La guerra dei poveri

Mio nonno è morto nel 2008. Ha lasciato il vuoto, nella nostra famiglia. Un vuoto che sarebbe per me ora difficile (e inutile) star qui a descrivere. Quando, nel bel mezzo di una mattina di Luglio, ricevetti la telefonata di mio padre che mi annunciò la sua scomparsa, seppi all’istante che quel vuoto sarebbe stato immenso. E incolmabile.

Era un eroe silenzioso, il nonno. Fisicamente l’ho sempre paragonato – forse neanche del tutto a ragione – a Raimondo Vianello. Quanto al resto, bè… me le tengo per me. Ma credo che, come per ogni cosa in questa vita, anche per le persone valga una regola semplicissima: che cioè la loro importanza risulta pienamente comprensibile solo quando non ci sono più.

Lui era nato il 21 ottobre del 1922, esattamente una settimana prima della Marcia su Roma. Di indole mite ma rigorosa, l’etica per lui non avrebbe mai potuto essere semplicemente un orpello. La famiglia, se il caso, era qualcosa per cui morire. Il rispetto, la riconoscenza, l’equità, la giustizia, l’umiltà, la lealtà, l’ironia, l’intransigenza erano le vertebre di una spina dorsale che farebbe impallidire chiunque, oggigiorno. Chiunque.

Nel cuore, mio nonno aveva sempre avuto due cose soltanto: mia nonna e le sue due figlie.

Nelle tasche, invece, non aveva mai avuto granché. Ad eccezione di un’affettività quasi morbosa per la sua bottega di ferramenta avviata decenni prima dai suoi genitori, aveva sempre tenuto a una sola cosa materiale: il Longines d’oro che, appartenuto a suo padre, custodiva con amore e devozione dal giorno della sua morte. Un orologio automatico a ricarica manuale, che – per commemorarne il ricordo – si premurava di caricare pazientemente ogni sera, prima di riporlo nel comò e di coricarsi. Come a testimoniare che, se anche suo padre non c’era più, il tempo che gli era appartenuto sarebbe comunque proseguito, custodito fra le sue dita.

Separatore

austerity-war-on-the-poor-500x210Questa mattina, intorno alle dieci, mentre mia nonna rientrava in casa dalla spesa, un inserviente del Comune le si è affiancato sul pianerottolo, chiedendole e ottenendo, in perfetto dialetto locale, di poter entrare in casa per verificare che i bidoni della raccolta differenziata fossero a norma. Dietro di loro, sono comparsi improvvisamente altri due funzionari pubblici, vestiti con una divisa recante la scritta “Polizia di quartiere”, che ne hanno approfittato per seguirli entrambi all’interno dell’abitazione e chiedere a mia nonna se non avesse per caso notato, nella palazzina, la presenza di alcuni rumeni, in quanto avevano ricevuto la segnalazione che qualche topo d’appartamento si aggirasse nei paraggi…

Il resto è una delle tante storie di cronaca locale che si leggono sui quotidiani. Mia nonna sta bene. Non le hanno fatto niente. Ma… dal comò della camera da letto, quel Longines è definitivamente scomparso. Il tempo dei ricordi, adesso, verrà misurato in un altro modo. Non so ancora immaginare quale, però.

A quei poveracci che stamattina hanno approfittato di una quasi novantenne, rubandole poche decine di Euro e un orologio di un valore affettivo che non provo neanche a quantificare, io sono… grato. Davvero. Vi ringrazio, con tutto il cuore e senza alcuna ironia! Sono più grato io a voi, di quanto avreste voi dovuto esserlo a mio nonno, per aver combattuto, oltre sessant’anni fa, per la vostra inutile libertà. Senza nemmeno saperlo, questa mattina voi mi avete fornito un argomento e una motivazione in più…

Separatore

Ora cambio radicalmente argomento e passo a raccontarvi un’altra storia.

E’ il 2013. Pavlos è un giovane rapper che non costituisce un effettivo pericolo per nessuno, limitandosi – come fa di solito – a cantare la sua rabbia contro il neonazismo. Giorgos, appena un po’ meno giovane (ma altrettanto arrabbiato), milita invece in un partito di estrema destra. Entrambi subiscono i morsi della crisi. Entrambi, con ogni probabilità, campano di espedienti. Vivono di calcio e di politica. Di politica e di calcio. Al termine di un acceso dibattito sulle loro passioni, la discussione degenera in rissa: Giorgos estrae un coltello e ferisce a morte Pavlos. Tre fendenti mirati e precisi, con rabbia crescente. Discussione conclusa. Fine.

La vicenda, che potrebbe essere derubricata a ordinaria cronaca nera, si allarga…

Giorgos è infatti anche un membro del partito politico che, alle ultime elezioni, si è affermato come contraltare all’avanzata delle oligarchie tecnocratiche straniere. In seguito all’omicidio, sono così scattate le perquisizioni alle sedi del suo partito, sotto gli occhi di numerosi parlamentari, accorsi per l’occasione. Da cosa nasce cosa. Un quotidiano di sinistra si è intanto spinto a pubblicare in prima pagina le foto del corpo martoriato e agonizzante del giovane Pavlos, suscitando la compassione e l’indignazione di sostenitori e non. E’ un’escalation. Un gruppo di attivisti di destra ha assaltato la sede del giornale, mettendola a ferro e fuoco. Penultimo atto. Un commando di ex-militari, in gergo chiamato Keed e inserito negli ambienti governativi, ha provato a prendere in pugno la situazione, esigendo le dimissioni del Presidente della Repubblica e la testa del Primo Ministro, e pretendendo la formazione di un governo di unità nazionale. Prove tecniche di colpo di Stato. La Polizia, in risposta, ha proibito ogni manifestazione del Keed. Siamo a ieri.

Ora: potete scegliere se considerare questa vicenda come la semplice trama dell’ultimo libro di Ken Follet, oppure potete cercare su Google il nome di Pavlos Fyssas e farvi meglio un’idea di… dove stiamo finendo.

(Anche perché, questa idea, non ve la fornirebbe altrimenti nessuno.)

Ciao.

7 risposte a “La guerra dei poveri

  1. Deve essere stato bello avere un Nonno come il tuo.
    Credo che Marica abbia scritto dei pensieri bellissimi e abbia ragione sul ricordo legato all’emozione dei sentimenti provati oltre la materialità dell’oggetto.
    Se può consolare…è successo l’anno scorso anche a mia mamma, in quel caso due distinti signori dovevano consegnare un busta urgentissima che, guarda caso, quando è uscita subito da casa, è scesa di corsa sul pianerottolo dell’entrata principale dove l’aspettavano.. non era per lei. E uno dei due è salito a verificare che la vera destinataria della busta non ci fosse per tornare un’altra volta…. l’hanno salutata distintamente ringraziandola della cortesia…e quando la mamma è rientrata in casa, ovviamente non chiusa prima, le poche cose preziose nella scatola sulla specchiera non c’erano più.. questo è quello che abbiamo capito dal suo racconto.
    Subito nei giorni seguenti io e mia sorella abbiamo preferito far sostituire la porta con un’altro tipo di serratura.
    Era inconsolabile…ora non se ne ricorda, direi per fortuna se non fosse che so che non è solo la vecchiaia a “smemorarla”.
    Complimenti per il sito.
    Ciao.

    • Grazie Luisa,
      effettivamente è stato un nonno molto vicino e, mi si passi il termine… utile.
      Le cose passano, i ricordi restano. È anche per celebrare il suo ricordo, in fondo, che ho scritto questo articolo. Ciao.

  2. Riporto, dietro sua concessione, il contenuto della mail che mi ha scritto privatamente Marìca:

    Bellissima la storia di tuo nonno, Andrea. Sul resto non commento neanche perché, sì, sono storie brutte di violenza quotidiana fatte ai danni di persone indifese. E mi dispiace tanto. Ho imparato, però, ormai da tempo a non affidare agli oggetti poteri che non hanno. Un po’ come per le fotografie. I ricordi, lo so che sembrano cose molto banali a dirsi, restano stampati dentro il nostro corpo e quindi non sono sottraibili da nessuno… E così, come per quei pochissimi e semplici gioielli di mia madre che sono volati via, anche il Longines del nonno non era altro che un oggetto. Un oggetto. Che ha il valore che ha.

    Pensavo anche io che gli oggetti avessero un valore affettivo ma ho scoperto che non è così. Servono a tirar fuori, quando ci emozionano, quello che sta dentro…una specie di “la” di cui però, a star bene attenti, non abbiamo bisogno…

    Quello che ci è essenziale non si può rubare. E’ banale forse. Ma è così.

    PS: dovresti scrivere non solo di economia. La pagina sul nonno mi ricorda certe pagine stupende di Dacia Maraini, lo sai?

  3. Bello il collegamento implicito fra i due accadimenti. Hanno arrestato (forse in seguito all’episodio) il capo di Alba Dorata (non male come effetto boomerang, ma c’è voluto il morto).
    Hai più saputo se si trattava di falsi incaricati o di veri funzionari disonesti (perché, miseria, tutto può essere)?

    • Ciao Marco, grazie.
      Grazie sia delle parole, sia dell’intuizione sulla possibile, effettiva identità di quei tre.
      Purtroppo, però, i carabinieri a cui è stata comunque sporta denuncia hanno infatti confermato che, di furti con quella tecnica, ne registrano in città una trentina al giorno.

      Quanto all’arresto del leader di Alba Dorata… sì, l’ho letto. E’ solo un’ulteriore elica di questa impazzita spirale di violenza. Che prende avvio – lo ricordo – da questa “Europa a tutti i costi”.
      Fino a che non verrà indetto un referendum popolare per l’adesione all’UE (chiunque lo vinca, non importa), questa Europa resta un progetto pericolosissimo e altamente iniquo. Che, sull’Europa, vincano prima le donne e gli uomini!

      Ciao.

      • Ma c’è ancora un sostegno popolare verso un’europa che ha gettato la maschera? Secondo te l’Europa è ancora, per qualcuno eccetto i maneggiatori di denaro, il sogno politico che ci presentavano a scuola anni e anni fa sulle note di Beethoven?

        • Ciao Marco,
          a certe domande, per fortuna, si può rispondere non con delle sensazioni o delle impressioni, ma con dei numeri.
          I numeri provengono dall’Eurobarometer, una rilevazione che effettua semestralmente la stessa Commissione Europea. Che, quindi, non ha alcun interesse a manomettere i dati (a suo danno). Bé, lo sai cosa dicono questi numeri (che sono anche commentati nei post “Fratelli d’Europa, stringiamoci a corte…” e “Prospettive“)?
          • Che i cittadini europei che ritengono l’UE utile sono il 30% (in calo), contro il 29% che la ritiene inutile (in crescita)!
          • Che i cittadini europei che ritengono che la loro voce conti qualcosa all’interno dell’UE sono il 26%, mentre il 67% crede che non conti nulla!
          • Che i cittadini europei favorevoli alla moneta unica sono il 51% (in calo), mentre gli sfavorevoli sono il 42% (in crescita).

          Il resto sono solo chiacchiere. (Con buona pace di Ludwig…)
          Ciao.

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