Il Social Business World

Yunus_Muhammad

Muhammad Yunus

Recentemente, durante uno dei gruppi di lavoro dell’ultimo workshop sulla Bioeconomia, una partecipante ha proposto: “Ma perché non fondiamo una specie di Facebook… etico? Un social-network in grado di metterci tutti in contatto, riservato a chi crede nei nostri valori e che abbia come mission quella di migliorare il mondo?”.

“Perché… c’è già!” fu la mia risposta. “Si chiama Social Business World.”

Il SBW è stato realizzato nel 2012 da Michele Paolini, un amico che ho avuto il privilegio di conoscere la scorsa primavera durante un convegno a Bressanone, a cui ero stato gentilmente invitato da Terra-Institute, una società che si occupa di certificazione dei bilanci di sostenibilità. Michele è una persona genialmente brillante, il cui spirito d’innovazione si amalgama in modo stupefacente con una vera e propria vocazione a migliorare il contesto socioeconomico in cui operiamo: pensieri alti da applicare in basso… vi ricorda qualcosa? 😉

Ho quindi pensato di coinvolgerlo direttamente, proprio per consentire anche a tutti gli amici di LLHT di conoscere un po’ meglio la genesi e gli scopi di questa iniziativa.

Andrea

Separatore

Domanda: Ciao Michele, perché non ce lo spieghi direttamente tu: che cos’è il Social Business World? Cosa dovrebbe spingerci a dare le nostre generalità in pasto all’ennesimo sito internet?

Risposta: Se lo definisci “sito” già partiamo male, quindi ti darei io in pasto ai fondatori (Giovanni Ruta e il sottoscritto)! 🙂 Battute a parte, un carissimo saluto ai tuoi lettori e un grazie a te, Andrea, per avermi offerto l’opportunità di raccontare il nostro progetto.

Socialbusinessworld.org (SBW) è un vero e proprio social network, non un sito o blog o portale ma una piattaforma internazionale, al momento in sette lingue e con iscritti da tutto il mondo, nata per fare essenzialmente ciò che fa Facebook ma “noise free”, senza fronzoli, pubblicità, gattini o contenuti altri da quelli che interessano quanti come noi credono che l’attuale sistema economico debba essere profondamente ristrutturato (eufemismo) per includere principi di ferma etica: l’uomo ed il pianeta al centro, non il profitto. Socialbusinessworld.org nasce come “il social network etico per un mondo sostenibile”.

In concreto SBW è uno spazio in cui si incontrano domanda ed offerta di servizi e prodotti sostenibili e di lavoro ma anche luogo di condivisione e confronto di saperi.

Per rispondere alla seconda parte della domanda, nel nostro caso specifico essere etici significa anche, tra le tante altre cose, non fare alcun uso commerciale o di altro tipo proprio delle generalità che si decidesse eventualmente di fornire. Uso l’”eventualmente” non a caso: non ci interessa  individuare l’utente né profilarlo in alcun modo, per iscriversi basta un indirizzo email ed una password, per nome completo si può indicare semplicemente un nickname.

D: Com’è nata l’idea di questo network? Se non ricordo male, mi avevi spiegato che, già nel nome, esso si ispira al messaggio di Muhammad Yunus

R: Social business world nasce dal bisogno dei due co-fondatori, Giovanni Ruta e Michele Paolini, ex colleghi universitari alla facoltà di Economia a Siena, e di molti altri amici di creare un canale alternativo, partecipativo e dedicato per diffondere cultura, informazione ed offrire un punto d’incontro fra domanda e offerta di lavoro sostenibile.

Il nome è stato scelto:

  • In omaggio al Professor Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace già noto per aver creato e portato alla ribalta internazionale il microcredito, che ha teorizzato e poi iniziato a mettere in pratica il Social Business (definizione);
  • In inglese per caratterizzare immediatamente la piattaforma come internazionale;
  • Perché in inglese ci piaceva il gioco di parole (che prima o poi tradurremo in una presentazione video) “Mind your Business!”->”Is it your Business?”->”Yes, it’s also your Business, it’s a SOCIAL BUSINESS!”
D: Domanda intenzionalmente antipatica: ma, al di là dei concetti che ispirano il tuo progetto, c’è questa parola… “business”. Non rischi di evocare fin da subito, anche inconsciamente, la ricerca di un tornaconto? In altre parole: come vi finanziate?

R: Mai le domande possono sembrare antipatiche quanto le risposte quindi spero di non batterti. 🙂 La parola Business è stata inserita per i motivi di cui sopra e perché crediamo che l’economia giochi un ruolo fondamentale non solo e semplicemente negli scambi di beni e servizi ma nella costituzione e nel funzionamento stessi della Società: se l’azione economica dei singoli, delle imprese o addirittura degli Stati si basa, come quasi sempre oggi, sulla mera ricerca del profitto e della sua massimizzazione non può che far male alla maggior parte delle persone (da recenti statistiche… circa il 99% entro il 2016) e questo non è sostenibile. Siamo inoltre convinti della necessità di costruire imprese con finalità sociali in aggiunta o meglio, ove possibile, in sostituzione a operazioni/campagne di beneficenza/enti fini a se stessi: una cosa è costruire un’impresa che dia lavoro e risolva problemi sociali, altra è fare affidamento esclusivo su donazioni. Entrambi i modelli sono rispettabilissimi ma solo il primo siamo convinti possa fare la differenza in meglio.

…E consideriamo le parole importanti… tutte, non solo i sostantivi ma anche gli aggettivi e Social, anteposto a Business ha un peso notevole.

Al momento ci autofinanziamo ed accettiamo donazioni ma dallo scorso ottobre abbiamo lanciato anche una seconda piattaforma, separata ma complementare, il Social Marketplace dal quale produttori etici possono offrire le proprie creazioni a consumatori responsabili; per questo servizio chiediamo ai produttori di destinare una percentuale sulle vendite per sostenere i nostri costi e progetti ad impatto sociale positivo.

D: Puoi farci un identikit delle realtà che, ad oggi, si stanno appoggiando a voi per mettere in condivisione prodotti, proposte, idee e soluzioni?

R: Il social network è tematico, focalizzato su sostenibilità ed imprenditoria etica, pertanto aperto a qualsiasi soggetto interessato. Sono presenti individui, consulenti, imprese, enti pubblici ma quello che ci dà maggior soddisfazione è vedere la nascita di gruppi eterogenei per la diversità dei membri al loro interno ma interessati a tematiche e argomenti specifici come per es. la Rete nazionale monete complementari, Economia del bene comune, ecc..

D: Diventiamo per un attimo un po’ più pragmatici: come sta andando? Vuoi darci qualche numero?

R: Sta andando molto lentamente: purtroppo non disponiamo di grandi capitali o risorse umane da investire in pubblicità e comunicazione, il tutto nasce e si propaga dal basso. Abbiamo raggiunto qualche migliaio di iscritti ma l’obiettivo è di arrivare a molti milioni per (ri)conoscere nel mondo quanti sognano o già lavorano concretamente per la realizzazione di un mondo sostenibile. Nel 2015 ci piacerebbe superare quota 10’000, per poi iniziare a crescere più rapidamente e fare, finalmente, massa critica.

D: Secondo te, perché un lettore di LLHT, finita questa intervista, dovrebbe correre a iscriversi sul Social Business World?

R: Perché i valori etici fondanti sono essenzialmente identici e tutti gli strumenti collaborativi messi a disposizione gratuitamente su SBW (gruppi, sottogruppi, eventi, blog personali, Social Marketplace, foto, video, segnalibri, ecc..) non possono far altro che aiutare noi tutti a creare, organizzare e consolidare reti di persone e movimenti senza l’invasività di soggetti profit che gestiscono piattaforme simili al solo scopo di trarre (enormi) vantaggi dall’utilizzo e vendita dei dati personali.

Un caro saluto a tutti i lettori di LLHT!

Michele

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