La discontinuità immaginata

Nel suo editoriale di oggi, La discontinuità necessaria, il direttore de “Il Sole 24 Ore” rivolge alla comunità politica ed economica questo appello:

Occorre un governo nel pieno dei suoi poteri che porti urgentemente fuori l’Italia dalla tempesta perfetta del 25 febbraio e segni la piena discontinuità con quel filo indistinto di politica economica che tiene insieme i lunghi anni di Tremonti al Tesoro con l’ultimo anno di governo Monti […]

Caro dottor Napoletano, evidentemente ancora non le è chiaro: fuori da questa tempesta perfetta, come lei la definisce, ce n’è un’altra. Ma imperfetta.

Si chiama consumismo. O neoliberismo selvaggio. O turbocapitalismo finanziario. O Trattato di Lisbona. O le attribuisca pure il nome che preferisce, non mi formalizzo. Il senso le è chiaro, lo so bene. Ed è chiaro anche a me (che, oltre ai libri di economia, ne ho aperto anche qualcuno di sociologia): è ciò che Ivan Illich definiva, a livello sociale, la trasformazione dei bisogni in fabbisogni. Il bisogno attiene al soggetto. Il fabbisogno, invece, attiene ad un portatore di interessi che, purtroppo, con il soggetto non coincide quasi mai.

La discontinuità necessaria da lei invocata non si ottiene continuando a giocare a Monòpoli, semplicemente smettendo – una buona volta – di infilarsi i soldi finti nel polsino della camicia! La discontinuità necessaria può essere raggiunta solo… cambiando scatola. E, per cambiare scatola, occorre immaginarne una nuova. Immaginare

Da quanto tempo non… immagina, lei? Se mai qualcuno dei suoi collaboratori dovesse condurla fin qui, su un piccolo e inutile blog che – tra le altre cose – parla di stili di vita alternativi, accetti un consiglio: si fermi un minuto. Solo uno. Spenga lo smartphone. Il tablet. Si segni “busy” su Outlook. Se non si vergogna a farlo in pieno giorno, chiuda gli occhi. E… immagini.

Ieri Beppe Grillo (stia pur comodo: non l’ho votato nemmeno io) ha dato prova, mentre tutti si ostinavano a scambiarsi il Parco della Vittoria con il Viale dei Giardini, di saper giocare a un altro gioco: Risiko (che non è comunque il gioco a cui giocare, sia chiaro). Il “comico”, a una manciata di ore da un successo che sta cominciando a riscrivere la Storia dell’Europa, ha infatti cancellato in trenta righe il futuro politico del (fino a sabato) candidato premier italiano, costringendo così i rappresentanti di dieci milioni di elettori a copulare con i rappresentanti degli altri dieci, con il placet di Berlino. Cosa che, nel lungo periodo, eroderà altri consensi a chi, ancora una volta, ha creduto di poter… ritirare le sue ventimila Lire, passando dal VIA. Gli stessi che ora lei sta implorando di tirarci fuori dalla palude. Gli stessi che, quella palude, hanno generato!

C’è un mondo nuovo là fuori, signor direttore. O, forse, vecchissimo. Proviamo, insieme, a immaginarlo…

Tōhoku, all'indomani dell'11 marzo 2011

Tōhoku, all’indomani dell’11 marzo 2011

PS. Citando la fonte, potete far girare anche questo. Ciao.                                              [english version]

11 risposte a “La discontinuità immaginata

  1. Bravo. Il punto è che oggi chi ha sempre guardato fuori dalla scatola pur sentendosi dire di tutto, da “pazzo” a “snob”, cioè gli umanisti, non ha potere alcuno perchè il posto di voce critica è stato preso da economisti, comunicatori, esperti vari che vorrebbero ridurre le problematiche umane ad una scienza, ad un gioco con regole sempre uguali. Sappiamo tutti che in realtà le regole attuali si dichiarano sempre uguali perchè sono ideologia che si finge natura. Torniamo a guardare fuori dalla finestra e forse ricostruiremo la casa altrove, che questa ci sta crollando in testa.

    • Hai centrato il cuore del problema, Marco. Secondo te, cosa accadrebbe se, un bel giorno, se ne venisse fuori qualcuno con un discreto bagaglio di conoscenze in discipline “tecniche” (economia, sociologia, comunicazione…) e le usasse per veicolare un messaggio – come lo definisci tu – umanistico? Cioè proiettato alla acquisizione di consapevolezza? Chissà…

      • Veramente non volevo offendere. Segnalavo soltanto che in politica abbracciare teoricamente ideali umanisti sia facilissimo quanto è facile poi scordarsene di fronte alla grancassa del potere economico o tecnologico. Mi sa che ci siamo fraintesi

        • Quale offesa, Marco? E… quale fraintendimento?? 😉
          (Ci vuole ben altro, per offendermi! E poi, ripeto: quale offesa?)
          Sono d’accordissimo con te, per questo non ho replicato con una risposta argomentata: mi sono limitato a rafforzare la tua spiegazione, specificando che quella casa è, secondo me, già crollata. Purtroppo.
          Anche se in molti ancora non lo vedono (o fingono di non vederlo).
          Molti, addirittura, sono secondo me barricati in quella casa e neanche si accorgono di averla, un finestra da cui guardare fuori! 😉
          Ciao

          PS. La soluzione, paradossalmente, potrebbe davvero essere quella di comportarci come se fosse già crollata.

  2. Ciao Andrea,
    A mio avviso Grillo sperava in un immediato governissimo Pd+Pdl perchè in questo modo avrebbe potuto far vedere a tutti che ha ragione al 100%: Pd (meno L) e Pdl sono uguali, sono la stessa cosa. Questo gli avrebbe permesso di aumentare notevolmente i consensi nella prossima tornata elettorale. Le cose, però, sono andate diversamente… Secondo me Grillo stesso è stato spiazzato da Bersani con la sua offerta di votare almeno alcuni provvedimenti condivisi (nuova legge elettorale, conflitto d’interessi e una dura legge anticorruzione che io considero fondamentale per l’Italia). Se adesso si facesse un governissimo Pd / Pdl (mi auguro di no!) non credo che Grillo aumenterebbe di tanto i consensi… anzi potrebbe anche perderne. In molti potrebbero considerarlo un corresponsabile della scelta del Pd di aprire un dialogo con il Pdl e anch’io la penserei così. Le proteste (in realtà difficili da decifrare e quantificare) della base M5S lo stanno forse dimostrando.
    Grillo non deve assolutamente rimangiarsi tutto quello che ha detto in questi anni. Deve semplicemente sfruttare l’occasione per spingere il Pd a fare alcune leggi fondamentali e condivisibili che fanno parte del programma M5S. Poi, fatto questo, si rivà a votare…. possibilmente senza il nano bloccato da una legge sul conflitto d’interessi o chissà, da una condanna definitiva in uno dei suoi tanti processi.
    Mi auguro che questa occasione venga sfruttata non tanto per calcoli elettorali sull’aumentare o diminuire i consensi ma per il bene del nostro paese.
    A mio avviso Grillo deve far si che nasca un governo e proporre dei provvedimenti (sulla corruzione, ecc) che quasi tutti gli italiani vogliono. Voglio vedere con che coraggio Pd e Pdl si rifiuteranno di appoggiarli….. in tal caso si che il consenso del M5S aumenterebbe in modo esponenziale (almeno credo perchè il risultato di queste ultime elezioni ha dimostrato che tutto è possibile…).

    • Ciao Roberto. (Non sei Napoletano, vero?? ;-))

      Se si mescola agli squali, Grillo e il suo programma sono spacciati.

      Ad ogni modo, la mia posizione “ufficiale”, peraltro come sempre anticipata nella risposta a un commento di un precedente articolo (Presente!), è questa:

      una nuova coscienza civica non nasce, improvvisamente, solo grazie a un condottiero geniale e al suo manipolo di barricadieri illuminati. Occorrono anni, forse decenni. E tanta, tanta dedizione.

      Nello stesso, magrissimo post, dissi che

      molti di quelli che davvero conoscono Grillo, votano gli altri perché ne temono le conseguenze; molti di quelli che invece si apprestano a votarlo, potrebbero non intuirle fino in fondo.

      La modernità liquida ha consentito di testare entrambe queste mie affermazioni nel giro di neanche una settimana. Stupefacente.

      Gli italiani – mi duole dirlo – NON SONO PRONTI per la democrazia liquida del Movimento Cinque Stelle. O per analoghi esperimenti socio-politici. Molti, troppi di quelli che hanno votato per Grillo lo hanno fatto con la stessa sufficienza con cui si clicca “I like” su una pagina Facebook: è questa la mia perplessità.

      L’assenza, su questo blog, dei tasti “like”, la mia assenza da Facebook e, soprattutto, l’assenza qui sopra di lettori sprovveduti, vuole nel suo piccolo dimostrare che – anche con questi strumenti della modernità – è comunque possibile mantenere una comunicazione autentica e incontaminata. Cioè solida.

      Nel merito della tua risposta, sarò sincero Roberto: non me ne frega assolutamente più niente di quello che faranno Grillo, Bersani, Berlusconi e tutti i loro leccapiedi da strapazzo. In questi giorni, mentre sono a letto influenzato, ho provato a… osservarli. Quasi da un punto di vista etologico. Come topolini in una scatola, alla ricerca del formaggio.

      E sai a che conclusione sono giunto? Che in fondo, politicamente parlando, io credo solo (e da sempre) nel giunto cardanico del mio Valpadana! Solo, amaramente, in quello…

      Ciao,
      Andrea

      PS. Se interessa, il mio disincanto è – da sempre – sintetizzato in questa scena.

      PPS. Se volete, leggete la “Lettera ai contadini” di Jean Giono: tutto vi sarà chiaro. Anche Grillo.

      • Ciao Andrea,
        Pur sottoscrivendo il mio precedente commento al tuo articolo, mi trovo anche abbastanza d’accordo con la tua risposta. Senza dubbio in molti hanno votato Grillo solo per protesta probabilmente senza conoscere per niente il programma e il personaggio. E forse hai ragione tu sul fatto che l’Italia non sia pronta per certi cambiamenti. Però, forse da povero illuso, vedo davanti agli occhi una possibilità di combattere seriamente la corruzione che secondo me è uno dei problemi maggiori della povera Italia.
        Io viaggio spesso in Scandinavia per lavoro. Come sostenitore della decrescita non considero quei posti il paradiso perchè alla fine, anch’essi, fanno parte di questo mondo dove l’aumento del PIL sembra essere l’unica cosa che conta.
        Però, in quei posti, le cose funzionano un po’ meglio e non perchè gli Scandinavi siano persone migliori. Ricordiamoci che loro erano dei barbari e dei vichinghi….. non possono nemmeno sognare la storia e la cultura che caratterizzano il nostro paese. Lì le cose funzionano perchè ci sono delle leggi giuste che vengono fatte rispettare. Se catapulti uno svedese in Italia poco a poco si abituerà al nostro stile…. La società influisce sull’individuo eccome! Sicuramente il cambiamento deve partire dal basso, dentro ognuno di noi, ma anche la società ha un’influenza notevole. Consentimi un esempio di basso livello. Se vai in un bagno della stazione dei treni di Oslo (che è più pulito di quelli di casa) ti viene naturale lasciare tutto immacolato come lo hai trovato. Se vai in quello di un autogrill italiano magari butti la carta per terra perchè tanto peggio di così….
        Da un lato bisogna insistere sull’educazione e sul cambiamento individuale però credo che non si possa prescindere da alcune leggi che puniscano i corrotti e coloro che danneggiano il paese. Questo senza ledere la libertà personale, ci mancherebbe. Ritorno all’esempio dei bagni pubblici (scusami!). Prova a punire severamente chi li sporca e vedrai che le cose cambieranno. Questo non significa instaurare uno stato di polizia e limitare la libertà di chi va in bagno e sporca tutto come un maiale ma bensì tutelare la la libertà di colui che vuole trovare un bagno pulito. Tutto questo può essere applicato a cose ben più importanti…. Ti chiedo infine scusa perchè sono andato un po’ fuori tema rispetto al tuo post…..

        • Scherzi? Ma quali scuse!! 🙂
          Qui non c’è “un” tema, rispetto al quale stare dentro o fuori. Ci dev’essere solo il rispetto per le idee di tutti (che tu, insieme a tutti gli altri, avete SEMPRE avuto). Scusa invece tu se ho forse dato l’impressione di reagire un po’ sopra le righe.
          Concordo con la tua visione “Comtiana” della società: il contesto influisce sui comportamenti dell’individuo, sia esso un vichingo o un baronetto inglese, ci mancherebbe! Ciao,
          Andrea

        • Ciao Andrea,
          grazie mille e non c’è bisogno di nessuna scusa nemmeno da parte tua! figurati! 🙂
          p.s.: bellissima e molto significativa la scena del film “le ali della libertà”.

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