Quelle conchiglie da restituire…

Riapri gli occhi, dopo un altro weekend memorabile. I pugni si stringono, sgranchendo le nocche. E pensi che forse, questa volta, la cronaca può – anzi: la cronaca deve – lasciare spazio alle emozioni. E allora le dita volano sulla tastiera senza far rumore, in questo lunedì così ovattato. La casa è invasa dal profumo della torta al limone ancora nel forno. Dettagli pervasivi. Inesauribili. Dettagli che possono in qualche caso sorvolare l’eternità.

Perché sabato e domenica, al Parco dell’Energia Rinnovabile, si sono riuniti nuovi alfieri della Bioeconomia, grazie al workshop di LLHT organizzato insieme a PAEA. Si sono accese scintille, tra i muri di quell’oasi ricettiva quasi autonomamente accudita dalla biosfera. Sono scattate piccole rivoluzioni interiori. Intuizioni dal basso. Ma proiettate in alto, altissimo. Perché c’erano occhi impazienti e inquieti, laggiù in Umbria. C’erano gambe, mani e teste in moto. Antiche saggezze e giovani energie a disposizione di nuovi orizzonti, in un clima di convivialità progettuale al servizio del futuro sostenibile. Che speriamo prossimo.

Poco fa in una mail scrivevo queste cose (che non ha senso tenere per poche persone):

Il workshop è andato bene. Tutti ragazzi e ragazze sui 30-35 anni (a parte alcuni amici di Modena miei coetanei), assolutamente interessati, concentrati, preoccupati. Ecco, è forse questo il concetto che meglio potrebbe riassumere il corso: una preoccupazione impaziente e concentrica. Oltre, naturalmente, alla voglia e all’impegno di metterle in pratica, quelle soluzioni. Ci sono state onde buone nell’aria, in quei due giorni. Eravamo davvero tutti connessi, a parte un paio di momenti di (provvidenziale) contraddittorio. Ma era una comunanza d’intenti assorta, quasi mistica. E, soprattutto, c’era la luminosa determinazione a fare qualcosa già oggi stesso. Uno dei ragazzi aveva trascorso il sabato precedente a ripulire i fossi della sua zona dai rifiuti lanciati dagli automobilisti. Finito (assai rapidamente) lo spazio nei suoi due grossi sacchi, ha incontrato un signore anziano che gli ha dato la mano, è andato a casa, ha recuperato altri due sacchi e lo ha affiancato per concludere l’opera: ecco, erano più o meno queste le persone che si confrontavano sulla bioeconomia, ieri al PER. Entusiasmo contagioso, rivitalizzante, sociocentrico. Persone che, nel loro piccolo, restituiscono ogni giorno all’ambiente quelle tre famose conchiglie. Quelle di cui nessuno parla. Quelle che non sono nostre. Quelle che crediamo di possedere. Ma che ci possiedono.

Nonostante io creda che si adegui a un certo tipo di cliché sull’american-style, il video che segue è a suo modo fondamentale. Qualcuno forse non capirà la ragione della sua presenza, qui su LLHT. E nemmeno io, pensandoci bene, la sto forse realizzando fino in fondo. Allora, per una volta, rassegniamoci al fatto di non poter sempre capire ogni cosa. Limitiamoci a chiudere gli occhi. E ad ascoltare.

6 risposte a “Quelle conchiglie da restituire…

  1. Esperienza più che positiva ed estremamente ispirante.Trovandomi ancora nella fase della contemplazione del cambiamento non posso che mettere da parte la mia lampadina, che già era accesa, ma dopo questi giorni passati insieme brilla più che mai. Ho deciso di riporla, non in un cassetto (cit. Alessandro), bensì nell’orologio che porto tutti i giorni al polso e che a causa del delirio della vita cittadina sono obbligata a guardare costantemente. ..Quando non avrò più bisogno dell’orologio, sarà avvenuto il mio cambiamento.. e lavorerò per questo. Grazie a tutti!

  2. Più vado avanti con gli anni e più mi rendo conto di quanto sia sbagliato questo modello culturale e di come, fin da piccoli, siamo stati abituati ad accettare regole e convenzioni assurde. E ciò che ci viene detto da piccoli, giusto o sbagliato che sia, è molto difficile scrollarselo di dosso. E’ in quel momento che “la società” plasma la nostra personalità e il nostro modo di pensare. Questo workshop è come un antidoto che cerca di farci riappropriare delle nostre intelligenze, del nostro modo di pensare e di vedere le cose. Perchè è di questo che si tratta. Facciamo uno sforzo per eliminare di colpo ogni convenzione, ogni dogma al quale hanno voluto legarci. Cerchiamo di essere sinceri con noi stessi e con quello in cui crediamo più profondamente. Davvero siamo contenti di questo mondo lanciato verso una crescita infinita assurda e insostenibile? Davvero siamo contenti delle nostre vite intrappolate nel dogma lavoro, consumo, lavoro? Le risposte sono già dentro di noi… dentro ognuno di noi… ma sono nascoste e sommerse da false credenze e consuetudini…. si tratta solo di farle venire a galla. Questo week end è stato per me un aiuto a compiere un’altra bracciata verso la superficie. Non è facile ma ci proviamo. Grazie a tutti!

    • Assai di rado può capitare di respirare così densamente un’alchimia nobile, irrequieta e pronta a detonare – se soltanto lo volessimo – .
      Ecco, lo scorso weekend al PER mi sono sentito molto di più che un essere umano, mi sono sentito come se cavalcassi arditamente una leggenda siderale, scrivendo pagine di libertà. Libertà non mia: libertà per il Pianeta, perché è di questa creatura che vorremmo occuparci, ne sono certo. Vengano i resilienti alfieri della Terra, dunque.
      Devo molto a te, caro Andrea: per i lumi con cui hai attrezzato il campo, per le inquietudini debordanti che hai saputo sviscerare, per la sveglia che hai suonato a cuor impavido.
      La “cosa” più bella che ho riportato su a Nordest non è tangibile ma ha un valore essenziale: la motivazione ad avanzare, a credere, a convincersi e a convincere. Ad ogni costo.
      Una rinuncia che si fondi sulla consapevolezza di spezzare un fottùto giogo calato dall’alto NON costa nulla e NON si può mercificare.
      Dopo aver provato a digerire fino ai conati di vomito la triade ipocrita di “Crescita(?) + sviluppo(??) + progresso(???)” il rigetto e la repulsione sofferti hanno spostato il mio baricentro altrove. Ma dove…se non qui, adesso, con voi, con noi.
      Stamattina, appena sbarco al Lido, percorro a piedi la splendida riviera per recarmi al Centro: non più di 15 minuti. L’aria punge e il vento sferza il bacino di S.Marco con estremo zelo. Uno sguardo a Nordovest ed èccole lì, appena sopra la sfacciata opulenza delle torri campanarie serenissime: loro sono sempre lì e mi osservano mentre – un passo dopo l’altro – io descresco. Le Dolomiti più sovrane le vedo ora, sì: avviluppate in uno sfolgorio rosaceo e abbacinante, degne di un autentico sguardo impressionista. Rallento, e nel farlo intimidisco involontariamente due dozzine di gabbianelle appena dopo il secondo ponte della Riviera di San Nicolò. Spiegano le ali e si levano sopra la traiettoria del mio sguardo; è proprio in questo istante che assisto placidamente al momento più “alto” che la giornata mi sta offrendo. Le montagne non dicono nulla perché sanno già tutto di questa genesi.

    • Nei prossimi mesi, diverse tematiche del workshop saranno riprese e sviluppate negli incontri che farò in giro per l’Italia per la presentazione del libro “Vivere Basso, Pensare Alto“. Questa è l’agenda degli incontri per ora fissati. Ne approfitto per anticipare che chi volesse organizzare un incontro nella sua zona, può trovare qui tutte le istruzioni per farlo. Ciao

  3. Non posso che confermare le bellissime parole di Andrea. Sono stati due giorni intensi in cui ho potuto prendere ancora più coscienza di cosa mi rende felice e mi fa stare bene. Vivere semplicemente con poco, essere attenti e vigili sulle proprie abitudini che ci portano spesso a sprecare e a spendere denaro che siamo costretti a guadagnare.
    Un’altra vita è possibile e non va cercata chissà dove, basta volgere lo sguardo alla vita rurale di un tempo, affiancandola all’utilizzo consapevole e ragionato delle nuove tecnologie.
    Grazie a tutti di cuore, la strada intrapresa è quella giusta e ora ne sono ancora più convinto.
    Alessandro

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