per John Zerzan e, quindi, figurati se non sono d’accordo con quello che dici. La manipolazione c’è, eccome. Si tratta, però, di manipolare andando incontro alla terra e non contro di lei. Si tratta di un intervento il meno possibile invasivo, più rispettoso e attento che tenga conto non solo delle nostre esigenze, dei nostri parametri e dei nostri profitti ma anche di quelli della terra, dell’ambiente e degli animali che ci circondano.

      Sono d’accordo su tutto quello che dici. Grazie e a presto.

    • condivido anche il il tuo pensiero Enrico. In un tuo passaggio citi il numero demografico mondiale. Siamo ecologicamente troppi, e questo non vuole dire che mi auspico uno sterminio di massa !! Ma che se ne prenda coscienza cercando di non aumentare il numero attuale (cosa che invece accade) e di rallentare con scelte consapevoli. Si potrebbe obbiettare in coscienza molto su questo, ma l’attuale numero di popolazione del pianeta pone e crea tutt’ora con crescita esponenziale, problemi sociali, ecologici e umani a cui non vi è risposta.

  3. sono felice di leggere il commento qui sopra di Matteo Gabrielli, sono vegetariana da 8 anni e ogni volta che mi sono trovata suggerimenti sull’utilizzare derivati del petrolio come alternativa ai vari materiali naturali, mi sono posta lo stesso problema: ma non e’ forse peggio contribuire all’inquinamento invece che scegliere consapevolmente e partecipare ad un modo di pensare/agire/scegliere meno invasivo e più rispettoso?
    ho sempre trovato il suggerimento di utilizzare vari prodotti ‘plastici’, come alternativa alla sofferenza diretta sugli animali, una ‘dolce morte’ a tutti gli esseri viventi. insomma una soluzione ipocrita.

    • Credo che l’idea della “plastica” come soluzione rientri nella mentalità ottimista di chi ha una fiducia dogmatica verso la tecnologia.

        • Grazie mille, Michela. L’articolo è molto interessante. Bisognerebbe forse trovare una terza strada. Una mia studentessa sudamericana che ha vissuto per un periodo della sua vita con gli indios Guaranì mi ha raccontato come vivono. Sembra che facciano borse resistentissime partendo da particolari foglie che raccolgono nella foresta. E così tutto quello che gli è necessario. Per noi è un po’ difficile immaginare un ritorno di questo genere in tempi brevi ma una terza strada è comunque possibile. Si tratta di trovare la direzione…

        • ciao Marica per ora mi limito a scegliere con la logica del ‘minor danno’ (in evoluzione giorno per giorno) alla luce di quanto ho scoperto e che promuovo come stile di vita. ho letto con piacere le tue scelte cosmetiche e sono anche io su quella strada, prodotti semplici, facili da trovare dalle qualità eccezionali, senza tante schifezze…
          tutto questo in attesa di trovare LA soluzione…!!!

  4. Ciao Marica, ti scrivo di getto, scusami. Sono un apicoltore hobbista.
    Ci sono molti modi di fare apicoltura, un po’ come ci sono molti modi di crescere le verdure (ho un orticello biologico/sinergico dove le mie verdure vivono in armonia e sinergia, consociazione, senza prodotti chimici, senza letame aggiunto, senza girare la terra ecc… ).
    Seguo il metodo dell’apicoltura tradizionale ma vorrei convertirmi alla Permapicoltura secondo il metodo di Oscar Perone.
    Consiglio a te ed al tuo amico di dare un’occhiata a questo metodo, anche solo a titolo conoscitivo, è sicuramente molto interessante e racconta una genuinità e una vicinanza alla natura che il metodo tradizionale non può fornire.

    • Ciao Stefano, ti ringrazio per la segnalazione che il mio amico Alessio leggerà senz’altro con grande interesse. Sono convintissima che la sinergia non riguardi solo l’orto e che sia possibile applicare i suoi principi a tutto ciò che ci circonda. E’ la prima volta che sento nominare la Permapicoltura e, essendo una convintissima della permacultura/permacoltura, trovo davvero interessante. Senz’altro ci darò un’occhiata come consigli. Grazie per la testimonianza e per gli spunti preziosissimi!

  5. Ricevo privatamente e pubblico dietro suo consenso il commento di Matteo Gabrielli:

    Buon giorno Marica, ho letto proprio ora il tuo articolo sulle api. Molto interessante. Sono stato vegan per due anni e mezzo, prima di questa scelta e anche ora sono vegetariano. Sul miele avevo molti dubbi. Da un lato la produzione “industriale” che porta a dare alle api del nutrimento zuccherino per compensare la perdita del miele mi sembrava una forma aberrante di metodo, frutto della mentalità di dominio.
    Dall’altro lato sapevo che prendere un po’ di miele non fosse un problema per le api. In generale credo che finché il miele, ma anche le uova (condivido come la pensi) e i latticini sono ricavati in quantità diciamo artigianali, con tutte le particolarità di questi modus operandi, ci sia ricchezza, per l’uomo e nel suo rapporto con la natura. Un rapporto di rispetto, uso , riconoscenza e mutuo appoggio.
    Anche sulla lana, mi viene in mente, che al di fuori degli allevamenti intensivi, sia un materiale con valore etico. Molto di più del pile che utilizza materie plastiche, quindi derivate dal petrolio, che i vegan suggeriscono come alternativa. Nella catena di produzione delle plastiche sicuramente vi sono danni all’ambiente e a tutti gli esseri viventi superiore all’uso (consapevole) delle lane.Il tutto nasce dalla società moderna che ha frapposto tra noi e la Natura un muro di incomprensione e di diffidenza. tale da creare anche dei rapporti con gli animali disarmoniche.
    Preferisco un piccolo mondo antico fatto di saperi artigianali, uova, latte e formaggi e lane, che non un mondo di plastica.

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