Urrà, ha vinto il NO!

Ai professionisti dell’invidia.
O anche solo agli ingenui.

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Effettivamente, la vittoria del NO al referendum sulle proposte della Troika ha rappresentato un grandioso successo per la dignità e l’autodeterminazione del popolo greco: la BCE, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale ne sono usciti proprio con le ossa rotte! E, soprattutto, la democrazia ha vinto. E chi ne dubitava…?

Renzi e Merkel

Matteo Renzi e Angela Merkel

A chi ha pateticamente esultato per l’effimera vittoria dei NO, dimostrando di non avere la benché minima idea di quale sia la posta davvero in palio, e a chi ancora si diverte a trastullarsi con questo chiacchiericcio geopolitico da Bar Sport (non mancando in qualche caso di rivendicare presunti torti e ragioni delle altrui valutazioni), suggerisco amaramente questo video, con cui chiudo definitivamente la questione e che dedico anche virtualmente al popolo greco – e prospetticamente a quello italiano – nella speranza che capiscano come la vera exit-strategy non risieda nel meccanismo della delega ai rappresentanti di turno (episodicamente suggellato da due veloci tratti di matita), ma soltanto nella propria facoltà di Scelta:

Se qualcuno nutrisse ancora dei dubbi su come funziona questo “giocattolino” chiamato Capitalismo (di cui la Troika non è che l’estremo e più visibile baluardo), lo invito a soffermarsi un attimo sul grafico che ho pubblicato nel mio ultimo articolo per il Fatto Quotidiano:

Grafico

A titolo di cronaca – e per giustificare la riproposizione di questo istogramma – segnalo che in Grecia esiste una norma costituzionale risalente al 1967 che consente agli armatori navali di non pagare le tasse sui profitti generati all’estero. Grazie a questa legge, tra il 2000 e il 2010 sono stati trasferiti all’estero utili per 140 miliardi di euro (pari al 43% del debito greco), senza che un solo euro venisse girato all’erario. Tsipras aveva minacciato una patrimoniale, ma i miliardari oligarchi hanno serenamente risposto che in quel caso avrebbero portato all’estero le loro attività, lasciando a piedi 250 mila lavoratori greci.

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Ah… come uscirne (nel caso lo si desiderasse)? Innanzitutto, scegliendo a chi credere. Poi, puntando tutta la posta su ciò che ci riesce meglio. Terzo, svincolandoci dai ricatti psicologici con cui cercano continuamente di farci credere che non esista un altro mondo possibile. Quindi, focalizzandoci sui nostri bisogni primari. E, quando siamo sufficientemente consapevoli, staccando la spina e mettendoci in moto.

Queste sono alcune foto della settimana scorsa, durante la mia vacanza all’insegna del “vivere basso”, in giro sui monti dell’Appennino tosco-emiliano:

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5 risposte a “Urrà, ha vinto il NO!

  1. Molto interessante e vero. Per l’ennesima volta si è avuta la dimostrazione di quanto il popolo sbagli nel riporre la fiducia nella classe politica o, più genericamente, sbagli nell’aspettare che qualcun altro faccia per lui le scelte giuste. Tutto ciò è triste e istruttivo. L’unica via di uscita è la responsabilità personale, dopo aver studiato abbastanza per fare le scelte giuste.
    Ciao

  2. Bene, come volevasi dimostrare: “Non si esce dalla Famiglia, se non con la morte. La Famiglia non ti lascia mai andare”. Si può attribuire questa situazione a chi volete: da J. Nicholson ne “L’Onore dei Prizzi”, al “Padrino” (da 1 a n), alla Merkel. Come spiegavo al mio banchiere etico e ambulante, occorre dare una lezione tale alla Grecia, che nessun popolo si sogni più di pensare, nemmeno lontanamente, a camminare men che carponi davanti alla sede di una banca.

    Detto questo, che farà Tsipras? Ragionando a lume di etica: presenta la proposta europea in Parlamento (proposta che passerà, perché a favore voteranno le opposizioni), ma senza votarla di persona e schierandosi quindi con la “minoranza sana” del suo Partito. Dopodiché apre la crisi di governo, dà una pulitina all’interno di Syriza e va a nuove elezioni, nelle quali incasserebbe il credito maturato col referendum. E potrebbe fare finalmente quello che il Paese gli ha chiesto, qualunque rischio questo dovesse comportare.

    Purtroppo, io – che non sono democratico – ragiono così, ma con la democrazia rappresentativa (fatta di do ut des) l’etica c’entra poco: perciò Tsipras rischia seriamente di perderci la faccia e di affossare con lui le speranze che aveva suscitato. Va detto anche, che questo concetto non ha gran peso, quando si è appunto in democrazia rappresentativa; e non solo in un Paese del Terzo Mondo come l’Italia.

    Così che – dando per scontata l’approvazione del capestro eurofinanziario – ogni scenario rimane possibile; compreso quello di scontri a livello sociale, ipotesi davanti alla quale i burattinai dei politici europei si lustrano gli occhi: come dimostrato in ogni tempo e in ogni parte del mondo, uno stato di guerra – meglio se strisciante – è quello che permette introiti maggiori e maggior controllo su una Nazione. O su quel che ne resta.

  3. A questo punto l’unica incognita è quanta libertà di manovra (e quanta volontà) avrà Tsipras, per tirare avanti sulla strada indicata prima delle elezioni e ribadita appunto da questo no.

    Al momento non mi sento troppo ottimista: che i “governi” europei si appiattiscano sulle posizioni dei falchi, ci sta: in fondo sono loro espressione e bisogna che si guadagnino lo stipendio. Mi dispiace invece che, a livello di popoli, non comincino a crescere manifestazioni di solidarietà, sia concreta che di piazza, nei confronti della Grecia.

    Una “minoranza sana” c’è in ogni Paese (perfino in Italia…), sarebbe ora che tutte queste persone, associazioni, gruppi che si lagnano della situazione economica in atto, si dessero una mossa; e non in ordine sparso, come è accaduto – anche nella pratica – finora.

    Ma, al momento, resto parecchio perplesso.

    • Come dico da sempre, l’unica speranza perché la maggioranza delle persone si risvegli dal suo (complice) torpore è un inasprimento della crisi.
      Non si è sentito un fiato nemmeno quando alla Camera hanno “ghigliottinato” le opposizioni, quando smantellano ogni giorno il welfare state, o quando hanno cambiato la legge elettorale a colpi di fiducia…
      Serve ben altro per una nuova Grenoble! E dire che domani è il 14 luglio (un martedì come nel 1789): se questi post-nazisti eurocratici avessero un po’ d’ironia (e di cultura), avrebbero persino potuto protrarre i negoziati fino a domani…

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