Le stelle-guida

L’altro giorno cercavo di scrivere su un foglio le mie convinzioni. O meglio, provavo a raccogliere in un riassunto scorrevole le stelle-guida di alcuni miei pensieri. Sono riflessioni sul mio percorso personale all’interno di questa società.

IMPRENDERE

Lavorare per cosa? Per fare soldi! Sì, ma soldi per chi? Ossignore, per me stesso!

Ecco, mi chiedo spesso quale sia il segreto del profitto. Il trucchetto. Il pugno di neve che ha fatto partire la valanga.

Sai cosa non mi hanno mai insegnato a scuola? A imprendere, santa miseria! A lavorare sulle mie passioni per concretizzarle in qualche progetto personale. Non per fare profitto, ma per fare quello che mi piace.

E mi sento dire continuamente che fare il lavoro che piace è difficile, quasi un privilegio. Posso rifiutarlo? Sì? Allora non lo accetto. Non accetto di essere pecora. A verbale.

CIVISMO RESPONSABILE

L’abbiamo sentito dire milioni di volte. “Io ho il mio lavoro a cui pensare, non ho tempo per altre cose.”

Certo! Il lavoro ti ha rubato l’esistenza, quindi è ovvio che non trovi il tempo per fare altro.

Io, al momento, non ho un lavoro retribuito. Lo sto cercando perché non ho intenzione di fare l’Alex Supertramp della situazione (Into the Wild). Vivendo all’interno di questa società, e non al di fuori, non sono diverso da te.

Ma dov’è lo spazio per il senso di responsabilità, per il civismo, per la partecipazione, per le sinergie che nascono da attività volontarie? Tutto questo è fuori dal “recinto del lavoro”?

MENO

Puoi usare tutte le parole che vuoi, uomo-macchina, ma non mi convincerai più. Crescere in eterno? Costruire ancora l’inutile? Comprare imitazioni scadenti di ciò che è già sufficiente? Aumentare ciò che produci per accrescere ciò che dovrai scartare?

MENO è una delle mie parole-chiave. “Meno” è esattamente il contrario di “più” e, nei luoghi in cui c’è “troppo”, il meno è proprio ciò che mi rassicura di più.

Io posso fare con meno, se quello che ho mi basta. Posso ambire a meno, se la cima della montagna si sgretola di già. Posso cominciare a fare a meno di te, uomo-macchina.

SABOTARE E INFRANGERE

La nave affonda, la casa brucia, l’aereo non si alza in volo, il nascondiglio è scoperto. Ma noi chiudiamo gli occhi per fare finta di non vedere o di non sapere?

Quello che intendo dire è all’incirca una cosa così: “A volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada”  (Churchill).

Avendo rispetto per me stesso, non posso non cercare di comprendere la realtà in cui vivo. Per farlo devo sabotare qualche prassi consolidata, infrangere quelle regole che possono essere rotte, mettere in discussione uno dei nemici più subdoli della specie umana: il pensiero comune.

IL LATO UMANO

Non pensare al lavoro. Provaci, per qualche secondo. Ti chiedo se siamo umani. Siamo umani, secondo te? Riprendi mentalmente l’immagine del tuo lavoro e dimmi se riesci a includere quello a cui stavi pensando un attimo fa.

A me pare che nascondiamo il nostro lato più autentico, che è quello più bello. Lo lasciamo a casa quando andiamo al lavoro. Lo soffochiamo quando parliamo e quando ci esprimiamo. Per giunta, siamo così sciocchi da pensare che tutto ciò non si veda. Si vede eccome, amici. Non siamo invisibili.

RISCHIO E INCERTEZZA

Se ti dico che sono un imprenditore, ti viene da sorridere? Hai ancora quell’idea di self made man che tira su fabbriconi e si arricchisce in tempi brevi, vero? Tu non lo faresti mai l’imprenditore?

Ci vuole il coraggio di abbracciare il rischio e l’incertezza, che sono ingredienti della nostra vita da sempre. Tu mi dirai che bisogna essere fortunati, che quel coraggio non ce l’hanno tutti.  Certo, la fortuna e le condizioni in cui cresciamo hanno un’ inevitabile influenza.

Però nel tempo ho avuto modo di parlare con Martin Luther, Galileo Galilei, Georges Jacques Danton, Marie Curie, Dolores Ibárruri Gómez, Rosa Parks, Mohandas Karamchand Gandhi, Ken Saro-Wiwa, Ernesto Guevara, Nelson Mandela.

Ecco, lì la paura ha cominciato a sciogliersi e mi è venuta una gran voglia di abbracciare il mio coraggio.

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