Macroanthropos

A quell’indimenticabile bottiglia di nocino

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Ringrazio Cristina Rizzi di Greenpink per questa splendida recensione di Solo la Crisi ci può salvare (Edizioni Il Punto d’Incontro).

La dedica in alto è mia, così come l’immagine. Come le ho scritto privatamente, i contenuti di questo pezzo sono terribilmente meravigliosi: per questo, la  ringrazio doppiamente di cuore.

Andrea

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Verona. Secondo anno di Università. Triennale di Scienze della Comunicazione, più conosciuta come “Scienze delle Merendine”. Emmanuele Morandi, l’allora professore del corso di Sociologia generale (purtroppo deceduto due anni fa a causa di un malore improvviso), introduceva ai suoi studenti  il concetto di macroanthropos.

Io ero lì, in quell’aula, sconvolta e allo stesso tempo affascinata dalla portata del messaggio. Lo confesso, non l’ho capito subito: all’inizio mi sembrava un parolone che significava tutto e niente. Poi ci sono arrivata e, come si dice, mi si è aperto un mondo: la società altro non è che “un uomo in grande”, un macroanthropos appunto, e non semplicemente un microcosmo, come vorrebbero un attardato scientismo e un metodologismo che continuano a rappresentarla in termini di sistema. Come se, insomma, la società e più generalmente il mondo non fossero affar nostro, bensì qualcosa di esterno, qualcosa di imposto, qualcosa che supera la nostra percezione soggettiva e di conseguenza la nostra capacità di azione. Niente di più sbagliato.

Come sostengono gli autori del libro, l’attuale crisi (che poi tanto crisi non è) può davvero salvarci, ma prima è necessario abbandonare la prospettiva di spettatorialità cui ci ha abituati in primis la televisione. Se solo ci sforzassimo di capire che, pur rappresentando una piccolissima parte di uno schema molto più grande di noi, siamo comunque parte di esso, forse faremmo meno fatica ad impegnarci in prima persona. Ma con i se e con i solo non si va da nessuna parte.

“L’uomo moderno – scrivono gli autori – ipnotizzato dalle seduzioni di un consumismo sempre più abbordabile su larga scala, non rifiuta la banalissima legge di una crescita vincolata da un limite fisico… perché non ci crede, ma molto più semplicemente… perché non gli conviene! È infatti assai più comodo cullarsi nell’illusione di poter spendere in eterno ingenti quantità di denaro per merci e servizi essenzialmente inutili, piuttosto che adottare comportamenti e stili di vita virtuosi, rispettosi dell’ambiente e solidali verso il prossimo”.

Credetemi, vorrei tanto avere degli elementi per contrastare questa impietosa descrizione e tentare di difendere non solo me stessa, ma l’intera razza umana alla quale appartengo, però non li ho. Nada de nada. Ma allora… che dobbiamo fare? Abbandonarci a questa consapevolezza senza sognarci neanche lontanamente di muovere un dito perché “tanto ormai è troppo tardi”? Neanche per idea! Grazie a questo libro scopriamo infatti che le alternative ci sono e sono tutte concrete e valide.

Sembrerà banale, ma il punto di partenza è in realtà un passaggio fondamentale: ognuno di noi deve avere il coraggio di abbandonare gli ideali con i quali è abituato a riempirsi la bocca e a gonfiarsi l’ego per dar più spazio a valori che possano indicarci i comportamenti più “giusti” da adottare per ispirare positivamente la nostra comunità di riferimento. Perseverare nell’errore di credere che niente di tutto ciò ci riguardi è umanamente diabolico. Non ci sono scuse e “da noi non si può fare” che tengano. In sostanza il problema non è se possiamo o non possiamo modificare la rotta, ma se vogliamo o non vogliamo farlo unendoci a coloro che nel proprio piccolo stanno già percorrendo la via del Cambiamento. Parafrasando Gandhi, concludo con un augurio che vale anche e soprattutto per me: sii il buon esempio che vuoi mostrare al mondo.

Cristina Rizzi

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