Democrazia Renziana

Poiché da sempre considero le consultazioni elettorali né piú né meno che come sondaggi demoscopici molto accurati e, conseguentemente, come eccellenti indicatori delle dinamiche sociali, sento ora il dovere di dare la mia interpretazione di quanto è accaduto ieri. Soprattutto, dopo avere tempestato i lettori di LLHT con messaggi profetici (stavolta sbagliati) e interpretazioni economiche (giuste) sul probabile destino di questa Italia che ha voluto tappetizzarsi al rigore Europeo.

Nel payoff creato subito dopo il consolidamento degli exit-poll, ho scritto:

Siamo stati svenduti alla troika non per 30 ma per 80 denari. Poiché un italiano su due ha scelto di correre da solo (non votando), un italiano su cinque (40% del 55% di votanti) ha deciso per tutti: condannandoci. Auguri!

PS: mica avrete creduto alla favoletta del flusso canalizzatore, eh? 😉 Avevo sottovalutato il bisogno, che troppi italiani hanno, di qualcuno che decida al posto loro e a cui delegare la propria vita.

Qual è l’insegnamento che possiamo trarre da tutto ciò? In sintesi, che per la maggioranza dei miei compatrioti (forse, dell’intero genere umano) è meglio stare immobili e sperare in un cambiamento eterodiretto, piuttosto che – magari pure un po’ incazzati – mettersi personalmente in moto.

Meglio cioè aspettare la prossima offerta di un forno Franke, piuttosto che – come ha appena fatto Marìca – provare a costruirsene da soli uno solare. Possiamo discuterne per ore, ma la sostanza è amaramente questa. Una sostanza che, se da un lato si affida all’intraprendenza di pochi e illuminati pionieri, complessivamente genera purtroppo eserciti di sudditi.

L’esperimento del Movimento Cinque Stelle (destinato ad essere ripensato, ricodificato, ricomunicato) è indubbiamente utile, ma evidentemente ancora troppo ingenuo. In un mondo frenetico, liquido e – per questo – spesso isterico come quello attual, la semplificazione vince sempre. Per questo, in Italia, in Europa e nel mondo, da ormai decenni contano più le singole persone delle organizzazioni che hanno dietro: fidarsi di una faccia è più semplice che fidarsi di un’idea. La faccia va solo ammirata, l’idea va innanzitutto capita. Il Centrosinistra italiano ci è arrivato per ultimo, ma ci è arrivato anche lui. E, con la complicità dei media tradizionali, ha stravinto.

Una sola persona, meglio se piacente e affabulatrice, che ci esenti magari dal farci troppe seghe mentali, vale più di mille ragionamenti complessi. Anche se condivisibili. Beppe Grillo, invece, aveva due grossissime barriere all’entrata (in termini di persuasione): irruenza della forma e complessità della sostanza. L’irruenza spaventa. La complessità disincanta. A ciò si aggiunga che Grillo, disattendendo una delle linee-guida del “primo” M5S (personalmente, la mia preferita), in questa campagna elettorale si è affidato alla televisione. Esito? Fuori dal tubo catodico: 25%. Dentro al tubo catodico: tre milioni di elettori in meno, 21% dei consensi e… sonora battuta d’arresto. Solo un caso? Meditare…

Su questo tema, lo stesso Sun-Tzu (“L’arte della guerra”) non lascia dubbi:

Un terreno sul quale la forza dell’attacco è pari per noi e per il nemico è aperto. Su questo terreno sfidare al combattimento è rischioso e combattere non è vantaggioso.

Separatore

Le analisi, adesso, possono essere mille. La principale, a mio avviso, riguarda il furto di strategia comunicativa scientificamente perpetrato da Renzi ai danni del suo avversario. Per due mesi, Renzi ha ininterrottamente approfittato dei cavalli di battaglia di Grillo, cavalcandoli in prima persona e potendosene poi vantare davanti all’opinione pubblica grazie a un circuito mainstream a lui totalmente asservito (mai, neanche con Berlusconi, si era visto un appiattimento mediatico di tali proporzioni). Un ulteriore esempio di come scaltrezza e furbizia, purtroppo, paghino più di originalità e onestà.

Perché il settimo comandamento, se non vado errato, dice proprio “Non rubare”… o mi sbaglio? Non dice: “Non farsi beccare, quando si ruba”…!

Gli esempi di questa cleptomania comunicativa non si contano: dal fattore anagrafico dei candidati (dimenticandosi che giovane non sempre è sinonimo di competente), al tema dei costi della politica (sbrigativamente risolto con la vendita su eBay di qualche auto blu, quando dall’altra parte c’era chi si tagliava lo stipendio e rinunciava a 42 milioni di rimborsi elettorali); dalla stimolazione di un presunto impegno civico (“Non voglio i vostri voti, se non vi impegnate voi in prima persona”, copiata pari pari da Grillo), a suggestioni di natura sociologica (“il PD è un partito-comunità“, da sempre vocabolo chiave del messaggio pentastellato); dall’apologia del lavoro (tweet inviati alle 7 di mattina, quando i deputati del Movimento spesso facevano le notti nelle aule di Commissione), all’idea di un impegno in politica a termine (il deliberato furto del limite dei due mandati è qualcosa di osceno!).

Come ieri sera ha genialmente detto qualcuno:

Il predatore ha perfezionato la preda.

Se a questo aggiungiamo tecniche comunicative di chiara ispirazione berlusconiana (promessa di riforme essenzialmente di facciata e, all’esame del fact-checking, per ora completamente disattese), il quadro è completo. Renzi ha comunicato meglio, non ha spaventato gli indecisi e li ha anzi conquistati, riproponendo in modo più amichevole e seducente le idee innovative dell’avversario.

renzi

Cosa accadrà? E’ ovviamente presto per dirlo. Ma si avverte nell’aria, da parte di molti italiani, una certa forma di nostalgia per la vecchia Democrazia Cristiana. O, comunque, per un sistema monopolare a cui essi possano ciecamente affidare (comodamente seduti da casa) le proprie sorti, sentendosi esonerati dall’impegno di preoccuparsi troppo (e occuparsi) in prima persona del proprio futuro. La polarizzazione su Renzi del voto di soggetti politici ormai estinti (come Monti e Casini), espressioni di fasce sociali mediamente agiate e poco propense all’approfondimento politico, dimostra che c’è in giro una grande nostalgia di quiete, serenità e tranquillità O, come recita l’ultimo claim di Renzi, di… speranza. Tutti concetti che, in uno scenario con disoccupazione giovanile al 43%, sono però purtroppo anacronistici…

Credo che ora potranno verificarsi essenzialmente due cose. Partendo dal presupposto che Grillo – preso atto della sua incompletezza comunicativa e della conseguente incapacità di sfondare – potrebbe adesso prendere in considerazione l’ipotesi di farsi da parte (o comunque di ridimensionare il suo istrionismo), i casi sono due:

• O i suoi eredi riusciranno nel miracoloso compito di organizzare un’opposizione credibile a quella che si profila come la Democrazia Renziana dei prossimi decenni;

• Oppure, la funzione di ammortizzatore sociale del M5S (ignobilmente ignorata da tutti i suoi avversari) svanirà rapidamente, magari con la complicità della propaganda mainstream (che ha appena dimostrato di saperci fare assai bene): lasciata cioè la speranza a chi, dopotutto, ha le pance ancora ben piene, la rabbia potrebbe davvero esondare. Ma, questa volta, senza più argini…

Andrea

SeparatoreQuesto articolo è stato riproposto il 29 maggio dal bel quotidiano online “il Cambiamento“, che ovviamente ringrazio.

18 risposte a “Democrazia Renziana

  1. Renzi fa emulazione e la fa bene. Almeno a livello d’impatto immediato. Non l’ha inventato certo lui, anzi forse sarà forzato a migliorare proprio dal M5S che è e resta un partito “all’opposizione per ontologia” come la vecchia sinistra

  2. Purtroppo come già avevo commentato nel post (https://llht.org/2014/05/15/il-flusso-canalizzatore/) ove hai espresso il tuo “messaggio profetico”, questo è un paese che è sempre stato (e sempre sarà) eterodiretto.
    Questo risultato elettorale, dal mio punto di vista, non esprime nulla di significativo sotto il profilo sociologico, è solo il risultato della manipolazione.
    Già, chi ha vinto è la manipolazione unita alla “italianità”, non le idee.

    • Condivisibile. A questo punto, per chi come il M5S ha l’ambizione di… eterodirigere gli italiani (o, più nobilmente, di abituarli ad autodirigersi tramite la democrazia diretta), si pone un grave dilemma: diventare manipolatori come gli altri, oppure restare coerenti a un’idea??
      Io stesso, in occasione di queste elezioni, mi sono sentito dire più volte che in fondo “la politica è compromesso”.
      Dunque, chi non la concepisce in questo modo… che soluzioni avrà?
      Compromettersi pure lui, o restare fedele ai princìpi?

      Ed ecco perché, come dico sempre, alla fine dei conti la più alta forma di politica è quella di rimboccarsi le maniche e cambiare da soli la propria vita.
      Ed ecco perché, quando un anno fa non votai e decisi di imprimere alla mia vita cambiamenti radicali di cui soltanto io fossi il responsabile, mi sono sentito molto meglio. La responsabilità diretta è assai più tonificante della democrazia diretta: solo questo dobbiamo capire…

      • Se per “rimboccarsi le maniche e cambiare da soli la propria vita”, intendi quello di andare a vivere in campagna in tutta autonomia, provvedendo da se ai propri bisogni, ribadisco quanto ho già espresso in precedenza: non tutti sono disposti a farlo, non tutti sono capaci di farlo e non tutti, pur capaci in potenza, possono farlo. E i motivi li avevo pure palesati.
        Come, pure, utopistico è un mondo alla Errico Malatesta (per me ovviamente).
        Se, invece, intendi che ognuno deve dare il proprio contributo al cambiamento (nel suo piccolo s’intende), allora sono d’accordo.
        Poi, chi dice: “la politica è compromesso”, per me è solo un idiota che non riesce a vedere al di la del proprio naso.
        Questo paese, accozzaglia di culture e popoli diversi, s’è adattato a questo concetto che altro non esprime se non rapporto clientelare e di complicità coll’uomo politico, e di questi, con organizzazioni capaci di supportarlo.
        Il tutto non può che portare (e ha portato), inevitabilmente, alla spartizione del bottino, mercé politiche travestite da neoliberismo.
        Già, perché quello che viene spacciato da neoliberismo, in pratica, è solo dittatura della plutocrazia: keynesianesimo quando si tratta di salvare banche, liberismo alla Friedman per tutto il resto.
        Ciao

        • Per “cambiare da soli la propria vita” non intendo assolutamente andare a vivere in campagna. Intendo, più genericamente, attivarsi per inseguire le proprie vere aspirazioni, realizzare cioè il vero “sé”.
          Questo può avvenire in mille, diversissime forme. In funzione cioè delle proprie attitudini e propensioni.
          L’importante è che ci si emancipi dall’idea che questo “nuovo sé” possa scaturire da politiche, convenzioni e strutture sociali che passano per il meccanismo della delega. Che è, per sua stessa natura, un intermediario che ostacolerà (più spesso: impedirà) il processo di cambiamento.
          Certo, qui sopra si cerca di trasmettere un messaggio ben preciso: che cioè questo processo di emancipazione non possa che partire da una scelta di vita “low”, compensata da pensieri molto lungimiranti e fondanti di un nuovo avvenire. Non solo per l’individuo, ma per l’intera collettività. Ma questo è un mezzo, non un fine.
          Ciao.

      • Attenzione ai termini, per piacere: “compromesso” è usato di solito al negativo, ma il punto è che se due soggetti (mettiamo due comunità) devono risolvere un problema più o meno comune, devono arrivare a un “compromesso”: le alternative sono o la prevaricazione (in pratica una guerra), o un dorato isolamento, con successiva implosione, prima o poi.

        Allora il metro di misura torna a essere solo e soltanto l’eticità e l’onestà di chi si metterà a discutere: se ce ne sarà a sufficienza, si arriverà a una soluzione il più possibile ragionevole; in caso contrario, strada aperta ai Renzi, con tutte le conseguenze del caso…

  3. Sai che io non la vedo invece così negativa come sembra? A me sembra perfino una cosa positiva. Diciamo la verità, quanti di quelli che avevano votato il movimento 5 stelle sapevano di cosa si trattava? Pochi. Più interessante il vaffa day, più le urla di basta, più la protesta.
    Poi però tutto quello che c’è dietro cos’è?

    Chi ha votato Grillo così l’altra volta non si è mai fermato ad ascoltare. Non si è mai guardato e riguardato tutte le cose che dice e di verificarle, non si è mai posto il problema dell’impegno in prima persona. Mai. E neanche vuole farlo perché è troppo faticoso.
    Chi si pone davvero il problema dell’energia? Quasi nessuno: so che la bolletta costa troppo e quindi tu, visto che ti ho votato, fai qualcosa. Quello che fai e come lo fai non mi tocca. Mi tocca quanto devo pagare a fine mese.

    Guarda il consumo, l’inquinamento, la spazzatura dappertutto (oh mio Dio, che schifo!). Già, che schifo! Ma tu cosa fai? Al massimo ti senti a posto la coscienza facendo la differenziata ed è tutto ok. Non capisci che la spazzatura non devi produrla perché che ci pensino loro che sono al governo.

    E invece è tutto qui: l’impegno personale. La spazzatura non la devi produrre. Invece dei piatti di plastica così comodi uso quando i miei figli fanno feste e festicciole come ieri, i piatti di ceramica e i bicchieri di vetro. Ne ho una quantità. Certo devi passare poi quei bei 5 minuti a lavarli!

    Ma non ce l’hai i piatti di carta? Ma non era meglio usare le forchettine di plastica? Butti tutto e non ci pensi più!
    Ecco. Però poi non voglio vederla sotto il naso la spazzatura e neppure voglio pensare che va incenerita con un inceneritore vicino a casa mia!

    Insomma, questo vale per tutto. Qualche giorno fa dal fruttivendolo una signora si lamentava della sua pensione molto misera. Che vergogna, ho pensato io. Poi però ho visto che ha comprato due buste preparate di verdura già tagliata e pulita a 2,50 l’una. Ho chiesto al fruttivendolo quanta ce ne fosse dentro: 250 grammi, ha detto lui. Quindi 10 euro al chilo, dico io.

    Dunque la signora è poverissima ma fa la spesa come una contessa perché alla pensione non devo pensarci io ma qualcun altro!

    Se solo noi diventassimo tutti consapevoli di quanto conta il nostro impegno anche minimo, piccolo, quotidiano, semplice!

    Tutta questa tirata, Andrea, solo per dire che quel 21 per cento è una percentuale forte, di chi ci crede, di chi ha interiorizzato, di chi si impegna giorno per giorno e non di chi si sposta seguendo questa o quell’altra promessa. Fossero gli 80 euro o la dentiera di mia nonna.

    Quel 21 per cento, per come la vedo io, è fatto di gente che sta crescendo, che fa, che è convinta. Un 4 per cento di persone che cambiano idea ci sta. E’ un po’come sfoltire i rami secchi di una pianta perché possa crescere su migliori basi. E più forte.

    • Marica ti ho letto d’un fiato, riconoscendo in tutto il tuo lungo commento quanto credo anche io. Riconosco quelle persone che si lamentano di tutto, ma non fanno nulla per cambiare e semmai sono pronte a puntare il dito sul vicino di casa o ‘quello’ che arriva da lontano, il ‘diverso’. Tutti pronti ad accusare qualcun altro.
      Forse hai ragione tu, forse non é un male. Un tempo nuovo in cui radicare/maturare meglio risorse e soluzioni per una futuro prossimo che arriverà e la basi saranno più forti, più profonde.

      • Condivido. La valutazione di Marìca è assai lungimirante. E, se posso permettermi un complimento, si vede lontano un miglio che proviene da chi sta addestrandosi a coltivare un orto con le proprie mani…

  4. La nuova “Democrazia Cristiana” c’è già, anche se ha molto poco sia di “democratico” che di “cristiano”, almeno nell’accezione “nobile” di questi due termini: è formata dalle varie sigle (PD, Centri vari, ecc.) che all’italiano medio vengono presentate come Partiti indipendenti.
    Giusti, secondo me, i commenti su Grillo, anche se ho sempre pensato che si sarebbe attestato – punto più, punto meno – al 25%: resto fedele al mio “teorema della massa critica”, ovviamente temperato dalla variabile dell’irresponsabilità, fondamentale nel carattere degli italiani. Qualunque strategia di comunicazione avesse scelto, intendo.

    Sto finalmente per provare a inserire quell’articolo che sai, Andrea; così ci saranno altri spunti per meditare.

  5. Ho votato il Movimento5Stelle fin dalla sua nascita e le ragioni le ho sempre sapute spiegare, anteponendo alla polemica altrui i risultati realmente raggiunti dal Movimento e non promessi, come da “manuale del politico contemporaneo”. Anche questa volta, mi son sentita dare della giacobina e disfattista, cosa ben lungi dal vero visto il mio modus vivendi quotidiano, gesti politici dalle radici salde e profonde. Il risultato non lo ritengo una sconfitta, il Movimento è comunque il secondo partito però che dire del popolo italiano? Mi chiedo e Vi chiedo: era meglio lo zoccolo duro degli elettori di una volta, quello che “nonostante tutto” continuava a votare lo stesso partito oppure un popolo di elettori “liquidi” che in base all’umore e alla propria situazione sociale di quel momento, vota di pancia?

    • Sempre contando sull’ospitalità di Andrea, scriverò la prossima settimana qualcosa sulla situazione politica italiana in particolare: così potrai avere (e anche Marica potrà) il punto di vista di uno che col M5S ci ha lavorato, perlopiù a livello locale; e che – come avrai capito dal commento poco sopra – è rimasto smaronato dal risultato a livello locale molto più che da quello europeo.
      Comunque sul problema della maturità che serve per prendere in mano la propria vita ed essere in grado di cooperare (dal basso) alle scelte politiche, mi permetto di rimandare al mio precedente “L’edificio più alto“.

  6. già l’itaGliano preferisce il messia che risolve i problemi.
    _____
    Riflettevamo con mio marito sui risultati inglesi invece che ci toccano più da vicino. gli inglesi hanno scelto sì ukip, ma per EU mica per casa loro dove le preferenze si sono spostate verso i Labour, come ti avevo già detto in un mio precedente commento. Sono curiosa di vedere se per le politiche del prossimo anno: preparando (non si sa mai) le valigie nel frattempo per una nuova destinazione: il mondo é tanto grande!

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