Ieri e oggi

Ieri ho postato su facebook questa riflessione:

iononsonoinguerra, jesuischarlie, jesuisdieudonné…
No, mi spiace. Quello che siamo o che non siamo passa esclusivamente attraverso quello che facciamo o che non facciamo.
Il resto è brodaglia mediatica, che non cambia di un micron la rotta delle nostre vite.
Io non credo in questo sistema fallimentare fin nel midollo: ho detto “basta”, mi sono licenziato e sto ricostruendo il mio avvenire, cercando di basarmi soltanto sui miei valori. E tutto questo, senza neanche un hashtag.

Sempre ieri, mi sono state recapitate a casa le prime copie del mio libro (la distribuzione è già avviata in tutta Italia: come detto, con tempi diversi sta raggiungendo tutte le zone della penisola). Il mio primo pensiero, aprendo il cartone, è stata una frase contenuta nella scena finale de “I laureati”:

I giorni davvero indimenticabili nella vita di una persona sono cinque o sei in tutto. Il resto… fa volume.

Copertina

Oggi sto preparando il trolley per scendere giù al Parco dell’Energia Rinnovabile, per il nuovo workshop di Bioeconomia. Pensiero e azione. Uno solo, infatti, non vale.

Sempre oggi, sono io ad essere cambiato. E, con me, sta cambiando il mio mondo.

Posso solo darvi un consiglio: non lasciatevi fregare.

4 risposte a “Ieri e oggi

  1. Ricorda il discorso di Don Fabrizio nel Gattopardo (cito a braccio): “Il rigore s’era mutato in capriccio in quel clima siciliano…era vecchio, aveva vissuto davvero solo qualche giorno, qualche anno nella sua vita”.
    Oh, vedo che un blog de “Il Cambiamento” pure lo cita.

  2. E se si comincia a vivere un po’ di più nel presente e un po’ di meno nel passato e nel futuro ci si accorge che sono anche meno e che, soprattutto, non sono sempre gli stessi. Vengono, man mano che si vive in modo diverso da prima, degnamente sostituiti da altri che si aggiudicano quella memorabilità su altre basi, altri parametri, altri valori, altri pensieri.

    Vivere nel presente. La cosa più difficile. Abbiamo dimenticato come si fa. Vivere nel passato ci fa vivere di ricordi, rimpianti, qualche volta rimorsi per quello che abbiamo fatto in un tempo un po’ edulcorato e rarefatto. Il confronto ci rende immobili o, nel peggiore dei casi, passivi.

    Vivere per il futuro ci rende infelici, a costruire castelli che non abiteremo, storie che non vivremo mai, ad adoperarci in fatiche improbe imposte, che non ci appartengono, secondo modelli già usati, vecchi e collaudati. Contro la nostra natura, spesso. Sono passi già percorsi, orme già sprofondate dove cerchiamo sicurezze e consolazioni a paure, anche quelle, apprese. E’ un futuro che, pericolosamente, somiglia al passato.

    Il presente, invece, è quello più duro. E’ uno spazio di cui puoi disporre se accetti tutte le sue ombre, i suoi rifiuti e i suoi “no”, gli abissi e le paure, gli ostacoli, il freddo e, qualche volta, la solitudine.

    Ma è quello più onesto. Quello che ti offre la possibilità di scegliere quella vita che è autenticamente tua, se hai avuto la fortuna di capire qual è o il coraggio di viverla dopo che te ne sei reso conto.

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