Spiegazioni (restyled)

Premessa

Questo post altro non è che la riproposizione, in chiave meno “irruenta” e con molti spigoli smussati, del doppio articolo dello scorso weekend. Sebbene estranei allo spirito di LLHT (cosa che mi aveva indotto a rimuoverli), credo che quei due interventi rappresentino comunque una testimonianza assolutamente autentica di quanto sia a volte difficile affermare pubblicamente principi che vengono regolarmente ridicolizzati dal comune sentire. Inoltre, soprattutto nel rispetto dei tanti lettori che avevano commentato, non ritengo corretto cancellare con un colpo di spugna le loro utilissime impressioni. Resta inteso che, come ho scritto rispondendo privatamente a qualcuno, questo blog vorrebbe proporsi come un luogo fortemente caratterizzato, connotandosi per il confronto su idee e contenuti, non su persone. Idee e contenuti inerenti principalmente il tema della Decrescita. Ricordo una massima di Eleanor Roosevelt che recita pressapoco così: “Le grandi menti parlano di idee, le menti mediocri parlano di fatti, le piccole menti parlano di persone.

Ecco, per quel che mi rigarda, non ho certo la presunzione di appartenere alla prima categoria. Ma non vorrei nemmeno rischiare di scivolare nella terza.

–  –  –  –  –  –  –  –  –

brass-keyLa mia ambizione di poter conoscere (almeno un poco) i frequentatori di LLHT mi ha così imposto di ricorrere a questa bassezza, della quale mi scuso con quelli che, come Ilaria e Francesca, non hanno capito.

Tra le altre cose, che spiegherò dopo, avvertivo il bisogno di sentire il polso dei miei lettori più assidui, quelli cioè che avrebbero avuto la necessità di chiedermi una spiegazione. Ottomila contatti in quattro mesi credo siano un’enormità e non me li aspettavo proprio: avevo la necessità di capire cosa ci fosse davvero sotto. Alcuni di voi, quelli che non smetterò mai di ringraziare, si sono fatti avanti e confesso che, poiché WordPress lo consente, avevo anche pensato che, se davvero avessi deciso di chiudere LLHT nella sua versione pubblica, a loro avrei inviato una password di accesso ai post successivi.

Ilaria sostiene che non si tratta di un blog intimista, in cui racconto i fatti miei. Questo è vero solo in parte, in quanto certa disclosure che faccio sulla mia visione delle cose rischia di confliggere seriamente con le aspettative che su di me hanno riposto le persone, sia in famiglia che sul mondo del lavoro.

E’ anche vero, soprattutto, il discorso sul buco della serratura: che il web sia un sofisticatissimo sistema di spionaggio sociale è noto a tutti. Ancora più vera è secondo me l’affermazione, che ho apprezzato moltissimo, di Morris. Il quale, più o meno, mi ammonisce così: “Una persona fresca e competente come te, non può non aver messo nel conto la presenza di imbecilli!”. Morris, quel whiskey, se mai ce lo berremo, lo offro io.

Infine c’è l’ultima questione, la più importante. Qui era più difficile non notarlo, tuttavia il post di chiusura era firmato, per la prima volta in assoluto, col mio nome e cognome per esteso.

E’ un aspetto di fondamentale importanza (che infatti, nel post, avevo introdotto usando l’avverbio principalmente), che si ricollega strettamente al tema del controllo sociale. Io so per certo – su questo non ho “ingannato” nessuno – che una quota consistente dei visitatori di LLHT bazzica da queste parti solo per sapere chi davvero io sia, per… radiografarmi. Gente che mi conosce anche di persona, certo. Sul lavoro. Nella vita privata. Tra gli amici. Così, anziché parlarmi, chiedermi, interrogarmi… venivano qui. In sordina. Salvo poi, nella vita vissuta, abbozzare dei lontanissimi (e spesso ironici) riferimenti a quanto scrivevo, tipo il recentissimo riferimento alla “stupidità di voler vivere da barboni“: veramente degli impavidi interpreti della contemporaneità, dei veri titani del pensiero e della relazione umana. Complimenti! Ma con chi credevate di parlare?

E qui viene il punto. Tutti voi (mi rivolgo solo a quelli morbosamente chinati sul buco della serratura) – incuriositi non dalle cose che venivano dette, ma da chi li diceva – lo sapevate benissimo chi fosse l’autore di questo sito. Tuttavia, non vi siete mai – dico mai – presi la briga di dirmi una sola sillaba in merito, affidando il vostro pasciuto e livoroso dissenso a battute, sorrisi, mezze frasi… Bene, ora che mi sono firmato con un nome e un cognome, potrete continuare a venire di nascosto, certo…! Ma non sono più nascosto. E adesso, forse per un attimo – un solo attimo della vostra vita – potete avvertirlo: chi sono i veri barboni?
Prima di leggerlo qui sopra non sapevate neanche chi fosse, per esempio, Ivan Illich. E, adesso che lo sapete, forse ancora non capite che tutta la vostra vita non vale una sola delle sue giornate…

Per concludere, dopo aver rinnovato le scuse a chi invece mi ha supportato/sopportato fin dall’inizio (penso soprattutto a Marica, a Simone e ai silenziosissmi Marco e Marcello… ;-)), volevo confidarvi una cosa: se vi sentite ingannati da quel post, sappiate che il primo ad essere ingannato è stato, volutamente, il sottoscritto! Volevo – anzi: dovevo – inventarmi qualcosa per infrangere quella barriera di Paura, verso la riconoscibilità pubblica. Potevo essere chiunque. E non era giusto. Come ha recentemente scritto Simone Perotti, infatti,

uno dei modi di uscire dal sistema (espressione in cui comunque non mi identifico, ndr) è mettere nome e cognome, dunque faccia e tutto, sotto alle proprie parole. Altrimenti io dico cose che tutti quelli che mi conoscono potrebbero confutare e non lo fanno. Quando metti nome e cognome […] il mondo ne avrà un duplice vantaggio: un profeta del nulla in meno e un attore reale del cambiamento in più.

Ora, so di non essere più nascosto. E questa consapevolezza è potentissima. La riconoscibilità ha implicazioni sulle quali mi soffermerò sicuramente in futuro. Quel che è certo è che questo vale soprattutto per chi, come il sottoscritto, ha molto più da perderci che da guadagnarci. Perderci e guadagnarci, però, nell’accezione di quel “sistema” di convenzioni, appunto.

23 risposte a “Spiegazioni (restyled)

  1. Sono contenta che li hai ri-postati. In fondo, Andrea, è stato un bene che sia successo. Non so cosa sia stato esattamente ma di sicuro ci ha portato a comunicare, anche privatamente, a scambiare impressioni, sensazioni anche brutte, disagi. E’ stato un modo per conoscerci meglio. E per conoscere meglio gli altri qui.

    Alla fine dobbiamo anche dire grazie a chi ha provocato questi due post… che in fondo ci ha fatto un favore:-):-)

    Marica

    • La penso così anch’io: in fondo, è stato un bene.
      L’unica mia premura era evitare di trasmettere il concetto che LLHT fosse un blog “emotivo”. Il messaggio che cerco di offrire qui è, nelle finalità, assai affine a quello di Simone (con cui, per rispetto, mi sono confrontato), ma nei contenuti vorrei che il “taglio” si mantenesse su un livello esclusivamente socioeconomico. Ciao.

  2. Bhò! … … Scusa Andrea, ma mi sono sentito un po’ a disagio. Recentemente non mi ricordo di avere guardato regolarmente sul tuo blog e perlomeno ho visto che c’ erano due o tre articoli che non avevo letto. Non mi ricordo se avevo già visto il tuo articolo sulla serratura e se ci avevo cliccato sopra o meno (lo puoi rintracciare dai dati di navigazione presenti sul tuo sito) ultimamente scorro un po’ più velocemente ciò che leggo, in genere ho l’ abitudine di aprire assieme più pagine dal browser e muovermi fra esse rapidamente e man mano cliccare dappertutto per caricarne ulteriori contenuti allegati, leggerne parti mentre se ne caricano altre in altre pagine in una modalità precipitosa e solo in seguito magari avendo selezionato le informazioni che voglio maggiormente approfondire dedicarmi ad una lettura più rilassata e continuativa. Questa spiegazione per dire che non escludo (ma onestamente non mi rammento adesso) di avere aperto l’ articolo con l’ immagine della serratura e avere in seguito cliccato dove era suggerito di cliccare. Naturalmente se dovessi accedere a delle pagine con dei contenuti che richiedono password, dati sensibili, l’ installazione di un programma sul pc o altro del genere mi muoverei più lentamente, con i piedi di piombo. Non rammento se avevo aperto l’ articolo sulla serratura e ci avevo cliccato sopra nel turbinio di schede di navigazione che in genere gestisco. Forse sì, ma non mi importa molto di questo.
    La parte che mi ha stupito dell’ insieme degli ultimi tuoi due interventi é all’ incirca questo: Il fatto che tu abbia deciso di dare una valenza così importante alla decisione di averci messo la faccia. Nulla di sbagliato nella decisione in sè. Non eri obbligato, tantomeno di lasciare sapere ai tuoi colleghi in un qualche modo che avevi aperto un blog. Però nel tuo sfogo -così lo hai in seguito definito- non mi torna quella senzazione di ebbrezza che ti perviene dall’ averci messo nome e cognome ed avere quindi superato quella linea di sicurezza che ti era garantita dall’ anonimato. Che ti mette nelle condizioni di percepire sensazioni aumentate simili a quelle descritte da quella cerchia ristetta di surfisti che cavalcano onde altissime per sentirsi vivi e si abituano a tali standard come fosse una “droga” che dà dipendenza nel senso che ne hanno bisogno per mantenersi concentrati, limpidi, consapevoli rispetto a sè e ciò che li circonda. Cioè intendo qualcosa di simile al concetto dello spingersi vicino al limite o al varcarlo anche se di poco per sentirsi focalizzati in un modo che altrimenti non si sarebbe in grado di raggiungere. Va detto che le persone sono differenti e che ciascuna deve trovare il modo a lui più adatto per per riprodurre una determinata senzazione e concentrazione interiore. É così in ambito sportivo e ritengo lo sia anche in altre esprerienze della nostra vita. Io personalmente ho bisogno di seguire un approccio differente. Non é una critica al modo che tu hai manifestato per sentirti più autentico, determinato o quello che é… (tieni presente che posso non riuscire ad esprimermi al meglio)
    Posso solo dirti che per me non trovo che mi darebbe abbastanza soddisfazione in ritorno. Cioé non é adatto a me. Mi torna in mente una delle lettere di Seneca a Lucilio in cui gli suggeriva di essere sì particolare, originale, sè stesso quanto voleva, ma di tenerlo appunto per sè. Era Seneca troppo “indietro”? Nel senso: non aveva compreso l’ importanza di metterci la faccia a prescindere? … Ognuno fa le sue valutazioni e vede quello che comportano. Mi torna in mente il personaggio del film La lettera scarlatta. Al personaggio la condizione di essere additata, indicata era stata imposta e pagava la conseguenza di una scelta non sua. Al contrario di come hai deciso tu di fare pubblicizzando il tuo nome e cognome. Può essere sia un rischio che una opportunità per altri versi. Naturalmente io ti faccio un in bocca al lupo. Però si pagano sempre dei prezzi alti per la propria coerenza e visibilità. Mi riferisco per iniziare verso i rapporti con i colleghi e le eventuali conseguenze sul piano lavorativo. Però ti auguro di essere sempre un passo o due davanti a questi. Riassumendo volevo comunicarti quanto ritengo sia importante sentirsi adeguati a sè con le scelte e le conseguenze che inevitabilmente queste comportano.
    In culo alla balena, comunque sia!

    • Ciao Red/,
      rispondo alla seconda parte del tuo commento, che trovo molto efficace e stimolante, saltando a piè pari la prima parte, che trovo invece un pò didascalica. Cercherò di procedere per punti:

      • LLHT non è una vetrina di chi/come sono io; non è uno spazio “emotivo”, questo; non è il crocevia di sentimentalismi di sorta. E’ viceversa uno spazio di approfondimento (possibilmente documentato) sulle attuali dinamiche socioeconomiche in Italia, viste da qualcuno che ritiene di avere un buon orecchio. Con l’eccezione dei miei ultimi due post di sfogo – unicamente finalizzati (1) a capire chi c’è dietro quegli istogrammi di WordPress che ogni giorno si fanno più alti e (2) a trovare la forza per togliermi il passamontagna – non troverai infatti traccia di smancerie o di effluvi emotivi, qui sopra: non ne sarei capace e, soprattutto, non mi interessa minimamente.

      • La valenza che attribuisci al “metterci la faccia”, come tu dici, è quanto di più soggettivo possa esserci. Non ho mai parlato di ebbrezza, anzi: nessuna adrenalina! C’è da parte mia – piuttosto – una cosa di cui si sente parlare assai poco, da qualche decennio a questa parte: l’onore. Mi riferisco cioè alla dignità di poter liberamente esprimere le mie idee, senza nascondersi e a testa alta, in un modo e in una forma che ho la presunzione meritino di essere condivisi. Parlare oggi di stili di vita alternativi e sobri, di nuovi assetti valoriali metaeconomici, di scelte ispirate al rifiuto del dogma della crescita sono questioni con le quali, anche chi mi prende per matto, dovrà presto fare i conti. Parlami di saccente supponenza, se vuoi. Di insopportabile snobismo intellettuale, magari. Ma non di adrenalina, questo proprio no: niente di più fuori tema! La metafora del surf – per quanto assai scenografica (complimenti!) – non mi riguarda infatti neanche un pò, Red. E’ solo una questione di onestà intellettuale. Se proprio vuoi saperlo, più che un surfista alla ricerca dell’onda più alta, mi sento piuttosto – per restare alla tua metafora – un pivello alle prime armi, che sta dando la cera alla tavola, contemplando il mare e pronto ad entrare in acqua per la prima volta…

      • Fai più volte riferimento ai colleghi (solo un caso…? ;-)). Io ho invece parlato di: mondo del lavoro, sfera privata e amicizie. Nei confronti di queste tre orbite, credo che la trasparenza del messaggio possa solo beneficiare della trasparenza del suo autore. Ma soprattutto: se un rapporto di lavoro, un legame famigliare o un’amicizia possono essere incrinati da un paio di idee con la mia firma sotto, bè… qualcuno dovrà poi come minimo spiegarmene il motivo, no? E, secondariamente, dovrà convincermi che valga la pena di mantenerlo vivo, quel legame. In altri termini: dovrà dirmi perché non gli vado bene io, in funzione delle mie idee.

      • Infine, un dubbio: non è che gli esempi del surf, di Seneca e di Hawthorne rimandino invece, sotto sotto, a una domanda che non mi fai espressamente, ma che riesco solo a intuire fra le righe, cioè: “Perché?”. Ma ripeto: qui vorrei che si parlasse principalmente di altro, non di me.
      Ciao.

  3. Quando fai qualcosa e la media delle persone ti dice che sono tutte cazzate ed è meglio lasciar perdere…vuol dire che sei sulla strada giusta!
    Ciao!

  4. Beh.. bello capire che si è trattato di una “manovra diversiva”!
    Trovo nel blog spunti interessanti, e modi di sentire comune. Non ho ancora deciso quanto il coltivare questi pensieri mi aiuti in effetti a tradurre l’ideale in una prassi concreta, capace di dare risultati, o quanto aumenti la frustrazione… non è facile pensare a quanto la società resta distante da quello che dovrebbe essere.
    In ogni caso ti ringrazio Andrea, perchè hai messo in piedi una bella occasione di incontro e riflessione.
    In fondo credo che la ragione per cui veniamo al mondo, sia di avere l’occasione per trovare e contemplare il vero volto dell’Uomo. Quello che ci porta distanti da ciò, in effetti è inutile o dannoso.

    Il fatto che il sistema in cui tutti viviamo abbia una struttura forte e delle suggestioni potenti, non deve essere motivo per rinunciare a pensare ad una vita più a misura d’Uomo. Mi spiace sentire che hai covato tanta rabbia. A chi l’ha suscitata, spero venga voglia di capire e rispettare il Bisogno che si trova dietro alle tue riflessioni, che a prescindere dalla condivisione delle idee, testimonia uno sforzo ed uno slancio purtroppo non comuni!

    • Sì, in effetti la manovra è stata decisamente diversiva! Un po’ come passare in autostrada dall’altra parte del new-jersey. Si tratta solo di vedere se… facendo un’inversione a U o andando contromano!! 😉

      Quanto alla “bella occasione di incontro e riflessione”, sono io a ringraziare te: sei stato uno dei primi a crederci e, soprattutto, continui a non deludere.
      In fondo io, ultimo di una lista assai più autorevole di me, sto solo esponendo delle idee. Come dicevo a Red, non sento alcuna adrenalina, ma solo la voglia di fare qualcosa di utile. Per me, innanzitutto.
      Ciao

  5. sempre con quell’accento alla don vito :CUNNUTO SII.
    pensa che leggendo la storia dei cognomi credo di essere stato io a innescarla sul blog di simone e per dovere di cronaca lui il mio lo conosce con tanto di indirizzo e di un pezzetto della mia storia.
    a te lo scriverò il giorno che decideremo di berci il wisky o la birra belga….. o tutte e due ma una per volta..o quando sarà necessario,sono tra i pochi che può usare il proprio nome nel web senza troppi casi di omonimia.
    a!! mi sento anch’io un po come marica…non ci ho capito moltissimo e sopratutto ho capito adesso che l’immagine del post precedente era il buco della serratura vabbè ,se ci tieni ugualmente, promettiamo di impegnarci di più…..
    saluti
    morris

    • E’ bello non essere soli! Grazie Morris! 🙂

      Andrea, ma perché adesso appaio sempre come anonimo e prima invece mi riconosceva? Vedo che con gli altri non succede? Devo registrarmi da qualche parte?

      Marica

      • Credo dipenda dal fatto che sei un’utente registrata al blog. Recentemente, su consiglio di un altro lettore, ho “abbassato” i filtri alla sottoscrizione di commenti, per agevolare i lettori. Ora chiunque può farlo, senza necessariamente essere un utente registrato a LLHT. Dovrebbero venirti richieste tre info: una mail (che non sarà pubblicata), un nickname e un sito web (opzionale).
        L’altra spiegazione potrebbe essere, se sotto al riquadro in cui scrivi compare il tasto “Log Out”, che tu sia registrata a WordPress: in questo caso, clicca su Log Out e dopo dovresti poter immettere il tuo nickname liberamente…
        Perdonami, ma non ci capisco molto in questi robe tecniche!! Fammi sapere, ciao

  6. Ciao Andrea,
    alla luce dei recenti avvenimenti, del mio cliccare frenetico sul buco della serratura (senza purtroppo capirne il messaggio) mi sembra giusto ri-cominciare rispondendo a questa mail.
    Quando ho letto il primo post mi sono subito iscritto in quanto condividevo molti temi e concetti e li trovavo esposti in maniera stupenda. Purtroppo non mi ero mai spinto più in là dell’apprezzamento interiore dei concetti espressi e di un lavoro personale di metabolizzazione degli stessi.
    Oggi mi è molto più chiaro quello che stai tentando di fare e non posso che ammirarti ancora di più.
    Per me questa “provocazione” è stata fondamentale!
    Marco

  7. Raramente commento, ma questa volta non posso farne a meno. Sono davvero dispiaciuta. Sento l’amarezza e anche la rabbia nelle parole che hai scritto e, anche se non ho seguito la vicenda o forse non ho compreso bene le circostanze, sono davvero sorpresa. Certamente hai le tue ragioni, non discuto. Ti dico semplicemente il mio dispiacere e la speranza che il tuo pensiero non scompaia del tutto e trovi altre vie per comunicarsi a noi.
    Per associazione, pensando ad altri fatti, viene un pò di rabbia anche a me, e mi chiedo perché debba continuare a parlare chi non ha niente da dire!
    Grazie per il tuo prezioso contributo. E, spero a di poter dire, .. a presto!
    paola fusaro
    ciao Andrea

    • Forse la foga nello scrivere non mi ha consentito la necessaria chiarezza: LLHT non chiude.
      Il mio sfogo è nato da vicende squisitamente private, che non posso – per ovvie ragioni – rendere pubbliche. Mi scuso per la rabbia che ti è venuta, ma spero tu possa capirmi.
      LLHT è nato davvero quasi per caso: la mia idea era inizialmente quella di acquisire, banalmente, la capacità di creare un sito web; e guarda cosa ci sta saltando fuori…! Nessuno mi ha chiesto di scrivere questo blog. E nessuno mi imporrà di accettare passivamente le interferenze che esso procura con la mia vita vissuta! Quindi, se penso di poter “ritorcere” il blog stesso contro la coscienza di quei pochi (pochissimi, per fortuna) che hanno pensato di usarlo contro di me, lo faccio. Se non ci sarò riuscito, pazienza: tutto come prima, ma con una cosa in più per me. Una cosa molto, molto importante.
      Perché io qualcosa ci ho guadagnato. Qualcosa di enorme. Qualcosa che per me, per la mia capacità di reagire, ha un valore inestimabile: la consapevolezza.
      Ciao Paola e a presto

      • Ti ringrazio per la risposta e sono contenta per essermi sbagliata.
        Dunque, a presto!
        La rabbia è una emozione forte e genuina, tutto sta ad indirizzarla bene!
        paola

    • Grazie a te. Tu e Ilaria, che fino a venerdì non avevate mai scritto, avete colto in pieno la mia necessità di sapere chi ci fosse (oltre a chi già sapevo esserci) tra quegli ottomila. E’ un suggerimento che spero colgano anche altri…
      Ciao

  8. ti prego di contattarmi via mail. sono rimasto male nel leggere di questa brusca conclusione (brusca relativamente al breve periodo di tempo in cui ho avuto modo di conoscere il tuo blog…).
    ho in mente un progetto di cui vorrei parlarti, magari ne esce fuori qualcosa di buono. spero ti interessi. un salutone.

    p.s.: sono in disaccordo con quasi tutto quello che hai scritto a ragione della tua scelta, ma non è importante.

    • Quale scelta? Quella (pretestuosa) di voler chiudere, o quella (vera) di aver voluto far sentire qualcuno una sanguisuga?

      Quanto al progetto, lo ascolto volentieri. Se vuoi, ti scrivo per chiederti di parlarmene, ma… sarebbe ridondante: l’ho appena fatto qui! 😉

  9. Ciao Andrea,
    mi sento un po’ confusa, imbarazzata… capisco ancora meno di prima… non ho capito bene quella cosa della serratura del post… ma chi ha cliccato su cosa? Non capisco cosa stia succedendo e, francamente, mi sento un po’ stupida… e quanto meno un po’ tagliata fuori. Mi sento a disagio.
    Mi dispiace un po’.
    Marica Spagnesi

    • E’ stato uno sfogo. Un mio sfogo. Rivolto a poche, stupide persone che – come sempre avviene – cercano di guastare le feste a persone un po’ più avanti di loro e che, in quanto tali, destano la loro invidia.
      Sono profondamente dispiaciuto per aver creato dei malumori e/o dei fraintendimenti. Le persone che – come te – erano vicine a questo luogo, ne sono convinto, continueranno ad esserlo.
      Spero con questo giochetto di aver sbugiardato qualcuno degli altri, i guastafeste appunto.
      Ciao,
      Andrea

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