Forse non è chiaro…

Forse non è del tutto chiaro.

Sicuramente, non è chiaro a quei milioni di elettori che, votando Grillo a Febbraio, hanno poi ritenuto corretto pentirsene, solo perché l’ex-comico, nel rispetto di un valore etico ormai ridicolizzato e bistrattato da tutti (quello della coerenza), ha rifiutato di concedere la fiducia “a scatola chiusa” ad un governo PD-SEL che – come sarebbe bene ricordare – prevedeva una lista di ministri già precompilata da Bersani, precludendo così di fatto al Movimento Cinque Stelle ogni possibile influenza diretta sul nascente governo.

Così come sicuramente non è chiaro a quei milioni di scienziati, sempre meno per la verità (ma purtroppo ancora determinanti), che si ostinano a puntellare le istanze conservatrici e sadomasoeuropeiste di partiti politici come il PD e il PDL, ormai finalmente e apertamente fusi in un’unica poltiglia venefica, buona solo per plasmare un manichino di cera da esporre a Madame Tussauds.

Bene: visto che pare ci sia poca chiarezza, vediamo allora se LLHT può darvi la buona domenica regalandovi qualche informazione utile.

1) Il 29 marzo di quest’anno, Jim O’Neil (presidente di Goldman Sachs: una delle maggiori banche d’affari al mondo, che nel 2012 ha lasciato a casa 900 dipendenti e il cui Amministratore Delegato, nello stesso anno, ha percepito un compenso di 26 milioni di dollari) ebbe a dichiarare che

…il vero problema dell’Unione Europea, a cui il blocco del Paesi del Nord dovrebbe pensare seriamente, non è Cipro. Ma è l’Italia, con il fattore “Beppe Grillo”.

2) All’interno dell’Unione Europea, il sentimento dei cittadini degli Stati membri – massacrati da un declino sociale ed economico che sta spegnendone speranze, sogni e consumi – si sta progressivamente consolidando in chiave anti-europeista:

Euroscetticismo

Giudizio dei cittadini europei sull’utilità della UE: positivi (blu) e negativi (rossi).
Fonte: Eurobarometer (outlook trimestrale della Commissione Europea)

Non riporto dati ed evidenze, in quanto già ampiamente trattati in articoli precedenti, come Prospettive oppure il più recente Back to Basics.

14849_1295969335qPQ63) Nei giorni scorsi, la Borsa di Wall Street è stata attraversata da un fremito tanto preoccupante quanto – proprio per questo – abilmente insabbiato dal nostro circuito “informativo” mainstream: il segnale dell’Hindenburg. Di cosa si tratta? L’Hindenburg, dal nome della tragedia che nel 1937 distrusse lo zeppelin tedesco, è in gergo tecnico un segnale borsistico – monitorato dai soli addetti ai lavori – che scatta quando la normale volatilità delle quotazioni azionarie “sconfina” in una condizione di vera e propria schizofrenia finanziaria (tecnicamente, ciò avviene quando, nel corso di una sola giornata borsistica, il numero di titoli che toccano il loro massimo o il loro minimo storico supera il 2,2% del totale). All’attivazione di questo “allarme” (che ha fallito la sua previsione in soli 4 casi su 32), lo scenario unilateralmente accettato dalla comunità finanziaria è quello di un nuovo collasso sui mercati di un ordine di grandezza che va dal -5% al -15%: un crollo che gli Stati Europei come il nostro – gravati da una mole di debito spaventosa – non possono permettersi. (Chi volesse approfondire, può trovare qui un articolo abbastanza illuminante.)

4) Sempre nei giorni scorsi, il livello di CDOs (le obbligazioni speculative che nel 2007 per prime si meritarono l’appellativo di “titoli tossici” e che, nei mesi successivi, scatenarono l’inferno nei mercati finanziari globali, con le conseguenze che conosciamo…) ha superato quello antecedente la crisi subprime. Perché? Perché… rendono! E, visto che gli investitori chiedono redditività, le banche d’affari hanno ricominciato a crearli. E’ il mercato, baby! Sarà anche il mercato, ma una nuova crisi sistemica, come quella tristemente profetizzata dall’Hindenburg, rappresenterebbe oggi il collasso per milioni di famiglie.

5) Lo scorso 18 marzo – come documenta meglio di chiunque altro Paolo Barnard sul suo blog – la E.R.T. (European Round Table of Industrialists, la più grande e potente lobby industriale al mondo) ha incontrato i vertici della Commissione Europea (Barroso, Merkel e Hollande) per consegnare all’Europa la loro “lista della spesa”. In sintesi: più produttività, più competizione, più austerità. Intendentibus pauca… L’esito prevedibile di questa riunione preliminare è che, quando si riunirà a fine giugno, l’Europa firmerà, dopo lo scellerato Fiscal Compact, un nuovo patto che, con ogni probabilità, darà il colpo di grazia alle già agonizzanti economie periferiche, come la nostra.

Separatore

Cinque

Enrico Letta e Matteo Renzi

Quello che ho cercato di dire con questi cinque punti (e che in un certo senso sta cercando di trasmettere LLHT fin dal giorno della sua nascita) è che SIAMO APPESI A UN FILO! E che le ragioni per dubitare della “attualità” di questo mostro neoliberista (volutamente annegato in un capitalismo che, da neomercantile, è divenuto finanziario) sono ormai evidenti e sotto gli occhi di tutti: continuare a illudersi nel potere salvifico di una proposta economica e sociale ispirata al “libero” mercato di beni e di servizi non è ormai più degno di un paese che vuole definirsi civile. Perché la civitas… ne verrà progressivamente e irrimediabilmente disintegrata. Come quel dirigibile…

Ricordiamocelo, quando – magari sopraffatti dallo sconforto, o da un estremo barlume di accondiscendenza – riusciremo ancora ad accogliere con un sorriso (o addirittura ad apprezzare) l’amichevole “cinque” che si sono scambiati ieri Letta e Renzi (puntualmente diffuso e celebrato dall’indottrinamento mediatico a cui siamo sottoposti): questi qui – nell’accezione volutamente più estesa e generica del termine – stanno provando a curarci con la stessa medicina che ci ha ridotto in fin di vita! Chiamatelo “libero mercato”, se volete; chiamatelo “regime tecnocratico”; chiamatelo “turbocapitalismo finanziario”; non importa il nome. Il senso vi è fin troppo chiaro, lo so.

Matteo Renzi è come Neo, in Matrix: è… l’eletto! L’eletto, individuato da quei poteri tecnocratici (ormai neanche tanto più occulti) per traghettare e perpetuare questo sistema nei prossimi decenni. Renzi è perfetto: è giovane, è spiritoso, è lungimirante, è nuovo.

Ma soprattutto: Matteo Renzi è la sintesi perfetta, e perfettamente sfuocata, di PD e PDL insieme. E’ la becera, ma presentabilissima, miscela di ciò che non è mai stata la vera Destra, in Italia, con ciò che non è mai stata la vera Sinistra.

Neo

Ma Neo è solo l’azzeccatissimo personaggio di un film. Pertanto, immaginario. Come Renzi.

Il cambiamento è possibile solo su scala individuale. Quando invece si sceglie la via della delega, si lascia che siano altri a decidere il “come” e, soprattutto, il “cosa” del nostro destino.

Buona domenica

PS. Come sempre, più lo fate girare, meglio potrebbe essere… 😉

SeparatoreQuesto articolo è stato ripreso e divulgato da NEXUS Edizioni, che colgo l’occasione per ringraziare. Andrea

7 risposte a “Forse non è chiaro…

  1. Io non mi intendo di politica. Non mi intendo di economia. Io sono un cesellatore di concetti (o aspirante tale) uno di quelli che ufficialmente non fanno nulla di profittevole ma pensano. Ecco, dico solo una cosa: come diavolo può esistere, anche solo etimologicamente parlando, una società individualista? Che chimera ipocrita e contraddittoria è?
    Ti hanno insegnato a stare solo, così da poterti mettere, sempre solo, di fronte al loro “tempio”

  2. Renzi mi è sempre parso ambiguo (basti dire che è nel PD ma piaceva a Berlusconi) e l’avrei visto perfettamente come capo di un governo di larghe intese (peccato ci sia Letta, evidentemente più addentro all’inciucio dello stesso Renzi). Grillo e soprattutto chi alle elezioni l’ha votato, porta ottime idee e una salutare rottura del paradigma. Ma i suoi modi e il suo modo di reagire agli avversari e di regolare la sua scarsa democrazia interna mostrano più che altro uno che cavalca l’emergenza, una sorta di partito geneticamente all’opposizione, come una volta faceva il PD e come fanno ancora verdi/rifondazione/SEL. Non abbiamo bisogno di queste creature fragili: si è visto già quando Grillo ha avuto tutti quei posti in Parlamento per via dell’esplosione di consensi. Si è rifugiato nella coerenza (“La virtù degli uomini senza immaginazione” secondo quel cinico di Wilde) ma l’ha declinata essenzialmente come un rifiuto, riuscendo a farsi estromettere dalla rappresentanza con un colpo di mano, cosa di cui attualmente si lamenta dal blog, tornato al format rassicurante del “Grillo contro tutti”. Ma chi l’ha votato (ed è deluso) evidentemente voleva, come volevo anch’io, un “Grillo di governo”. Non si tratta, se lo temi, di rinnegare sè stessi ma di annientare i partiti aderendo superficialmente ad essi per ragioni di consenso. Questi ci hanno condotto a braccetto nello sfacelo e intanto oziano sui banchi di un parlamento inutile. Fermo restando che l’azione politica dev’essere pacifica e democratica, per me la nostra coerenza neanche se la meritano.

    • Ciao Marco,
      questo articolo non vuole essere né pro Grillo, né contro Renzi. Ma solo, come sempre avviene su LLHT, a favore della… verità. O, almeno, di quella che io penso lo sia.
      Niente pressapochismo o facili deduzioni qui sopra, infatti. Come dico sempre, se delle cose ci si accontenta della superficie, si può sempre… accendere la tv! Che comunque, per preservare un’autonomia di pensiero, sconsiglio…! 😉

      Qui da “noi” invece, a livello del suolo, dove la vita “low” trionfa incontrastata, è più facile incontrare la verità: nessun doppio gioco, pochi giri di parole, subito dritti al punto. Con i rischi annessi e connessi, certo.

      Quello che conta – qui sopra, in politica, con gli amici così come con i… “meno” amici – è solo una cosa: essere autentici. Virtù che, comunque – pur dissentendo totalmente dalla definizione semplicistica di Wilde – prediligo alla “coerenza”. Il resto, sinceramente, mi interessa poco.

      Se vuoi comunque una mia opinione sulle “strategie” di Grillo, credo che stia innegabilmente pagando, nel breve termine, il prezzo di una scelta impopolare (lui, fino a ieri l’altro accusato di “populismo”…).
      Ma credo anche – e, con me, quell’italiano su due che ha appena disertato le urne – che ci sia un ampio spazio per recuperarla, quella disaffezione civica. Ho già osservato recentemente come gli astenuti non siano solo i più “nauseati”, ma anche i più “esigenti”. E, nel lungo termine, credo che le scelte di Grillo potrebbero invece intercettare proprio chi non ne può più, di quel pressapochismo che dicevamo…

      In caso contrario, credo che la cosa migliore che potrebbe fare Grillo, proprio per testimoniare definitivamente la sua autenticità, sarebbe quella di… chiudere!
      Fine. Basta. Chiusura del blog. Scioglimento del Movimento (cosa che, peraltro, ha già dichiarato in campagna elettorale che sarebbe avvenuta non appena questo avesse raggiunto la necessaria penetrazione civica).
      Personalmente, apprezzerei questa scelta più di ogni altra (della serie “Avanti il prossimo, coraggio…” oppure “Adesso vedetevela voi!”). Ma, temo, non accadrà…

      Ciao e grazie per le tue chiavi di lettura, sempre molto costruttive.
      Andrea

    • Beh, non sarà stato un post su Grillo, però quando la cosa vira dall’economico al sociale e al politico, non posso tirarmi indietro…

      Tanto per riflettere un po’ sulle parole (che fa parte del mio mestiere), Andrea, potrei dirti che alla fine “autentico” e “coerente” coincidono: se una persona è “autenticamente” un pagliaccio, un irresponsabile, allora sarà “coerentemente” un irresponsabile; e così anche sul versante positivo del comportamento, ovviamente.

      E sì, una delle possibilità a medio termine del M5S (a breve non credo) sarebbe il suo scioglimento, comunque vada; ma io preferirei che fosse un superamento: che tutto quello che Casaleggio & C. hanno fatto nascere, permettesse a un numero sufficiente di individui di continuare nella sperimentazione della democrazia di base, in altre forme e sotto altra sigla, se necessario.

      E, Marco, malgrado il paio di errori secondo me madornali fatti in campagna elettorale da Casaleggio (e voglio pensare che siano stati errori, non una scelta ponderata: se no, potremmo essere nei guai), va detto che Grillo si sta facendo in quattro per mantenere “in riga” parlamentari che – proprio per quegli errori – stanno cominciando già a sentirsi più “onorevoli” che nostri Rappresentanti. Ed è quello che conta in questo momento.

      Il Movimento andrà al governo (se ci andrà…) quando i numeri saranno favorevoli. Chi lo ha votato perché poi facesse alleanze con quelli che tu stesso ammetti “…ci hanno condotto a braccetto nello sfacelo e intanto oziano sui banchi di un parlamento inutile.”, avrebbe dovuto accomodarsi altrove, visto il programma che era molto chiaro al riguardo.

      Ma forse abbiamo intercettato anche una percentuale di “italiani” (cioè di irresponsabili che si credono furbi) e non di “persone libere”. Sono cose che capitano: ciascuno è convinto che tutti gli altri pensino a sua immagine e somiglianza, è uno dei problemi dell’essere umano: se uno è onesto, tendenzialmente si rapporta agli altri come se anche loro lo fossero; se è un servo, vota M5S pensando che di sicuro si alleerà subito col primo che gli conviene. Pazienza, sono cose che capitano…

      • Come si fa a parlare di onestà in una situazione falsa e stagnante come questa? Se è per onestà che Grillo non si è alleato, ha fatto male: doveva sfruttare tutte le mosse possibili, non badando alla propria purezza. E’ l’intero ambiente in cui si è introdotto ad essere compromesso e seguire altre logiche gli impedirà di cambiarlo dall’interno. La situazione è talmente corrotta che il cambiamento vale pure un’alleanza strumentale (purchè la si sappia gestire e in seguito cestinare)

        • Bello quell’articolo, Alberto. Non lo avevo letto. E’ sulla stessa lunghezza d’onda di quello che avevo scritto un paio di giorni dopo le elezioni – quindi nel bel mezzo dell’incredulità italiana ed europea (e nel bel mezzo del fulmineo viaggio a Berlino di Napolitano, di cui non si seppe mai nulla…) – commentando un lettore di “La discontinuità immaginata“:

          […] Gli italiani – mi duole dirlo – NON SONO PRONTI per la democrazia liquida del Movimento Cinque Stelle. O per analoghi esperimenti socio-politici. Molti, troppi di quelli che hanno votato per Grillo lo hanno fatto con la stessa sufficienza con cui si clicca “I like” su una pagina Facebook: è questa la mia perplessità.

          Dobbiamo farcela da soli, adesso. Tu, Marco, io e tutti quelli che ancora credono nel cambiamento con la “c” maiuscola.
          Ma – ormai è altrettanto ovvio – dobbiamo farcela… “per noi”, da soli, ognuno per sè.
          Perché, ormai è chiaro, purtroppo il cambiamento non potrà passare per il meccanismo della delega…

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