Spiccare il volo

Ho conosciuto Alessandro perché ha partecipato a uno dei workshop di Bioeconomia che ho organizzato l’anno scorso al Parco dell’Energia Rinnovabile, in Umbria. Qualche giorno fa, essendoci risentiti su Facebook, mi ha raccontato cose che penso siano utili anche a molti altri. Gli ho quindi chiesto se fosse disponibile a concedere una breve intervista a LLHT. Eccovela.

Andrea

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Ciao Alessandro, innanzitutto grazie per la tua disponibilità e per aver accettato di rispondere a queste domande. Puoi raccontare ai lettori di LLHT chi sei e come mai oggi sei qui?

AT 03Ciao Andrea, grazie a te per avermi dato questa bellissima occasione per provare a raccontare (e a raccontarmi) a che punto sono del mio percorso: è per me un’ottima opportunità per ordinare i miei pensieri e le mie aspirazioni.

Come mai oggi sono qui… è una storia che comincia molti anni fa, precisamente nel 2000. All’epoca avevo 22 anni e mia madre mi regalò Lo psichiatra e l’alchimista di Raffaele Morelli. Sono sempre stato timido e introverso, alla continua ricerca di una serenità interiore e questo libro è come se avesse aperto in me un varco verso un nuovo modo di vedere il mondo.

L’importanza del vivere qui e ora, l’osservazione senza giudicare dei propri sentimenti e di ciò che ci circonda, la presa di coscienza che i momenti in cui mi sentivo sereno e felice erano quelli in cui riuscivo ad essere me stesso (ricordo che identificavo queste piacevoli parentesi dicendo a mia madre: “Sono contento di niente”).

Dopo quel primo libro ne seguirono altri, alla continua ricerca di quella serenità che fugacemente compariva ed altrettanto velocemente sfilava via.

Avevo capito quale era la strada che dovevo percorrere, ma c’era qualcosa che mi teneva ancorato ad una vita non mia: un lavoro da ragioniere fin dal 1998, anno in cui mi sono diplomato (ahimè!) con il massimo dei voti. Dico “ahimè” perché ho sempre avuto un forte senso del dovere, contrapposto ad un gran desiderio di libertà. Caratteristiche opposte che negli anni si sono scontrate aspramente. Da una parte il grande influsso invisibile della società che mi voleva efficiente ed in carriera, dall’altro il mio cuore che desiderava vedermi libero e felice.
Dal 1998 fino a dicembre 2015 ho lavorato così in almeno 10 aziende, il solo fatto di cambiare mi dava linfa vitale e una sensazione di libertà; ma dopo poco il senso di costrizione e la totale mancanza di tempo libero si facevano insopportabili e il giro ricominciava.

Nel 2010 un altro fulmine esplose nella mia vita: il libro Adesso Basta! di Simone Perotti fu per me il secondo grande impulso che mi fece comprendere quanto il desiderio di vivere in maniera differente fosse davvero realizzabile!

Dal 2010 fino ad oggi tutto ha cominciato ad essere più limpido. Le costrizioni morali della società che ci costringe a dover essere sempre al lavoro, efficienti e produttivi hanno lentamente cominciato ad assumere un ruolo sempre più marginale. Di pari passo è cresciuta la consapevolezza di quanti pochi soldi avessi bisogno per vivere e stare bene, riscoprendo in me anche una grande passione per l’ecologia e l’agricoltura.

Quando sono giunto al PER (Parco delle Energie Rinnovabili) a Terni nel gennaio del 2015, ero ormai convinto che un’altra vita fosse possibile. La partecipazione al tuo bellissimo corso di Bioeconomia è stato proprio il “la” che mi ha permesso di spiccare il volo.

Insieme al mio compagno abbiamo acquistato un rudere a Clavarezza (un piccolo borgo a 800 metri di altezza all’interno del comune di Valbrevenna nell’entroterra genovese) e lo abbiamo fatto diventare la nostra casa. Abbiamo preso in comodato gratuito un bell’appezzamento di terreno che stiamo coltivando ad ortaggi e alberi da frutto. La casa viene scaldata quasi esclusivamente con il calore della legna ricavata dalla pulizia dei boschi circostanti. Ciò che mangiamo è tutto cucinato da noi e non sentiamo il bisogno di andare a cena fuori o di cercare svaghi costosi.

Nel dicembre del 2015 ho infine detto definitivamente addio al lavoro da impiegato per dedicarmi a tempo pieno ad un nuovo modello di vita tendente sempre più ad una emancipazione dal mercato, dal denaro e dalle sue leggi.

Qual è stata la prima cosa che hai detto, fatto o sentito, la prima mattina in cui non sei andato in ufficio?

Francamente non ho vissuto questo giorno come un evento di così grande rottura. Come ho detto, durante la mia vita ho cambiato parecchi lavori, spesso non avendo pronta un’alternativa. Se da un lato sono sempre stato molto metodico e previdente nell’amministrare le mie entrate derivanti dal lavoro, dall’altro ha sempre convissuto in me una certa dose di “incoscienza determinata” che mi faceva lasciare un lavoro per poi trovarne un altro in breve tempo.

Tutto questo per dire che avendo vissuto più volte questa sensazione di libertà quest’ultimo addio è stato soltanto l’ultimo atto di un film per me già vissuto.

Com’è oggi la tua giornata-tipo?

Da quando ho lasciato il lavoro a dicembre del 2015 la mia giornata è scandita principalmente dal tempo metereologico. Il vecchio retaggio della sveglia è ancora presente e solitamente suona alle 8 ma poi la giornata si svolge senza un programma predefinito.

La colazione è uno dei momenti più belli: the verde e pane tostato fatto in casa con marmellata o miele. La mattina se il tempo è bello lavoro in giardino e nell’orto. Intorno a casa ci sono ancora molti lavori da fare, dal taglio della legna alla pulizia delle fasce abbandonate da tempo, dalla preparazione del terreno di alcune aree che adibirò a prato al dissodamento dell’orto che sto preparando per le prime semine.

A mezzogiorno il nuoto è un appuntamento fisso, lo pratico da quando avevo 6 anni e mi fa sentire bene. A pranzo un pasto veloce poi nel pomeriggio, sempre che il tempo lo permetta, continuo i lavori all’aria aperta. Da quando passo molte ore fuori ho ritrovato un’energia che in ufficio credevo ormai di avere perduto!

La sera spesso invitiamo a cena amici e vicini di casa. Il forno a legna è un’altra mia grande passione e ogni occasione è buona per sfornare farinate, focacce o pizze. Le occasioni di incontro si sono moltiplicate, il tempo non essendo più contato fa sì che l’incontro con le persone sia sempre un’occasione per scambiare due chiacchiere sincere e piacevoli.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente ad essere andata al di là di ogni tua più rosea aspettativa? Qualcosa cioè che ti fa dire: ma perché ho aspettato tanto tempo, prima di mollare il lavoro??

Senza dubbio è la grande soddisfazione che ricavo dal coltivare la terra. Fino ad un anno fa non avevo mai preso una zappa in mano e mai mi sarei immaginato che sarei riuscito a produrre fin da subito un qualche ortaggio.

Ho sempre avuto il desiderio di avere un orto e la scelta del luogo dove abitare è stata mossa proprio da questo. Nei mesi in cui c’erano ancora i lavori mi sono documentato attraverso internet e, non appena ho avuto la possibilità, mi sono letteralmente buttato in questa avventura che ha dato ottimi risultati fin dal primo raccolto.

E c’è invece qualcosa che, della tua nuova vita, scambieresti con la vecchia? Qualcosa cioè che non è andato esattamente come avresti sperato?

Al momento direi proprio di no.

Spesso mi ritrovo la sera a ripercorrere tutte le fasi che mi hanno portato a questo cambio di vita e onestamente non cambierei nulla.

A volte mi sembra di vivere in un sogno da quanto mi sento realizzato. Ho in mente un sacco di cose che vorrei realizzare anche per il paese, cercando di portare il mio contributo per farlo rivivere e conoscere al maggior numero di persone. A tal proposito sto ultimando un sito web proprio dedicato al borgo: www.clavarezzaconsorziorurale.it.

Se dovessi mettere in fila queste componenti, dalla più alla meno importante, in funzione del peso che hanno avuto nella tua scelta, come le ordineresti e perché? appagamento, follia, insofferenza, istinto, libertà, progettualità, sogno

Libertà. E’ quella che ha sempre mosso ogni mio cambio di rotta, il fine ultimo di ogni mia decisione.

Sogno. Sognavo una vita semplice in mezzo alla natura e lontano dal caos, la solidità di questo desiderio ha senz’altro giocato un ruolo molto importante.

Istinto. Tutte le scelte che hanno cambiato il corso della mia vita sono state prese nel giro di pochi istanti. Da parte mia posso dire che l’agire istintivamente mi ha aiutato molto.

Follia. Una giusta dose di follia è stata determinante anche se la chiamerei piuttosto Folle Lucidità.

Progettualità. Non mi sono mai soffermato troppo a progettare analiticamente prima di prendere la decisione. Questo è stato possibile grazie al fatto che ero perfettamente cosciente del mio già esiguo fabbisogno finanziario e ho potuto quindi fare il passo a cuor più leggero.

Appagamento. Il non appagamento per il lavoro che svolgevo in ufficio ha giocato un ruolo nella mia decisione.

Insofferenza. L’insofferenza, tanto come il non appagamento in ufficio è stata una delle gocce che mi hanno fatto dire basta.

La tua scelta ha coinvolto direttamente altre persone? Se sì, com’è andata?

La mia scelta è stata vissuta in prima persona da mia madre che negli anni mi ha sempre sostenuto e incoraggiato nel trovare la mia strada, al di là di quello che impone la società. E’ stata di fondamentale importanza perché ho sempre trovato in lei una persona con cui scambiare opinioni e sensazioni. Condividiamo insieme il desiderio di libertà e di affrancamento da modelli di vita precostituiti e non posso che ringraziarla per il grande supporto psicologico che mi ha regalato.

Ho condiviso ovviamente questa scelta anche con il mio compagno di vita. Avere al fianco una persona che fosse sulla stessa lunghezza d’onda è stato per me di fondamentale importanza.

Cosa mangerai stasera?

Stasera pizza cotta nel forno a legna, buon appetito!

AT 02

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